Siamo noi i veri paesi

Amore mio
ti sto aspettando.
Quanto è lungo
un giorno al buio
o una settimana.
Il fuoco è spento ormai e io sento un freddo orribile.
Forse dovrei trascinarmi fuori
ma poi ci sarebbe il sole.
Ho paura di sprecare la luce
per l’inno colorato
per scrivere queste parole.
Moriamo.
Moriamo ricchi di amanti e di tribù;
di gusti che abbiamo inghiottito
di corpi che abbiamo penetrato risalendoli come fiumi
di paure in cui ci siamo nascosti
come in questa caverna stregata senza memoria
qualunquismo
indifferenza
mediazioni e ripensamenti.
Voglio che tutto ciò resti inciso sul mio corpo
siamo noi i veri paesi
non le frontiere tracciate sulle mappe
con i nomi di uomini potenti.
Lo so che tornerai e mi porterai fuori di qui
nel palazzo dei venti.
Non ho mai voluto altro
che camminare in un luogo simile con te, con gli amici.
Una terra senza mappe.
La lampada si è spenta
e sto scrivendo nell’oscurità.

(da "Il paziente Inglese")

6 commenti su “Siamo noi i veri paesi

  1. Roboris

    Forse gli amici ti conoscono già, da più tempo ti stanno accanto e più hanno avuto per sentire a loro volta: per me sei una scoperta quotidiana. Ti stai dischiudendo ai miei occhi giorno dopo giorno, e sei come ho sentito che fossi, fino dal primo post.Nessuno si adombri, non è un tentativo di scalata…Non ho ben capito la storia di fare le cose una alla volta, forse…

  2. Tisbe

    X Roboris: In riferimento al tuo raccontino…sarebbe stato meglio che il protagonista si fosse concentrato esclusivamente su ciò che stava facendo, invece di farsi deviare da altri pensieri…

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