Hegel e i totalitarismi

[…] Non voglio impelagarmi sull’attrito che divise Hegel e  Shopenhauer, e non voglio dare ragione né all’uno né all’altro, ammesso che io possa davvero farlo. E’ la storia che implacabile decide…e…la domanda non può che essere: "noi occidentali siamo più hegeliani o schopenhaueriani"…(Qcn risponderebbe "fortunatamente hegeliani"). Ma la questione è un’altra. Finché rimaniamo ancorati nell’ontologico, Hegel è innocuo, ed anche quando dal piano ontologico si passa a quello ontico di problemi grossi non ce ne sono. I dolori vengono, però, quando la frase di Hegel viene trasposta su un piano etico. Chi se ne accorse prima di tutti fu il russo Dostoewskji, che con il romanzo "I Demoni" attualizzò portando alle estreme conseguenze la lezione hegeliana. Ebbene «Ciò che è ha il diritto di essere» su un piano etico è devastante. Significa che TUTTO è ammesso! ( anche i campi di concentramento) Significa che i concetti di Bene e di Male perdono ogni valore, e l’unico valore viene assegnato alla FORZA. Questo, e solo questo condusse ai totalitarismi (rossi e neri, ed anche bianchi) e ai due conflitti mondiali.

22 commenti su “Hegel e i totalitarismi

  1. filomenoviscido

    io credo che si debba più prendere quel "diritto" come "ha una motivazione che l'ha portato all'esistenza". In questo senso anche il nazismo ha delle motivazioni che l'hanno portato a prendere il potere e le crudeltà dell'odierno sistema economico hanno una loro ragione….. ciò è realtà mentre è irrealtà ciò che non esiste.

    Pensa a questa parallelismo : i tumori hanno una ragione d'essere (hanno una causa) che contraddice lo sviluppo sano degli organismi. …. eppure ci sono delle cause (ambientali e genetiche) per cui si è sviluppato il tumore e non la sanità del corpo.
    Da questa constatazione realista che porta a riconoscer le cause di un fenomeno, si può portare un'analisi che essendo reale e non immaginaria , porta a curare le malattie.

    Trasmigrando in politica: oggi i movimenti neocon e quelli neofascisti hanno molto fascino sulle popolazioni. Negare questo è inutile. Negare che essi intercettino desideri della popolazione è negativo per gli stessi movimenti che combattono i neocon ed il fascismo.
    Dalla constatazione della RAGIONE dell'esistenza dei neocon e dei neofascisti si possono trarre le lezioni per sconfiggerli.

    Non so se mi sono spiegato bene.

    Per i giustificazionisti della realtà a tutti i costi….. beh costoro sono obbligati anche a giustificare i movimenti riformatori e la loro evantuale presa del potere.

    non ricordo molto Hegel (studiato solo al liceo) ma se non sbaglio faceva del motore della storia lo scontro tra Nazioni giusto?
    e il suo pensiero fu amato nei sistemi totalitari, ricordo bene?

    saluti

    p.s.
    ma Popper (che amo) come si colloca in questa scelta tra Scopy e Hegel?

  2. Tisbe

    Ma Hegel lo fa mirabilmente. Infatti per lui, a differenza di Kant, la rivoluzione è legittimata dal suo esito. Cioè è valida se riesce a costituire uno stato rovesciando quello precedente. Hegel era molto coerente…talmente coerente che il pensiero tocò il suo apogeo e si fermò

  3. antares666

    I semi gettati dall'ontologia di Schopenhauer germogliano lentamente… Il concetto di base è quello di "colpa ontologica"… Non amo Hegel e non condivido la sua filosofia, eppure sono di un nichilismo morale implacabile, caustico, spietato.
    Un nichilismo che porterà all'umanità uno splendido raccolto di frutti… splendido dal mio punto di vista, è ovvio.
    Un saluto

  4. utente anonimo

    La frase di Hegel è
    "Ciò che è reale è razionale…e ciò che è razionale è reale"
    Se Hegel facesse della forza l'arbitro della storia si sarebbe fermato solo alla prima frase.
    Invece egli vuole dire (più profondamente)che ciò che sembra dovuto solo alla forza, ha una ragione profonda che la riflessione deve individuare ed al tempo stesso ciò che ha davvero un fondamento razionale, deve avere in sè anche la forza che serve a concretizzarlo.
    Il legame tra Hegel e i totalitarismi è dovuto a mio parere ad un fraintendimento (Popper come ermeneuta non era il massimo di tutti i pensabili)
    Un buono studioso di Hegel è Domenico Losurdo.

