Trainspotting: nichilismo senza rivoluzione

 

Trainspotting: nichilismo senza rivoluzione

Finalmente sono riuscita a vedere Trainspotting. Ci tenevo particolarmente da quando avevo letto la citazione del monologo iniziale. Con queste premesse, per me, aveva tutta l’aria di essere un film rivoluzionario. E invece…Film sicuramente "forte" nella descrizione degli aspetti più deprimenti dell’esistenza umana…una sorta di "senza censure" sul livello di bassezza sino alla quale è capace di ridursi il genere umano. Il film, dai propositi iniziali, percorre una sorta di "via di fuga" dal sistema, ma si tratta di una fuga monotematica che si orienta all’annullamento fisico e morale dell’individuo. In questo caso, il mezzo scelto è l’eroina. Sembrava un film rivoluzionario, invece è solamente "nichilista", in perfetto stile postmoderno. Il messaggio terribile che si evince dalla visione completa del film è, infatti, l’assoluta mancanza di speranza che si traduce nell’impossibilità dell’indiduo di vivere al di fuori del sistema. Volenti o nolenti ci si deve vivere dentro e non se ne esce nemmeno nella bara. Ad ogni modo il film è sicuramente da vedere. Non è un capolavoro ma descrive bene l’angoscia esistenziale in cui si dibatte, in questo stralcio di tempo caratterizzato dalla recessione economica, l’ignava umanità.

5 commenti su “Trainspotting: nichilismo senza rivoluzione

  1. JoeLondon

    Ho visto il film qualche anno fa, e sarei curioso di rivederlo.

    Da quello che ricordo, i vari ragazzi vivevano in un clima di abbruttimento e violenza, senza grandi possibilità di sbocco. Però a dispetto dell'ambientazione e delle vicende estreme credo che il film possa essere visto come una descrizione del momento del passaggio dall'adolescenza all'età adulta, passaggio diviso tra regressione pericolosamente distruttiva e scelta, proiezione di sé in avanti.

    Verrebbe da chiedersi cosa possa portare a un esito fortemente distruttivo (come capita a un personaggio del film) e cosa invece, pure in una prospettiva di integrazione, salvi almeno la vita e, con questa, qualche speranza. Si ha quasi l'impressione che si tratti del gioco del caso.

  2. Tisbe

    Joe, bisogna vedere se si può chiamare speranza "l'integrazione"! E' un bel film, ma dopo, rimane l'amarezza di aver scoperto che non c'è strada per la "redenzione" dal condizionamento, nemmeno quella dell'abbrutimento…

  3. Roboris

    Torno a commentare questo post perché più di altri mi stimola alla riflessione, aiutato dalla tua grande capacità espressiva sempre evidente quando tocchi certi temi, Tisbe.Hai un dono grande, anche se capisco che poi tanto dono non è, visto che lo paghi con una sofferenza interiore che esige il suo tributo giorno per giorno.Ad esempio, voglio evidenziare la potenza di queste parole del tuo post:"Il messaggio terribile che si evince dalla visione completa del film è, infatti, l'assoluta mancanza di speranza che si traduce nell'impossibilità dell'individuo di vivere al di fuori del sistema. Volenti o nolenti ci si deve vivere dentro e non se ne esce nemmeno nella bara".È un'espressione di una crudezza, di un realismo, e di un'efficacia difficilmente eguagliabili. E non sto parlando di meriti letterari, sia ben chiaro (questo lo dico agli eventuali lettori).
    Anche l'osservazione che rivolgi a Joe è tremenda nella sua chiarezza: "bisogna vedere se si può chiamare speranza "l'integrazione"!Ora, io mi domando: com'è che riesco a identificarmi così profondamente in te quando parli nel tuo furore?

  4. utente anonimo

    sicuramente è un film che merita di essere visto.non sara' un grande film se inteso come capolavoro ecc ecc ma mostra dei lati e delle cose un poi snobbate da molti.ò

    lo consiglio a tutti, cosi' come qualsiasi altro film che parla di droga in modo reale..

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