Breve riflessione sulla famiglia

Qualche giorno fa, mentre aspettavo l’autobus, ho intravisto una coppia di sposi. Da lontano mi sono sembrati due bambini. Ho pensato fra me e me: lei deve essere incinta, altrimenti non si spiega. Si sono avvicinati ed ho potuto notare con chiarezza un pancione di oltre sei mesi di gravidanza. Parlandone con una mia amica, ho scoperto che si tratta di una sua alunna minorenne. Ipotesi di riuscita del matrimonio: nulla. Una percentuale altissima di sue allieve minorenni si sposa perché incinta. Quasi il 100% si separa entro un anno di vita matrimoniale. Oggi camminando per la città ho incrociato una giovane mamma: era così triste! Spingeva apaticamente il passeggino con lo sguardo perso nel vuoto e le lacrime che ballavano dentro i suoi occhi spenti. E allora ho pensato alle accuse che molte donne/madri devono subire di questi tempi. Si dice che non siano più capaci di crescere i figli. Dicerie suffragate dai vari fatti di cronaca che hanno coniato un nuovo personaggio: la figlicida. Ma come può una donna arrivare a compiere un gesto così estremo? Si dice che le donne siano diventate egoiste, che pensano ad andare dal parrucchiere, dall’estetista, in palestra e a fare shopping. Ma chi è che vuole le donne così? Se la donna non è bella affascinante e carina rischia di perdere il compagno, ed avere un figlio da accudire mette in serio rischio la vita di coppia: i figli non avvicinano, piuttosto allontanano. Allora mi è venuto in mente un bel libro che ho letto anni fa: "Dov’era il padre". Raccontava una serie di storie vere nelle quali il denominatore comune era l’assenza della figura paterna (non fisica). Tutti i ragazzi presi in esami erano finiti in carcere o morti ammazzati: storie di terrorismo, di delinquenza e di droga; di impegno politico e di malcostume. Le madri vengono lasciate sempre da sole nel difficile compito di educare i figli, molti padri sono latitante, e può capitare che qualcuna getti la spugna. Una volta era diverso, la società non era complessa come quella contemporanea. Esisteva la famiglia patriarcale con molteplici figure femminili: nonne zie, cognate, sorelle; tutte intente ad allevare la conigliara di bebè. Era tutto più facile. La donna non era investita, da sola, di un carico insopportabile. Oggi è diverso. La neo mamma si trova ad affrontare la maternità da sola, e invece di ritrovarsi il compagno vicino, di solito lo sente allontanarsi con la scusa del lavoro e degli hobby. E così diventa preda della depressione. D’altra parte oggi è anche difficile educare i figli, non è conveniente intervenire con un ceffone quando ci vuole: c’è il telefono azzurro! Infatti, un pò di giorni fa, ero al mercato e mi è capitato di ascoltare un povero giovane padre alle prese con i capricci del figlio. Ad un certo punto è scoppiato: "e poi chiamano il telefono azzurro, lo dobbiamo chiamare noi genitori il telefono…". Insomma la famiglia è in crisi, ma non è colpa dei soggetti coinvolti. Non si mettono al mondo figli. E mi pare una cosa sensata. Tempo fa conobbi una ragazza madre che mi raccontò la sua incredibile vicenda. In sostanza si era trovata a vivere in una situazione drammatica per seguire i consigli dei cattolici. Rimasta incinta fu abbandonata dal suo compagno e rinnegata dalla famiglia di origine. Un’associazione cattolica la accolse convincendola a portare avanti la gravidanza. Appena ebbe partorito la stessa associazione l’abbandonò a se stessa: oramai il loro obiettivo di far mettere al mondo un infelice era pienamente riuscito, non avevano altri compiti da assolvere. Non so cosa le sia successo. Se suo figlio sia diventato un delinquente e se lei sia stata costretta a prostituirsi per poter sopravvivere. Credo che questo ai cattolici non interessa, per loro è sufficiente bloccare la ricerca della pillola abortiva: è molto più importante un feto che un essre umano adulto!