  5. utente anonimo

    L'Essere, l'Essere! Dove v'è Costui, solitamente nessun esistente!!! Solo Lui, l'Essere, travestito or di Dio, or di Natura, or di Ragione, or … di SACRO!!!
    gauche

  6. Tisbe

    La frase di Hegel a cui faccio riferimento in questo post è: ciò che è ha il diritto di essere. Hegel stesso (sbagliando secondo me) ammetteva che la filosofia arrivava a cose fatte come la Nottola di Minerva. La filosofia non ha il potere di cambiare le cose, ma solo di ripensarle. In sostanza il pensiero nulla può nei confronti della storia. L'unico approccio che gli rimane è quello epistemologico: può tentare di conoscerla, ma in quanto alla realizzazione la storia ha una ragione propria e come tale Hegel la giustifica. La frase a cui fai riferimento: ciò che è reale è razionale, sta ad indicare un tentativo maldestro di far conciliare la realtà oggettiva con gli strumenti conoscitivi dell'essere umano. Ed è forse questo il punto più fragile del pensiero hegeliano

  7. Tisbe

    @meleangelo, chi non sa di filosofia non può capire di politica…
    @gauche, per Hegel l'Essere è tutto, cioè lo Spirito Assoluto è tutto: Dio, Ragione, Storia, e ad esso va sacrificata ogni individualità…triste destino il nostro
    Di fronte allo Spirito Assoluto si ribellò Munch con il suo "Grido"

  8. utente anonimo

    "Ciò che è ha diritto di essere"
    per me equivale a"ciò che è reale è razionale" (per ragione non si intende in questo caso la spiegazione epistemologica, ma la giustificazione etico-politica).E, ripeto, non si tratta dell'apologia della forza, ma del fatto che ogni dato dell'esistenza, ed ogni fatto storico hanno ragioni profonde, a cui non basta dire un no.
    Quanto alla ragione come nottola di Minerva a mio parere si tratta di una grande verità, che ha costretto i pensatori successivi a rielaborare una filosofia come praxis (si pensi a Kierkegaard e Nietzche, se non a Marx, ma anche alle teorie di Wittgenstein del linguaggio come "uso".
    Per finire, in Hegel purtroppo per i suoi detrattori non c'è mai niente di maldestro. Dopo di lui non ci sono stati più grandi teoreti, ma solo scrittori filosofici, riformatori sociali, filosofi settoriali.
    Schopenhauer ahilui è un metafisico tradizionale con una bella scrittura ma non certo all'altezza

  9. Tisbe

    Potrebbe essere, non discuto su questo. Però il mio approccio a questo pensiero è un altro. "ciò che è reale è razionale" per me ha una valenza epistemologica e non ontologica. Hegel dà all'uomo la possibilità della conoscenza che Kant gli aveva negato. Però a ben riflettere la conoscenza in questo modo non è mai possibile. La conoscenza è possibile solo se c'è una distanza tra soggetto ed oggetto, cioè tra razionale e reale. Annullata questa distanza la conoscenza non è possibile. L'esistenza di uno iato permette che ci si avvicini il più possibile al reale, senza però mai pareggiarlo, altrimenti sarebbe la fine del mondo e la fine della conoscenza stessa. In fondo Hegel celebra proprio questo: l'identità di reale e razionale è la morte dell'umanità intesa come molteplicità di individualità. Ed io non sono una detrattrice di Hegel 😉 Anzi, lo ammiro

  10. utente anonimo

    La frase incriminata si trova nella Filosofia del Diritto (perciò io la interpreto così). Inoltre sullo iato, si deve presuppore che la razionalità sia solo soggettività: e questo è kant, non Hegel

    Curiosità: ma sei laureata in filosofia?

    Italo

  11. filomenoviscido

    beh penso che il considerare Hegel l'apogeo del pensiero (e Schopy l'alternativa antisistemistica) sia una mentalità tipica dell'Europa continentale, io non sono per niente d'accordo.

