Perdonate il copia incolla ma questo articolo di Daniele Lorenzi merita

Donne italiane, specie non protetta

Elena l’aveva scritto su un biglietto: «Sappiate che se mi succederà qualcosa Mario è il mandante». Ma forse non sapeva a chi spedirlo, così l’ha chiuso in un cassetto dove qualcuno l’ha ritrovato cinque mesi più tardi, quando Mario, suo marito, l’aveva già uccisa – personalmente, senza bisogno di sicari – a coltellate. Più di venti coltellate, il doppio di quelle che si sono rese necessarie per far fuori Fatima, che era di corporatura minuta. Il suo innamorato l’aveva avvertita, le aveva dato tre giorni di tempo, «torna con me altrimenti ti faccio fuori»: una comunicazione via sms che la polizia non aveva ritenuto «una minaccia concreta», benché si sappia che le persone ormai con un sms fanno tutto, si dichiarano, divorziano, esprimono condoglianze.

Rita pensava d’averla sfangata: suo marito Paolo aveva sbagliato la mira, dopotutto non è facile far fuori qualcuno col coltello, ed era stato arrestato; peccato che la pena, arresti domiciliari, gliel’abbiano fatta scontare a casa di mammà, a pochi metri dall’appartamento di Rita, così quando un anno e mezzo dopo ha deciso di riprovarci – cambiando tecnica, con lo strangolamento – ha fatto presto. Marina invece se n’è andata con due stilettate ben assestate al cuore, dopo mesi di pedinamenti e minacce. Perché il suo assassino era così arrabbiato? «Cercava in tutti i modi di riprendere la relazione», ovvio. Marina, accompagnata dal papà, era andata anche alla polizia, ma quando le era stato chiesto se intendesse sporgere denuncia (un semplice esposto non basta per intervenire) contro il suo innamorato, lei non se l’era sentita, e d’altronde nessuno aveva insistito. Storie estreme? Mica tanto. Per le donne in età compresa tra 16 e 44 anni – dopo, pare ci si possa finalmente rilassare – ci sono oggi più probabilità di morire perché picchiate-sparate-accoltellate-strangolate dal partner (in epoca di famiglie allargate meglio specificare: marito, fidanzato, amante stabile od occasionale) che d’incidente stradale o cancro al seno. In Italia, dove circolano più auto che in un villaggio afghano, succede un giorno sì e un giorno no che qualcuna venga accoppata così, da un uomo che sta cercando di lasciare, e con quali buonissime ragioni lo si capirà purtroppo solo a funerali avvenuti. Nella sola Russia vengono fatte secche ogni anno 13 mila donne, e il 75% delle volte è il marito (14 mila sono le vittime del conflitto Urss-Afghanistan nell’arco di dieci anni). Va un po’ meglio alle svedesi: ne viene fatta fuori solo una ogni dieci giorni, si sa che la Svezia è il posto al mondo dove una femmina ha più chance, in generale.

Deborah Rizzato, la venticinquenne di Cossato perseguitata per dodici anni da un uomo che uscito di galera è tornato per farle la festa, e c’è agevolmente riuscito, sta in queste statistiche, di fronte alle quali un poliziotto attento come Sergio Molino, capo della squadra mobile torinese, allarga le braccia: «Le donne non sono sufficientemente tutelate, non c’è modo di farlo. E quelle che si rivolgono alle forze dell’ordine sono comunque poche, una minima parte di quante subiscono maltrattamenti e violenze in casa». Proprio per questo, secondo Anna Ronfani, avvocato e dirigente del Telefono Rosa, le denunce andrebbero sempre prese serissimamente: «Quando una donna si decide a denunciare il partner o una persona con la quale è in relazione, non lo fa mai alla prima sensazione di pericolo, al primo episodio violento. Chi riceve la denuncia dovrebbe sapere che spesso le vittime tendono a minimizzare, a non raccontare tutto, per paura e per vergogna».