23 commenti su “

  1. Leslie

    Ciao Tisbe, bellissimo post, anche se molto triste, soprattutto l'ultima vicenda descritta. Mi viene in mente il sorriso ipocrita di Olimpia Tarsia e come tutte le volte non manchi di ricordare, in cifre (cosa che mi mette i brividi), quanti bambini siano stati fatti nascere con la sua associazione. :/

  2. Filemazio

    Ciao bella Tisbe,

    affronti diversi temi , tutti importanti e difficili da trattare in poche righe in poche parole;

    l'assenza dei padri mi sembra più un alibi che realtà ; la crisi della famiglia è vera ma affonda in motivazioni profonde e complesse;

    non sono d'accordo con la frase : "… Se la donna non è bella affascinante e carina rischia di perdere il compagno,….";

    insomma hai afrontato temi importanti e veri, ma è riduttivo per me parlarne così….. comunque è sempre meglio parlarne poco che niente…

    ciao

    filemazio

  3. utente anonimo

    Nel tuo post ho letto molte verità; proprio per questo la conclusione appare fragile, o quantomeno parziale. E' vero, la famiglia vive un momento di crisi, ma perchè? I tuoi esempi aiutano a trovare qualche risposta, comenel caso dei giovani che hanno fretta di vivere e consumare esperienze che li conducono a conseguenze inaspettate e rispetto alle quali spesso (ma non generalizzerei) non hanno la capacità di assumersi le proprie responsabilità. Ed è altrettanto vero che oggi le madri incontrano più difficoltà a crescere i figli: sia perchè è cambiata la struttura della famiglia, sia perchè costrette a convivere con i propri impegni lavorativi (non credo molto al fatto che trascurino i figli per andare dall'estetista, o almeno credo siano casi marginali). Per quanto riguarda i padri,devo dire che forse oggi sono più presenti del passato, al più il problema è che spesso non lavorano. Ma essere presenti non significa sapersi assumere delle responsabilità, saper educare, essere di esempio. La crisi della famiglia, quindi, è da ricercare nella cirsi della società, che ci vuole tutti belli, forti, telegenici, pronti per il Grande Fratello, alla ricerca esasperata del successo, che ci fa bruciare le tappe, e che infine ci abbandona con le nostre sconfitte personali, da vivere in solitudine. Non entro nel merito della vicenda che ha coinvolto la tua amica, ma in linea di principio mi sembra più coerente un modello di vita che invita i giovani a guardare in faccia alla realtà e ad assumersi le poprie responsabilità e ad accettare anche il peso di scelte non felici. La tua amica ha sbagliato e oggi vive una difficoltà, ed è giusto che sia aiutata nel suo percorso difficile, ma credi che tutto si sarebbe risolto con un aborto, facendo pagare all'unico innocente? L'aborto (come tante altre "soluzioni" che l nostra società ci offre) non solo non risolve i problemi, ma di fatto mette i circolo nuovi elementi di degrado morale e di frustrazione per chi, talvolta, è costretta a fare quella scelta. Anche i consultori, una volta ottenuto il risultato di far abortire la ragazza, la lasciano poi sola con i suoi sensi di colpa. Non serve trovare dei colpevoli, ma ritrovare valori che ci siamo persi per strada.
    Crescenzo

  4. Tisbe

    Le opinioni espresse da me non hanno alcun valore assoluto, ho solo cercato di argomentare alcuni miei pensieri suffragati da vicende reali, ma mi guarderei bene da trarre verità assolute da singoli episodi. X Filemazio E' vero, il discorso è molto più complesso, ma i maschi continuano a credere che l'educazione dei figli sia una prerogativa femminile: avranno sxcambiato le femmine homo sapiens per delle leonesse; in tal caso auspico la soluzione di una società matriarcale. X Crescenzo Per precisione la persona in questione non è affatto mia amica, mi è capitato di incontrarla casualmente e siccome ispiro fiducia mi ha raccontato la sua storia, puntando l'indice contro i cattolici. Le hanno voltato le spalle appena è nato il bambino! Ad ogni modo meglio un solo essere umano infelice che due…non siamo al super mercato. Per Shaherazade Medea è in ogni donna! la soglia da varcare è invisibile e…purtroppo quel bastardo di Giasone è in ogni uomo. Comunque a scanso di equivoci non sono femminista…amo i bambini e non giudico gli uomini

  5. Leslie

    Crescenzo, che valore c'è in una gravidanza imposta per mancanza d'alternative? E poi, nessuno dice che l'aborto sia una "soluzione" a tutti i problemi, c'è chi ha proposto e ottenuto la legalizzazione , tu cosa proponi? Consultori che "convincano" le donne a portare avanti le gravidanze, e come? Pensi che sia facile, ma soprattutto pensi che sia giusto obbligare una donna ad avere un figlio che non vuole? Dici che non serve trovare dei colpevoli, ma mi sembra che tu faccia proprio questo, parli di sensi di colpa, ma credi che non ci siano anche nella situazione opposta, ovvero mettendo al mondo un figlio che non si desidera? O una donna che sceglie di interrompere una gravidanza deve essere condannata a sentirsi in colpa per tutta la vita? Degrado morale? Valori persi per strada? Scusa, quando l'aborto era clandestino, di massa, con le donne che crepavano di emorragia, con gli uteri bucati e infilzati dai ferri da calza, al tempo dei "cucchiai d'oro", allora credi ci fossero più valori? Che la società fosse più civile di ora? Io non credo proprio.

