Un po’ di Pasolini non guasta mai

Il ’63 è la volta de La ricotta a subire contestazioni, questa volta con l’accusa di "vilipendio alla religione di Stato". Ma più che quest’ultimo motivo, ciò che scontentò tutti fu la "filosofia" che vi si esprimeva. Pasolini dichiarava in quei giorni: "L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marescenza è, ora, il fascismo".E tale filosofia veniva sostenuta, nel film, da Orson Welles che, impersonando il regista del "film nel film" che Pasolini girava, denunciava: "L’Italia ha il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante d’Europa. ("Ed ecco scontentati così i partiti di sinistra come quelli di destra", fu il commento di Alberto Moravia) […] L’uomo medio è un pericoloso delinquente, un mostro. Esso è razzista, colonialista, schiavista, qualunquista ("Ed ecco scontentati tutti quanti", concluse lo stesso Moravia).

"Essere marxisti, oggi, in un paese borghese, significa essere ancora in parte borghesi. Fin che i marxisti non si renderanno conto di questo, non potranno mai essere del tutto sinceri con se stessi. La loro infanzia, la loro formazione, le loro condizioni di vita, il loro rapporti con la società, sono ancora oggettivamente borghesi. La loro ‘esistenza’ è borghese, anche se la loro ‘coscienza’ è marxista"

"Quello del capitalismo è un violento sviluppo, che, come dicevo in altre lettere precedenti, si presenta addirittura, al limite, come ‘rivoluzione interna’, che viene a modificare addirittura certe strutture del capitalismo classico: c’è per esempio nei paesi capitalistici molto evoluti un superamento delle strutture familiari e confessionali. La crisi del marxismo è proprio dovuta a questo sviluppo in qualche modo rivoluzionario del neo-capitalismo. [….] Il bersaglio contro cui il marxismo ha sparato, metaforicamente e realmente, in tutti questi decenni, sta cambiando, pone delle alternative in certo modo impreviste. Di qui la crisi dei partiti marxisti. Di qui la necessità di prenderne coscienza, fin che il marxismo resta la vera grande alternativa dell’umanità".

"Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E’ ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell’uomo, del suo passato». 

ndb: L’attualità di questi scritti fa paura!

19 commenti su “Un po’ di Pasolini non guasta mai

  1. pazyryk

    Nell'80 di Pasolini era stata cancellata ogni traccia, specie in quegli ambienti del PCI che avevano una grande riluttanza ad ammettere che PPP era stato un compagno di strada scomodo e scandaloso. Antonello Trombadori (che faceva parte del Comitato Centrale) e Alberto Asor Rosa facevano di tutto per squalificarlo a livello nazionale e mondiale, perché in Ragazzi di Vita e Una vita violenta, Pasolini si era permesso di scrivere che nella sezione del PCI di Pietralata a Roma si praticava la pederastia. Per non parlare degli ambienti democristiani e fascisti che lo avevano sempre portato nelle aule dei tribumali per scandalo ed immoralità. All'alba degli anni '80 un 36enne Antonio Persia viene ricevuto da Ualter Ueltroni che gli garantisce un suo non ben definito appoggio per la pubblicazione della canzone Perpaolo, che a dispetto di ogni posizione imperante in quel momento, scrive insieme agli inseparabili Maurizio Macale e Fabrizio Melchiori. Con l'ala "protettiva" del cugino carnale della madre Pietro Ingrao, Antonio Persia si presenta dinanzi al grigio burocrate Ualter, che, dopo averlo messo nelle mani di Toni Cicco della Formula 3 e di Antonello Venditti, iniziano le registrazioni del brano. Poi lo presentano a Vincenzo Micocci della IT (casa discografica degli inizi di Venditti, De gregori ecc.) dove Antonio aveva già avuto un contratto capestro nel 1973. Tutto finisce una grande bolla di sapone e Ualter se ne lava le mani. In quegli anni i Micocci (padre e figli) avevano stretto alcuni accordi e contratti con Maurizio Costanzo (con la P2 ovviamente) e quindi le loro scelte non potevano certo andare nella direzione di Persia e collaboratori. Il primo a pubblicare una canzone su Pasolini sarà De gregori nel 1986, 'A Pà contenuto in Scacchi e Tarocchi. Antonio Persia ed i suoi collaboratori da precursori diventano epigoni. Passano quattro anni e Antonio Persia si autoproduce un CD, trasmesso integralmente (udite, udite!) da Studio A di Radio Vaticana (era successo solo a De Andrè e Guccini). Gli altri, Rai compresa, non lo trasmetteranno mai in orari possibile ma solo la notte. Potete ascoltare la canzone sul mio blog. Ciao Tisbe

  2. utente anonimo

    "Oh, ma capiscimi bene! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede".
    Il dire di PPP è, a volte, poetico e lieve come un battito d'ali di farfalla e, a volte, uno schiaffeggiare impetuoso che lascia il segno, indelebile a tal punto che, spesso, … anche a distanza di tempo, te ne ricordi e … ti risvegli, ma Lui è andato già oltre, … ancora oggi, prometeico, sempre!
    Grazie, Tisbe, per le citazioni che ci hai donato e ricondotte alla mente nostra,
    gauche

  3. Guinness

    Sono d'accordo con i primi due commenti, attuali ancora oggi davvero. Ma i due pensieri sul marxismo, sono vetusti e sconfitti dalla Storia.