Questa l’ultima vittima

7 commenti su “

  1. walkerbho

    Odio con tutto il mio essere la violenza l'abborrisco,quindi racconti di questo tipo mi lasciano con l'acre sapore del fiele in bocca.
    Quante volte non ascoltiamo il grido di dolore di chi ci passa accanto,non sentiamo la paura che aleggia intorno a noi,ne rimaniamo stupiti sgomenti in preda al niente ma solo poi quando il male è passato e lasciato una lunga scia di sangue con se.

    Molto bello il tuo blog c'è di tutto poesia ,discusioni mai ovvie e cose per riflettere e pensare

  2. utente anonimo

     TURBIGO (MILANO) – Stava male Laura Manzin. Era depressa. Un matrimonio finito. Un figlio piccolo, L., da tirare su e il terrore, forse solo il sospetto, che il Tribunale potesse toglierle L., due anni, per affidarlo al marito. Così ieri sera Laura Manzin, 39 anni, una vita normale se non per quei disturbi depressivi che le rodevano l'anima, ha preso con sé Leonardo lo ha caricato sulla sua Panda blu e si è allontanata da casa. Ha guidato fino a raggiungere il canale artificiale che alimenta la centrale idroelettrica Enel di Turbigo, in provincia di Milano. E' scesa, si è stretta al petto il bambino e si è lasciata andare nell'acqua. Sono morti tutti e due, annegati.
    Era da ieri sera che il marito, li cercava. Vivevano separati i due. Lui era andato a vivere a pochi chilometri di distanza, a Turbigo. Ma ieri pomeriggio era andato a casa della moglie, per incontrare il figlio. Lo faceva spesso. A casa ha trovato i familiari della donna, che da qualche giorno erano arrivati da Torino, per starle vicino. Ha atteso per qualche tempo, poi ha tentato di contattare la moglie sul telefono cellulare, senza risposta. Ha telefonato ad alcune amiche per sapere se l'avessero vista. Ha atteso fino alle 9 di sera. Poi ha chiamato la polizia.
    I corpi senza vita di Laura Manzin e del piccolo L. sono stati trovati nel canale, questa mattina. L'ipotesi del suicidio si è fatta subito strada tra gli investigatori. Ma la conferma è arrivata nel pomeriggio. Non era la prima volta che Laura Manzin tentava di togliersi la vita. Lo aveva già fatto altre volte. Anche per questo motivo era in cura presso il Centro psico-sociale di Castano Primo e presso altri psicologi milanesi. Ma nessuno si era accorto del profondo disagio della donna, nemmeno i medici che l'avevano in cura. (18 dicembre 2003)

    Era una mia amica, una bambina carina, simpatica e molto dolce, conosciuta sui banchi di una scuola elementare torinese….

    L'ho saputo per caso, non molti giorni or sono, navigando in internet…

    La violenza sulle donne può avere molti volti.

    Dibbi Emmer

  3. Tisbe

    @Dibbi, esiste una violenza più sottile di natura psicologica, ma non è meno devastante. Ci sono molti modi per uccidere una persona…

  4. utente anonimo

    È quello che ho voluto dire proponendo questo vecchio articolo.

    Ma pensavo anche alla violenza che subisce chi legge queste notizie.
    Alla sofferenza di chi scopre come la vita possa essere un "evento" così spaventosamente aleatorio.
    Alla mia sofferenza.

    Dibbi Emmer

  5. alexperry

    mia zia anni fa è stata massacrata di botte dal marito. E' andata a denunciarlo e la risposta della polizia è stata: non possiamo farci nulla, torni se lo dovesse rifare.

    E' morta dopo pochi mesi

    Alex

  6. utente anonimo

    Qualche tempo fa mia figlia mi ha chiesto cos'è la vita.

    Io le ho chiesto se voleva essere una pietra o una foglia. Lei mi ha guardato stupita e mi ha chiesto perché questa domanda?

    Io le ho risposto perche noi siamo le foglie…

    (La citazione di Ungaretti è stata puramente casuale)

    Dibbi Emmer

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