  6. utente anonimo

    Ciao! Non sono sparita… Immagino tu sappia… Non commento il tuo post x mancanza di tempo… volevo solo salutarti… Spero a presto. Baci!
    Carmen
    (N.B. Quando puoi, mi invii l'e-mail che a fine agosto abbiamo inviato insieme dal tuo pc??? Thanks!)

  7. lucavirgili

    Non mi hai impressionato con questo tuo ragionamento: mi pare che ci sia un sentimento dilagante da parte delle donne di avere tutto dalla vita. Intendo indipendenza, lavoro, ricchezza, bellezza,figli e, soprattutto, libertà. Poi si accusano gli uomini di non essere presenti: chiedete alle vostre madri o nonne quanto gli uomini fossero presenti prima. Ci vorrebbe un'analisi di coscienza da parte del sesso femminile.
    Luca

  8. Tisbe

    Scusa ma cosa vorresti dire? che siccome gli uomini erano assenti prima è giusto che lo siano anche adesso? La coscienza è che ogni essere vivente ha il diritto di essere egoista e di salvaguardare se stesso…non credo che la donna debba annullarsi in nome della famiglia, oppure di un uomo che non fa altrettanto! Ti sarai reso conto che la società è cambiata? credo proprio di no! era molto più facile fare la madre e la nonna allora, perché non c'era il giudizio feroce che c'è oggi. Nessuno si scandalizzava se maltrattavi un figlio. Le assistenti sociali non esistevano, non stavano a controllare l'esistenza del lavoro minorile. Spesso erano i figli a portare il peso della famiglia…e so di cosa parlo…era troppo facile fare il genitore…oggi non è più così!

  9. JoeLondon

    Finché nella nostra società non ci sarà una seria educazione sessuale e alla contraccezione; finché le ragazze madri non saranno realmente sostenute e aiutate se indigenti; finché esisterà il pregiudizio e l'ostracizzazione delle ragazze madri da parte di famiglie e società; fintantoché tutto quanto sopra non cambierà, le pie anime belle che sono contro l'aborto farebbero cosa buona a tacere.

  10. Tisbe

    Parole sante Joe, e in questo è stato un grande maestro, Pitigrilli A riguardo ci deve essere un vecchio post sul mio blog. Tra i primi che ho postato

  11. Fabrizioassa84

    Ritengo che tu corra un po' troppo nell'affermare che per i cattolici conta solo far nascere i feti. Un'esperienza negativa come quella che descrivi tu merita tutta la compassione ma non può offuscare l'impegno di tante associazioni cattoliche nell'aiutare concretamente madri in difficoltà, altrimenti obbligate ad abortire! E poi non dobbiamo mai dimenticarci di quel feto che tu quasi ignori e che invece è una vita, debole certamente, e forse per questo più meritevole di attenzioni e titolare di diritti. Una vita, innocente.

  12. utente anonimo

    Non era mia intenzione aprire un dibattito sull'aborto, anche perchè servirebbe a poco, vista l'aria che tira. Se Joe si riferiva a me (se…) mi dispiace comunicargli che, anima bella o meno, non mi zittirò solo perchè me lo chiede lui (tra l'altro senza argomenti). Io ho solo voluto dire che le cose sono molto più complesse: i sensi di colpa non li do certo io, ma voglio dire a Leslie che non tutte le donne (specialmente giovani) che abortiscono superano il trauma (soprattutto fisico) di quella esperienza. E dopo non c'è più la brava dottoressa del consultorio che le ha spiegato che non c'è nulla di male. Solo che io non dico "dopo non ci sono più gli abortisti". E' un problema di strutture, di mezzi, di mentalità. Sia che si decida di abortire che di tenere il bambino. Parliamo di vita, non di ideologie o di calcio. In quanto ai valori, ho solo fatto riferimento agli esempi di Tisbe (che mi sembrano in tutta evidenza segnali del degrado morale imperante e dilagante: come la definiresti tu, Leslie, l'irresistibile ascesa di veline e calciatori nei modelli da imitare dei giovani di oggi? E pensi che questo non porti conseguenze negative? Ed è solo un esempio, neanche il più eclatante. Mi piacerebbe però discutere di questi temi senza i paraocchi delle ideologie e dei preconcetti. Perchè chi è contro l'aborto (come io lo sono) lo è sia che esso sia autorizzato dalla legge sia che avvenga in modo clandestino. I "cattolici" seguono norme morali, e se praticano aborti clandestini, Dio li vede lo stesso. E se invece credono che non ci sia nessun Dio a vederli, allora non sono cattolici. Delle due, l'una.
    Crescenzo

