Si predica bene e si razzola male, le incongruenze del giornalismo irpino

Da tempo ricevo la newsletter di agendaonline, solitamente con grande piacere. Questa volta, però, un’intervista rilasciata da un personaggio del mondo giornalistico con il quale ho avuto il dispiacere di avere a che fare mi ha lasciata di stucco. Eccola di seguito: «Il dato più allarmante è sicuramente quello dell’emigrazione dei cervelli di questa terra. L’andare via dei giovani è la più logica conseguenza della totale assenza di incentivi all’occupazione. Avellino è una delle poche città italiane in cui la figura del giornalista, tra i cittadini, ha scarsa considerazione. Ci vuole una selezione, non è possibile che chiunque acceda alla professione senza un’adeguata formazione e senza sottoporsi mai a corsi di aggiornamento».  Alfredo Picariello

Belle parole, non c’è che dire! ma chi è questo Picariello che si permette di dare lezioni di giornalismo a gogo? è forse in grado di poterlo fare, o non è vero che rappresenta pienamente il prodotto della pessima scuola di giornalismo attiva da tempo in Irpinia. Parla di corsi di aggiornamento, certo ammesso che sia il primo a sottoporsi, ma dubito che abbia mai letto le regole della professione sancite dall’Ordine dei Giornalisti Italiani.

E veniamo alle regole che in prima persona Picariello non ha rispettato (perché ignora, o per cattiva fede, o per una pessima scuola giornalistica). 1) Lui è il direttore editoriale di Tabloid e si firma i pezzi, ignorando che esiste una norma ben precisa sancita dal Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti: Il direttore editoriale non può diventare collaboratore del suo giornale. Conflitto con la figura del direttore responsabile[…] è indubbio che la presenza dell’uomo dell’editore in redazione crea squilibri e potenziali conflitti e diarchie  che non giovano alla serenità della vita redazionale e al rispetto del ruolo del direttore (esiste un precedente giuridico). 2) All’interno della redazione permette che persone prive di esperienze e senza l’iscrizione all’albo diano direttive a pubblicisti regolarmente iscritti, anche in questo caso c’è un precedente giuridico. Un direttore ha dovuto pagare i danni ai pubblicisti che avevano subito l’onta di ricevere ordini e di essere scavalcati all’interno della redazione da personale non competente e privo di specializzazioni. 3) Permette che pubbliciste e giornaliste facciano le pubblicitarie, cioè vendano copie del giornale altrimenti non è permessa la pubblicazione dell’articolo. Anche in questo caso la procedura è illegale, infatti, una norma dell’Ordine recita così: Il Consiglio ha ribadito il principio secondo il quale i giornalisti non possono utilizzare la credibilità acquistata con l’attività professionale per proporsi come mediatori di interessi commerciali altrui, minando la fiducia tra la stampa e il lettore. E mi fermo qui.

Ha ragione Picariello, ci vuole una selezione, e un controllo nelle redazioni irpine, soprattutto nella sua.

15 commenti su “

  1. FataVolante

    mh…è facile scrivere sui giornali!cmq concordo pienamente con te su qsto aspetto…è necessario fare una selezione e nn scrivere stronzate sl x vendere!nn sn giornalista,ma i giornali li leggo…di qualunque tipo….riviste,quotidiani,mensili…e devo dire ke molto spesso la qualià è sotto zero!!!!cmq dopo qsta mia espressio ne di idee ti invito a fare un salto nel mio bloggino…un baciotto

  2. Tisbe

    @ Crescenzo: io non sopporto l'ipocrisia! con il criterio che ha utilizzato il primo ad essere fuori sarebbe lui. Lui, infatti, è il prodotto di quel qualunquismo giornalistico irpino figlio della vecchia scuola…nepotismo, lecchinaggio dei potentati politici locali e chi più ne ha più ne metta…non si può affermare una cosa e poi fare l'esatto contrario

