Io, omosessuale di provincia

Avevo promesso di postare una mia intervista ad un omosessuale di provincia realizzata qualche mese fa nel corso di un servizio giornalistico. Ringrazio l’amica e collega Carmen, senza di lei non sarebbe stato un così bel lavoro.

Sorseggiando la quarta birra, in un sabato notte, Andrea (ci chiede di chiamarlo così) trova il coraggio di raccontare il proprio disagio: “In questo locale ci sono una decina di gay, ma nessuno dichiarato. Hanno paura di farlo, hanno paura di essere giudicati dalla società. Basta con i luoghi comuni – incalza – I gay non sono sempre effeminati, non ancheggiano diventando la brutta copia delle donne, ma sono ragazzi comuni, ragazzi come tutti gli altri”. Questo lo sfogo di un giovane stanco di nascondersi, stanco di vivere un perenne conflitto con una comunità che non lo accetterebbe per quello che realmente è. La vita degli omosessuali è davvero difficile in provincia, ma l’ostacolo maggiore s’incontra proprio all’interno delle pareti domestiche: difficilmente i padri sono disposti ad accettare un figlio “diverso”. Per i ragazzi la sfida alla quotidiana sopravvivenza è intollerabile. “Per le donne è molto più facile camuffarsi – continua il 28enne – Ad esempio se due ragazze si tengono per mano mentre passeggiano lungo il Corso, nessuno si scandalizza: sono amiche del cuore. Invece, se sono due persone di sesso maschile ad avere questi atteggiamenti, si grida subito allo scandalo e nel migliore dei casi si rischia di essere derisi”. Tempi duri, dunque, per chi ha gusti sessuali differenti rispetto a quelli dichiarati dalla maggioranza. La richiesta di aiuto di Andrea è autentica, nel suo sguardo si legge la supplica di chi sente il bisogno di superare i propri conflitti e aspira a vivere la propria sessualità senza la condanna della gente. “L’omosessualità va bene solo per i personaggi famosi, per i vip, perché in televisione fa audience, ma nella vita reale, per un ragazzo giovane che ha in testa tanti dubbi è un gioco al massacro. Io mi chiedo sempre chi sono… se sono uomo… o donna… o una via di mezzo; e l’ambiente in cui vivo non mi aiuta a risolvere questa mia lotta interiore, anzi peggiora il mio disagio puntando l’indice contro di me, come se fossi un peccatore. Ma cosa ho fatto di male, io non riuscirò mai a capirlo. So soltanto che a me piacciono i maschi, le donne non mi interessano”. Non si può rimanere indifferenti davanti ad una persona infelice che in un contesto più tollerante potrebbe ritrovare la gioia di vivere ed affrontare il futuro pensando di potersi innamorare, di avere una vita affettiva piena e matura come ogni essere umano merita. Non sbagliava di certo un noto filosofo tedesco quando diceva: “Ciò che è ha il diritto di essere”. E’ l’essenza, e non potrebbe essere diversamente, ad essere il fondamento di ogni etica.

7 commenti su “Io, omosessuale di provincia

  1. utente anonimo

    Finchè in Italia a dettare la morale saranno gli ex inquisitori, puoi star certa che le fobie degli omosessuali non spariranno, anzi… Saranno sempre più ghettizzati da una certa parte della popolazione intossicata dai miasmi clericali che escono “a tutte l’ore” dai più importanti media. Per non parlare di Radio Maria. Ho scritto un post piuttosto interessante sul tema. E’ fresco fresco

    Ciao

    Hereticus

  2. antares666

    Ma è proprio l’ETICA la causa di ogni discriminazione. Sono coloro che si dicono provvisti di morale a volere imporre le loro regole. Tutte le afflizioni del mondo non sono state causate agli esseri umani dai nichilisti morali come me, ma da chi ha inventato DIO e la sua LEGGE. Una volta dissi a un omosessuale che avevo conosciuto (e che gestiva la rivista Pride): “Basta con il buonismo. Costituitevi in bande armate. Se qualcuno schernisce uno di voi, voi mandatelo all’ospedale o all’obitorio. Nessuno osava deridere uomini come Edmund Heines per le loro preferenze sessuali.” Naturalmente sono stato guardato come se fossi un basilisco. Finché continueremo a subire passivamente la merda che ci soffoca, non potremo neppure pretendere nulla. E non sarà certo un Maiale Clarinetto su un camion giallo il Messia di una nuova Europa.

    Un saluto!

  3. Tisbe

    Caro Ant, quando faccio riferimento all'essenza come fondamento dell'etica sottolineo la necessità di un'ETICA che si fondi esclusivamente sul principio vitale e che escluda ogni altro principio in quanto arbitrario, compreso il principio della forza che regola il mondo della giungla e non può essere da fondamento per creature che hanno coscienza di sé e del dolore.

  4. utente anonimo

    bella intervista, pulita come il ragazzo che si sfoga. Non so se dirti che mi dispiace, ma la cosa non dipende da te altrimenti credo avresti chiesto a Chi per te di farti essere normale e così vivere in tranquillità. Io sono 1 mamma e le tue parole pulite mi toccano e mi fanno pensare, però forse perchè la omosessualità è da molti dichiarata in maniera così vistosa, anche scandalosa e persino quasi da bordello che io stessa non riesco a vedere e accettare. Ma tu, se il tuo essere omosessuale è così dolce, pacato ed educato vivi la tua vita per quello che sei e cerca di capire chi come me non sa cosa vuol dire. Un abbraccio sei dolcissimo ciao fatti forza figlio

  5. utente anonimo

    BELLO, E COME TI CAPISCO ..ANCHE SE IN MANIERA DIFFERENTE PURE PER ME EX TOSSICO CHE VIVE IN UNA REALTA’ PROVINCIALE LA VITA SOTTO LO SGUARDO SCHIFATO, SELETTIVO E ANCORA PEGGIO GIUDICANTE SPESSO INFASTIDITO DI CHI TI GUARDA COME SE FOSSI COLUI DA ELIMINARE, L’ERBACCIA DA ESTIRPARE, SO’ CREDIMI NON E’ FACILE… MA PARLIAMO DI TE .. E’ VERO QUELLO CHE DICI SONO TANTI ALMENO IO NE’ CONOSCO PARECCHI CHE ACCIDENTI A QUESTA SOCIETA’ COSTRUITA SULLA FALSITA’, SU VALORI CHE NIENTE HANNO A CHE VEDERE CON LE REALTA’ CHE NEL QUOTIDIANO TUTTI NOI VIVIAMO MA SU PRECONCETTI CHE DANNO VALORE ALL’APPARIRE PIU’ CHE ALL’ESSERE, CHE STA’ OSCURANDO QUELLA POCA E BELLISSIMA LUCE CHE RISIEDE IN OGNUNO DI NOI MA CHE PER FORZA DI COSE SIAMO COSTRETTI A NON POTER SPRIGIONARE PER MOTIVI COLLEGATI SPECIE NELLA PROVINCIA ALL’EMARGINAZIONE. OGNUNO DI NOI GIOCOFORZA PREFERISCE NASCONDERE PASSIVAMENTE E CON CONSEGUENZE STRAZIANTI AL LIMITE DELL’ESASPERAZIONE UNA CONDIZIONE CHE FANNO DIVENIRE DI DISAGIO, SENZA CAPIRE CHE PROPRIO NELLA DIVERSITA’ DEGLI INDIVIDUI RISIEDONO I PILASTRI SUI QUALI SI BASA UNA SOCIETA’ APERTA AD OGNI ESPRESSIONE DI LIBERTA’. CIAO OLOAP

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