19.35 Scritti dalle macerie

Qualche giorno fa un mio carissimo amico, Paolo Speranza direttore responsabile della rivista "Quaderni di Cinemasud" fondata da Camillo Marino ed ispirata da una lettera di Pier Paolo Pasolini mi ha fatto dono di uno splendido libriccino: «19.35 Scritti dalle macerie». Si tratta di una raccolta di scritti sul tragico evento del terremoto in Irpinia. Non è necessario che parli io, lascerò parlare Paolo.

«Un quarto di secolo, il tempo di una generazione, è un arco cronologico sufficiente per cominciare a riflettere con distacco e senso della prospettiva storica su un evento – il sisma del 23 novembre ’80 – che ha segnato in misura decisiva la parabola discendente della Prima Repubblica e, più in generale, la storia recente d’Italia. eppure il dibattito alngue, coperto da una coltre d’oblio: che da un lato consente – nelle aree terremotate – una iniqua ed autoassoluzione collettiva, senza distinzioni di sorta tra gli aministratori onesti in trincea e i responsabili politici della malaricostruzione; e di riflesso determina – in Parlamento e nel paese – una rimozione assoluta delle questioni meridionali, sulla scorta di una lettura rozza e pregiudiziale della storia e della società del Sud d’Italia».

«C’è tuttavia un Sud che, dopo il sisma, è scomparso davvero: quello della civiltà contadina, millenario retaggio dell’Appennino meridionale, impasto intrigante di dignità e miseria, di fierezza e magia; il Sud descritto ed amato da Carlo Levi e Pasolini». (Paolo Speranza)

Il volumetto contiene: "Ho visto morire il Sud" di Alberto Moravia; "Poi su Napoli calò il silenzio" di Michele Prisco; "A Balvano rovine e morti nella nebbia" di  Wladimiro Settimelli; "Colpita l’Italia più nobile e derelitta" di Geno Pampaloni; "Perché non partono" di Giovanni Russo; "La piazzetta di De Sanctis" di Corrado Stajano; Se non si riprende subito Conza sarà già vuota a primavera" di Vittori Sermonti; Un storia del Sud di Domenico Rea; La radice di una civiltà antica di Mario Pomilio; Identità e fedeltà di Dante Della Terza; Ora ci sentiamo un po’ più italiani di Dante Troisi; Tra rassegnazione e realismo di Giuseppe Marrazzo; Avellino perduta di Carlo Muscetta; Cancellare con la ricostruzione anche i segni dell’antica miseria di Manlio Rossi-Doria; Niente corvi sul disastro di Indro Montanelli; Via i borboni torni Garibaldi di Eugenio Scalfari; Quei presepi fanno comodo di Leonardo Sciascia; Una prova per tutti di Valerio Volpini; La memoria e la scienza di Antonio La Penna; La nottata deve passare di Antonio Ghirelli.

11 commenti su “19.35 Scritti dalle macerie

  1. utente anonimo

    Penso sia ancora troppo presto per dare un gidizio compiuto sul dopo-terremoto in Irpinia. troppi uomini di potere sono ancora al loro posto grazie proprio a quella tragedia, che per loro si trasformò in opportunità. Magari fra 25 anni saremo tutti più sereni.
    Crescenzo

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