Non ho saputo resistere, dovevo postare questo articolo

Lo scranno vuoto – Arcangelo Ferri

Rainews24, 7 novembre 2005

Nell’estate del 1943 la Royal Air Force, con il supporto dell’VIII flotta aerea statunitense, cominciò una serie di incursioni su Amburgo. L’operazione era denominata in codice "Gomorra". Aveva lo scopo di distruggere completamente la città tedesca, ritenuta dagli Alleati un obiettivo di alto valore strategico. Nella notte del 28 luglio, furono sganciate su Amburgo 10.000 tonnellate di bombe dirompenti e incendiarie. La metodologia era già collaudata: prima bombe dirompenti per scardinare finestre e ingressi degli edifici, poi contemporaneamente spezzoni e bombe incendiarie al fosforo per bruciare i tetti e appiccare il fuoco penetrando fin negli scantinati.

"Si scatenò una tempesta di fuoco così intensa che nessuno mai fino a quel giorno l’avrebbe creduta possibile. Il fuoco, levandosi in cielo in vampe alte fino a duemila metri, attirava a sé l’ossigeno con una violenza tale che le correnti d’aria raggiunsero la forza di uragani…simili ad una mareggiata, lingue di fuoco alte come palazzi si riversavano nelle strade ad una velocità di oltre 150 chilometri all’ora…in alcuni canali ardeva anche l’acqua…ovunque corpi orribilmente dilaniati. (Il giorno dopo) su alcuni corpi orrendamente dilaniati guizzavano ancora le fiammelle azzurre del fosforo." (W.G. Sebald, Storia Naturale della distruzione, Adelphi editore). Il numero dei morti non fu quantificabile.

Il piano di bombardamenti su larga scala della Germania (area bombing) fu ideato nel 1940 e cominciò a diventare operativo nel 1942. L’affinamento della tecniche di incursione aerea, anche con l’impiego di agenti chimici come il fosforo bianco, dispiegò i suoi devastanti effetti sulla Germania nazista fino a culminare nell’attacco a Dresda del febbraio 1945, il cui drammatico risultato in termini di vite umane fu paragonabile a Hiroshima e Nagasaki.

Va sottolineato che l’uso del fosforo bianco come arma letale di distruzione di massa risaliva a diversi anni prima. Senza andare troppo indietro nel tempo, deve essere ricordato il triste precedente degli italiani, che lo adoperarono nel 1934 in Etiopia (battaglia di Ual-Ual, centinaia di vittime). Nel 1937 l’aviazione nazista sganciò bombe incendiarie al fosforo bianco su Guernica, piccola cittadina dei paesi baschi spagnoli, riducendone in pochi minuti il centro a un ammasso di macerie fumanti.

Certamente non sono in discussione le responsabilità della Germania nazista nello scatenamento del conflitto e nella conduzione nel 1940 di un’offensiva aerea sull’Inghilterra che aveva fra gli scopi quello di terrorizzare i civili con questo tipo di armi di distruzione di massa (cosa che i tedeschi avevano già fatto appunto a Guernica, ma anche a Varsavia, a Rotterdam, e poi attaccando a tappeto le città inglesi,a cominciare da Londra, e come dimenticare Coventry?).
Nel settembre del 1940 Hitler preannunciò che le bombe naziste " sarebbero cadute in Inghilterra indiscriminatamente a casaccio sui quartieri residenziali civili, su stazioni e paesi".

Il contesto del conflitto totale prevedeva che "il bombardamento dei quartieri civili doveva accelerare la fine della guerra; la strategia fu chiamata moral bombing; lo scopo era abbattere il morale del nemico e la sua volontà di resistenza… l’idea di annientare dal cielo sia gli strumenti materiali che quelli morali che consentivano la prosecuzione della guerra" (Jorg Friedrich, La Germania bombardata, Mondadori editore).

