Sulle menzogne, omissioni ed altri demoni

Credo che non esistano bugie bianche, e credo che anche le omissioni siano dannose. Secondo me limitano la libertà del soggetto al quale la bugia è rivolta. Essere a conoscenza di qualcosa ci permette di operare una scelta, anche con sofferenza, ma questo è un sacrosanto diritto e non è giusto che qualcuno ce ne privi. Dire la verità, anche se scomoda è una forma di rispetto nei confronti dell’altro. Dire la verità consiste nel dargli la possibilità di scegliere. Mentire o omettere, è privarlo di questa libertà. Non è, comunque, mia intenzione dare una definizione assoluta ed esaustiva della verità, oppure di esprimerne il concetto. La mia osservazione si fonda sulla banalità pratica e sulla vita quotidiana. Credo che la verità possa essere la riproduzione fedele (e non oggettiva) di un fatto, o di una sensazione, o di un sentimento. Pertanto omettere di comunicare un fatto ecc. negarlo, nasconderlo ha un effetto sulle decisioni di altre persone. E non sempre è un effetto felice e privo di conseguenze. Se omettere di riferire qualcosa, limita, di fatto, la libertà decisionale di un individuo, quell’omissione è dannosa. Non è giusta, ed è una mancanza di rispetto nei confronti di chi la subisce. Ognuno vede la realtà a proprio modo, ma deve evitare che il proprio punto di vista danneggi gli altri. Le sfumature sono accettabili all’interno della coscienza individuale, ma mai quando c’è in gioco la reputazione, la felicità, la scelta di un altro individuo portatore degli stessi sacrosanti diritti.

19 commenti su “

  1. saltino

    Più che altro, se sei d’accordo, le sfumature vanno dichiarate onestamente e con chiarezza. Una volta che il filtro apposto dalla comunicazione, sia essa verbale, che scritta, è noto all’intelocutore al quale ci stiamo rivolgendo, sarà il destinatario della nostra comunicazione a trarne una sua verità soggettiva.

  2. Bisqui

    Tisbe,

    concordo. ci sono delle sfumature che non sono secondarie. Se ti relazioni con una persona e sai che qualcosa potrebbe ferirla, non le sbatti la verità in faccia ma provi ad andarci cauto magari la racconti un pò alla volta.

  3. marzia

    Io pure non credo alle bugie bianche,e penso alla concatenazione di cause effetti, cui eventi sono legati anche quando non lo sospettaimo. Affermata la necessità della chiarezza ( dote in via di estinzione per vari motivi), bisogna tener conto che dir sempre la verità ( o la propria, perchè la verità non esiste) significa finire come il Grillo Parlante..

  4. crescenzo

    La storia ci insegna che non sempre le persone vogliono davvero conoscere la verità. Preferiscono costruirsene una a proprio uso e consumo, così da poter convivere con le proprie ipocrisie. E' il confronto con le verità nelle quali si crede che ci dovrebbe rendere migliori. E per questo più liberi.

  5. utente anonimo

    Non esiste la riproduzione fedele di un fatto. Noi osserviamo un evento, ascoltiamo un pensiero e immediatamente interpretiamo tale evento alla luce delle nostre esperienze. "Commentiamo" e interpretiamo inconsciamente l'accaduto per dare allo stesso, una motivazione, una spiegazione, una scusa se vuoi per accettarlo.

    Quello che tu vedi con i tuoi occhi può essere profondamente diverso da quello che vedo io, anche se l'evento è lo stesso. Sono le nostre esperienze a modificalo, a renderlo in un certo modo più "assimilabile" dalla nostra coscienza, dai nostri sentimenti. Un evento per noi è sempre positivo o negativo, ci fa gioire o ci fa soffrire, tutto dipende dalla nostra vita, dal nostro passato, dal nostro vissuto, dalla nostra anima. Ma l'anima non esiste.

    Le menzogne spesso non sono altro che l'interpretazione di un evento. Le omissioni l'incapacità di accettare tale evento. Entrambe sono la volontà di voler modificare, a nostro piacere, l'evento, per difesa, per egoismo, per sopravvivenza.

    È giusto dire sempre la verità a qualcuno? O forse è giusto dire solo la verità che quel qualcuno vuole ascoltare? Forse è come chiedersi se si vuole o meno del bene a questa persona. E allora anche le verità possono avere dei sentimenti

    Non esistono verità assolute. Esistono solo interpretazioni della verità.
    Non esiste il bene e il male, esiste solo l'interpretazione del bene e del male.

  6. saltino

    Quindi dichiarando onestamente e con chiarezza le proprie interpretazioni e le proprie sfumature quanto più possibile, si mantiene un rispetto ed una correttezza, che sono la foma più alta di sentimento verso un interlocutore?

