L’urlo silenzioso

Sono una di quelle persone che mangiano di tutto. Mi differenzio da buona parte delle donne: se vado in un locale a mangiare è difficile che nel mio piatto avanzi qualcosa e anche nel mio bicchiere. Un tempo, però, non era così. Sono stata una bambina difficile, dall’aspetto denutrito. Nessuno mi capiva, nessuno capiva che il cibo proprio non riuscivo ad ingoiarlo. Quel rifiuto era una silenziosa protesta che non interessava a nessuno. Mia zia e mia nonna si disperavano. Zia Mema, poverina, mi raccontava una storia per convincermi ad ingoiare un boccone. Io, poi, avevo imparato a ingannarle. Quando giravano lo sguardo e si distraevano io davo il mio cibo ai gatti ed ai cani (che ovviamente mi adoravano). E così finivo dritta dritta dal medico di famiglia (a cui si portavano in omaggio uova e cappone – ahi amari tempi dell’ingenuità contadina). Costui cominciava a propinarmi i soliti ricostituenti e stimolatori d’appetito, ma niente da fare. Così dovetti subire l’offesa di nutrirmi con il famigerato olio di fegato di merluzzo (si usava per combattere il rachitismo). Nessuno ha mai capito niente del mio rifiuto! Sono stata una bambina difficile. Non lo so come io sia sopravvissuta. Ricordo quando sparivo per giornate intere. I miei nonni disperati mi cercavano dappertutto. Ricordo ancora quella scena (ce l’ho davanti agli occhi quasi ogni giorno): tutti e due, con una canna in mano scandagliavano il fondale del pozzo. Io di nascosto tra i rovi li osservavo e li lasciavo macerare nella disperazione. Così nascosta il mio urlo silenzioso si strozzava in gola, e non riuscivo a parlare, e non riuscivo a piangere…e volevo maledire dio perché mi stava derubando dell’infanzia. Maledivo le feste, perché ero sempre sola. A Natale io non avevo letterine da mettere sotto il piatto…nemmeno a Pasqua. E per la festa del papà tutti compravano un regalo dal segno rigorosamente maschile: io no! Ma non piangevo mai, dovevo essere forte, dovevo dare l’esempio. Ero una bambina e non piangevo mai: di giorno giravo per i boschi seguita da un branco di cani adoranti e di notte dormivo con i gatti che mi riscaldavano nelle gelide notti di montagna. Gli esseri umani non facevano parte del mio mondo. Chi non conosce il dramma non può comprenderlo.

12 commenti su “L’urlo silenzioso

  1. utente anonimo

    Odio
    …le persone aride, la mediocrità, la superficialità e l'ipocrisia
    più sotto:
    La musica che ascolto
    Green Day – Boulevard of Broken Dreams; Al Stewart – Year of the cat; America – Inspector Mills; Toto – I Won't Hold you back; Backstreet Boys – Incomplete; Jeff Buckley – Hallelujah; James Blunt – High; Rolling Stones – Angie –

    ahahahah

  2. kilo-climb

    si puo' comprendere un dramma anche senza conoscerlo.
    la verita' e' che ormai sempre di piu' si ha una percezione superficiale dei drammi altrui e propri, piccoli e grandi che siano. qualsiasi cosa passa come uno spot pubblicitario.

  3. UnEnigma

    Mi sembra di leggere la mia…

    Se si esclude il cibo (non considerando la prima infanzia).

    Anch’io sparivo per delle ore, e mi gustavo le ricerche… 😉

    Quanti ricordi…

  4. Tisbe

    C'è del vero in ogni vostro commento. (tranne il primo). E' stata un'infanzia dura, è stata un'infanzia bella…ero curiosa: amavo cercare e non ho mai compreso quanto facessi soffrire chi mi stava a fianco ed aveva la responsabilità di proteggermi. Sono stata senza genitori perché i miei sono emigrati in terra straniera (mi hanno lasciata che avevo otto mesi di vita)per questo sono comprensibile con gli immigrati. Chi non l'ha vissuto non può sapere cosa significa vivere la lacerazione dei propri affetti…non può capirlo…e non bastano cento vite per dimenticarlo. Niente ti può ripagare…niente…sai che sei stato scelto per appartenere agli ultimi del mondo ma non sai perché…non sai perché

  5. utente anonimo

    Beh, sai, la sensibilità non la si acquista al supermercato… se non ce l'hai, come vuoi "comprendere" una persona attraverso le canzoni che ascolta? Leggedno la tua storia ho pensato che adesso, anche con questo blog, stai gridando forte dove sei e chi sei, in modo che ti si possa trovare e capire, a volte contraddire, senza dover ispezionare un pozzo con il cuore in gola.
    Crescenzo

  6. Tisbe

    Beh, le mie idee suicide si sono volatilizzate per adesso…ho solo sonno…la tisana rilassante che ho bevuto mi fa girare la testa. La cosa che temo di più è impazzire…le mie grandi capacità logiche dove andrebbero a finire…Sto scrivendo un mucchio di cavolate perché non controllo più i miei neuroni. Dovrei farlo più spesso.Adesso le mani sono pesanti sulla tastiera…sento l'abbraccio di morfeo troppo forte, troppo stretto…mi fa male! devo dormire

  7. LaSirenetta

    mi piaci quando lasci liberi i neuroni e i pensieri!!
    devo dire che l'inizio del tuo post sembra ritrarre la mia infanzia, ma i miei genitori erano presenti alle mie lacrime davanti al piatto pieno … (io piangevo, invece, e tanto!!).
    Posso dire che ti capisco bene, perchè l'assenza non è solo fisica, e la vita può essere dura (e affascinante, sì, lo è stata anche per me) anche per una bambina con due genitori ai fianchi (si, proprio come due gendarmi!!)
    splash!

  8. Tisbe

    Già quando li ho ritrovati le cose sono andate peggio. Il rapporto con mia madre l'ho recuperato da poco, anche se lei rimane una nazista e fascista con i figli, e una buonista comprensiva con tutti gli altri. La stessa azione compiuta da una ragazza qualsiasi è comprensibile, se sono io a farlo diventa la cosa più grave del mondo. Con mio padre invece non ho avuto il tempo di nulla…se ne è andato troppo in fretta ed io ero troppo giovane per perdonare

  9. utente anonimo

    Hai detto una cosa molto giusta: "se sei nato fatto in un certo modo (fra gli ultimi) non sai perché". E' vero. Per quante domande tu ti faccia, da sola non troverai mai la risposta. Ho sempre avuto accanto mia madre e mio padre. Eppure sono arrivata a pesare 38 kg. No, se il boccone non vuole andare giù, proprio non c'è verso di farlo andare. E ancora oggi, quando qualcosa non va, punisco sempre me stessa… E' il mio fardello. E fa tanto male.

    eLo

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