Apologia del razzismo e libertà dei blogger

 

In questi giorni non ho avuto molto tempo per aggiornare il blog un pò per pigrizia, un pò per impegni. Girovagando nella blogosfera mi sono imbattuta in un blog contro l’immigrazione. Sono rimasta impressionata per la grafica aggressiva e per tutto il materiale pubblicato: una sorta di apologia del razzismo. Personalmente non riuscirò mai a capire come si possa istigare all’odio razziale, alla xenofobia e all’intolleranza culturale. Tutti i blogger pretendono di poter esporre liberamente le proprie idee senza essere soggetti a censura, io prima di tutti, ma a tutto c’è un limite. Non dovrebbe essere lecito calpestare la dignità di chi non è nemmeno in condizioni di difendersi. Visitate questo BLOG e lasciatemi un commento, vorrei capire se sono io ad essere esagerata nel giudizio!

20 commenti su “

  1. utente anonimo

    Stefano Serafini

    26/10/2005

    Dispiace (ma non sorprende) che nell’interessante inserto culturale della domenica de Il Sole 24 Ore, lo scorso 16 ottobre, abbia trovato spazio un articolo sciatto e volgare dal titolo «All’antievoluzionista fate la prova dell’antibiotico» di tale Roberto Casati.

    Il testo consuona a una recente serie di iniziative, conferenze e articoli di media nazionali, in gran parte tesi a contraddire se stessi: cioè a negare che esista financo la questione di un dibattito fra evoluzionismo e antievoluzionismo.

    Ma allora perché mai tanto chiasso, addirittura l’ultima copertina de Le Scienze dedicata all’antievoluzionisimo («I nuovi nemici di Darwin»), interviste alla radio e in TV (Mizar, La Macchina del tempo), articoli di giornali (Il Foglio, La Repubblica), incontri e conferenze?

    E perché, ad esempio, riunire una serie di scienziati evoluzionisti a parlare sul tema «Chi ha paura di Darwin?» presso un noto collegio?

    E perché mai normalizzare ampiamente, nel corso del Novembre Stensoniano, insegnanti e studenti sulla dottrina darwiniana, con una puntata nel pensiero di Teilhard de Chardin (gesuita teo-evoluzionista implicato nella truffa dell’uomo di Piltdown), gabellandola per una serie di incontri su «Evoluzionismo e anti–evoluzionismo»?

    Naturalmente, a nessuno di questi incontri è stato invitato a parlare un solo rappresentante del pensiero critico nei confronti della dottrina mainstream, fosse il primo fra essi, il genetista Giuseppe Sermonti del quale è stato appena tradotto in inglese il bestseller «Dimenticare Darwin», o il paleoantropologo Roberto Fondi, o il biologo Marcello Barbieri, o l’immunofarmacologo Giovanni Monastra, per citare solo i più noti nomi italiani.

    L’unica relativa eccezione alla compagine degli invitati presso l’Istituto Stensen risulta l’epistemologo Evandro Agazzi, il quale speriamo apporterà il contributo di una goccia di dubbio a riguardo della «somma verità».

    Sulla stessa linea, dunque, l’articolo di Casati, il quale appunto sostiene: «ma c’è davvero un tale dibattito? Nessuno lo pensa veramente, e correttamente gli organizzatori del ‘Festival delle Scienza’ di Genova non hanno dato spazio a una legittimazione che sembra più un fatto mediatico…», ecc.

    Già, legittimazione.

    Lo sapevate voi, che per dibattere di qualcosa non contano le competenze, i titoli accademici, la capacità di ragionare, ma occorre essere «legittimati»?

    A parte il fatto che la scorsa edizione del «Festival delle Scienze» vide l’astronoma Margherita Hack, con altri amici del CICAP, fondare come se fosse la cosa più naturale (e scientifica) del mondo un’associazione degli «scienziati atei e agnostici», il cui organo di stampa s’intitolava: «Darwin».

    Verosimilmente la cosa non ha avuto un grande successo, e quest’anno si è preferito non replicare.

    Ma entriamo nello specifico del lavoro di Casati il quale, dopo aver spiegato la necessità del ciclo completo di cure antibiotiche, per non lasciare nell’organismo ceppi di batteri resi più resistenti da un trattamento interrotto, lancia una sfida a chi non si sottomette alla fede in Darwin.

