Brigantaggio & dintorni

Mi verrebbe da dire che le domande che ci sottopone Tisbe possono avere un sapore pleonastico. Tanto gli eventi storici ci dimostrano come i titoli di eroe o terrorista, vengono decisi dall’esito delle battaglie.
Vorrei invece soffermarmi come una mal’intesa battaglia x la democrazia possa produrre esiti nefasti. La storia dell’unità d’Italia, dimostra ampiamente come la guerra mossa dai Sabaudi x liberare il regno di Napoli dalla tirannia dei Borboni, s’è rivelata in tutta la sua drammatica tragedia sul piano economico, sociale, politico e finanziario di cui scontiamo ancora oggi le conseguenze: e tutto perchè una volta destituiti i Borboni, i cafoni meridionali, appoggiati da una parte della borghesia, osarono organizzare una resistenza all’occupazione sabauda nota col nome di "Brigantaggio".
La sconfitta del brigantaggio, comportò la stipula di uno scellerato patto d’onore tra la borghesia meridionale vincente, su quella che appoggiava il brigantaggio, con la borghesia sabauda, che si pose l’ unico obiettivo di depredare il meridione delle sue ricchezze fino a inibirne ogni possibilità di sviluppo autoctono. E tutto questo con l’alibi di sconfiggere il brigantaggio.
Senonchè i vecchi baroni borbonici, pur di continuare a mantenere i loro privilegi ( è megli’ ccummannà ‘e fottere – si dice in napoletano), e nella necessità di attuare un capillare controllo del terrirorio, si premunirono di trasformare i briganti sopravvissuti in picciotti di mafia, additando come loro nemico i nuovi gendarmi sabaudi; cosicchè in tal modo poterono consapevolmente e colpevolmente contribuire ad attuare la potica Cavourriana di spoliazione delle ricchezze del vecchio regno di Napoli.
Tutto ciò ha comportato che fin’ora il meridione d’Italia continua a dimenarsi in questo assurdo quanto radicato blocco di potere che continua a inibire uno sviluppo autonomo del mezzogiorno; tanto che si è passati dalla negazione dell’esistenza di organizzazioni mafiose al consiglio di imparare a convivere con la mafia. Qui siamo di fronte più che all’aberrazione alla riconferma di una vecchia politica che continua a considerare il mezzogiono, suscettibile unicamente di attenzioni poliziesche.
Trasponendo l’analisi sul piano internazionale, assistiamo al fatto che esportazione di democrazia, vuol dire soltanto accettazione ed instaurazione di regimi disposti ad accettare condizioni di sudditanza nei confronti delle potenze esistenti. (Desiderio947)

In realtà c’è ben poco da ballare, la storia degli anni Ottanta ha proseguito il processo di emarginazione economico e sociale del Sud . La svolta degli anni Novanta e l’avvio della cosiddetta II Repubblica ha precipitato la situazione meridionale: il taglio dei trasferimenti assistenziali, il disegno liberista del federalismo, la flessibilizzazione dei contratti di lavoro dilagante su uno sfondo sociale già segnato da una profonda deindustrializzazione e dall’ulteriore espansione di una disoccupazione di massa, specie giovanile già da tempo drammatica. L’ingresso nell’Europa di Maastricht ha consolidato e accentuato queste tendenze di fondo: confermando una volta di più che la crescente marginalità dell’economia meridionale lungi dall’essere un’espressione di arretratezza e di "ritardo" non è altro che uno sfruttamento "scientifico". Peraltro da un lato abbiamo una borghesia meridionale emergente legata alle costruzioni, al terziario e all’economia turistica (peraltro largamente dominata e guidata, quest’ultima – vera ricchezza del sud – da imprenditoria del nord), protagonista spregiudicata delle operazioni speculative sulle aree industriali dismesse e che moltiplica i propri capitali attraverso i meccanismi della rendita. Di contro il pesante ridimensionamento dell’occupazione si accompagna alla precarietà del lavoro stagionale, al declassamento del pubblico impiego, allo sfruttamento vergognoso del lavoro femminile. In questo quadro la criminalità organizzata trova il suo spazio naturale di riproduzione sociale: essa si intreccia profondamente con la borghesia meridionale, attraverso un complesso rapporto: da un lato esercita su di essa un prelievo "fiscale" illegale e diffuso, entrando così in contraddizione con l’interesse complessivo della borghesia nazionale, ma dall’altro le assicura protezione sociale. Inoltre la criminalità agisce come ufficio di collocamento di giovani disoccupati e quindi, paradossalmente, come ammortizzatore sociale, tanto più in una fase in cui lo Stato, da sempre esattore e gendarme, giunge a negare persino l’assistenza. (smemorato)

5 commenti su “Brigantaggio & dintorni

  1. desiderio947

    riporto un mio post del 10 u. s.

