Il concetto di male tra comunismo e cristianesimo

Poche cose mi fanno diventare la bile verde, una di queste è la banalità dell’anticomunismo. Buona parte dei detrattori del comunismo, non sa nulla di questa ideologia politica, ed invece di correre ai ripari cercando di capire contro quale pensiero umano si sta mettendo, inanella la serie più squallida di luoghi comuni che sono ormai alla portata, persino, dei bambini di due anni. Da poche battute mi accorgo dello spessore dell’avversario politico, e se comincia a tirare fuori argomenti come l’ex Unione Sovietica, la Cina, Cuba, capisco che mi trovo di fronte ad un emerito ignorante. Una frotta abbastanza cospicua di tali individui hanno trovato asilo tra le mura di Tocqueville, aggregatore sedicente liberale, ma sottoposto ad una ferrea gerarchia redazionale che, di fatto, inficia il valore stesso del termine "libertà". La stupidità, in questo caso, consiste nel voler attaccare il comunismo sotto il profilo etico, sapendo benissimo che gli orrori sono stati commessi da tutti i colori politici, persino dalla tanta osannata democrazia. E per fare questo si tira in ballo il concetto del male. La cosa ridicola è che a parlare di male siano i sedicenti cattolici o cristiani, evidenziando, con questo loro comportamento, un’ ignoranza abissale rispetto alla loro fede. Molti cristiani dimenticano che la loro religione non è solamente "monoteistica" ma è soprattutto "monista", cioè ammette l’esistenza di una sola sostanza: Dio, il Sommo Bene o come volete definirlo. Questa fu una battaglia delle origini del cristianesimo, quando al suo interno si oppose la corrente del manicheismo che, invece, affermava l’esistenza di due sostanze: il bene e il male. Prevalse la corrente monista, con tutte le conseguenze che ne sono derivate. Ammettere solo il bene non significa negare il male in quanto tale, ma significa concepirlo come emanazione del bene stesso, in ultima analisi significa affermare la necessità del male. Affermazione che trova la sua prima espressione nella necessità del tradimento di Giuda affinché si realizzasse il disegno divino. Senza Giuda, niente disegno divino, niente morte dell’uomo sulla croce e conseguentemente, niente resurrezione divina. Tutto questo preambolo per dire che il male, così come lo intende il popolino, non esiste, se non come forma del bene stesso, e cioè come necessità. Mi si potrebbe obiettare (ma l’obiezione andrebbe fatta alla nostra religione) che il mondo è pieno di azioni prodotte dal male. E’ vero, ma ognuno, considera "male" solo ciò che gli fa comodo denominare con questo nome. Prendiamo ad esempio il Sommo Bene: la vita. Credo che chiunque sarebbe d’accordo sul fatto che la vita è un bene assoluto. Allora se così fosse, spiegatemi, e con argomenti convincenti, perché in caso di guerra, la vita del nemico diventa un male…spiegatemi perché in caso di guerra chi non uccide il nemico viene denominato disertore e mette a repentaglio la propria di vita. Allora la vita non è un valore supremo, ma come tutte le cose umane è soggetta alla relatività spazio/temporale, ed alla gerarchia secondo criteri "umani"! Allora non potete certo ergervi a giudici e stabilire cos’è il bene e cos’è il male. Perché quello è semplicemente il vostro bene, o il vostro male. Ergo, toglietevi dalla testa di tacciare il comunismo di male supremo. Molti omicidi di massa sono stati compiuti sotto il sacro segno della Croce, sotto il simbolo di falce e martello, sotto il segno della croce uncinata e sotto l’impronunciabile parola "democrazia liberale". Qualcuno disse: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra», beh, quel qualcuno aveva ragione: non riducete la politica a stupide accuse reciproche. Se volete fare vera politica partite da voi stessi. Fate pulizia dentro di voi, e cercate di mettervi al servizio degli altri, se vi aspettate gloria ed onori, allora non siete dei veri politici, ma solo dei bottegai della politica. E per prima cosa, non siate mai banali quando dovete demolire l’avversario: non fareste altro che rafforzarlo. Per quanto mi riguarda sono comunista e so bene cos’è il vero nucleo del comunismo. L’errore è stato di volerlo imporre dall’alto. L’errore è stato di volerlo instillare dentro coscienze ancora acerbe ed immature, non pronte a ricevere un messaggio così grandiosamente umano. Non si può pretendere che un occidentale condizionato da una società iperconsumista possa, improvvisamente, trovare più intelligente la modalità di vivere secondo l’ESSERE, piuttosto che secondo quella dell’AVERE. Il punto è questo: non si può obbligare nessuno ad essere comunista. Esserlo è una scelta di coraggio che non tutti possono affrontare. Se dovessi cercare una soluzione tenendo conto dell’attuale situazione geopolitica mondiale, direi che il comunismo potrebbe ancora giocarsi una chance nel momento post/globale. Si dovrebbe partire dalla costituzione di piccoli nuclei come i Kibbutz. Si dovrebbero creare tanti piccoli microcosmi autosufficienti e fondati su una comunità societaria legata da forti vincoli di solidarietà e di appartenenza, che coopera con altri Kibbutz in una catena infinita che attraversa il mondo intero rendendolo, finalmente, libero e coopartecipe, senza gerarchie, ma con l’obioettivo della felicità. D’altra parte uno dei vizi deplorati dal cristianesimo delle origini era la "tristezza". L’umanità, quindi,  ha il diritto/dovere di essere FELICE. Il comunismo ha questo compito (in tal senso è necessario leggersi Bloch e "Il principio speranza" – per chi volesse obiettarmelo lo so che è stato ateo).