  7. Tisbe

    @ThePacky, concordo con te 😉
    @saltino, sì, sono d'accordo sull'onesta e la chiarezza di comunicare la propria verità soggettiva
    @Bisqui, io sono per la verità sempre e comunque, anche se dolorosa
    @marzia, meglio finire come il grillo parlante che mentire a se stessi
    @crescenzo, non era mia intenzione affrontare il discorso dell'oggettività della Verità. Il punto è che bisogna sempre rendere partecipe l'altro dei fatti, delle emozioni, dei sentimenti, se lo riguardano (ovvio) anche se soggettivi, omettere o mentire è scorretto
    @anonimo, già gli anonimi non mi stanno simpatici. Cmq se proprio vogliamo parlare di interpetazioni dei fatti, allora comunichiamole. E' questo il punto. Non comunicare è una grande mancanza di rispetto verso l'altro…ed anche presunzione perché si parte dal presupposto che l'altro non sia in grado di comprendere. Menzogne ed omissioni possono essere accettate se rimangono nella sfera dell'individualità, ma quando è un'alerità ad essere coinvolta, non c'è scusa che tenga…
    @saltino, il vero problema è che chi mente ed omette, non dichiara onestamente le proprie interpretazioni, e questo lo trovo profondamente scorretto, perché si crea una falsa comunicazione.

  8. utente anonimo

    Le interpretazioni personali, più spesso di quel che si possa credere, possono essere inconsce. Se si dichiara “onestamente” una propria interpretazione di un evento, non lo si interpreta inconsciamente, lo si commenta volontariamente, lo si modofica. L’evento non è più quello osservato, ma la risultante dell’evento da noi modificato. Quindi una bugia. Il contrario della più alta forma di rispetto verso il nostro interlocutore.

    Dibbi Emmer

  9. utente anonimo

    L’utente anonimo è “anonimo” solo perchè non frequenta così spesso questo o altri Blog, quindi non antipatico ma semplicemente ingnorante, nel senso che ignora.

    Dibbi Emmer

  10. utente anonimo

    PS Hops, ho saltato una riga. Ripeto:

    L’utente anonimo è “anonimo” solo perchè non frequenta così spesso questo o altri Blog, è non sa come ci si registra ottenendo un “nome”, quindi non antipatico ma semplicemente ingnorante, nel senso che ignora.

  11. saltino

    Dibbi Emmer non mi trovi d'accordo. Se smettiamo di essere in tensione in primis con noi stessi, nella ricerca quanto più accurata della verità, finisce che ci sediamo e la vita diventa una realtà illusoria, comoda ed affettuosa quanto vuoi, ma priva della propensione al migliore, a quella parvenza di etico, giusto e morale alla quale tutti siamo tenuti ad aspirare, vivendola come un dovere e non come un pregio caratteriale, non è quindi, a mio modesto avviso, una propensione personale, costituisce bensì un dovere sociale come credo d'interpretare correttamente ha scritto Tisbe.
    p.s.
    Piccola curiosità Tisbe.
    Perchè poi il nick con il nome del mito insanguinato?

  12. Tisbe

    @Dibbi, allora ti spiego che Splinder è una piattaforma che offre la possibilità di commento agli anonimi, ce ne sono altre che lo permettono solo previa registrazione (ovviamente nessuno controlla se i dati siano veri). Tuttavia con l'ip si potrebbe risalire al computer e all'utente, quindi, tanto anonimi non si è. Se ho ben capito tu sostieni che esiste una menzogna radicale dalla quale non si può sfuggire. In ogni caso si mentirebbe! A me pare più un tentativo maldestro di giustificazione della menzogna e dell'omissione, l'incapacità di assumersi la responsabilità di dichiarare il proprio punto di vista, e di agffrontarne le conseguenze. Mi sembra l'atteggiamento di un vile. Dire che comunque si mentirebbe significa dichiarare la falsità di tutto il mondo reale: interiore e d esteriore. Nichilismo allo stato puro

  13. marzia

    Questa della menzogna radicale mi fà venire in mente una serie di autori, legati fra loro, secondo me.
    Parlo di riflessioni di pensatori come Freud, Nietzsche, Wittgenstein, Derrida.
    Mi torna alla mente "Su verità e menzogna in senso extramorale" di Nietzsche.
    Secondo Heidegger"La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca e all'insistenza con cui egli resta alla ricerca.
    E tu sei grande, Tisbe.

  14. utente anonimo

    Ecco, vile. Vile perché mi "nascondo" dietro un ragionamento astratto che tu non approvi? E poi, mi sembra un po' presto per darmi del vile. Non ci conosciamo ancora abbastanza… Ma questo non è importante.

