Pensieri, riflessioni e piccole notizie in una domenica fredda e uggiosa

Il mio pensiero ad Adriano Sofri. (Odio quelli che lo vogliono graziare ADESSO – xché è innocente)

Chissà perché quando sto bene, mi sembra così strano che possa accadere. Chissà perché mi sento colpevole per la mia felicità. Devo lavorare su questo. Mi sento come se io volessi, e desiderassi essere triste a tutti i costi. Paradossalmente solo la mia infelicità mi rende felice. Ma adesso lo so, e voglio accettare le mie sensazioni soprattutto se sono belle.

Ieri sera ho visto un film allucinante, un incubo! Un sabato sera diverso dai miei soliti.

Penso al bambino rom di appena 4 anni, morto a Bologna.

Per l’uomo, essere libero significa essere riconosciuto e trattato come tale da un altro uomo, da tutti gli uomini che lo circondano (Bakunin)

 

13 commenti su “

  1. TheZar

    penso che il tuo voler essere triste sia indice di grande sensibilità;

    ci sono persone che vogliono "apparire" tristi per OSTENTARE il loro falso altruismo nei confronti di chi sta peggio, e persone che realmente si sentono in colpa per vivere una vita piena di lussi rispetto a gente che (senza andare in Africa, basta aprire gli occhi in qualunque città italiana) non ha nemmeno da ripararsi quando piove.

    l'importante è non fermarsi alla tristezza, ma diventare consapevoli di questa situazione e provare, per quanto si può e con i mezzi di cui disponiamo, a cambiare le cose.

    E a leggere il tuo blog mi pare che tu ci stia provando.

    complimenti!

  2. utente anonimo

    sofri ha percorso tutti i gradi della giustizia persino quella europea, risultato colpevle dell'omicidio di un funzionario dello stato e padre di famiglia. invece di scomparire ed espiare la sua colpa, lo ritroviamo sempre tra i piedi. o qualcuno vuole dire che la magistratura è politicizzata e per questo sofri è in galera innocente. (in galera poi….).
    facciamola finita e siamo seri.
    benito

  3. Tisbe

    @Benito, non mi toccare Sofri, tutto il processo si basa sulla pseudo confessione di un mitomane avvenuta a distanza di anni dai fatti. Il leader di LC si è sempre dichiarato contrario alla lotta armata, per questo chi credeva in questa possibilità lasciava l'organizzazione e si arruolava nelle Br. Questa è storia CONTEMPORANEA Ed io l'ho studiata bene. Posso anche citarti le fonti ETEROGENEE, anche governative

  4. Tisbe

    E' la prima volta che censuro un commento. Non ne vado fiera, ma ho sentito di doverlo fare perché Mau ha offeso una vita umana e l'essenza stessa della vita, e non posso permetterlo sul mio blog.

  5. sefossistato

    @ "benito": Io non credo nella colpevolezza di Sofri, vorrei anche essere coerente e "rispettare" la sentenza, ma vuoi dirmi perchè Dell'Utri, Berlusca, Vito, e tutta la banda che si annida in parlamento e che non ha fatto un solo giorno di galera non ti crea nessun problema?
    Leggiti questo corsivo e se hai la capacità di saper leggere, ritirati in "buon ordine".

    "Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani vennero accusati nel luglio 1988 di essere responsabili di un omicidio avvenuto 16 anni prima, nel 1972. A quel tempo essi avevano partecipato del movimento Lotta Continua, una delle più popolari formazioni nate dopo le contestazioni del "68, di cui Sofri era il maggior esponente e che si sciolse nel 1976. Nel 1988, Leonardo Marino, anch'egli ex militante di LC, raccontò ai giudici di essere stato una delle due persone che sedici anni prima avevano ucciso il commissario di polizia Luigi Calabresi davanti alla sua casa di Milano. Marino disse che a sparare al commissario era stato Ovidio Bompressi e che i due avevano ricevuto l'ordine di compiere l'omicidio da Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. I tre vennero arrestati e poi scarcerati in attesa del processo e si dichiararono del tutto estranei all'accusa. La storia raccontata da Marino, alla prova di fatti e confronti, cadde da subito tra moltissime contraddizioni, incongruenze, smentite e rettifiche, la più plateale delle quali riguardò l'unico dato che riguardava Pietrostefani. Al processo, iniziato nel 1990, emerse poi casualmente che Marino aveva intrattenuto colloqui notturni e non verbalizzati con i carabinieri, molti giorni prima della sua presunta "spontanea" confessione. Il processo si concluse con le condanne a 11 anni per Marino e a 22 anni per le persone che aveva accusato, malgrado nessuna prova si fosse aggiunta al suo racconto.
    Da allora si sono susseguiti otto processi, con esiti contraddittori. Le Sezioni Unite della Cassazione, nel 1992, hanno annullato le condanne, chiedendo che si trovassero dei riscontri seri alla versione di marino, o che si assolvessero gli imputati. Un processo d'appello, nel 1993, ha assolto tutti gli imputati, non credendo a Marino nemmeno per quel che accusava se stesso. Ma un giudice che aveva votato contro l'assoluzione ha stilato le motivazioni della sentenza in modo incongruo per ottenerne l'annullamento, cosa che è avvenuta. Di un altro processo, nel 1996, sono emerse gravi pressioni e abusi del presidente della corte per ottenere la condanna degli imputati. Abusi sanciti da un'indagine della procura di Brescia, ma che non sono stati sanzionati in alcun modo.
    Nel gennaio del 1997 Sofri, Bompressi e Pietrostefani hanno subito una condanna definitiva e sono entrati in carcere a Pisa. Marino ha avuto il reato prescritto senza scontare un giorno di carcere. I tre si sono consegnati al carcere, Pietrostefani addirittura tornando da Parigi dove lavorava. Per altri due anni e mezzo la loro difesa si è battuta per ottenere la revisione del processo, portando nuove e clamorose prove della falsità dell'accusa. La revisione è stata accettata nell'agosto 1999 e i tre scarcerati, dopo due anni e sette mesi. Bompressi era libero da pochi mesi per l'aggravamento della sua salute dovuto alla detenzione.
    Al processo di revisione, svoltosi a Venezia tra la fine del 1999 e l'inizio del 2000, è stato dimostrato definitivamente il torbido percorso della "confessione" di Marino, nonché l'estraneità di Bompressi, e la fallacia dei sostegni delle sentenze di condanna. Ciò malgrado, i giudici veneziani hanno ritenuto di riconfermare le condanne, nello stupore di chi aveva seguito il processo e hanno ordinato il ritorno in carcere dei tre, ventotto anni dopo i fatti contestati.
    Soprattutto in questi quattro anni la mobilitazione e le proteste contro questa incosciente ingiustizia sono cresciute e si sono diffuse. Da queste pagine, a cui potete scrivere e mandare il vostro sostegno o i vostri dubbi, noi cerchiamo di dare ogni elemento per capire chi sono i buoni e chi i cattivi, per raccontare quello che succede, i processi, le iniziative, gli interventi, la detenzione".

