FRANCES

FRANCES

«Sono stata violentata da inservienti, morsa da topi e avvelenata con cibo guasto. Sono stata incatenata in celle imbottite, immobilizzata con camicie di forza e semiannegata in bagni ghiacciati».

 

     Un film del 1982, intitolato Frances, narra la tormentata storia della vita dell’attrice Frances Farmer, interpretata da Jessica Lange. È la storia della violenza selvaggia, brutale, gratuita e indelebile, a cui gli psichiatri sottoposero l’attrice più dotata del suo tempo.

 

     Frances Farmer era conosciuta dalle sue parti come “la ragazzaccia di West Seattle”. per la sua personalità impetuosa, ostinata, magnetica. Fu attrice teatrale e cinematografica di una bellezza folgorante, e la sua troppo breve carriera illuminò i set di Hollywood e di Broadway negli anni ‘30 e ‘40. Irrompendo come una cometa dalla costa settentrionale del Pacifico, fece il suo debutto cinematografico nel 1936 con il film Too Many Parents. Nei sei anni seguenti interpretò 18 film, 3 commedie di Broadway, 30 programmi radiofonici di prim’ordine e 7 produzioni teatrali in compagnie stabili. Il tutto all’età di 27 anni. Fu paragonata a Greta Garbo.

 

     Ma mentre la sua carriera professionale prosperava, la sua vita privata si disintegrava. Il fallimento del suo matrimonio con l’attore Leif Erickson, le difficoltà nelle altre numerose relazioni sentimentali, la pressione della sua carriera, furono fattori concomitanti che la spinsero a sviluppare dipendenza dall’amfetamina (benzedrina) che inizialmente le serviva per controllare il peso.

 

     Nel gennaio del 1943, la Farmer interpretò il film “No Escape”, un titolo ironico considerata la direzione che la sua vita avrebbe preso. Secondo un testimone, “poiché beveva molto e abusava di amfetamine che la rendevano ancora più incostante e testarda” fu coinvolta in una rissa e fu arrestata. La mattina dopo, il tribunale l’affidò alla custodia dello psichiatra Thomas H. Leonard, con cui l’attrice rifiutò di collaborare e che le diagnosticò una “psicosi maniaco depressiva probabilmente indizio di una definita demenza precoce”, una diagnosi “che in seguito fu liquidata come assurdità incomprensibile”. Ma il giorno dopo la Farmer fu trasferita al sanatorio per attori di La Crescenta.

 

     Nei sette anni che seguirono l’attrice rimase inesorabilmente invischiata nell’oscuro mondo dei trattamenti e dei soprusi psichiatrici, fu aggredita selvaggiamente con una serie di terapie violente che miravano a defraudarla della sua dignità e del suo talento.

 

     Nel sanatorio fu sottoposta allo shock insulinico, “una brutale tortura psichiatrica che toglie al corpo la sensibilità e provoca danni cerebrali estesi”. La Farmer reagì negativamente allo shock insulinico… e ne ricevette altri novanta. Non riusciva più a concentrarsi o a ricordare i dialoghi. Si rese conto che gli psichiatri stavano “distruggendo sistematicamente l’unica ancora di salvezza della sua vita: la fiducia nella propria creatività”.

 

La paura spinse la Farmer a fuggire, ma in marzo del 1944 sua madre firmò segretamente una denuncia contro di lei, e l’attrice fu nuovamente internata. Gli psichiatri dell’ospedale di Steilacoom, nello stato di Washington, iniziarono immediatamente una terapia intensiva a base di elettroshock, allo scopo di spezzare la sua volontà insolente e ribelle. Poiché questa cura non riuscì a trasformarla in una paziente modello, i medici fecero ricorso a un’altra terapia d’urto: la “idroterapia”. Questa pratica barbarica, oggi illegale, consisteva nel denudare il paziente e farlo immergere in una vasca piena d’acqua ghiacciata per sei-otto ore consecutive. Dopo molti altri mesi di tortura, la Farmer fu pubblicamente dichiarata “guarita”, una presunta “vittoria esemplare” per quello che allora era chiamato “movimento d’igiene mentale”. “Penso che questo caso dimostri che il comportamento antisociale può essere cambiato”, sentenziava lo psichiatra Donald Nicholson.

 

     Quando tornò a casa, la Farmer era terrorizzata dalla prospettiva di essere nuovamente internata e fuggì più volte, suscitando sempre l’attenzione della stampa. Spronati da notizie che sembravano pubblicizzare il loro fallimento, gli psichiatri si rivolsero alla madre dell’attrice e le spiegarono che “Frances li aveva ‘ingannati’ comportandosi in modo normale e ovviamente aveva bisogno di altre cure”. Il 5 maggio 1945 sua madre la fece ritornare all’ospedale Steilacoom, dove sarebbe rimasta per altri cinque anni precipitando questa volta in un inferno dantesco.