    La verità esiste certo, ognuno ha la sua verità. E per se stesso "è" la verità assoluta. È l'interpretazione inconscia dell'evento che è a monte di tutto il mio ragionamento. Ottenuta la nostra visione dell'evento, ogni suo modifica "conscia" nel descriverlo ad altri diventa bugia.

    Non dico che comunque si mentirebbe dico solo che anche il "nostro" mondo reale, le persone che ci circondano, la società stessa che ci circonda è solo una semplice interpretazione del mondo, la nostra interpretazione del mondo. Non dico che la menzogna è in tutto quello che ci circonda, ma credo che la menzogna possa essere solo il punto di vista di una cosa, rispetto ad un altro punto di vista, diverso dal nostro. Nichilismo allo stato puro? Probabilmente, o forse solo, come dici tu, malcelata sfiducia nel prossimo, perché bugiardo. (Interpreto).

    E comunque, mentendo ci si assume la responsabilità della propria menzogna… solo quando qualcun altro ha una verità diversa dalla nostra.

    PS: adoro "Year of the cat" di Al Steward, ho adorato "L'arte di amare" di Fromm, "Les fleurs du mal" di Baudelaire, il cinema italiano"serio" contemporaneo, e molto altre cose che piacciono a te. Ma non sono daccordo con te… e non sono un anarchico russo. E il mio nome non è Dibbi, ma Marco. Qui, come altrove. E il Tuo?

    PS2: non so cosa sia l'IP, e non mi interessa neanche.

    Dibbi Emmer

  15. Tisbe

    @Saltino, non so perché ho scelto questo nick. Forse perché credo nell’amore, e nell’estremo sacrificio. Forse perché intorno a me, in questo mondo che corre, e non si ferma a riflettere, non c’è spazio per i sentimenti veri. Oggi, mostrarsi innamorati significa mostrarsi deboli, ed essere oggetto di derisione collettiva. L’amore non va di moda, va di moda il sesso usa e getta.

    @Marzia, grazie, ma ti assicuro, non mi sento affatto così grande.

    @Dibbi, ragionamento astratto? possiamo fare astrazione, certo, rimane, però, l’effetto pratico che è, nello specifico, il danno di qualsiasi natura che può essere causato da una bugia o da un’omissione. Vile è riferito, non a te in particolare, ma a chiunque si nasconda dietro l’assunto che ogni detto è falso, e pertanto non dicibile. La correttezza verso l’alterità sta nell’esprimere la propria soggettiva verità o il proprio punto di vista, che dir si voglia, rispetto ad un fatto, ad un sentimento, ad un’emozione per lasciare all’altro la possibilità di scelta. Non esprimere il proprio punto di vista, o falsificarlo per ottenere un vantaggio, o il quieto vivere è un atto di viltà. Se si vuole vivere in rapporto con l’altro bisogna, sempre, fare i conti con la verità dell’altro, altrimenti è meglio chiudersi in un solipsismo senza speranza e rimanere ognuno nella propria verità. Esiste anche la possibilità dialogica, ma se si parte dal principio dell’incomunicabilità è inutile spingersi oltre. Con il tuo assunto chiudi ogni possibilità alla comprensione ed al dialogo con l’altro.

    Su questo blog io sono Tisbe, ma arrivare alla mia identità è possibile e ci sono riusciti in tanti. Cmq grazie per la partecipazione e benvenuto nel mondo dei blog

  16. capitanread

    Esattamente come se qualcuno, scorgendo la propria immagine e ignorando d'onde essa viene, tentasse di afferrarla.

    Plotino, Enneadi, v; 8,2

    "Ciò che si è non si può esprimerlo; si può comunicare soltanto ciò che non si è, cioè la menzogna. Soltanto nel coro può risiedere una certa verità". Così Kafka afferma l'impossibilità di dire la verità. La sua non è una voce isolata: la grande letteratura che apre il nostro secolo, da Hoffmansthal a Proust, da Kafka a Rilke, mettendo in crisi il soggetto (e l'oggetto) del Razionalismo ottocentesco, nega la possibilità di una verità che sia adeguamento della proposizione alla cosa. La verità che Proust cerca nella narrazione come periplo di una esistenza diviene una verità/testimonianza che non può esser "detta", può esser soltanto "fatta": il rapporto con la verità non è più legato all'enunciato, si può soltanto essere nella verità.

  17. Tisbe

    @capitanread, perfettamente d'accordo. Conosco gli autori che hai citato. In particolare ho letto Kafka e Rilke, ma anche Proust. Io però darei all'altro la possibilità d'interpretare. Se vogliamo sfuggire a questo, allora l'unica strada che rimane da percorrere è quella del solipsismo. 😉

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