  4. moltitudini

    uh quanto ricordato da pazyryk è doveroso.
    L'oscurantismo catto-democristian-PCI che ha subito è stato intollerabiule!!!!

    Massimo rispetto e onore, è stato un granmde intellettuale ed un grande artista. Detto ciò, alcune prese di poszione sue non mi son piaciute.
    Valle Giulia, capisco la…provocazione..ma mi dispiace: è una tesi la sua che non mi piace.
    Così come per quanto comprenda ciò che PPP intende dire, io alla parola "tradizione" non riesco davvero ad associare un significante positivo.
    E' un vocabolo che lascio ad altri.
    Tisbe..quale trasformismo????

  5. utente anonimo

    l'artista è tale, perché trasforma anche il senso delle parole e noi cerchiamo di comprenderlo, ma abbiamo bisogno di tempo! Il pensar dell'artista è saettante e sconvolgente al contempo. Lui, ripeto, andava "oltre" e noi volevamo comprenderlo, restando legati a paradigmi stantii!
    gauche

  6. pazyryk

    A parte che mi sono dato 10 anni di più, nell'80 ne avevo appena 26… 😉 la storia è molto più complessa, proprio in relazione a Valle Giulia. Qui non si sta tentando una santificazione laica, Pasolini era umano ed in quanto umano era perfettibile e menomale, vivaddio. Fatto sta (e qui do ragione a @notes-bloc) che:
    "Lui, ripeto, andava "oltre" e noi volevamo comprenderlo, restando legati a paradigmi stantii!"
    Nella fattispecie, personaggi come Paolo Pietrangeli, che di Valle Giulia hanno dato una visione completamente opposta a Pasolini, guarda un pò, hanno contribuito ideologicamente alla parte opposta e uno come lui, osannato dai "militanti" per la sua "Contessa", proprio agli inizi degli anni '80, diventava il regista di Maurizio Costanzo per il "talk show" più retrogrado ed americano della galassia.
    Va anche sottolineato che PPP prima di morire scrisse che era ad un bivio molto importante: la "crocefissione" o l' "adattamento". Non so se si sarebbe mai adattato; comunque, la storia (o chi l'ha deviata…) ha deciso per la crocefissione. Ora dobbiamo fare i conti con un martire, perché lo è volente o nolente. Un martire sull'altare, tutto italiano, del sapere, della politica e dell'arte.
    E fare i conti con i martiri, lasciatemelo dire, non è mai facile. Il dibattito è aperto. Ma se qualcuno ha deciso che doveva morire su quell'altare, purtroppo (o per fortuna) quello è il punto di partenza.

  7. Tisbe

    @moltitudini, per la foto 😉
    @pazyryk, ti ringrazio per la testimonianza, davvero illuminante
    @guinnes, non so, invece di marxismo si potrebbe parlare di comunismo. Non credo che sia stato sconfitto dalla storia. Ricorda il Cav sta ancora combattendo contro di esso, e con quale armamentario…io ci credo ancora…io credo davvero che sia l'ultima speranza dell'umanità. E' chiaro che PPP è andato oltre, ma in molte cose ha avuto ragione. Per esempio è stato il primo ad accorgersi del pericolo insito nello stile di vita consumistico…in questo è stato proprio un antesignano…cmq, se non sempre condivisibile, sicuramente un grande italiano…apprezzato molto di più all'estero che in Italia

  8. Guinness

    Tisbe, sarà che il Cav combatte il "comunismo", ma lo fa usando gli stessi sistemi che utilizzavano Stalin e Ceausescu per perpetrarlo. Forza Italia è un partito comunista nel metodo – quando non nelle idee. Tutto deriva dall'alto, la parola del capo non può mai essere in discussione. E chi dissente, va al confino – ben che vada. Se poi confrontiamo il programma di ceausescu con quello dell'attuale PresDelCons, le convergenze sono enormi. Le differenze, marginali e minime.

    Al di là di ciò, dire marxismo o comunismo è un sofisma. E' il sistema che esso persegue che è stato sconfitto. In teoria probabilmente Carletto Barba aveva anche ragione. Ma nella pratica le sue idee non sono perseguibili. La dittatura del proletariato – per fare un esempio – è una cazzata. Ed è al tempo stesso una deviazione dello stesso ideale di uguaglianza che il comunismo avrebbe voluto trasmettere. Se si è tutti uguali, nessuno può comandare – specie come dittatore – sugli altri. Se viceversa ciò avviene, evidentemente non ciò eguaglianza.

    Uhm, spero di essere stato sufficientemente chiaro. Scusa ma ho bevuto – a stomaco vuoto – ed ho anche cercato di essere sintetico. :o)

    Grazie cmq dell'opportunità di confrontarci su questi argomenti…

  9. Tisbe

    Sono d'accordo sul fatto che il comunismo non possa più considerarsi come il prevalere di una classe su un'altra, in questo modo non si risolverebbe la questione dell'equità sociale. In questo senso bisogna ripensare il comunismo e teorizzarne una forma più evoluta. L'idea portante del comunismo non è stata sconfitta, semmai è l'uomo che ha fallito e si è inventato una realtà trascendente per tacciare come utopistica ogni forma di egualitarismo reale. Io non voglio aspettare il regno di dio per vivere nell'eden. Il paradiso può essere qui, subito. Ciao e siamo qui per questo, per discutere amichevolmente

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