  3. utente anonimo

    Cara collega, che dire! Concordo in pieno con te e lo sai benissimo. Per scelta mi sono defilata da un sistema, quello dell'informazione locale, che proprio non va… E di quella decisione non mi pento. In Irpinia ci sono alcune belle penne, è innegabile, ma tutto il resto lascia fortemente a desiderare… C'è gente che scrive da due settimane e dice di volere lavorare per il MESSAGGERO! Questa è una delle tante che ricordo di aver ascoltato…
    E' dal 1997 che scrivo (escludendo il giornalino del liceo). Prima una radio avellinese, poi un trimestrale napoletano di cultura, un quotidiano provinciale, un mensile di attualità, un settimanale scadente, infine un quotidiano regionale… E a chi mi chiede che faccio nella vita, rispondo laureanda in giurisprudenza.
    SI E' GIORNALISTA, NON SI FA IL GIORNALISTA. Io lo sono, ma non lo faccio per scelta. Dopo anni di onorata gavetta, posso affermare con un certo grado di esattezza che l'esperienza maturata quotidianamente sul campo, quello vero (non della collaborazione occasionale), ti forma innanzitutto come persona.
    Il giornalista dovrebbe essere ogni giorno un individuo migliore.
    Guardandomi intorno, leggendo i giornali o seguendo i tg, lasciate che qualche dubbio continui ad assalirmi…
    TVTTB!
    Carmen

  4. MindPrison

    Giornalismo irpino?? E cos'è?

    Ho passato diversi anni della mia vita a scrivere per i giornali locali ed ho accumulato parecchia esperienza nel campo. Il giornalismo locale è praticamente scandaloso; i punti che hai sapientemente espresso rappresentano però solo la punta dell'iceberg dello scandalo che circonda l'editoria irpina. In primis (ma anche in secundis ed in terzis) vorrei focalizzare l'attenzione sull'ingerenza politica, facendo anche qualche nome. Al di là dei soliti De Mita e Mancino, la cui influenza è nota ormai ai più, vorrei ricordare i cospicui versamenti alle 2 testate principali avellinesi (OttoPagine e Corriere) sciorinati dall'Ass. Iermano, rispettivamente di 35.000 e 20.000 euro. Ora, quale dei due giornali scriverà, ad esempio, che Iermano, che oltre ad essere assessore è anche vice-presidente delle Acli, ha concesso la struttura del carcere borbonico per la festa dell'associazione cattolica, dopo averla negata a rifondazione per la festa di liberazione? "Non si possono svolgere feste di natura politica nel carcere borbonico" aveva affermato qualche settimana prima… e le acli cosa sono??? Naturalmente la risposta alla domanda è: nessuno dei due! E l'elenco delle magagne non finisce certo quì, ci sarebbe da raccontare ancora tanto. In secondo luogo, la gestione "ad capocchiam" delle testate giornalistiche. Quando scrivevo (avevo una rubrica di musica), oltre ad occuparmi dei pezzi (5), mi occupavo delle foto, della grafica, dell'impaginazione, tutte mansionio che hanno uno o più addetti specifici in redazioni giornalistiche che abbiano la dignità di essere definite tali. E poi articoli usciti settimane dopo la loro programmazione (e non corretti), articoli frutto di faticose ricerche cestinati per questioni di spazio (magari le solite "bagattelle" politiche di nessun rilievo, se non di stampo pubblicitario-propagandistico), scempi disumani dell'amministrazione passati completamente inosservati, brani o recensioni scritti da laureati iscritti all'albo e corretti (rettifico, smontati) da 19enni liceali incompetenti. Redazioni composte per il 90% da volontari, impreparati e non pagati, ignoranza spesso canina dei direttori, editori impastati con i politicanti più beceri che dettano la conduzione inopinabile del giornale, criminali sodalizi tra stampa e tv locali (altro scandaloso mondo di giornalismo fai da te)…

    Occorre continuare??
    Vogliamo parlare dei contratti??

    Vergogna vergogna vergogna. Il giornalismo è lo specchio della società avellinese. Rozza, pappona, venduta, vergognosamente silente, approssimata, arronzona, inutile e scadente. E questi, vi assicuro, sono i lati migliori.

    Dott. Angelo Marra
    Iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti
    Collaboratore con più di 10 riviste locali, nazionali ed on-line

    DISOCCUPATO.