    Egli scrive: «se non accetti la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, consiglia a tutti di non fare cicli completi di antibiotici, e non farne tu stesso. Ma consiglialo veramente, in pubblico, per iscritto, davanti a un notaio, davanti alle telecamere, fallo mettere a verbale; senza di che, non penso che tu creda veramente a quello che stai dicendo, e il ‘dibattito’ non può nemmeno incominciare».

    L’augurio, insomma, è che gli antievoluzionisti, i quali non possono dibattere poiché il dibattito non esiste, almeno muoiano di influenza.

    Mi domando: quella di Casati, che presenta la progressiva distruzione dei ceppi batterici ad opera dell’antibiotico come un esempio della selezione naturale, è mera, crassa ignoranza, o cattiva fede?

    E’ ben noto infatti che la resistenza all’antibiotico dei batteri non dipende da una mutazione genetica casuale, come vorrebbe far credere l’articolista appigliandosi al fatto che «le popolazioni in gioco sono enormi, e tali modificazioni sono relativamente frequenti».

    Ad esempio per la penicillina, il batterio diventa ad essa resistente grazie alla produzione della penicillasi, un enzima che la distrugge.

    Come potrebbe una variazione genetica casuale trasformare senza falla il nostro batterio sotto attacco sì da fargli produrre addirittura un nuovo enzima, e così perfettamente specifico e ben funzionante?

    La forza meravigliosa del caso, unita alle decine di migliaia di generazioni batteriche semplicemente non lo fa, perché non può e non ne ha bisogno.

    La penicillasi infatti già c’è, bell’e pronta, in alcuni individui sopravvissuti ai primi attacchi.

    Senza scomodare geni, caso e necessità, il nostro antibiotico ha incontrato una proprietà già presente nella colonia.

    Non ha prodotto dunque nulla di nuovo (anzi, ha eliminato molte altre proprietà della colonia insieme agli individui cancellati), e mutazioni ed evoluzione c’entrano come il due di picche.

    In effetti la scoperta, nel 1986, dei cadaveri di alcuni marinai conservati nel ghiaccio che aveva rappresentato la fine sfortunata di una spedizione polare del 1845, rivelò che i batteri presenti nel loro intestino erano già resistenti ad antibiotici da prodursi un secolo dopo.

    Ancora più interessante è osservare da dove provenga al batterio resistente il suo mirabile antidoto naturale: da altri batteri che ne dispongono.

    Grazie a una vera e propria «infezione» da plasmidi, cioè quelle particelle contenenti materiale ereditario extracromosomico, che troviamo nel citoplasma di numerosi batteri, e che gli ingegneri genetici utilizzano come vettori di clonazione.

    Tra l’altro sarebbe questa una buona ragione per evitare l’abuso odierno degli antibiotici nel ciclo alimentare come nell’uso umano.

    E’ come se a un certo punto, sotto la valanga velenosa dell’antibiotico, la colonia riprogrammasse la produzione delle proprie difese naturali, «importandone» addirittura lo stampo da altre popolazioni presenti nell’organismo ospite.

    Già negli anni ’70 era noto il plasmide denominato RTF (Resistance Transfer Factor), capace di trasportare contemporaneamente la resistenza a numerosi antibiotici da una colonia batterica a un’altra.

    Come ciò avvenga è fonte di stupore e oggetto di ricerca.

    Ma non parlate di caso cieco, selezione onnipotente e altre spiritose corbellerie.

    Stefano Serafini

    da http://italy.indymedia.org/forum/viewtopic.php?p=318669#318669

  2. utente anonimo

    Altro che Vaticano, i veri paradisi fiscali sono quelli sindacali

    Titolo dell’Unità: «Miracoli di governo, abolita l’Ici alla Chiesa». Romano Prodi parla di una mossa dettata da «un’affannosa ricerca di voti» da parte della maggioranza. Quello che però nessuno a sinistra sembra avere il coraggio di dire è che parroci, vescovi e cardinali sono solo gli ultimi arrivati (in tutti i sensi) dopo gli uomini della Cgil e i loro colleghi delle altre organizzazioni sindacali…

    Titolo del Manifesto: «Paradiso fiscale. Con un blitz il senato approva una norma che esenta la chiesa cattolica dal pagamento dell’Ici». Titolo dell’Unità: «Miracoli di governo, abolita l’Ici alla Chiesa» . Romano Prodi parla di una mossa dettata da «un’affannosa ricerca di voti » da parte della maggioranza. Quello che però nessuno a sinistra sembra avere il coraggio di dire è che la Chiesa non è sola nel paradiso fiscale di cui parla il Manifesto, né è la prima ad arrivarci. Parroci, vescovi e cardinali, per i quali la norma è valida in realtà già dal 1992, sono solo gli ultimi arrivati (in tutti i sensi) dopo gli uomini della Cgil e i loro colleghi delle altre organizzazioni sindacali, che proprio in quel paradiso hanno trovato il modo di ingrassare i loro bilanci non certificati.