Qui non interessa stabilire quanto la strategia dell’uso delle armi di distruzione di massa, compresi gli agenti chimici come il fosforo bianco, abbia influito sull’esito della guerra. È ancora tema di discussione tra gli storici. Va anche precisato che durante la seconda guerra mondiale, a differenza di adesso, non esistevano convenzioni, trattati o altri strumenti che potessero essere invocati a tutela dall’uso delle armi di sterminio. Gli accordi, quando furono rispettati, avevano per oggetto perlopiù il trattamento dei militari feriti sui campi di battaglia o dei naufraghi a seguito di scontri navali, piuttosto che la protezione dei prigionieri.

L’orrore del primo conflitto del secolo non era bastato a consolidare una coscienza civile diffusa, tantomeno all’interno delle dittature, bastevole a poter fare da volano all’approvazione di strumenti in tribune internazionali.
Tuttavia, nell’unica democrazia rimasta in Europa a fronteggiare le armate nazi-fasciste, un dibattito sull’uso delle armi di distruzioni di massa, sui bombardamenti indiscriminati, sull’utilizzo degli agenti chimici, si aprì. E animò l’opinione pubblica, le istituzioni parlamentari, il governo stesso.

Nel Regno Unito anche la Chiesa fece sentire la sua voce.
Per citare solo qualche esempio, Lord Salisbury alla Camera Alta affermò l’insostenibilità dei massacri indiscriminati della popolazione civile, contrari alla morale e al diritto bellico. Altrettanto fece George Bell, autorevole vescovo di Chichester.
Lo scontrò attraversò anche le gerarchie militari. Lo stesso Winston Churchill tentò (non si sa ad onor del vero con quanta convinzione) di mettere in discussione la strategia del suo feroce e determinato Signore dei bombardamenti, Sir Arthur Harris. Ne esistono prove documentali.
Pensare che oltre 60 anni fa, in uno spicchio di mondo che lottava disperato per la propria sopravvivenza e per quella di alcuni non trascurabili principi come libertà e democrazia,si dibattesse sulla liceità dell’uso di quelle armi, e comparare questo con il silenzio che è calato come una cappa su Fallujah, e ricordare che in mezzo c’è stato il Vietnam, dove fosforo bianco, napalm, agente orange hanno ucciso e devastato ma hanno anche incendiato coscienze e fatto cadere governi e presidenti lascia a chiunque molti elementi per amare riflessioni.
A Fallujah, molti occhi hanno visto, troppe bocche hanno taciuto. Tanti hanno mentito.
A differenza di ciò che accadeva 60 anni fa in Inghilterra, non risulta che si siano levate voci né nello stesso Parlamento britannico, né tantomeno proprio in quello americano, non risulta che il seme del dubbio abbia agitato l’amministrazione Bush, non risulta che arcivescovi abbiano lanciato strali.
Nell’immaginario emiciclo intermedio tra l’opinione pubblica e la ristretta tribuna del potere lo scranno di Lord Salisbury è vuoto. I media sono stati fermati, o hanno abdicato al silenzio. Fallujah è la zona d’ombra.

Vorrei solo ricordare ciò che scrisse il pensatore tedesco Günther Anders nel 1963.
La lettera era indirizzata al figlio dello sterminatore nazista di ebrei Adolf Eichmann, condannato a morte in Israele:
"L’inadeguatezza del nostro sentire non è un semplice difetto tra tanti, ma la peggiore delle peggiori cose che sono già accadute… a incepparsi non sono solo i sentimenti dell’orrore… bensì anche il sentimento della responsabilità. E questo significa che il nostro meccanismo di inibizione si arresta del tutto non appena si sia superata una certa grandezza massima. E poiché vige questa regola infernale ora il ‘mostruoso’ ha via libera."

Un commento su “

  1. MindPrison

    Piano Neightboor – Usa 1963.

    Il piano "neightboor" fu concepito da alcuni gerachi militari americani e prevedeva degli attentati da compiere negli Stati Uniti (ad opera di agenti Cia in collaborazione con alcuni esuli cubani) per convincere l'opinione pubblica della "obbligatorietà" di un invasione americana a Cuba. Il piano fu sottoposto all'allora presidente degli stati uniti John Fitzgerlad Kennedy, il quale però si rifiutò di firmarlo, definendolo "abominevole". Pochi mesi dopo, Kennedy si recò in visita a dallas….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *