Prima lezione d’amore: imparare a stare soli

Prima lezione d’amore: imparare a stare soli.

«Quando voi siete soli, in realtà non siete soli: vi sentite soli, ed esiste una differenza fondamentale tra l’essere soli e il sentirsi soli. Quando vi sentite soli, pensate all’altro, vi manca l’altro. Sentirsi soli è uno stato negativo. Sentite che sarebbe meglio se ci fosse l’altro: l’amico, la moglie, la madre, l’amato, il marito. Sarebbe meglio se ci fosse l’altro, ma l’altro non c’è. Sentirsi soli è l’assenza dell’altro. Essere soli è la presenza di se stessi; essere soli è estremamente positivo. E’ una presenza, una presenza traboccante. Sei così colmo di presenza che puoi riempire l’intero universo e non hai bisogno di nessuno. […] Colui che ama la sua solitudine è in grado di amare, e colui che si sente solo è incapace di amore. Colui che è felice con se stesso, è colmo d’amore; non ha bisogno dell’amore di nessuno, quindi sa dare amore. Se tu stesso hai bisogno, come puoi dare? Sei un mendicante. E allorché sei in  grado di dare, un’infinità d’amore ti verrà incontro. E’ una risposta naturale alla situazione. La prima lezione d’amore è imparare come stare soli».

11 commenti su “Prima lezione d’amore: imparare a stare soli

  1. Mousi

    Ciao, mi spiace ma non sono d'accordo. Ci si può sentire soli, sentire il bisogno di qualcuno vicino proprio perchè hai sì bisogno di avere amore, ma anche di darne tanto. Mi sembra limitante e anche un po' "cattivo" dare del "mendicante" a chi ha bisogno di qualcuno vicino per avere qualcosa.
    Uhm, senza offesa naturalmente.

    Buona serata

  2. Tisbe

    Certo non è la verità assoluta. Queste sono parole di Osho, non mie. Tuttavia in questo momento della mia vita le trovo lenitive e preferisco ESSERE SOLA, piuttosto che SENTIRMI SOLA. Senza nulla togliere a chi vuole attenzione e amore…Io basto a me stessa perché non mi sento la metà di nulla: sono tutta intera! Ciao e…non sono offesa…grazie dell'opportunità di parlarne

  3. marysamba

    io mi sento spesso sola,sola con me stessa e la mia tristezza….mi manca un'amica con cui parlare di tutto e di niente….mi manca il poter dire: " bhe, oggi vado a trovare quest'amica." perche' io ho tante conoscenze ma le amiche sono lontanoe 600 km da me…e quando una volta ogni tanto ci sentiamo per telefono l'abisso che mi avvolge se ne va per qualche momento giusto il tempo di riattaccare e sospirare.Ma e' stata una mia scelta questa di vivere a 600 km dal mio paese natio,ho scelto un amore ed un figlio.Ma sento tanta nostalgia delle amiche e soprattutto di un lavoro che mi aiuti a tenermi occupata. Ogni tanto e' piacevole ritrovarsi soli…ma solo ogni tanto….Grazie per lo spazio d'ascolto.

  4. Landofnowhere

    il discorso, non mi fila…

    se mi manca qualcuno, non è che mi sento solo in astratto… e che avrei bisogno di quella persona in particolare..
    essere finalmente solo è illusione…. si è sempre soli in questo mondo… e sempre in compagnia di qualcuno e dei nostri demoni..
    si vive fra dolori e felicità… in parte per merito/colpa nostra… in parte per merito/colpa altrui…

    la vera maturità e l'essere come i bambini…. avere il coraggio di piangere e di non annacquare di discorsi i sentimenti…. (e forse avere il coraggio di smettere di piangere e ricominciare a giocare)
    e l'unica verità che va detta (secondo me) è che l'altro non ci serve a vivere… ma a stare bene… questo è il nostro pregio e questa è la nostra condanna…
    (insomma hai toccato un tasto dolente)
    un bacio

  5. sefossistato

    "Sentirsi soli", a mio modesto avviso, è sentirsi fuori dal mondo.
    Non volersi bene e non rispettarsi. Sono sensazioni, le mie, prettamente soggettive è ovvio.
    I miei "monologhi" non sempre mi "danno ragione". Quindi non riesco a sentirmi solo perchè ho la possibilità di confrontarmi con me stesso ed inserendomi nel contesto di essere vivente.
    Ogni sera, prima di addormentarmi, (ormai prassi) mi ripasso alla "moviola". Le risultanze sono di aspre critiche e di riconoscimenti benevoli.
    Sono solo istituzionalmente, ma non mi sento solo, anzi: sono una folla.
    Ciao

