«Scrivere lettere significa denudarsi davanti ai fantasmi che stanno avidamente in agguato. Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto». (Franz Kafka)

«Nulla come lo scritto ha il carattere di pura traccia dello spirito, e nulla come esso è rimandato allo spirito comprendente. Nella sua decifrazione ed interpretazione accade un miracolo: la trasformazione di un oggetto estraneo e morto in qualcosa che ha per eccellenza il carattere della vicinanza e della familiarità. […] Nello scritto, tempo e spazio sembrano soppressi».  (Hans-Georg Gadamer)

Spirito e fantasmi, due modi di intendere lo scritto, e per estensione il linguaggio. Kafka lascia trapelare un pessimismo di fondo secondo il quale l’intenzionalità del detto non giunge mai a destinazione. Gadamer, invece, crede che sia proprio il linguaggio il mezzo con il quale l’umanità estranea possa ritrovare una sorta di familiarità. L’altro, attraverso il linguaggio si pone alla nostra attenzione con una domanda. La domanda di essere compreso. Ciò che è sconosciuto si staglia al nostro orizzonte come qualcosa da interpretare e in ultima analisi da comprendere ed assimilare. La scienza che si occupa di questo è l’ermeneutica.

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