  6. TheZar

    ma dai, rispondete ad uno che si firma Benito?

    Ci sono cose più serie da fare che rispondere a quelle persone.
    Tipo sputare o andare di corpo.

  7. caposkaw

    l'essenza stessa della vita?
    tre gradi di giudizio per arrivare alla conclusione che sofri è un assassino…
    e bisogna preoccuparsi della sua vita?
    non è che ti proccupi solo delle vite di sinistra?
    un mau dubbioso

  8. Tisbe

    @Mau, Adriano Sofri è un capro espiatorio, un giorno la sua memoria sarà riabilitata, nel frattempo ti ricordo che molta gente e sfuggita alle maglie della legge con giochi di prestigio. A caso cito la mirabile frase di Andreotti: Le leggi sono come le reti, i pesci piccoli rimangono impigliati, quelli grandi le sfondano. Detto da lui!

  9. caposkaw

    la sua memoria riabilitata…
    come la lioce, magari…
    o come quello s***o di toni negri…
    se verranno riabilitati questi qua , io non vorrò più vivere in italia…
    un mau jettatorio

  10. Leslie

    Non capisco perchè tu non veda con favore la grazia, nel senso che questo provvedimento (che va oltre l'innocenza/colpevolezza di Sofri stesso) sarebbe una strada che consentirebbe di affrontare la questione di fondo, ovvero quello che dovrebbe essere il fine ultimo della detenzione: il recupero della persona.
    Ovvero, si stabiliscono dei tempi standard, ma poi quello che va valutato è il grado di pericolosità sociale del soggetto ed il suo recupero, per stabilirne un possibile reinserimento. Una persona come Sofri ha dimostrato in tutti i modi in cui poteva farlo che sarebbe molto più utile alla società se vi fosse reinserito (oltretutto senza rischi di pericolosità sociale, mi pare persino superfluo ricordarlo), quindi la grazia (che comunque lui direttamente NON ha mai chiesto) nel suo caso è un atto dovuto e soprattutto un atto di civiltà, indipendentemente dal colore politico.

  11. Tisbe

    @Leslie, a quanto mi risulta Sofri ha rifiutato, personalmente, la grazia perché avrebbe voluto un'assoluzione con formula piena … e io lo capisco… cosa me ne farei del perdono su qualcosa che non ho mai commesso? E' una questione di orgoglio!

  12. Leslie

    Sì, Sofri non chiede la grazia, né accorciamenti di pena, e non ha nemmeno mai impugnato la sua condanna, difendendosi solo nel processo penale. Non sollecita per sé l'applicazione di quelle leggi per l'estensione delle quali pure si batte, quindi (per come la vedo io) ha deciso di non esercitare un diritto, ma di scontare la sua pena, giusta o ingiusta che sia, fino in fondo. Non so se sia una questione di orgoglio, io ci ho sempre letto anche una profonda rassegnazione (però limitata al suo caso, perchè come sai Sofri è molto attivo sul fronte delle battaglie per i diritti dei cittadini carcerati) e accettazione del suo destino. Quindi, almeno per come l'ho capita io, non chiede la grazia non perchè vorrebbe altro, ma perchè il suo è l'atteggiamento di chi ha scelto una determinata strada/destino che, secondo lui, era burocraticamente previsto.
    Infatti una frase di Sofri che ricordo, proprio perchè mi ha sempre colpito molto è: "Io dico che noi la sappiamo la verità. L'abbiamo saputa. E' la giustizia che non ha più senso".
    Da questo punto di vista, rispetto la sua posizione, ma come cittadina ne chiedo la grazia perchè per me è una richiesta giusta e serve a non dimenticare il suo caso e la memoria di quegli anni, sia per quanto riguarda la classe politica che l'opinione pubblica…

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