22 commenti su “Il concetto di male tra comunismo e cristianesimo

  1. utente anonimo

    In merito al Vangelo di Giuda, presto ti invierò un articolo apparso sul Corriere del Ticino, scritto da un mio caro amico, decisamente interessante.

    Dibbi Emmer

  2. utente anonimo

    beh, per esperienza, credo che molti che si definiscono comunisti non abbiamo letto o compreso marx. se lo avessero fatto, sarebbero veramente comunisti, ed eviterebbero di allontare persone come me dal comunismo. eppure poi autonomamente, poiché volevo trovare argomenti contro il comunismo, mi sono riavvicinato a Marx, lo sto leggendo, lo sto capendo. Certo a volte non mi trovo d'accordo, ma mi trovo molto spesso a dire "aveva ragione" o "com'è attuale".
    C'è un pregiudizio contro il comunismo, ma se tutti sapessero cosa si fa in nome della democrazia (ma poi in fondo si sa di Abu Graib e di Guantanamo, non basta?)…

  3. utente anonimo

    Credo che il problema del comunismo non sia nell'ideologia, ma nella sua applicazione. O meglio, l'applicazione del concetto di comunismo come "comunità delle cose" ("dottrina economico-sociale che, riconoscendo nella proprietà privata dei beni e dei mezzi di produzione la causa dei contrasti e delle ingiustizie che caratterizzano la società divisa in classi, perviene a teorizzare un tipo di società senza classi in cui i beni sono di proprietà collettiva", terra terra, sia inteso), non è adatta alla razza umana. Per la natura stessa dell'uomo. Non è applicabile quindi ad una società estesa, ma solo eventualmente al… singolo. Il che rende pura teoria tale dottrina. Inoltre, come anche tu hai fatto presente, il comunismo non va imposto, ma abbracciato (proprio come una fede "religiosa"). Ogni tentativo di imporre l'uso comune dei beni è probabilmente destinato a fallire. Rousseau teorizzava il buon selvaggio (" ogni uomo nasce buono e giusto, e se diventa ingiusto la causa è da ricercare nella società che ne corrompe l'originario stato di purezza"), in questo caso io penso piuttosto al bambino che gioca con il suo peluche preferito. Prova a privare un piccolo del suo gioco, la reazione sarà tutt'altro che gentile. Dovrà essere lui a farti dono del suo peluche per poterne far uso te stesso. Esistono alcune teorie che indicano come innato nell'uomo il senso della proprietà privata, un "bisogno" probabilmente legato all'istinto di sopravvivenza.
    Intendiamoci, io non sono contrario al comunismo, sono scettico nei confronti della sua applicazione, anche in funzione dei diversi esempi che le società di ieri e di oggi ci hanno gentilmente concesso. Ma non dispero.
    La tua teoria dei Kibbutz potrebbe avvicinarsi alla mia tesi del "comunismo ristretto". Ma anche in questo caso trovo possano esserci non pochi impedimenti pratici, perché rimane comunque un insieme di "società estese".