  6. Leslie

    Bel post, capita a fagiolo stanotte. 😛
    Magari vado O.T., per me il senso di solitudine più netto coincide con una consapevolezza che mi viene all'improvviso rispetto a qualcuno, nel senso che mi accorgo, di punto in bianco, che una persona che credevo vicina – e magari per rassicurarmi che così fosse ho finto di non vedere troppe cose – in realtà non lo è affatto, c'è questo crollo netto ed improvviso, da cui comincio a stare male e sento il bisogno di tagliare i ponti, solo che per una questione di "convenzioni sociali" non posso farlo subito. E' solo dopo, quando l'ho fatto, che mi senti meglio e la vita continua e il senso di solitudine se ne va, perchè non posso sentire la mancanza di qualcuno che non c'è mai stato. Però deve passare quel periodo particolare di solitudine estrema, che è l'avere questa persona "vicino/intorno" e percepire come ti senti sola anche solo "avendo" la sua presenza in maniera astratta nella tua vita, fra le tue cose – tipo sottoforma del suo n° di cell. in rubrica -, e sentire il peso enorme della distanza che c'è fra voi.
    Per me è sempre stata una costante, magari sembrerà un discorso banale, però mai mi sono sentita sola come in quei periodi di passaggio nei quali – dopo aver realizzato che una persona non mi ha mai capita – devo toglierla dalla mia vita, per il mio bene.
    Vabbè, l'angolo dello sfogo…;))))))
    Scusate. 😛

  7. Leslie

    Ops, constato che la grammatica e la costruzione della frase sono andate a farsi benedire nel mio commento sopra, colpa dell'ora tarda, succede. 😉

  8. JoeLondon

    Credo che ci sia moltà verità nella distinzione tra "essere soli" e "sentirsi soli".

    Io credo che alcune persone si sentano più sole di altre, prigioniere di un bisogno di conferma e di riconoscimento, che è altro dal bisogno che si può sentire per una determinata persona.

    Nel primo caso è come se vi sia nel contempo un vuoto e anche, paradossalmente, la sensazione che mai quel vuoto sarà colmato, cosicché la persona persegue di continuo situazioni che leniscano il senso di mancanza, spesso in modo indifferenziato, ma mai raggiungendo una situazione di 'pienezza'. Qualcosa dentro agisce in modo elusivo e fa sì che quel vuoto venga mantenuto. E' come se la persona cercasse ma allo stesso una forza contraria agisse dentro che fa sì che mai ciò che si cerca venga trovato.

    E' vero, in un certo senso, che la mancanza riguarda prima di tutto qualcosa dentro, e non all'esterno. Ma forse il punto non è ipotizzare una possibilità di autosufficienza, come se l'individuo potesse esistere in sé, al di là dei bisogni che caratterizzano qualsiasi essere vivente.
    Può essere più utile analizzare il modo in cui il bisogno si esprime, e a quali aspetti della propria personalità si lega.

    Forse la sensazione del 'sentirsi soli' ovvero di avvertire un vuoto costante e incolmabile che porta a cercare continue conferme insoddisfacenti, ha a che fare con una specie di blocco, sviluppatosi in tempi lontani come conseguenza della coartazione del proprio essere, inteso anche come depositario di bisogni.

    Se, nell'infanzia, il naturale, animale, meccanismo di perseguimento dei propri bisogni viene represso, da forze più grandi alle quali si sente di non potersi opporre, se il proprio essere trova opposizione nel suo naturale spiegarsi ed esprimersi e desiderare, è possibile che qualcosa dentro si blocchi per sostenere la sofferenza che ne deriva. Il bisogno non si annulla, ma comincia a prendere strade tortuose che precludono la sua naturale soddisfazione. L'essere desiderante rimane nascosto, elusivo, dietro una corazza, più o meno spessa, che mentre difende dalla sofferenza preclude la piena soddisfazione.

    A questo punto si instaura un "modello di desiderio" che contiene anche la sua stessa negazione, e che porta a non trovare mai piena soddisfazione. Ed è ridotta la capacità di affermarsi come essere desiderante che naturalmente respinge ciò che da sofferenza o non-soddisfazione, e persegue ciò che, al contrario, dà soddisfazione.