  13. Tisbe

    X Crescenzo Ho visto troppi cattolici ipocriti! Cmq personalmente non abortirei (anke se "mai dire mai") però sono favorevole all'aborto legalizzato e alla pillola abortiva, perché ho visto troppa sofferenza e ad essa preferisco il nulla. In questo, lo ammetto, sono nichilista

  14. Tisbe

    X Fabrizio Innocente? grammaticalmente è scorretto, ed anche sintatticamente: non puoi aggettivare il nulla…per mettere un aggettivo è necessario il sostantivo e mi pare che in tale circostanza tu non l’abbia…Salut (vita è troppo generico! allora chi schiaccia una formica?, anche quella è innocente…)

  15. Leslie

    ma voglio dire a Leslie che non tutte le donne (specialmente giovani) che abortiscono superano il trauma (soprattutto fisico) di quella esperienza. E dopo non c'è più la brava dottoressa del consultorio che le ha spiegato che non c'è nulla di male.

    Ogni esperienza è un caso a sè. La possibilità di pentirsi di una scelta – qualsiasi scelta, quindi, non solo l'aver abortito, ma magari anche la scelta contraria – è nella natura delle cose. Ogniqualvolta prendiamo una decisione, sappiamo che in futuro potremmo dover pentirci di quella scelta fatta, ma la verità è che non possiamo mai veramente sapere cosa sarebbe accaduto se avessimo fatto una scelta diversa e se comportandoci diversamente saremmo stati più felici, quindi quella che poni è un'argomentazione inconsistente. Ogni scelta comporta una rinuncia, così come ogni scelta comporta la possibilità di pentimento, ma questo non è un buon motivo per negare la possibilità stessa di scegliere. Detto questo, no vedo sinceramente cosa c'entri l'esempio delle veline o dei calciatori con l'aborto, mi sembra il solito vecchio discorso del "sia stava meglio quando si stava peggio", discorso che non mi ha mai convinto e continua a non convincermi, non credo nelle "età dell'oro" e nei "paradisi perduti" del passato. Se mi guardo indietro, vedo una società dove le violenze domestiche erano considerate "normali" e dove l'incesto e gli abusi erano pratica comuni nelle tanto "amate" famiglie patriarcali e dove tutto questo veniva oscurato da un velo spesso di omertà che purtroppo in alcune realtà esiste ancora oggi, quindi il degrado morale della società moderna è anch'esso argomento molto opinabile e soprattutto totalmente slegato dal tema serio di cui si parla, che andrebbe, come dici bene tu, affrontato senza paraocchi.
    L'ultima parte del tuo discorso, invece, è interessante: un cattolico non abortisce, nè legalmente, nè clandestinamente, quindi a maggior ragione non vedo perchè le gerarchie vaticane si accaniscano così tanto contro la legge che regola le interruzioni di gravidanza che non è rivolta ai cattolici, ma ai cittadini di uno stato laico.

  16. utente anonimo

    Confermo che non voglio discutere sull'aborto, perchè partiamo da convinzioni troppo differenti. Chi, cattolico o meno, è contro l'aborto, è convinto che il feto che si sopprime sia già una vita (ed è innocente perchè non ha chiesto lui di esser messo al mondo, non ha obbligato nessuno ad avere rapporti e poi a non assumersene le conseguenze, non ha contribuito a creare una società senza tutele, e potrei continuare ancora); chi invece sostiene la legittimità dell'interruzione della gravidanza, parte dall'assunto opposto, e cioè che ciò che non è nato, non esiste. Quindi, ogni discussione è inutile. Però non capisco le finte ingenuità, come quella di continuare a sostenere che la legge sull'aborto vale anche per chi non è credente, e chi è credente non la utilizza. Ma che discorso è? Chi è contro l'aborto vuole tutelare la vita nascente, casomai è chi è per l'aborto che vuole imporre la soppressione a chi non può decidere e non può difendersi (anzi, per la verità cerca di farlo, durante l'intervento il feto si dimena e cerca di allontanare gli strumenti chirurgici, ma è una lotta vana, altro che formiche!). Detto questo, torno al modello di società, che secondo il mio punto di vista è fondamentale, ma qui nessuno ha mai deto che "era meglio quando si stava peggio". Io dico che il progresso va utilizzato per diventare più bravi a risolvere i problemi, e non a crearne di nuovi. Se alla Tv una 14enne guarda estasiata la protagonista della soap opera che passa disinvoltamente da un letto all'altro e con questo sistema diventa pure una donna in carriera piena di soldi; se si organizzano decine trasmissioni per parlare del fenomeno Costantino o per esaltare format idioti come L'isola dei famosi o Il Grande fratello, io credo che poi gli effetti sulla vita quotidiana delle persone più deboli e indifese sono automatici. Io penso che sia giusto assumersi la responsabilità degli errori, soprattutto per evitare di commetterne altri; c'è chi pensa, viceversa, che "eliminare" il problema risolva tutto. Francamente, credo che non sia così.
    Crescenzo