  5. Tisbe

    Grazie Angelo…per la tua testimonianza…se qualcun altro volesse aggiungere la sua è ben accetto…il mio blog è il mondo della libertà…

  6. utente anonimo

    I problemi del giornalismo irpino sono più o meno gli stessi di altre realtà, della stessa realtà nazionale. Le critiche di Tina, di Carmen e di Angelo sono tutte più o meno giuste, ma il sistema è questo ed occorre farsene una ragione. Per me l'esperienza in un giornale (parlo del Corriere di G.Festa) è stata importante e positiva. Il mestiere che oggi faccio si nutre anche delle tante cose imparate in quella redazione. Non che non abbia avuto i miei confronti, per carità. Ma se è vero che una volta chiudemmo la redazione di Pratola per tre giorni a seguito della "censura" di un articolo, è altrettanto vero che il Direttore non fece una piega di fronte alla telefonata del capo ufficio stampa della Fiat (parlo di quella torinese, la casa madre) che si lamentava del forte contenuto critico dei miei pezzi sugli scioperi alla Fma. Anzi: disse al potente uomo Fiat di rivolgersi direttamente al redattore (cioè a me): un modo per attestarmi fiducia ma anche per mettere alla prova la mia capacità di resistere ad una sirena così potente. Ognuno di noi ha maturato le sue esperienze (io preferisco dimenticare buona parte della mia collaborazione ad un quotidiano per fortuna oggi scomparso), ed è giusto che esprima oggi un'opinione sulla base di ciò che ha vissuto.
    Crescenzo

  7. Tisbe

    Caro Crescenzo, non è vero che altrove si ripete la stessa situazione dlel'Irpinia. Qui siamo veramente messi male. Io posso portarti a testimonianza l'esperienza di Paola Altamura. Lei attualmente si trova in Emilia Romagna eti assicuro che sta facendo un carrierone, cosa che non avrebbe mai potuto qui! Collabora con il Resto del Carlino, ha un ufficio stampa molto attivo ed è direttore responsabile di HallCasting…scusa se è poco…qui, a PiazzaLibertà era trattata come una schiava, a volte riempiva più di Quattro pagine (quelle lenzuolo) e…suo padre stava morendo! no comment! io ho avuto anche dei contrasti con lei, ma considerandomi una persona equa la ricordo con piacere e nostalgia perché in quella redazione era tra le poche dotate di grande umanità…era tra le poche che prendeva in considerazione la mia vita privata e le difficoltà che dovevo affrontare quotidianamente per poter lavorare…Ti assicuro che l'Irpinia (il Sud) è la maglia nera di tutto.

  8. utente anonimo

    Mi fa molto piacere per Rossella. Ma teniamo presente il fatto che il Nord offre maggiori opportunità per dimostrare il proprio valore non solo nel campo del giornalismo.
    Crescenzo

  9. Tisbe

    @ Crescenzo: non si tratta di Rossella, ma della sorella, Paola … appunto, il nord offre maggiori opportunità, ma che facciamo? ce ne andiamo tutti e lasciamo questa terra in mano ai grandi vecchi del giornalismo e dei potentati politici che favoriscono solo lo status quo?

  10. utente anonimo

    Noi siamo qui; anzi, io al Nord avevo un lavoro stabile, al caldo e ben remunerato. Ho mollato tutto e ho ricominciato, qui. Perchè è questa la mia terra.
    Crescenzo

  11. utente anonimo

    Parlare di giornalismo, nel nostro misero sgabuzzino irpino, mi pare una operazione abbastanza ardua. Sono le solite beghe che qui, come altrove, non approdano a nulla. Noi che giornalisti non siamo, perdiamo tempo a cercare di capire questa realtà dai fogli locali. Non una inchiesta, non un approfondimento, non un tentativo di uscire dal banale copia-incolla di comunicati, agenzie e articolesse dei vari pornodivi della politica. Ho la sensazione (ma è una sensazione, eh!, per carità…) che qui esistono masse amorfe di articolisti allo sbaraglio, senza idee, senza coraggio ma con la cospicua mission di riempire pagine amorfe da vendere al chilo nei nostri angusti paesini. Non conosco il Picariello in argomento e non sono un lettore del suo notevole giornale, ma mi viene da spezzare una lancia in suo favore dicendo che poi, in fondo in fondo, il cd. giornalismo irpino non è che l'ennesima espressione dei nostri costumi così poco emendabili e dai quali tutto promana. Non potrà essere davvero questo giornalismo da pollaio a fare da pungolo alla classe politica locale della quale rispecchia per intero i molti vizi e la labili (eventuali) virtù. Con viva cordialità, gianni.

  12. Tisbe

    @ Gianni: Tutto ciò che hai scritto è condivisibile. Sei stato fortunato … e il soggetto in questione è l'esempio più calzante del degrado morale in cui versa l'ambiente giornalistico irpino (se tale può davvero definirsi) … io purtroppo non lo sono stata altrettanto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *