Una premessa al terrorismo: l’epoca dell’azione collettiva (prima parte)

Dal 1968 l’inerzia dei vertici politici fu sostituita dall’attività della base. Le origini del movimento studentesco. Le basi materiali dell’esplosione della protesta nelle università italiane devono essere rintracciate nelle riforme scolastiche del 1960. Con l’introduzione della scuola media dell’obbligo estesa fino ai 14 anni, nel 1962, si era creato per la prima volta un sistema di istruzione a livello di massa, oltre la scuola primaria. Ma presentava delle lacune di carattere pratico: m,ancanza di libri di testo, di personale docente, di aule. […] Una nuova generazione di universitari entrò in un sistema che era già in avanzato stato di disfunzione. L’ultima seria riforma universitaria risaliva al 1923. […] La decisione di liberalizzare l’accesso ad un sistema universitario così pesantemente inadeguato significò semplicemente immettere in esso una bomba ad orologeria. […] Nel 1866 l’81 per cento di quanti avevano un diploma di scuola media superiore entrava nell’Università, e solo il 44% riusciva a laurearsi. Il sistema educativo operava così una selezione di tipo classista: l’università era aperta a tutti, ma le probabilità che gli studenti più poveri potessero laurearsi erano esigue. (circa un terzo degli iscritti all’Università statale di Milano erano studenti lavoratori). Quella generazione di studenti leggeva Camus, Sartre, Pavese, Baudelaire; i loro eroi, semmai ne avevano, erano i ribelli, non gli integrati.[…] Nel 1967 don Lorenzo Milani, un prete cattolico del dissenso, pubblicò un libro straordinario, Lettera ad una professoressa, in cui gli studenti della scuola di Barbiana di Vicchio Mugello, in provincia di Firenze, documentavano i pregiudizi di classe del sistema educativo ed il trionfo dell’individualismo nella nuova Italia. «Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi! Invece la lingua che parla e scrive Gianni è la lingua del suo babbo…L’abbiamo vsito anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola, è un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile. […] Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati, allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri...Ma il babbo di Gianni a 12 anni andò a lavorare da un fabbro e non finì neanche la quarta. A 19 anni andò partigiano. Non capì bene quello che faceva, am certo lo capì meglio di voi. Sperava in un mondo più giusto, che gli facesse eguale almeno Gianni. Gianni, che allora non era neanche nato». Il 1968 fu molto di più di una protesta contro la miseria della condizione studentesca; fu una rivolta etica, un rilevante tentativo di rovesciare i valori dominanti dell’epoca. L’obiettivo era di impedire, prima agli studenti e poi all’intera popolazione, l’ «interiorizzazione» dei valori della società capitalista. Così scrive Guido Viale nel 1968: L’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad instillare negli studenti uno spirirto di subordinazione rispetto al potere ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano di carattere competitivo.

La guerra del Vietnam cambiò il modo di guardare all’America di un’intera generazione di italiani. Il mito americano degli anni ’50 fu infranto dai notiziari sui villaggi vietnamiti bombardati col napalm e dall’esempio della resistenza contadina alla guerra tecnologica americana. Uno dei più riprtuti slogan del ’68, in Italia, e in tutta Europa, fu: «Creare uno, due, tre, molti Vietnam». Per la gioventù italiana di questo periodo, la vera america divenne quella dei campus universitari in rivolta contro la guerra, delle comuni californiane e della controcultura, del Black Power. […] Gli avvenimenti dell’America del Sud, infine, completarono le influenze terzomondiste sul movimento degli studenti. La morte di Che Guevara in Bolivia, nell’autunno del 1967, munì gli studenti italiani, come quelli francesi e tedeschi, del loro più grande e principale eroe. Ma in Italia trovarono una risonanza particolare anche gli insegnamenti dei preti rivoluzionari sudamericani che cercavano di conciliare il cattolicesimo con il marxismo.