    Nuovo patto tra produttori

    Il Corriere che storicamente è sempre stato il giornale della grande borghesia italiana, con la presa di posizione a favore dell’Unione, ma ancor più l’apertura di credito in tal senso da parte del Presidente di Confindustria, apre uno scenario interessante nella politica italiana: un blocco tra produttori, come lo chiamò Berlinguer, avverso al blocco degli speculatori; credo sia questa la vera sfida per modernizzare l’Italia nella nuova economia globale.

    Non a caso il mascarato ha espresso così vivo rammarico, voleva continuare nel gioco sporco delle tre carte e accreditare l’idea che l’Unione fosse soltanto un’accozzaglia di antimodernità, che pur di salvaguardare i piccoli privilegi dello statale a stipendio fisso è disposta a immolarsi nella difesa dello statu quo.

    Niente di più inverosimile e falso.

    Il moderno rappresentante di merci varie che tenta di spacciarsi come imprenditore che lavora per lo sviluppo del paese, dimentica di evidenziare come il suo contributo nella diffusione di nuovi prodotti risulta del tutto vano, se non ci sono clienti dal portafoglio capace di aquistare quei quelle merci tanto pomposamente propagandate.

    E qui sta il punto di differenza sostanziale tra la sua miope visione di iperliberista, che crede di avere come mercato l’intero pianeta e dunque, da qualche parte una borghesia altrettanto arraffona in grado di soddisfare i propri appetiti consumistici, del tutto opposta ad una visione della vicenda politico – economica che si preoccupa di mantenere un livello di vita compatibile al proprio sistema industriale, ma che nello stesso tempo non perde di vista le sfide imposte dalla competizione globale, che necessariamente abbisogna di rivedere l’attuale sistema imperialistico, fondato sullo spregiudicato sfruttamento delle risorse ad esclusivo vantaggio dei paesi sviluppati e noncurante della miseria in cui lascia sprofondare quegli stessi paesi depradati delle loro preziose materie prime.

    -Aggiungerei che la politica proposta dalla cdl si configura come continuazione, in chiave moderna, della vecchia politica ottocentesca di spoliazione e devastazione di ricchezze – l’esempio più clamoroso è rappresentato dalla legge sul falso in bilancio – autoctone, a tutto vantaggio di una borghesia che cresce e si sviluppa sulla rendita parassitaria ( è sempre meglio cummannà ‘i fottere ), a scapito di ogni possibilità di autentico sviluppo socio-economico e politico.

  2. smemorato

    In realtà c'è ben poco da ballare, la storia degli anni Ottanta ha proseguito il processo di emarginazione economico e sociale del Sud . La svolta degli anni Novanta e l’avvio della cosiddetta II Repubblica ha precipitato la situazione meridionale: il taglio dei trasferimenti assistenziali, il disegno liberista del federalismo, la flessibilizzazione dei contratti di lavoro dilagante su uno sfondo sociale già segnato da una profonda deindustrializzazione e dall’ulteriore espansione di una disoccupazione di massa, specie giovanile già da tempo drammatica. L’ingresso nell’Europa di Maastricht ha consolidato e accentuato queste tendenze di fondo: confermando una volta di più che la crescente marginalità dell’economia meridionale lungi dall’essere un’espressione di arretratezza e di "ritardo" non è altro che uno sfruttamento "scientifico". Peraltro da un lato abbiamo una borghesia meridionale emergente legata alle costruzioni, al terziario e all’economia turistica (peraltro largamente dominata e guidata, quest'ultima – vera ricchezza del sud – da imprenditoria del nord), protagonista spregiudicata delle operazioni speculative sulle aree industriali dismesse e che moltiplica i propri capitali attraverso i meccanismi della rendita. Di contro il pesante ridimensionamento dell'occupazione si accompagna alla precarietà del lavoro stagionale, al declassamento del pubblico impiego, allo sfruttamento vergognoso del lavoro femminile. In questo quadro la criminalità organizzata trova il suo spazio naturale di riproduzione sociale: essa si intreccia profondamente con la borghesia meridionale, attraverso un complesso rapporto: da un lato esercita su di essa un prelievo "fiscale" illegale e diffuso, entrando così in contraddizione con l’interesse complessivo della borghesia nazionale, ma dall’altro le assicura protezione sociale. Inoltre la criminalità agisce come ufficio di collocamento di giovani disoccupati e quindi, paradossalmente, come ammortizzatore sociale, tanto più in una fase in cui lo Stato, da sempre esattore e gendarme, giunge a negare persino l’assistenza.

  3. desiderio947

    Tempo fa avevo preannunciato che avrei fatto un post sul tema del del Mezzogiorno, Stretto tra Sottosviluppo, Emigrazione e Malavita Organizzata; mi pare vhe col contributo di diversi autori, si venga delineando un quadro abbastanza preciso della situazione, restano da indicare le possibili iniziative capaci di produrre un vero e auentico sviluppo del Mezzogiorno.
    Ciao, buona domenica a tutti, Beppe.

  4. Tisbe

    Questo è un luogo di crescita e discussione, c'è sempre spazio per chi si pone con umiltà ed educazione … e con competenza

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