Cani e gatti domestici? Un lusso! (fonte – RomaOne.it)

La richiesta di Lav, Enpa e Associazione veterinari al governo: abbassare l’aliquota Iva sul petfood per gli animali che vivono in casa dal 20 al 10 per cento. Il direttore dell’Anmvi Manfredi: "Sarebbe uno strumento per la lotta al randagismo"

Roma, 22 novembre 2005 – I cani e i gatti italiani sono fra i più costosi da mantenere in Europa: in Italia, infatti, il petfood, il cibo ideale per l’alimentazione degli animali domestici, ha un’aliquota Iva del 20 per cento, viene cioè calcolato come un bene di lusso. Contro questa percentuale sono scesi in campo la Lav, Lega antivivisezione e l’Enpa, ente nazionale protezione animali, per la prima volta accompagnati dall’Anmvi, associazione nazionale medici e veterinari italiani. "Nel nostro paese gli animali sono considerati beni di lusso – dichiara Gianluca Felicetti, responsabile dei rapporti istituzionali per la Lav – noi chiediamo un abbassamento dell’Iva dal 20 al 10 per cento per equipararci a Stati come la Francia, l’Olanda o la Danimarca. Questo non favorirebbe soltanto le famiglie che vivono con un cane o un gatto, ma anche le molte strutture, canili o colonie feline, gestite da istituzioni o associazioni".
L’Italia possiede una vasta legislazione sui migliori amici dell’uomo: nel 1991 venne varata una legge sulla tutela dei domestici che faceva particolare attenzione ai temi delle adozioni e dell’accudimento, la numero 281, mentre del 2004 è la stretta normativa in materia di maltrattamenti. "Tutte queste leggi giuste vengono in qualche modo contraddette dal livello dell’Iva che considera di fatto gli animali beni di lusso, mentre in realtà in Italia una famiglia su tre ha un amico a quattro zampe", conclude Felicetti. La richiesta delle associazioni si è concretizzata in un emendamento al disegno di legge finanziaria 2006 firmato da parlamentari di entrambi gli schieramenti e attualmente in discussione alla Camera. Nel "presidio" organizzato davanti a Montecitorio per chiedere la riduzione, infatti, si sono visti Gianni Mancuso (An), Carla Rocchi della Margherita, Chiara Acciarini (Ds) ed Emerenzio Barbieri (Udc); Luana Zanella dei Verdi era attesa nel pomeriggio. Per la prima volta accanto alle associazioni animaliste si sono schierati i veterinari aderenti all’Anmvi: "Il mondo veterinario è da sempre sensibile all’animalismo – racconta Antonio Manfredi, direttore dell’associazione con sede a Cremona – il problema del costo del petfood non è soltanto una questione economica: l’alimentazione è alla base del benessere degli animali. In Italia solo il 45 per cento di cani e gatti domestici viene nutrito in questo modo, in Francia l’85 per cento, addirittura il 95 in Gran Bretagna". "È un principio che va al di là del mercato – conclude Manfredi – se in Italia 8,5 milioni di nuclei familiari convivono con un animale, ci si aspettava che questi venissero considerati dal governo nel pacchetto per le famiglie. Infine, qualora dal punto di vista economico ci fossero davvero delle perdite, c’è comunque un guadagno sul piano della lotta al randagismo".

– I cani e i gatti italiani sono fra i più costosi da mantenere in Europa: , infatti, , il cibo ideale per l’alimentazione degli animali domestici, Contro questa percentuale sono scesi in campo la Lav, Lega antivivisezione e l’Enpa, ente nazionale protezione animali, per la prima volta accompagnati dall’Anmvi, associazione nazionale medici e veterinari italiani. "Nel nostro paese gli animali sono considerati beni di lusso – dichiara – noi chiediamo un abbassamento dell’Iva dal 20 al 10 per cento per equipararci a Stati come la Francia, l’Olanda o la Danimarca. Questo non favorirebbe soltanto le famiglie che vivono con un cane o un gatto, ma anche le molte strutture, canili o colonie feline, gestite da istituzioni o associazioni". L’Italia possiede una vasta legislazione sui migliori amici dell’uomo: nel 1991 venne varata una legge sulla tutela dei domestici che faceva particolare attenzione ai temi delle adozioni e dell’accudimento, la numero 281, mentre del 2004 è la stretta normativa in materia di maltrattamenti. "Tutte queste leggi giuste vengono in qualche modo contraddette dal livello dell’Iva che considera di fatto gli animali beni di lusso, mentre in realtà in Italia una famiglia su tre ha un amico a quattro zampe", conclude Felicetti. Nel "presidio" organizzato davanti a Montecitorio per chiedere la riduzione, infatti, si sono visti Gianni Mancuso (An), Carla Rocchi della Margherita, Chiara Acciarini (Ds) ed Emerenzio Barbieri (Udc); Luana Zanella dei Verdi era attesa nel pomeriggio. Per la prima volta accanto alle associazioni animaliste si sono schierati i veterinari aderenti all’Anmvi: "Il mondo veterinario è da sempre sensibile all’animalismo – racconta – il problema del costo del petfood non è soltanto una questione economica: l’alimentazione è alla base del benessere degli animali. In Italia solo il 45 per cento di cani e gatti domestici viene nutrito in questo modo, in Francia l’85 per cento, addirittura il 95 in Gran Bretagna". "È un principio che va al di là del mercato – conclude Manfredi – se , ci si aspettava che questi venissero considerati dal governo nel pacchetto per le famiglie. Infine, qualora dal punto di vista economico ci fossero davvero delle perdite, c’è comunque un guadagno sul piano della lotta al randagismo".

2 commenti su “

  1. lucavirgili

    Io posseggo cani da tutta la vita, e non ho notato nel vivere con loro un costo. Anzi, tuttaltro. Ma perchè i nostri politici non si occupano dei non abbienti, delle famiglie che hanno problemi per sbarcare il lunario ogni fine mese…

  2. Loreanne

    E' stupefacente questa presa di posizione: in un paese che ha una scarsa considerazione del genere umano, specie se appartenente ad altre etnie, culti o meridionali, è davvero difficile attendersi qualcosa a tutela dei diritti animali..
    Mantenere con tutto il rispetto e le attenzioni di cui meritano gli animali, è effettivamente costoso: le pappe, le cure veterinarie e non tutti possono permetterselo.
    E, sinceramente, questo possibile emendamento alla finanziaria è assai più comprensibile e meno scandaloso dei privilegi che si vorrebbero concedere alla chiesa.

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