Tappe della protesta studentesca

Autunno ’67 primavera ’68 – La prima università ad essere occupata fu quella di Trento. Fondata nel 1962 da intellettuali cattolici della sinistra democristiana, Tranto era l’unica università italiana ad avere la facoltà di sociologia, che avrebbe dovuto preparare una moderna èlite cattolica capace di analizzare e dirigere i complessi processi di trasformazione in atto in Italia. … Nel corso di una serie ininterrotta di sit-in e assemblee, gli studenti cercarono piuttosto di formulare un’analisi marxista della figura sociale dello studente, considerato come una merce selezionata e accuratamente formata per essere venduta sul mercato intellettuale.

Metà novembre – Agitazione alla Cattolica di Milano per aumento tasse

27 novembre ’67 – Occupazione della Facoltà di Lettere a Palazzo Campana di Torino contro le proposte di riforma universitaria avanzate dal ministro Luigi Gui. Voleva reintrodurre alcuni limiti d’accesso e stabilire tre livellki differenti di lauree.

L’occupazione dell’Università di Roma nel febbraio 1968 segnò per il movimento studentesco un punto di svolta. La polizia intervenne per sgomberare la facoltà; gli occupanti cacciati si ritrovarono a Piazza di Spagna e cercarono di riconquistare la Facoltà di Architettura, che sorgeva isolata dentro il Parco di Villa Borghese; la polizia caricò per bloccarli, ma questa volta essi risposero accettando lo scontro: macchine e autobus vennero dati alle fiamme, 46 poliziotti finirono all’ospedale e un imprecisato numero di studenti rimase ferito. Il giorno dopo le foto della «battaglia di Valle Giulia» erano sulle prime pagine di tutti i giornali. Valle Giulia rappresentò la svolta, perché fino ad allora il movimento studentesco era stato relativamente pacifico. Da allora in poi polizia e studenti si odiarono reciprocamente, e molti studenti presero l’abitudine di scendere in piazza già attrezzati per lo scontro.

Il movimento raggiunse l’apice nella primavera del ’68, poi cominciò a rifluire.

I valori del movimento: il fulcro del movimento studentesco era costituito da un irriverente anti-autoritarismo; per la prima volta nella storia della Repubblica, la famiglia fu messa sotto accusa, una scritta sui muri della facoltà "voglio essere orfano". Il movimento criticava fortemente la chiusura della famiglia su se stessa in contrapposizione alla collettività; un disprezziìo del tutto particolare era riservato a lle forze tradizionali della sinsitra. Il Partito Comunista era respinto in quanto "opposizione integrata" incapace di combattere il sistema; il tabù che in Italia avevano circondato le pratiche sessulai furono sistematicamente infranti per la prima volta, la liberalizzarzione sessuale divenne per il movimento un obiettivo ed una delle sue regole; la violenza fu accettata come inevitabile e giustificata, ed entrò quasi incontestata tra i valori e le azioni del movimento. La giusta violenza dei rivoluzionari veniva contrapposta a quella dei capitalisti. «Il potere nasce dalla canna del fucile», «violenza contro la violenza», «guerra no, guerriglia sì», questi erano alcuni dei più popolari slogan di queglia anni.

Utopia sì, utopia no!

Gli studenti italiani non erano così utopisti da credere che avrebbero cambiato il mondo da soli, e non pensarono mai di essere la sola classe veramente rivoluzionaria: fin da subito essi ebbero chiaro che la loro aspirazione ad un cambiamento radicale, si sarebbe realizzata solo avendo al proprio fianco una classe operaia convinta della necessità e della praticabilità di tale progetto.

Fonte Paul Ginsborg

Credo che non si possa comprendere appieno il fenomeno dell’eversione se non si parte dalle sue origini e se non si tiene conto dell’humus sociale e storico nel quale si è sviluppato 

2 commenti su “

  1. utente anonimo

    Già immagino quante pillole dovremo prendere dopo aver letto anche la seconda parte. Risparmiaci.

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