    SEDI GRATIS, SENZA TASSE

    Tutti i principali sindacati italiani hanno ottenuto gratis le loro sedi, “ereditandole” dai sindacati fascisti. La legge n. 902 del 18 novembre 1977 attribuì infatti i patrimoni delle organizzazioni sindacali fasciste alle più importanti confederazioni sindacali e associazioni d’impresa. Per i sindacati dei lavoratori gli immobili furono assegnati a Cgil, Cisl, Uil, Cisnal e Cida ( la confederazione dei dirigenti d’azienda). Per le organizzazioni degli imprenditori il lungo elenco comprende, tra le altre, Confindustria, Confartigianato, Confcooperative, Confagricoltori, Coldiretti e Lega Coop. La stessa legge stabilì che questi trasferimenti di proprietà ai sindacati “democratici” dovevano essere «esenti dal pagamento di qualsiasi tassa o imposta» . La norma, per inciso, crea a tutt’oggi un’enorme disparità tra i sindacati beneficiati e quelli nati dopo il 1977, come Unionquadri, che gli immobili se li sono dovuti comprare o prendere in affitto.

    PENSIONI MOLTO FACILI

    Due leggi molto particolari consentono poi ai sindacalisti di farsi un’ottima pensione. A costo bassissimo per il sindacato, ma a costo elevato per le casse dell’Inps. La prima leggina risale al 1974 e prende il nome da Giovanni Mosca, deputato socialista, in precedenza leader della Cgil. Una semplice dichiarazione del rappresentante nazionale del sindacato o del partito ( la norma riguardava anche i partiti politici) ha permesso di riscattare, al costo dei soli contributi figurativi, interi decenni di attività, a partire dagli anni Cinquanta. Di proroga in proroga ( l’ultima è scaduta nel 1980), alla fine la leggina che doveva sanare poche centinaia di casi è servita a quasi 40mila lavoratori ( o presunti tali) di sindacati e partiti. Tra loro: Armando Cossutta, Achille Occhetto, Giorgio Napolitano, Sergio D’Antoni, Pietro Larizza, Franco Marini, Ottaviano Del Turco, la scomparsa Nilde Iotti. Pci e Cgil in prima fila: 8mila i funzionari regolarizzati dal partito comunista, 10mila quelli sanati dal sindacato “cugino”. Costo complessivo per l’Inps: attorno ai 10 miliardi di euro. Nessuno a sinistra gridò allo scandalo. Neanche dopo, quando le inchieste della magistratura portarono alla luce, tanto per dire, casi di funzionari che avevano dichiarato di aver iniziato a lavorare sin dalla tenera età di cinque anni. Un’altra leggina, stavolta voluta dall’Ulivo ( decreto n. 564 del 16 settembre 1996), firmata dall’allora ministro del Lavoro Tiziano Treu, vicino alla Cisl, prevede che i sindacalisti in aspettativa possano godere di un ulteriore versamento da parte del sindacato, che si va a sommare ai normali contributi figurativi a carico dell’Inps. Garantendo così, di fatto, una pensione doppia. Identico privilegio è previsto per i sindacalisti distaccati. Questo regime speciale oggi è concesso a circa 1.800 sindacalisti, dei quali ben 1.300 fanno capo alla Cgil.

    PIOGGIA DI SOLDI SUI CAF

    I soldi pubblici arrivano ai sindacati per molte vie. Una legge del 1991 dà alle sigle presenti nel Cnel, oppure delle quali il ministro delle Finanze abbia riconosciuto la rilevanza nazionale, il potere di creare uno o più centri di assistenza fiscale. Ai Caf possono rivolgersi i lavoratori dipendenti e i pensionati che cercano aiuto per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Spetta ai Caf anche la certificazione delle dichiarazioni ai fini del “riccometro”. Per ognuna di queste operazioni i Caf ricevono un compenso. Per la compilazione e l’invio telematico dei modelli 730 dei lavoratori dipendenti, ad esempio, che un decreto del 1998 ha concesso in esclusiva ai Caf ( monopolio di cui il Parlamento a breve dovrebbe sancire la fine), il compenso del ministero delle Finanze ammonta a 15,12 euro per pratica. La cifra arriva a 29,74 euro in caso di dichiarazione congiunta ( vale la pena di ricordare che il compenso dovuto ai commercialisti per la stessa operazione è pari ad appena 50 centesimi). Cifre analoghe i sindacati incassano dall’Inps per ogni dichiarazione dei redditi dei pensionati e certificazione ai fini del “riccometro” compilata. In tutto, il mercato gestito dai Caf vale 330 milioni di euro l’anno. Di questa cifra, il 25% finisce alla Cgil, il 19% alla Cisl, il 7% alla Uil e il resto alle altre sigle.

    LA TORTA DEI PATRONATI

    Altri soldi pubblici arrivano ai sindacati tramite i patronati, che prestano assistenza ai cittadini nei rapporti con gli enti previdenziali. Ogni grande sindacato ha il suo patronato: la Cgil ha l’Inca, la Cisl ha l’Inas e la Uil ha l’Ital. Tutti hanno le loro sedi all’interno degli stessi istituti di previdenza, con un bel risparmio sui costi di gestione. Un meccanismo automatico introdotto da una leggina ad hoc varata alla fine della scorsa legislatura ( n. 152 del 30 marzo 2001) assegna ai patronati lo 0,226% dei contributi obbligatori incassati da Inps, Inpdap e Inail. In tutto fanno circa 310 milioni di euro l’anno, dei quali il 28% finiscono all’Inca- Cgil, il 20% all’Inas- Cisl, il 15% alle Acli, il 6% all’Ital- Uil. Cifre che si vanno a sommare ai 260 milioni di euro che ogni anno la pubblica amministrazione spende per garantire i distacchi sindacali dei dipendenti statali e ai 600 milioni di euro (stima prudenziale dei promotori del referendum del 2000) che i sindacati sottraggono a lavoratori dipendenti e pensionati tramite le trattenute automatiche delle quote associative in busta paga. Conto al quale si dovrebbero aggiungere i generosi finanziamenti che lo Stato italiano e l’Unione Europea elargiscono ai sindacati per l’organizzazione di corsi di formazione professionale dalla dubbia utilità. Lo ammise lo stesso Antonio Bassolino, all’epoca ministro del Lavoro, nel 1998, riconoscendo che questi corsi sono «più un modo per mantenere il lavoro dei formatori che per favorire quello dei lavoratori » .

    di Fausto Carioti

    Libero 7 ottobre 05

  3. zonasedna

    beh, mi sembra un eccezionale esempio di libertà dei blogger, quello di questo post. tu scrivi una cosa e gli altri, liberamente, scrivono un po' di quel cazzo che gli pare. 🙂

    per il resto, il blog che segnali e' uno dei tanti. per fortuna hanno pochissimi lettori, ma insomma… a parer mio meglio che scrivano liberamente piuttosto che lo facciano di nascosto, che cosi' sarebbero piu' pericolosi!

    Zs

  4. utente anonimo

    Ragazzini stupidi nulla di più. Se lo fanno a Roma, i grandi, i padani alla borghezio o il dentista di cui ho rimosso il nome perchè è osceno, perchè non potrebbero farlo gli adolescenti che giocano al piccolo fornaio crematorio.
    Io non sto neppure a perder tempo con idioti del genere.

  5. Tisbe

    Per l'anonimo dei due post precedenti: gradirei la tua firma e non quella dei presunti autori degli articoli. Parla con parole tue. Inoltre io ho pubblicato, su questo blog, una secca una smentita sul caso Ici. E credo di essere stata molto corretta, come è nel mio modo di essere
    X Antares: capisco la tua posizione e posso condividerla, io non andrò più su quel sito perché mi sento male. Vengo assalita dall'angoscia. Ad Amsterdam sono morti in 11 bruciati vivi nel centro detenzione dell'aeroporto. Ecco perché io temo quel modo di esprimersi.

