E la chiamarono giustizia

In giro per la città la mia attenzione è catturata da una locandina del Corriere dell’Irpinia:

«Ruba due euro, condannato a tre anni!».

Dovrei aggiungere qualcosa? O la notizia si commenta da sé? Strano questo paese dove si condannano fino all’ultimo giorno i ladri di polli, mentre coloro che derubano il prossimo per cifre milionarie (referito agli euro) siedono tranquilli sugli scranni del Parlamento. Il furto non dovrebbe essere un universale assoluto, cioè il colpevole non dovrebbe pagare in quanto ladro ma la pena dovrebbe essere proporzionale alla quantità ed alla qualità del maltolto. Noi qui, però, siamo in una grande repubblica liberalista … tradotto, i potenti non pagheranno mai le loro colpe, i poveri cristi sì. (sono incazzata nera)

16 commenti su “E la chiamarono giustizia

  1. carlo2222

    per fortuna non gli hanno sparato! o non l'hanno menato! o non gli hanno negato il permesso di soggiorno se era extracomunitario in quanto pregiudicato!

    Avesse mandato in malora migliaia di famiglie, poi piagnucolando e dando le colpe all'indotto finanziario, senz'altro gli sarebbe andata meglio!

  2. alexperry

    vorrei inoltre porre l'accento su di una recente vicenda che ha visto protagonista un individuo il quale, vedendo un tizio che gli stava rubando una pianta, ha preso il fucile e l'ha freddato.

    Posso dire senza rimpianti che, così come credo nella verità, in maniera altrettanto ferma non credo nella giustizia?

    Alex

  3. giamo

    Perfettamente solidale con il tuo incazzamento, tanto più che ho appena finito di vedere Matrix in tv con Diliberto e Berlusconi, e ti lascio immaginare i versamenti di bile… Lui purtroppo è uno di quelli che non hanno pagato e non pagheranno.
    Notte.

  4. Iprovinciali

    Non dovrei spiegare il meccanismo delle locandine, ma non voglio neppure fare polemiche. Dirò semplicemente che la locandina è meno di un titolo, e in poche parole bisogna sintetizzare tutta una storia. Per di più in quelle poche parole bisogna anche concentrare il sale della storia medesima.
    Detto questo la notizia così come letta dalla locandina posso comprendere che scateni queste reazioni. Ma… il "ma" c'è. E può darsi che il soggetto in questione avesse una sfilza di precedenti lunga un chilometro e che avesse anche altre condanne con sospensione della pena. La sospensione della pena è un beneficio che può essere revocato se il condannato non dimostra ravvedimento, è recidivo appunto.
    Il concetto di condanna giusta dovrebbe essere il perfetto equilibrio tra la valutazione del fatto in sé e l'esame complessivo del soggetto che compie il reato. Mi spiego: se tizio per una volta ruba due euro e viene colto con le mani nella marmellata è giusto che il giudice lo condanni a sei mesi di carcere (di solito è così) e sospenda la pena. Della serie: l'hai fatto mo' alla prossima vai dentro. Alla prossima è giusto che tizio, 2 o duemila euro, vada dentro. Il furto è furto, punto.
    E non per difesa d'ufficio, ma valutando appunto il caso Avellino: non mi risulta che ci siano attualmente magistrati giustizialisti, terminator del codice penale. E lo dico per conoscenza diretta. Qualcuno severo, sì, ma non a questi livelli.

  5. Tisbe

    @Iprovinciali, grazie Gabriella per la delucidazione…siamo qui per questo … ma allora la notizia dov'è. Voglio dire, non andava nemmeno pubblicata. Quanti processi ci sono, mica si può scrivere un articolo ogni volta che qualcuno viene condannato? Ad ogni modo rimane vero che il carcere non riabilita ma conduce a ri/delinquere. Dal film Blow: Sono entrato in carcere con un diploma in spaccio di "canne" e sono uscito con un dottorato in spaccio di cocaina 😉

  6. Iprovinciali

    sulla funzione del carcere concordo in pieno, non una, ma centomila volte.
    Tu citi un film, io ti cito una storia vera: un ragazzino arrestato il 23 dicembre scorso, A.G. di 20 anni, incensurato, arrestato per spaccio assieme ad altri è stato messo nella stessa cella di un certo Piccolo, 40 anni di Rotondi accusato di essere il bombarolo del clan Pagnozzi e assieme a Carmine Taccone, condannato per 416 bis, traffico internazionale di droga, estorsione ecc ecc ecc. Ora questo ragazzino preso con quattro stecche di hashish era proprio il caso di mandarlo a fare quel master di specializzazione post lauream con la quinta elementare che aveva?!
    mistero

  7. utente anonimo

    In effetti la giustizia italiana a volte sembra piena di contraddizioni, spesso sommaria nel giudicare senza valutare caso per caso, applicando il codice alla lettera e a cuor leggero secondo una mera prassi di routine. Non sono del mestiere, quindi mi rendo conto che giudico dal di fuori forse senza la competenza necessaria, ma la realtà che appare agli occhi del cittadino è questa. Per non parlare poi del sistema carcerario, che purtroppo non ha attualmente una funzione riabilitativa, ma sorte l'effetto contrario come chiaramente dimostrato dall'episodio in questione citato da Iprovinciali.

    P.S. Scusa Tisbe per la precedente domanda sciocca sulla fonte della notizia. Semplicemente mi era sfuggito leggendo il tuo post che era riferito ad un quotidiano locale.
    Ciao e buon week!
    Mikereporter

  8. Tisbe

    @Iprovinciali, Blow è tratto da una storia vera…un piccolo spacciatore americano finisce in carcere e viene avvicinato da personaggi che lo portano in Colombia – cartello di medellin – qui diventa il pupillo di Pablo Escobar … adesso è in carcere condannato a 60 anni per traffico internazionale. Se non fosse finito in carcere magari tutto finiva come una bravata di giuventù. Tu chiedi perchè? Io credo che la società abbia bisogno di sacrificare qualcuno. E tutto una questione di fortuna, di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e di non avere santi in paradiso. A qualcuno tutto questo fa comodo.
    @Mikereporter, non ti preoccupare, difficilmente scrivo qualcosa di non vero, dovrei essere la prima ingannata…

  9. filomenoviscido

    sul tema vorrei dire che l'altra sera (nel dibattito con Luxuria e Mussolini) , Castelli affermava tranquillamente che in Italia le leggi si applicano alla stessa maniera per i ricchi e i poveri.

    Un'ipocrisia di fondo che prevede l'uguaglianza formale ma non sostanziale e che fa traboccare di bile perchè costoro si sentono tranquilli affermando : "ma le stesse leggi valgono per tutti gli uomini".

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