    Innanzitutto riconoscendo ad Hegel il merito di aver riportato il Reale nella filosofia e l'individuazione di un metodo (dialettico) di interpretazione, non va dimenticato che il Reale fu oggetto di "attezione" dai tempi antichi da parte di Parmenide(ciò che è non può non essere e ciò che non è non può essere) ma anche da parte di Platone con il suo "non essere" che esisteva in maniera diversa dall' "essere" (molto dialettico se pur non ortodossamente dialettico) . Inoltre lo sviluppo trino (tesi/antitesi/sintesi) era presente nel nostro Vico sebbene in forma "religiosa" ( pare, secondo l'Abbagnano, che gli idealisti tedeschi si siano a lungo dimenticati del cilentano) .

    Comunque ritornando alla filosofia… di Hegel va detto (a mio parere):

    1) che la sua logica è vera se la si accetta altrimenti rappresenta solo un modo di vedere le cose e non IL modo. Un pò come la ricerca della causa finale del mondo può portare a Dio è valida se si riconosce la necessità di una causa finale. Solo chi vuol riconoscere questo ordine ha la necessità di una logica dialettica o meno(che può essere la dialettica hegeliano o marxista o vichiana e via dicendo) , per altri questa logica non è necessaria. Un pò come non è necessaria la causa finale: il mondo può essere Caos o può essere qualcosa di indefinibile.

    2) quando Hegel va ad individuare cosa è il Reale fissa la sua attenzione verso lo Stato (nazione). Il concetto che usa è pressochè ottocentesco e non ha validità nè prima nè dopo … oggi è superato ad esempio dal concetto economico, questo se riconoscessimo la logica hegeliana. Naturalmente , anche se con forzatura, il Reale che si sviluppa nella storia potrebbe essere anche la settecentesca Ragione e tra la Ragione settecentesca e lo Stato guerrieo hegeliano , io preferisco nettamente la prima

    3) facendo "hegelianamente" del Reale l'unico criterio di valutazione di una filosofia si potrebbe dire tranquillamente che l'hegelismo è stato sempre dalla parte sbagliata, amato dai nazionalismi europei, dal nazifascismo e "maestro" del marxismo (soprattutto dei lati beceri del marxismo) . In ciò l'hegelismo come sconfitto dalla storia e come sconfitto dall'umanità , deve autovalutarsi come fallimentare.

    questo almeno quel che ricordo ma non ero bravo in filosofia

    saluti
    filomeno viscido

  12. filomenoviscido

    Se il punto (1) è la critica alla logica hegeliana, il punto (2) è la critica all'individuazione dell'oggetto della logica hegeliana (lo Stato) , il punto (3) è la critica a cosa è in sostanza lo Stato hegeliano, al suo calarsi nella storia, mi permetto di riportare alcune affermazione dell'accademico tedesco:

    -Deve onorarsi lo Stato come un che di mondano-divino e ritenere che, se è difficile intendere la natura, è anche infinitamente più ostico comprendere lo Stato;

    -L'ingresso di Dio nel mondo è lo Stato;

    -Si cade facilmente nell'errore di dimenticare l'organismo interiore dello Stato stesso;

    -Allo stato compiuto appartiene essenzialmente la coscienza, il pensiero, pertanto lo Stato sa ciò che vuole;

    -Lo stato è reale; la vera realtà è necessità: ciò che è reale è necessario in sé;

    -Lo Stato esiste per sé stesso;

    -Lo Stato è la vita morale concretamente esistente, effettivamente realizzata".