  6. utente anonimo

    Cara Tisbe, si andare a leggere quelle cose fa veramente accapponnare la pelle ma non credo che la soluzione migliore sia censurare, perche’ come ha detto qualcuno prima di me meglio conoscere che esistano nel mondo del blog e non solo certe idee e certi modo di pensare perche’ solo con la conoscenza certi modi di pensare possono essere contrastati. Anzi ti diro’ di piu’ ogni tanto andro’ a vedere quello che scrivono per poi magare scrivere dei post che di segno contrario, questo secondo me e’ il modo giusto di contrastare il razzismo, la violenza, l’intolleranza .. buona giornata

  7. utente anonimo

    Un altro suggerimento Tisbe .. non lasciare commenti su siti del genere non vale la pena e magari rischi poi di ricevere commenti com i primi due di questi post … magari scrivi un bel post contro quello che dicono .. questo e' meglio .. ariciao

  8. Bisqui

    Buongiorno,
    Bè che devo dire? Già il disegno iniziale parla da solo!
    Quella gente si fa male da sola, quando mi capitano, io sorvolo è inutile parlare con chi non capisce.

  9. ruckert

    La libertà di manifestazione del pensiero è alla base della democrazia. Ma la democrazia è fatta di tanti diritti che si bilanciano e relativizzano vicendevolmente. Il blog che evidenzi a mio parere rappresenta una forma di manifestazione del pensiero non tutelabile, in quanto i contenuti espressi ledono la dignità di altri diritti. Il limite di un diritto è contenuto nella convivenza dei diritti.
    Ciao

  10. dozzo

    mi era già capitato di vedere quel blog. e lo trovo deviante al massimo

    però quel cartello del negrone che rapisce la bionda con scritto sotto DIFENDILA mi ha strappato un sorriso.

    mi sembra di vedere le ragazzine che tempestano il diario di cuoricini, foto dei loro idoli televisivi, piccoli pensieri.

    ma nel caso di queste altre teste di cazzo xenofobe i problemi sono quando gli odi escono dal diario.

  11. dozzo

    per certi versi non capisco come sia possibile tollerare manifestazioni neonaziste.

    mi sembra un paradosso in un paese democratico permettere che esistano dei movimenti per natura incitanti all'odio
    ed all'intolleranza

  12. Landofnowhere

    beh è un blog interessante, credo.
    proprio perché sono tesi, le sue, a mio parere prive di senso… e soprattutto moralmente orrende, vale la pena cercare di capire cosa ci sia dietro….. anche se poi non si riesce quasi a trattenersi dal ridere.
    e poi basta leggere i suoi riferimenti alla religione per capire cosa sia il fondamentalismo o per lo meno il fanatismo religioso,…. argomento che credo diverrà primario d'ora in poi, grazie al "pastore tedesco".

    Bye
    ciao

  13. Leslie

    Scusa Tisbe se vado Ot anche io, ma non vedo cosa ci fosse da smentire sull'Ici, dato che la concorrenza sleale ai danni dei cittadini rimane perfettamente in piedi, checchè ne dicano. Non te lo scrissi allora per non sembrare polemica o puntigliosa, ma quella "smentita" pubblicata da te altro non era che la dichiarazione di un parlamentare Ds alla quale se ne potevano contrapporre altre di segno opposto, peraltro di esponenti dello stesso partito.

  14. Tisbe

    La smentita riguardava solo il fatto che fosse un'operazione vecchia e non attribuibile in particolare a questo governo…per il resto sono d'accordo con te, nel senso che i prelati devono pagare come tutti i cittadini, a meno che non si tratti di beneficenza. Ciao

  15. utente anonimo

    Ciao Tisbe, ho appena visitato quel blog e sono rimasto impressionato, nonostante io sia consapevole che la stupidità umana non ha limiti. Si tratta di apologia di fascismo in piena regola, per questo quel sito dovrebbe essere chiuso. La libertà di parola, quando oltrepassa il limite e diventa insulto nei confronti dei morti, un inno al razzismo e un pessimo esempio che moltli giovani (e meno giovani) scemi rischiano di seguire, perde il proprio significato intrinseco: quella di aiutare la gente a parlare e a migliorarsi. Le forze dell'ordine dovrebbero chiudere quei siti ed persorrere vie giudiziarie nei confronti di chi li gestsce. Un abbraccio a te e un bacio alla tua bambina.

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