    Credo di aver spiegato il mio punto di vista in maniera un po' semplice – e forse anche semplicistica – (in parte dovuto all'influenza del mio lavoro), ma penso con questo di essere abbastanza chiaro.

    Bello comunque il tuo post. Probabilmente hai messo un po' troppa carne al fuoco e diventa difficile commentare in maniera completa, ma è interessante quello che hai scritto.

    Dibbi Emmer

  4. Tisbe

    @cretaefaci, ?
    @saltino, lo farò…
    @fabiopeluso, non c'è dubbio che Marx sia contemporaneo. Di certo un pensiero del genere, per aver avuto la potenza di condizionare la storia, ha il suo insopprimibile VALORE. Cmq l'importante è mantenersi critici pur volendo apprendere e comprendere
    @viga, possiamo provarci, ma su questo aspetto si deve lavorare molto continuando ad utilizzare le armi che il sistema democratico ci consente, e cercando il consenso.
    @Dibbi Emmer, è vero, ho messo troppa carne sul fuoco ma era mia intenzione essere esaustiva seppur nella sinteticità. Io sono spettatrice critica di questi tempi, ed assisto ad un rigurgito nazionalfascista camuffato da liberalismo. La domanda autoritaria che si respira è troppo alta, e mi dispiace che molti non se ne rendano conto. Il primo sentore l'ho avuto nel momento in cui Cossiga ebbe a dire che i partigiani altri non erano che assassini terroristi, mentre i gladiatori (GLADIO) erano i veri patrioti. Un'affermazione nauseabonda che ha aperto il varco per un revisionismo che ha fatto scendere dal banco deglia ccusati fascisti e nazisti, per farci salire i comunisti…Ecco perché è necessario il ritorno all'ideologia. Nella teoria niente è più convincente del comunismo.
    @tuttominuscolo, 🙂
    @ThePacky, grazie!

  5. moltitudini

    Difficile parlare di queste cose in poche righe su un blog.
    La premessa è che parlo da marxista, sebben forse eterodosso, e che se mi chiamano "comunista" non mi offendo.

    I lemmi sono più importanti di quanto si pensi, e la vita di un vocabolo, la sua legittimità, ha un moto proprio che va oltre quelle che possono essere le nostre migliori intenzioni interpretative.

    Di fronte alla parola "comunismo", prima ancora che ai problemi derivanti dalle esprienze storiche ad essa legate, provo una sorta di disagio dovuto..ad un fatto molto semplice.
    Solo in italia, esistono circa 30 organizzazioni che si definiscono "comuniste", dentro e fuori il parlamento.

    Ciascuna si ritiene legittima e unica depositaria, ed erede, di tale tradizione, ed il "vicino" di falce e martello è un "indegno" traditore della causa e…servo dei padroni, insomma..un falso comunista.

    Tu stessa ti definisci comunista, poi se ad esempio altri che si definiscono "comunisti" leggessero le parole che rivolgi a Viga,o commentassero la tua scelta elettorale, ti riterrebbero una "falsa" comunista.
    Non sto dicendo che è così, sto dicendo che accadrebbe.
    Sei comunista tu, o gli stalinisti del PMLI? Sono comunisti loro, o quelli, da questi ultimi odiati, di Lotta Comunista?
    (1-segue)

  6. moltitudini

    (2-segue)
    Lo stesso Bertinotti, per il nostro amico Viga, non è un comunista.
    Insomma..di fronte a tale confusione ed alla eterogeneità di realtà che si richiamano a questa identità…posso tranquillamente fare a meno di definirmi tale, perchè è evidente che questo vocabolo non è in grado di definire nulla.
    E' una parola logora.
    Un identità a cui si può richiamare tanto un ministro che partecipa ad un governo che partecipa ad una guerra NATO, quanto chi abbatterebbe la "democrazia" in armi..non può significare nulla.
    Poi c'è il problema delle esperienze del '900…davvero è impossibile parlarne qui, anche se non è che non si possa riflettere sulle sconfitte che reca con sè questa parola, logorata anche da questi elementi. (2-segue)

  7. moltitudini

    (3.segue)
    così come questa parola non è in grado di contenere tutta una serie di vertenze, conflitti, soggettività e problematiche nuove emrse nel corso del dopoguerra.

