La discriminazione nasce sempre dall’ignoranza.

Un grande polverone è stato sollevato in seguito al rifiuto del policlinico milanese di prelevare sangue da un donatore gay. I medici si sono giustificati affermando che il donatore appartiene ad una categoria a rischio. Se i termini della questione sono tali si è sicuramente di fronte ad un caso di forte discriminazione. Non si può, infatti, parlare di categorie a rischio in quanto si incorre nel pericolo di generalizzare e di non tenere conto del caso particolare. Se i medici avessero affermato che il donatore aveva comportamenti sessuali tali da considerare rischioso un eventuale prelievo per la salute pubblica, allora sarebbe stato accettabile. Il punto è che i donatori autocertificano le proprie abitudini sessuali e tutto si fonderebbe sulla loro presunta buona fede. In questo senso non esistono categorie a rischio in quanto anche un "normale" padre di famiglia potrebbe concedersi delle scappatelle oppure dei rapporti non protetti con prostitute o trans. Affermare il contrario significa illudersi di poter dividere la società in fasce di serie A e fasce di serie B. Rimane ancora la possibilità di un test sierologico come estremo atto di controllo per garantire la veridicità delle affermazioni del donatore, in questo caso il rifiuto dei medici milanesi risulterebbe ancora più sospetto. Intanto Il ministro per la Salute Francesco Storace dice si’ alla registrazione delle coppie omosessuali nelle Asl e annuncia un’inchiesta sul caso Milano.

2 commenti su “

  1. utente anonimo

    io, come credo in tanti, sono iscritto all’AVIS e dunque sono donatore. So come funziona, infatti ho dovuto compilare un questionario a dire il vero un po’ “macabro”, che appunto si debba fidare dell’autocertificazione di sincerità del donatore; lo stesso sangue, tuttavia, viene in seguito dall’AVIS esaminato, e i risultati arrivano a domicilio. come da te ricordato, anche il test HIV e simili sono compresi nel test. Dunque, non vedo differenze fra l’autocertificazione di un gay o di una lesbica e di un eterossessuale come noi … il tutto dipende dalla presenza o meno di rapporti a rischio. Ma un sistema come la donazione di sangue non può solamente fidarsi di questo “giuramento” di buonafede di colui che dona. Insomma, c’è da sapere che il test c’è e che quindi se il donatore, qualunque lato della sessualità lo interessi, dichiara di essere al “sicuro”, la sua parola vale quanto quella di tutti noi

    http://www.sonolaico.ilcannocchiale.it

  2. ga976

    non si fa mai male a ripetere che gli omosessuali non persone nè meglio e nè peggio degli altri. ma non scambiamo le discriminazioni vere, con quelle fittizie, tipo il divieto del matrimonio gay.

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