Balducci, un vero cristiano della pace

In questi giorni ho cambiato il volto della mia casa: oramai è irriconoscibile. Per fare questo ho dovuto risistemare centinaia e centinaia di libri, i miei compagni di una vita. Fra i tanti mini libriccini ritrovati, che giacevano dimenticati da anni, me ne è capitato uno in particolare dedicato da Avvenimenti a Balducci. Quello che c’è scritto mi ha colpito profondamente. Vi propongo uno stralcio significativo. (in altra occasione posterò "come nasce il razzismo")

Il fabbro anarchico

A dodici anni, invece di predicare, come Gesù nel Tempio, indossai la piccola tuta ed entrai nell’officina di un fabbroferraio. Per quasi sei mesi feci le mie otto ore di lavoro quotidiano: aiutavo a ferrare i cavalli, gli asini, a costruire reti da letto, a saldare pezzi di ferro, a modellare sull’incudine i tondini, a rifinire alla morsa, lima in mano, i prodotti. Qualche amico sorride a questi ricordi, come fosse una civetteria. Ma in realtà ho sperimentato sulla mia pelle il giogo della necessità. Ricordo il giorno in cui mio padre (ero seduto sulle scale di casa) mi disse che dovevo abbandonare per sempre la mia mania per i libri perché mi aveva già fissato il posto di lavoro: lui era, in quel momento, disoccupato e non si poteva andare avanti. Piansi, ma sensa alcuna ribellione.Cominciai la mia nuova vita, che doveva essere definitiva, se gli Scolopi, interessati al mio caso da un amico di mia madre, Domenico Bulgarini, scrittore e agente librario (e poi editore lui stesso), non mi avessero offerto, nel novembre del 1934, un posto gratuito. Il fatto è che io ho compiuto senza alcuna riserva, la rinuncia alle mie ambizioni più profonde. Feci, insomma, il sacrificio di Abramo. E quei sei mesi furono una scuola straordinaria. Il fabbroferraio, si chiamava Manfredi, era un anarchico perseguitato dal fascismo. Uomo di grande saggezza e di robusta dignità morale, mi insegnò a guardare le cose dal basso, con spregiudicatezza e con rabbia, ma anche con umorismo. Nel gabinetto dell’officina campeggiava una scritta: «Saranno grandi i papi, saran potenti i re, ma quando qui si seggon son tutti come me». E bestemmiava con grande fantasia, mentre batteva il ferro sull’incudine. Mia madre mi aveva premunito contro questo scandalo, ma alla lontana, io sono riuscito a distinguere la bestemmia proletaria, che è un fenomeno religioso, dalla bestemmia borghese che è ributtante cinismo. Quando gli comunicai che il giorno dopo sarei partito per il collegio degli Scolopi, mi mise le mani sulle spalle e mi disse, in modo ieratico: «Non ti lasciare imbrogliare dai preti!». Trent’anni dopo, quando i giornali parlarono di me, condannato in tribunale per la difesa dell’obiezione di coscienza, mi trovavo al cimitero, dinanzi alla lapide di mio padre. Non avevo più rivisto Manfredi. Mi si avvicinò, mi toccò una spalla e mi disse come se ci fossimo lasciati il giorno prima: «Ernesto, non ci sono riusciti!». La sua fierezza mi toccò nel profondo come una benedizione di Dio. (Ernesto Balducci)

4 commenti su “Balducci, un vero cristiano della pace

  1. Uyulala

    Bellissimo. Non c'è saggezza più grande di quella che nasce dal lavoro di tutti i giorni, dalla necessità legata alla sopravvivenza.

  2. desiderio947

    Ti ringrazio infinitamente x questo post su Ernesto Balducci, negli anni 65-66 mi trovavo a Firenze ai primi anni di liceo, peccato che non ho potuto conoscere direttamente Padre Balducci. In Certosa giungevano lontani echi della vicenda dell'Isolotto, di D. Milani e di Psdre Balducci; ho approfondito dopo queste esperienze di Chiesa che non si erano fatte fregare dai Preti. Purtroppo il seguito lo conosci anche tu. E intanto ci tocca sopportare Papa Ratzingher, che nonostante tutto è stato il primo Papa a fare un'enciclica sull'amore rivalutato alla maniera del Cantico dei Cantici.
    Ciao, buona notte, Beppe

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