  17. Leslie

    Su una cosa hai ragione: partiamo da due visioni della vita troppo diverse. Continuo a non capire cosa c'entri un problema serio come l'aborto con quello che trasmettono in tv e che, se devo essere sincera, seguo assai poco. Mi chiedo quali nuovi problemi si siano creati con la legge sull'aborto, dato che l'aborto c'era già prima, e costava la VITA a molte donne, ma su questo tu non hai speso una parola. Io ho le mie prospettive, ed esse sono: rafforzare le campagne d’informazione e prevenzione delle gravidanze indesiderate attraverso la diffusione della pillola e del preservativo, adoperarsi per pubblicizzare e incentivare l'uso di nuovi metodi contraccettivi di tipo ormonale e investe un bel po’ di denaro in campagne pubblicitarie per diffonderli il più possibile, promuovere corsi di educazione sessuale nelle scuole, rendere più semplice il ricorso alla pillola del giorno dopo, favorire seriamente l’integrazione delle donne straniere, che sono quelle che conoscono ancora troppo poco i metodi contraccettivi e abortiscono più frequentemente e promuovere la loro emancipazione e consapevolezza sessuale e riproduttiva. Questi sono modi pragmatici di affrontare il problema, tenendo presente che c'è sempre un margine di errore per cui può verificarsi una gravidanza indesiderata ed allora è solo la donna che può decidere. Perchè non dimentichiamo mai che l'atto irresponsabile è fatto da DUE persone, un ragazzo e una ragazza, ma le conseguenze fisiche sono tutte della ragazza ed è solo lei che può scegliere. Rispetto la tua posizione, ovvero che la vita individuale inizia dal concepimento, ma si tratta di una posizione personale che fa parte di una visione del mondo che non può essere imposta a tutti. Tantomeno per legge.

  18. Tisbe

    x Crescenzo Sui modelli deleteri sono d'accordo con te, però convengo con Leslie che il marciume c'era anche prima, solo che veniva occultato. Prima erano all'ordine del giorno i casi di infanticidio (mia nonna mi raccontava sempre dei piccoli scheletri che di tanto in tanto riemergevano dai terreni…altrocchè e molte volte erano figli di rapporti incestuosi). E' questo che mi infastidisce del cattolicesimo: prendere a modello una società ipocrita, perché di ipocrisia si tratta. La Chiesa stessa è il simbolo dell'ipocrisia. Per il resto ho visto Repubblica di oggi e nella sezione Cultura c'è un bellissimo articolo che dice una sacrosanta verità: i maschi non vogliono l'aborto perché in questo modo perderebbero il controllo del corpo femminile (ed anche con il crollo del mito della verginità) E' la donna padrona del proprio corpo, così come il maschio è padrone del suo e nessuno si è mai sognato di contestarlo. Il feto, vita sì o vita no, è una questione marginale nel problema ABORTO

  19. utente anonimo

    Intanto non è vero che no ho speso una parola per gli aborti clandestini. Ho detto che sono tali e quali a quelli legali, cioè un omicidio, almeno dal mio punto di vista. Il fatto poi che oggia sia più sicuro abortire, non può modificare la convinzione dell'illeicità dell'intervento. Continuo a sottolineare il fatto che, per nessun cattolico che davvero crede nei valori del Vangelo, può approvare infanticidi o altro, quindi continuare a insistere su questa strada è errato. Infien inviterei a distinguere tra uomini di chiesa e Chiesa, tra ritualità e fede, tra appartenenza e testimonianza dei valori. La Chiesa si affida agli uomini, che spesso sbagliano, come tutti. Come tutte quelle campagne di informazione che puntano, ancora una volta, su un modello di vita che prima rassicura un adolescent, e poi lo abbandoa al suo dramma. ripeto: il problema non si estingue con la soppresione del feto.
    Crescenzo

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