    Purtroppo, per considerazioni che sarebbe troppo lungo spiegare, questo è un modello molto diffuso (chiaramente spiegato in "Paura di Vivere" di Alexander Lowen).

    Quando, fin da piccoli, si desidera e si ottiene una naturale soddisfazione dei propri desideri, questo meccanismo continua a rappresentare il modello naturale (bioenergetico, direbbe Lowen) del proprio organismo, il riflesso della naturale "pulsazione della vita". In questo concordo con Landonowhere quando dice che "la vera maturità è l'essere come i bambini", in grado di esprimersi sé stessi, e i propri bisogni, in modo diretto.

    Più specificamente nel caso dell'innamoramento: quando in noi agisce un modello di bambino "salutare", se ci innamoriamo di qualcuno che invece non ci ama, e non soddisfa i nostri bisogni, invece di negare noi stessi e i nostri bisogni diciamo a noi stessi "questa persona non fa per me".

    Quando invece prende il sopravvento un modello di bambino "tortuoso", allora si riproducono meccanismi, magari vissuti nell'infanzia, in cui il nostro essere (e desideri) non hanno trovato riconoscimento, e accettiamo, ingiustamente, un'infelicità protratta. Perché naturalmente spesso le storie si ripetono.

  9. Tisbe

    marysamba Anche a me manca la mia famiglia, i miei fratelli che sono tutti lontani, il mio nipotino; ma quello che dice Osho credo si riferisca alla capacità di "stare bene" con se stessi. E in questo ha ragione perché non possiamo consegnare la nostra felicità in mano a chi potrebbe andare via per svariati motivi, compresa la morte. E' una questione di maturità: relazionarsi con l'altro senza diventarne dipendente. E' difficile, ne sono consapevole, ma vale la pena lavorare su se stessi per diventare autonomi affettivamente e capaci di dare senza riserve, senza il ricatto della perdita. Landofnowhere Come giustamente fai notare, ognuno di noi è solo, alcune volte lo percepisce. La lezione di Osho vuole solo sottolineare che è meglio essere capaci di "essere soli" piuttosto che "sentirsi soli" perché, in ultima analisi, quello è il nostro reale stato, accettarlo ci farebbe vivere in pace e senza la paura di perdere qualcuno.Tasto dolente! Essere bambini, cioè consolabili come i bambini, ma essere bambini significa anche vivere in costante stato di necessità dell'altro: della figura parentale, e questa situazione rende il bambino Fragile. sefossistatoBella la tua uscita "sono una folla". Ma attento a volte anche in mezzo alla folla ci si sente disperatamente soli…Leslie Condivido il tuo sfogo, c'è molto di vero! Teniamo in piedi situazioni insostenibili fino a quando realizziamo che bastiamo a noi stessi e riprendiamo forza e coraggio. JoeLondon Il tuo commento è un trattato, veramente educativo, grazie…

  10. Greenlesspark

    Incredibile l'attenzione che suscita un post sulla solitudine… fa riflettere. Comunque, anche se a quanto pare sono l'unica, sono perfettamente d'accordo. Amo la mia solitudine, anche se a volte fa un po' male, e ne vado fiera. Se hai bisogno di qualcuno non lo puoi amare perchè l'amore è disinteressato e gratuito. E non avere bisogno di nessuno è l'unica soluzione per riuscire ad essere felice.

  11. utente anonimo

    Che dir, tanto è stato detto…
    Posso dir che è un argomento che mi tocca molto!!!
    Tisbe, l’hai messo per via di quell’e-mail?
    Comunque, concordo con Osho, e come vedi Greenlesspark non sei l’unica…
    L’esser solo è una cosa normale e felice per me, come il passar alla “moviola” la giornata, come fa sefossistato…
    Ti lascio con una mia frase… Scritta tempo fa…
    Sono solo. Tutti sono sempre soli! Anche se hai amici/he Morosi/e sempre solo sei! Solo con te stesso è questa lotta impari che i più ignorano o han paura d’affrontare, che è fondamentale!
    E poi: "Nella solitudine l'individuo divora sè stesso, nella moltitudine lo divorano in molti. Ora
    scegli" Friedrich Nietzsche

    Bye ?!? ENIGMA ?!?

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