Una storia vera

C’era una volta un ragazzo, che dopo aver dato tanto alla propria patria, perdendosi nel fuoco incendiario dell’Europa, e uscendone miracolosamente illeso, si trovò per caso nel luogo sbagliato, al momento sbagliato. Da quel momento la sua vita prese una piega imprevista e infelice. Trascinato davanti ad un tribunale fu accusato di cose che mai aveva neppure immaginato. A nulla valsero le sue grida di innocenza: il luogo e il momento sbagliato ebbero la meglio. Il giovane fu condannato. Davanti a lui si aprirono le porte del carcere, un luogo che non permette a nessuno di diventare migliore di quello che è. L’animo profondamente buono e privo di malizia che apparteneva al ragazzo non lo salvò dalle umiliazioni, non lo salvò dalle tracce indelebili segnate sulla sua anima e sul suo corpo, ma gli permise, tuttavia, di dedicarsi alla lettura e all’approfondimento delle sue conoscenze matematiche, fisiche, letterarie. Il giovane sfortunato trascorse i migliori anni della sua vita in una cella buia a pagare per una colpa mai fatta. Uscì che oramai era un uomo in una società che non perdona nulla, e non dimentica ciò che non vuole dimenticare. Si trovò a subire una nuova condanna, più dura e crudele di quella del carcere. Nessuno gli dava lavoro, nessuno gli dava speranza. Il suo destino, oramai era segnato. Seppure non fosse nato per essere "delinquente" il mondo faceva di tutto per renderlo tale. L’unica luce nella sua vita, che gli permise, in un certo senso, di sopravvivere senza doversi piegare alla rapina, fu una donazione fatta da chi, pentito, lo aveva costretto tra le mura di un carcere. Nonostante l’avversione degli abitanti del piccolo centro dove viveva, l’uomo riuscì a sposarsi, e a costruire una famiglia portandola avanti tra mille difficoltà e tanta dignità. Ma sempre fu perseguitato. Ogni volta che accadeva un furto, o una qualsiasi altra azione fuori legge, il primo ad essere indagato era lui. Le perquisizioni in quella che, con un grande sforzo d’immaginazione, poteva definirsi casa, erano all’ordine del giorno. La sua intimità era costantemente violata, la sua famiglia continuamente terrorizzata. I carabinieri minacciavano e ricattavano senza tregua i suoi familiari. La società richiedeva il suo tributo di delinquenza, doveva immolare il capro espiatorio sull’altare della colpevolezza, ma lui fu forte, non cadde mai in questo tranello, nemmeno quando la sua fronte di uomo dignitoso veniva ripetutamente colpita. Quest’uomo visse in miseria; visse con la macchia della colpevolezza per un gioco bizzarro del destino. Adesso riposa da qualche parte, e forse avrà trovato la sua pace e avrà trovato una giustizia Vera.

Questa è una storia realmente accaduta e dovrebbe servire da monito a tutte quelle persone che credono di avere dei meriti. La vita è un caso. Per un nonnulla puoi trovarti nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nascere in un luogo piuttosto che in un altro non è un merito, è un caso. Nascere in una famiglia piuttosto che in un’altra non è un merito, è un caso. Abbiamo l’illusione di scegliere, ma il destino gioca a scacchi con le nostre vite, e nessuno di noi merita davvero quello che ha. Chi crede di meritare ciò che ha, è solamente arrogante e non ha mai conosciuto la carezza dolorosa della vita. Non ha mai dovuto scegliere veramente da quale parte stare. La vita è un caso e tutto ciò che abbiamo è capitato a noi per un puro caso e non per un nostro merito.

4 commenti su “

  1. SFreud

    Ciao Tìsbe, tutto nella nostra vita è un caso e la "fortuna" gioca interamente su ciò che fummo, siamo e sarèmo ! Il film MATCH POINT di Woody Allen ( di cui parlo nel blog ) afferma unicamente questo fatto: anche le persone da cui nasciamo le sceglie … il caso… il destino, che non ha preconcetti o direzioni predeterminate. IL CASO REGNA SOVRANO SULLE NOSTRE VITE !!! Anche il caso, che ringrazio, di averti incontrata nel mondo della virtualità che, se ci pensi bene, è più vero di quello della quotidianità!
    Con affetto … SFreud

  2. sefossistato

    La giustizia vera per quell'uomo nasce ora dalle tue parole.
    Parlare di lui e parlarne bene è un atto di giustizia di grande valore umano. Far conoscere, condividere emotivamente e diffondere la conoscenza di questa drammatica storia è un pò come chiedere scusa a colui che l'ha subita. Non otterremo mai il suo perdono perchè non potrà esprimerlo, ma egli si sentirà avvolto da un alone di solidarietà e di positività che pur pervenendogli con molto ritardo, suggerirà alle nostre coscienze di prestare più attenzione ai fatti che ci circondano e di dover agire in maniera più sociale e per niente egoistica.

  3. Batsceba

    mi piace il discorso dell'arroganza. però, se la si vede così meccanicisticamente, si potrebbe arrivare addirittura a giustificare dei comportamenti negativi, non so se mi spiego. il caso, sì. ma forse noi ci dovremmo mettere la coscienza. il senso di responsabilità.
    mi sa che è un po' più complesso il discorso. o lo spero? già, magari lo spero e basta. dubbio.
    peace

  4. Tisbe

    @Batsceba, certo che non è così semplice! Ecco perché sempre andrebbe analizzato caso per caso senza condannare a priori come si fa abitualmente.

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