Che cos’è la libertà?

Che cos’è la libertà? Ecco una risposta tratta dal poema sulla libertà "Il Grande Inquisitore" pubblicato ne "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij. Di seguito uno stralcio delle accuse mosse al Cristo per aver caricato l’umanità di un dono insostenibile: la libertà…invito tutti a dire la propria.

«Tu vuoi andare nel mondo e ci vai a mani vuote, con la promessa di una libertà che gli uomini, nella loro semplicità e nel loro disordine innato, non possono neppure concepire, della quale hanno paura e terrore, perché nulla è mai stato più intollerabile della libertà per l’uomo e per la società umana!". "Io ti dico che non c’è per l’uomo preoccupazione più tormentosa di quella di trovare qualcuno al quale restituire, al più presto possibile, quel dono della libertà che il disgraziato ha avuto al momento di nascere". "Tu hai scelto tutto quello che c’è di più insolito, di più problematico, hai scelto tutto quello che era superiore alle sorte degli uomini, e perciò hai agito come se tu non li amassi affatto. E chi è che ha agito così? Colui che era venuto a dare per loro la sua vita! Invece di impadronirti della libertà umana, l’hai moltiplicata, e hai oppresso per sempre col peso dei suoi tormenti il regno spirituale dell’uomo. (…) Se tu lo avessi stimato meno, gli avresti anche chiesto di meno, e questa sarebbe stata una cosa più vicina all’amore… »

3 commenti su “Che cos’è la libertà?

  1. meister

    Del sacro pathos della libertà è testimone il destino di molti personaggi di Dostoevskij. Raskolnikov, Stavrogin, Kirillov e l'ateo dichiarato Ivan karamazov.
    La loro rovine è per noi luce, non perchè un malinteso senso della libertà li abbia perduti, poichè questo presupporrebbe un giudizio a monte, un pregiudizio; quanto perchè la loro tragedia, essendo un inno alla libertà, svuota la partecipazione dell'uomo al mondo, di quel senso ulteriore che la convivenza ha imposto.
    Secondo me Dostoevskij ha inteso rivolgersi al mondo, che precede il "mondo per noi"; l'uomo di Dostoevskij, è l'uomo sullo sfondo, in bilico fra antropodicea e teodicea e spesso, almeno io, non distinguiamo quanto quest'ultima venga considerata una mera costruzione mentale, quindi una questione dove entra in gioco la fede, da quanto, invece partecipi una verità "in sè".
    "Il mio Osanna è passato attraverso il crogiolo dei dubbi", scrive Dostoevskij nel "Diario di uno scrittore", in realtà, io credo che ciò significhi elevare, al'oggetto del dubbio, un Osanna.
    Dostoevskij è stato un appassionato difensore della libertà umana, tutti i suoi personaggi stanno lì a testimoniarlo…uno fra tutti, secondo me il più emblematico, è Kirillov, che considera l'arbitrio un dovere, una sorta di obbligo non scevro di sacralità. Per raggiungere uno stato superiore l'uomo deve affermare l'arbitrio( Aspetta Tisbe, non mi uccidere!!) Kirillov, a ben vedere, è un uomo puro, in lui vi sono i tratti della santità (" senza grazia" ha detto Berdiaev), eppure la sua libertà terminerà in una rovina terribile.
    Ecco, tra questi estremi, credo, si inserisca il concetto di libertà in Dostoevskij. Dalla pancia stessa dei Karamazov deve venir fuori l'uomo nuovo, l'anima nuova.
    Il Grande Inquisitore si dà pena per i molti che non sopporteranno la prova della libertà: "Tu agisti come se avessi cessato di averne compassione, perchè richiedesti troppo da lui. Rispettandolo meno,…

  2. meister

    SEGUITO:
    Il G.I è indignato dalla natura aristocratica della libertà di Cristo, che carica l'uomo di sofferenze, che altro non sono che i residui oscurati della natura, che l'uomo deve misconoscere, pur sapendo che lo riassaliranno alle spalle. Perchè quei residui, " sono " la sua natura, intervengono prima e nessuna morale postuma potrà mai eclissarli

    Ciao
    Roberto

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