Pensieri sparsi

Finalmente mi sto godendo il quark con la marmellata di ciliege, e gli Spekulatius accompagnati da una tisana alle bacche di rosa canina. La notte di Natale mi sono trovata in una sorta di siberia: la bora mi tagliava il viso e dappertutto vedevo stalattiti di ghiaccio; la Cattedrale era fredda nonostante fosse piena all’inverosimile. Ho guardato la mia gente. Aveva la pelle così bianca, ed ho pensato: caspita questo è sud, perchè abbiamo la pelle così chiara. Poi ho dato un’occhiata ai capelli: tutti castani, qualcuno biondo ed anche qualche rosso; anche gli occhi chiari sono piuttosto frequenti. L’ho fatto notare a mio fratello, e mi ha detto: frutto delle dominazioni longobarde. Può essere. Continuando a guardare la mia gente, l’ho trovata così tranquilla, con gli occhi, non dico spenti, ma inespressivi, ed ho pensato: ecco la differenza tra me e loro; loro si accontentano di questa vita, io no, non mi sono mai accontentata; loro sono contenti di osservare sempre lo stesso orizzonte e non si chiedono se ne esista un altro, io no! L’orizzonte per me è solo un nuovo punto di osservazione dal quale cercare un altro orizzonte. Poi con lo sguardo ho cercato i miei coetanei, e mi sono sembrati distanti anni luce da me. Andare via, non aver vissuto le tappe dei miei coetanei conterranei mi ha portato in una dimensione atemporale. Lasciare un luogo, non significa quasi mai, lasciare solo il luogo. Si fugge sempre, anche dal tempo. E’ il rifiuto di vivere le tappe che altri stanno vivendo, il rifiuto di osservare il tempo che passa e che cambia le cose. Non voler vedere la fruttificazione della propria classe. Ho lasciato tempo e luogo e mi sono rifugiata in un sogno. Dove vivo non conosco i miei coetanei, e vivo nella costante illusione di non dover fare i conti con lo spazio e con il tempo.

Ps: Oggi sono rimasta chiusa fuori casa. Avevo in programma di andare a trovare un’amica che non vedo da tempo e…zac…ho preso il mazzo di chiavi dell’atelier di un’altra amica. Una volta fuori ho preso le chaivi per dare una mandata di chiusura e…ops…mi sono accorta del problema! Panico! Ho telefonato ad una mia amica e mi ha detto di chiamare il 115. Io non volevo, però ho dovuto farlo. Mezz’ora di attesa e sono arrivati i vigili del fuoco a risolvere il caso ed a permettermi di prendere possesso del mio spazio vitale. Non sono più uscita.

3 commenti su “

  1. antares666

    Avevo preparato una dotta disquisizione sulla semantica dell'uccisione, ma non voglio portare ulteriori disarmonie…
    La mia venerazione per la femminilità ha la prevalenza su tutto…
    Un bacio!

  2. Tisbe

    Ant, a te è permessa qualsiasi disquisizione, e sappi che io ho la mente libera e …nulla… mi scandalizza … forse perchè il vero scandalo è l'uomo.

  3. miskin

    Blues in memoria

    Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
    fate tacere il cane con un osso succulento,
    chiudete i pianoforti e tra un rullio smorzato
    portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
    Incrocino aeroplani lamentosi lassù
    e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
    allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
    i vigili si mettano guanti di tela nera.
    Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
    la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
    il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
    pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.
    Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
    imballate la luna, smontate pure il sole;
    svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
    perchè ormai più nulla può giovare

    W.H. Auden da "La verità, vi prego, sull'amore"

    Funeral Blues

    Stop all the clocks, cut off the telephone,
    Prevent the dog from barking with a juicy bone,
    Silence the pianos and with muffled drum
    Bring out the coffin, let the mourners come.
    Let areoplanes circle moaning overhead
    Scibbling on the sky the message He Is Dead,
    Put crepe bows round the white neks of the public doves,
    Let the traffic policemen wear black cotton gloves.
    He was my North, my South, my East and West,
    My working week and my Sunday rest,
    My noon, my midnight, my talk, my song;
    I tought that love would last for ever: I was wrong.
    The stars are not wanted now: put out every one;
    Pak up the moon and dismantle the sun;
    Pour away the ocean and sweep up the wood;
    For nothing now can ever come to any good.

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