Omaggio a Luchino Visconti, il grande regista che ha inaugurato la corrente del neorealismo italiano con il film “Ossessione” del ’43.

Visconti è entrato nel mondo del cinema perché interessato all’essere umano. Egli stesso definisce il suo modo di fare cinema “antropomorfico”. «Al cinema mi ha portato soprattutto l’impegno di raccontare storie di uomini vivi: di uomini vivi nelle cose, non le cose per se stesse. – scrive il regista in uno dei suoi tanti testamenti spirituali lasciati ai posteri – Di tutti i compiti che mi spettano come regista, quello che più mi appassiona è dunque il lavoro con gli attori; materiale umano con il quale si costruiscono questi uomini nuovi, che, chiamati a viverla, generano una nuova realtà, la realtà dell’arte. Perché l’attore è prima di tutto un uomo. Possiede qualità umane-chiave. Su di esse cerco di basarmi, graduandole nella costruzione del personaggio: al punto che l’uomo-attore e l’uomo-personaggio vengano ad un certo punto ad essere uno solo». Tutto il genio dell’arte di Visconti emerge da queste parole. La sua rimane una capacità di dare voce all’umanità profonda che si cela sotto la corteccia ruvida e sociale, di cui ogni essere umano, suo malgrado dispone. L’opera cinematografica di Visconti è legata alla letteratura italiana ed europea. Ha portato sul grande schermo “I Malavoglia” l’espressione più alta del verismo verghiano con il film “La terra trema”. La sua attenzione sempre incentrata sull’uomo e sulla sua esistenza non poteva permettergli di ignorare le opere di uno dei più grandi narratori che la cultura occidentale ricordi. Nel 1957 gira “Le notti bianche” di  Fedor Dostoevskij con il quale si aggiudica il Leone d’Argento. In questo breve romanzo dell’artista russo compare una delle lettere d’amore più belle che siano mai state concepite dalla mente umana. Nel 1960 segue il celebre “Rocco e i suoi fratelli” censurato per oscenità, ma si sa, la censura, nella migliore delle ipotesi, è sempre figlia della cattiva coscienza. Con il “Gattopardo” del 1963 ispirato al romanzo di Tomasi di Lampedusa si aggiudica la Palma d’Oro a Cannes. Visconti si dedica ad una trilogia germanica. Anche questa volta trae spunto da un celebre romanziere tedesco Thomas Mann, autore, tra l’altro, de “La Montagna Incantata” considerato il romanzo capolavoro del secolo scorso. Mette in scena La caduta degli Dei, Morte a Venezia di Mann, e Ludwig. I suoi ultimi lavori saranno “Gruppo di famiglia in un interno” e “L’innocente”.

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