 

     Le condizioni di vita erano intollerabili: criminali e ritardati mentali erano stipati nelle stesse celle, il cibo veniva gettato sul pavimento lurido e i reclusi dovevano lottare tra loro per entrarne in possesso. La Farmer fu nuovamente sottoposta a elettroshock continui e regolari. Inoltre fu prostituita ai soldati della base militare locale, violentata e maltrattata dagli inservienti. “Uno dei ricordi più vividi di alcuni veterani della clinica era la vista di Frances Farmer immobilizzata dagli inservienti e violentata da bande di militari ubriachi.” Infine veniva usata come cavia per la sperimentazione di farmaci quali torazina, stelazina, mellaril e prolixin.

 

     Uno degli ultimi medici a visitarla prima che fosse nuovamente dichiarata “guarita” e dimessa, fu il dottor Walter Freeman, il più eminente psicochirurgo d’America, l’ideatore della lobotomia transorbitale (un’operazione estremamente semplice: bastava sollevare una palpebra del paziente, introdurre un rompighiaccio e rovistare nel cervello). La seconda volta, Freeman visitò la Farmer da sola, in una stanza isolata, e anche se i dettagli esatti non sono noti, la maggior parte di coloro che lavoravano nell’ospedale a quell’epoca ritengono che Freeman abbia effettuato una lobotomia sulla donna. La Farmer non sarebbe mai più stata la stessa persona.

 

     Nei suoi ultimi anni, l’attrice disse a proposito delle sue esperienza: “Non lasciarti mai consolare dalla convinzione che l’orrore sia finito, perché esso incombe ancora oggi enorme e minaccioso come ai nefasti tempi del manicomio. Ma devo riferire gli orrori come li ricordo, nella speranza che qualche movimento che agisce per il bene dell’umanità possa essere spronato a liberare definitivamente le sfortunate creature che sono ancora imprigionate nelle corsie posteriori di putride istituzioni.”

 

     Frances Farmer, l’ex bellissima stella nascente, morì a 57 anni, indigente e spiritualmente prostrata.

 

8 commenti su “FRANCES

  1. NORGEandTHElake

    Oddio, ma è terribile! La conoscevo x sentito dire, so ad es. ke Courtney Love & Kurt Cobain hanno kiamato la figlia Frances in suo onore…
    Ma non sapevo la sua storia, le torture.
    TERRIBILE.

  2. Tisbe

    Grazie per la vostra sensibilità. è una storia che perseguita il mio animo da sempre … Voglio che sia ricordata per sempre, che sia l'esempio della fallacia scientifica … che sia il monito a mettere davanti a tutto l'umanità e la compassione … non leggi e non scienza … altrimenti TUTTO sarebbe inutile.

  3. antares666

    Ti ringrazio molto per avermi fatto conoscere la tormentatissima vita di Frances Farmer! Tutto questo è così atroce che a stento riesco a trattenere le lacrime! Al contempo mi dà conferma di alcune mie tetre intuizioni… Questi psichiatri non sono umani, si sono infiltrati qui da fuori, da un altro luogo…
    Forse un giorno nascerà un movimento capace di liberare l'umanità, ma dovrà essere di una violenza inimmaginabile per spazzare via le incrostazioni e le zecche che la soffocano…
    Un bacione!

  4. DanyD

    Grazie del tuo passaggio da me,ho apprezzato molto.
    Ho visto il film,ho un ricordo preciso di questa madre che va contro la figlia,praticamente la rovina. Questo mi fece molto male al tempo che vidi le scene come adesso leggendo il tuo post che tratta della sventurata storia di questa bellissima attrice.
    Ricordo le scene di strupro, così aspre e amare che mi lasciarono sgomenta.

  5. utente anonimo

    Storia terribile. Ma i manicomi fino alla legge Basaglia, erano pieni di Frances Farmer. Ma anche adesso, nei casi in cui è previsto il ricovero coatto, non è da meno. Purtroppo il problema dell'umanizzazione della psichiatria è di trsite attualità. Beppecavallo@libero.it

  6. capitanread

    Una storia davvero terribile che, purtroppo, tante persone ancora vivono grazie ai TSO (trattamento sanitario obbligatorio)… è inaccettabile che una persona sia privata di tutti i suoi diritti e rinchiusa in una struttura sotto sorveglianza… purtroppo conosco questi luoghi, luoghi tristi pieni di occhi spenti e di persone inebetite dagli psicofarmaci…ogni volta che entro lì dentro mi viene l’angoscia.

    Gran bel post, Tisbe… e grazie per aver ricordato questa orribile storia che, ripeto, appartiene a tanti, forse troppi.

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