  13. Tisbe

    beh penso che il considerare Hegel l'apogeo del pensiero (e Schopy l'alternativa antisistemistica) sia una mentalità tipica dell'Europa continentale, io non sono per niente d'accordo Questo l'ho chiarito nel post!
    La frase incriminata si trova nella Filosofia del Diritto (perciò io la interpreto così). Inoltre sullo iato, si deve presuppore che la razionalità sia solo soggettività: e questo è kant, non Hegel Non è incriminata! Ad ogni modo è proprio nell'etica che la sua applicazione mi tormenta. Temo la possibilità di far passare per assoluto qualcosa che invece è assolutamente relativo ad un contesto ed un periodo storico ben specificato. Faccio un esempio semplice, semplice. Prendiamo a caso il valore della vita. La vita è un valore etico assoluto che non si può e non si deve negare, ma cosa succede quando uno stato si trova in condizioni di belligeranza? Uccidere diventa un imperativo. Il valore della vita è in uno stato di epochè, cioè è messo momentaneamente fra parentesi. Se fosse applicata la regola di Hegel secondo cui ciò che è reale è razionale, uccidere diventerebbe un valore etico assoluto. Possiamo cadere in questo pericolo? Io preferirei di no! E da un punto di vista epistemologico, che va valutato comunque, anche se la frase è riferita alla filosofia del diritto, preferisco di gran lunga gli sviluppi contemporanei. Ciò che è reale, non è razionale, ma è possibile! Ciò che è reale è pura interpretazione. La lezione è di Gadamer e la scienza è l'ermeneutica. Io sono di questo parere. Il reale non coincide con il razionale, e il miglior modo per superare lo iato è l'interpretazione individuale attraverso il metodo dell'applicatio. Una regola generalissima ed universale, perciò assoluta, e quindi reale, applicata ad un caso particolare ed individuale e perciò razionale. Solo così è possibile la conoscenza, solo così è possibile non cadere nelle trappole mortali dell'assolutismo e/o del relativismo.
    Rigaurdo la tua curiosità, tu che ne pensi? 😉

  14. filomenoviscido

    scusa ma non ho capito cosa intendi allora …. 🙁

    Io avevo capito che tu ritenessi Hegel e Schopy le alternative del pensiero europeo e che Hegel fosse un gigante del pensiero.

    quindi ho portato una critica ad Hegel che non è solo sull'etica (e sulle sciagure che ha portato) ma sulla stessa impostazione ontologica e gnoseologica (si dice così? mah)che , a mio parere, è stata di gran lunga sopravvalutata .
    Io relego la sua influenza agli ambienti accademici dell'Europa continentale ( e vi è anche l'Europa anglossassone che è tutt'altro che hegeliana).
    Se l'elitè e quindi molta cultura e molta politica sono state influenzata da Hegel e dal suo "allievo" Marx , questo non significa che l'Europa sia hegeliana (e tantomeno che l'unica alternativa ad hegel sia Scopy) poichè esiste una differenza notevole tra l'Europa continentale delle accademie e quella del "popolo". Semmai la politica europeo è stata hegeliana spesso.

    Insomma credo che bisogna star attenti e far differenza tra opposizione a Hegel (che avvalora Hegel come antitesi) e pensiero indipendente da Hegel che è in contrasto con Hegel (il secondo infatti non elargisce ad Hegel nessuno status rilevante).

    Io sono per il secondo ed Hegel, per me, è solo un semplice accademico che ha detto alcune cose serie, molte verosimili ed alcune ignobili…. avendo un acume intellettuale non certo eccelso ma , come spesso accade, avendo la sfortuna (per gli uomini) di esser preso come modello.

    Non son se mi son chiarito ora.

    saluti e buona giornata.

    p.s.
    bella signora ,fammi gli auguri oggi compio gli anni 🙂

  15. Tisbe

    @filomeno, non lo dico io che siamo hegeliani. Siamo hegeliani! La sua filosofia non è stata ancora digerita. la filosofia anglosassone è di natura positivistica…e non voglio commentare… Le alternative? Tutto quello che è accaduto e che accade è hegeliano. Ai voglia lui stesso di dire che la filosofia è come la Nottola, lui intanto è arrivato prima e ci ha fregato tutti. Siam tutti figli di Hegel, volenti o nolenti, consensienti o non consensienti

  16. utente anonimo

    Hai della Filosofia del Diritto una interpretazione che la avvicina troppo al positivismo del potere: il fatto come assoluto.
    Io personalmente l'ho riletta in parte l'anno scorso ed ho trovato (a leggerlo bene: Hegel si legge diversamente e sempre più profondamente ogni volta che anche tu sei cambiato come persona ed hai allargato il tuo raggio visuale) un liberale anche piuttosto avanzato (anche quando argomenta per la monarchia). Se avrò tempo (quest'anno vorrei studiare un po' di logica, matematica e neopositivismo logico) e un po' di serenità ne parlerò nel blog
    Salutoni
    filosofa (penso proprio di sì)

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