    In ultima analisi, non mi pare esista una proposta organica di società relativamente al "dopo",alla gestione del "potere", alla forma "stato" e via dicendo, così come ancora non c'è sufficiente riflessione su nodi come quello della crescita, dello sviluppo, eccetera.
    Esistono molte teorie radicali, antisistemiche, critiche…che comuniste non sono, e che tuttavia rappresentano un contributo importante nel percorso di costruzione di una società nuova, dove non esista sfruttamento, sessismo, discriminazione razziale e religiosa, depauperamento delle risorse ambientali, diseguaglianza, privazione della libertà.

    Personalmente ritengo sia importante ripartire da Marx senza pensare che tutto il pensiero si fermi "lì", (errore che molti, troppi, quasi tutti, i marxisti fanno), magari per arrivare a un vocabolo nuovo che sia inclusivo invece che motivo di divisione.
    Non si può non scendere su un terreno utopistico, ahimè.
    Ed il nodo della questione è tutto economico: sinchè esisterà il denaro….

  8. Tisbe

    @moltitudini, non era mia intenzione fare un'analisi semantica e/o pragmatica del termine "comunista". Io mi sento "comunista" e mi definisco tale solo per comodità, essendo consapevole del limite angusto e falsato di ogni definizione. Penso, comunque, che nessuno di noi viva da comunista, sono d'accordo con Pasolini quando ci definisce capitalisti: sommersi in questo mondo lo siamo volenti o nolenti, altrimenti dovremmo scegliere di vivere in apnea e sarebbe faticoso. §Marx, secondo me, è il punto di partenza e non di arrivo…§ Effettivamente, anche l'esperienza dei Kibbutz, superata la fase di entusiasmo iniziale e di necessità ha incontrato delle difficoltà pratiche, ma su questo si può lavorare … nel frattempo crede che sia doveroso vivere.
    E se mi chiamano comunista, io non mi offendo, anche se mi chiamano "sporca comunista"

  9. Tisbe

    @d4rkcloud, ma tu sei troppo buono! E' solo un piccolo post scritto con la pancia da un'inguaribile sognatrice idealista. Il tempo e le rughe non mi hanno ancora cambiata 😉
    @ChiariniG, fatto!
    @Dibbi Emmer, grazie me lo stamperò e leggerò con calma serafica, ma intravedo che mi piacerà…
    @mn70, 🙂 Bene, almeno la mia vita (ops, il mio post) è servita a qualcosa 😉

  10. moltitudini

    Mi sono dedicato un po' a Kilombo negli ultimi giorni.
    Pensavo di aver un problema agli occhi. Ho letto un bel po' di post che se fossero stati pubblicati su Tocqueville, nessuno avrebbe avuto da dire.

  11. Tisbe

    @moltitudini, non so se ti riferisci ai nazicomunisti di casa nostra, o se al d'alemismo, centrismo e quant'altro. Comunque Kilombo è un aggregatore libero di sinistra. Chiunque si autodefinisca di sinistra può farne parte e potrebbe anche essere iscritto contemporaneamente a TV. Abbiamo un caso (è quello a me noto). Quello che manca (ma stiamo ovviando) è uno spazio di libera discussione tra le varie anime della sinistra

  12. moltitudini

    bah…mi riferisco a tutti i post sulla vicenda "Milano".
    Più che un libero aggregatore di sinistra, sembrava il forum de"il giornale" o "libero".
    🙂

  13. utente anonimo

    ormai i comunisti si dividono in tre categorie: i cosiddetti intellettuali, frequentatori di salotti, civettuoli, pronti a lanciar mode e a lucrare consulenze ed incarichi (nuovi yuppies); i lanciatori di pietre e slogans; i conquistatori di poltrone; e per avvalorare quanto dico basta andare alla vicenda Cacciari. e` raro sentirne qualcuno disposto a confrontarsi.

  14. Tisbe

    @moltitudini, 🙂

    @gennaroromei, se Atene piange, Sparta non ride. Quello che hai scritto si può dire di tutte le forze politiche, e forse potrebbe essere generalizzato al genere umano (metto quel “forse” solo per compassione)

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