A volte penso a quanto lo spirito di sopravvivenza sia stato risolutivo nella mia vita. Da sempre dentro ho avvertito una voragine, un vuoto abissale che spaventava persino me quando mi affacciavo sul suo orlo. La prima punizione che mi sono inflitta è stata il rifiuto del cibo (quello che fa adesso la mia gatta per protestare d’essere stata lasciata sola per qualche giorno), poi ho tentato d’ingannare la mia sofferenza e di convogliare le mie energie vitali verso qualcosa di diverso. Ho preso d’assalto l’umano sapere. Ho imparato a leggere nel giro di un giorno. Ero avida di tutto: qualsiasi segno lasciato dall’uomo attirava la mia attenzione. Quando ho cominciato a frequentare la scuola dell’obbligo, leggevo tutti i libri il primo giorno di scuola: per il resto dell’anno mi annoiavo! Ben presto diventai un fenomeno da mostrare. Dalla prima elementare mi portavano a fare lezione ai bambini di terza; i miei quaderni erano presi ad esempio per la precisione e l’ordine quasi folle che mostravano; i miei temi vanivano letti ad alta voce. Ovviamente ben presto mi attirai l’odio e l’invidia di tutti gli altri bambini. Già, invidia di cosa? loro avevano i genitori, io no! io avevo solo i libri, i cani e i gatti. I libri non mi bastavano mai. Ricordo che rubavo a mia nonna gli stralci dei giornali nei quali i bottegai avvolgevano la misera spesa. Quando mi regalarono l’enciclopedia, ricordo di averla letta nel giro di qualche giorno. Mi impressionarono le storie dei conquistadores spagnoli e la scomparsa delle grandi civiltà dell’america precolombiana. La mia capacità di riuscire a svolgere i compiti di chi frequentava classi superiori alla mia finì con il cacciarmi nei guai. Gli altri bambini pretendevano che io facessi i compiti a tutti. Ne parlai con mia nonna, il classico sergente di ferro. Ovviamente mi proibì di aiutarli, anche se non ricordo bene cosa mi disse. All’uscita di scuola, ebbi il coraggio di rifiutarmi di fare i compiti per gli altri. Così mi aggredirono ferocemente. Non che io non abbia venduto cara la pelle (sono stata sempre una guerriera), ma quindici contro uno, come scontro è piuttosto impari. A fine massacro pensarono bene di scaraventarmi in un burrone. Non lo dimenticherò mai: solo un ragazzino più grande venne atirarmi fuori, aveva i capelli rossi e si chiamava Isidoro. Dovetti raccontare tutto a mia nonna, e lei non si fece scappare l’occasione. Convocò i genitori dei ragazzi e li mortificò di santa ragione e poi informò dell’accaduto i maestri. Ritornai ai miei libri ed alla mia solitudine, mi sentivo sempre più spesso un mostro. Oramai odiavo il genere umano. Oramai non sapevo più vivere con gli altri: non parlavo nemmeno più. Infatti, io non parlo dialetto, e la mia voce non ha la cadenza tipica della mia zona. Sono vissuta in un mondo a parte. Un mondo dove solo io potevo entrare, e ci portavo i cani, i gatti ed i libri, ma sentivo un vuoto, e sempre mi è mancato il calore di un sorriso, di un abbraccio, di un corpo umano.

8 commenti su “

  1. TheLordOfTheBirds

    Dev'essere stata veramente dura per te.. purtroppo io, come tutte le altre persone che danno per scontato l'avere accanto i propri genitori, non posso capire quello che hai passato..

    Ti auguro una Buona Notte Tisbe, e mando due coccole ai tuoi gatti (anche se non sono in cima alla classifica dei miei animali preferiti..)

  2. bhikkhu

    In III superiore avevo un compagno di classe sfigatissimo. Bruttissimo, ceffissimo, sbavava, ecc. Uno sfigato!
    Nel biennio precedente l'avevano perseguitato spesso i suoi compagni di classe, l'avevano picchiato, sfottuto, ecc.
    Volevo prendere anch'io le distanze da quel tipo. Lo cacciavo a male parole, lo picchiavo se mi si avvicinava.
    Ma non mi riusciva benissimo, non so fare il cattivo, così pian piano l'ho lasciato avvicinare e ho scoperto un ragazzo simpatico, molto più simpatico della media (e in classe la simpatia era prossima allo 0), intelligente, ecc.
    Un gran bravo ragazzo, migliore di tanti suoi coetanei fighi… Gli "sfigati" sono molto più interessanti! Se vedo un tipo emarginato dal branco, un diverso, uno sfigato, mi incuriosisco, è sicuramente una persona "speciale", come quella che ha scritto questo post (sviolinata:)), anche se a volte si sente una "nullità"… 😉

  3. Flydreamer

    Brutta esperienza, fa male a leggerla perchè una cosa analoga è successa anche a me e più di qualche volta. Forse non è sede per raccontare oltre, ma hai tutta la mia comprensione e la mia solidarietà: i fighetti bulletti di paese non si rendono conto quanto male fanno, e gli adulti che li osannano perchè sono primi nello sport, i professori che chiudono un occhio perchè sono estroversi e carini e simpatici, le bambine che gli muoiono dietro non sanno di quali ferimenti si rendono complici.

    Un abbraccio.

  4. JoeLondon

    Credo che gli insegnanti che hanno dato evidenza alle tue capacità mostrandole ad altre classi abbiano sbagliato. Credo anche che la tua storia metta in evidenza i grandi limiti della scuola nell'imporre un curriculum unico per tutti. E' una storia di incomunicabilità e anche di sopraffazione e violenza tra adulti e bambini soprattutto, e tra bambini e bambini.

    Viene da chiedersi come tu percepisca il tuo ambiente ora, e se tu non senta rabbia e insofferenza verso di esso.

  5. Tisbe

    Se devo essere sincera, l'ambiente in cui vivo non mi soddisfa: sono ipercritica nei suoi confronti. Credo che non sia adatto a me. Vorrei vivere in una società multiculturale e non omologata, sicuramente più dinamica e meno statica (nell'essenza e non solo nell'apparenza). Sicuramente nutro sentimenti di insofferenza ed a volte anche di strisciante rabbia per l'ambiente che mi circonda. Per quanto riguarda il genere umano, devo confessare che non lo stimo affatto, ma sono capace di non cedere alle generalizzazioni, e presi ad uno ad uno amo le persone. Ho un carattere aperto e fiducioso, ho molte conoscenze e poche amicizie di lunga data e sincere. Sono amicizie intime, nel senso che condivido molto, però tutte femminili. Con il sesso maschile mi limito alla conoscenza perché, purtroppo, credo di avere una forte sensualità ed è difficile che i maschietti siano disposti a rimanere solo amici, per questo evito contatti troppo diretti. In linea di massima, e conoscendo abbastanza bene le mie nevrosi, credo di relazionarmi bene nel sociale istintivamente e spontaneamente, perché non so recitare e non so essere falsa.

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