Morte e immortalità

Nato sotto un nome coperto dal segreto, ho ritro­vato finalmente i miei antenati; da sempre scrivo come un trovatore. La coppia generica della storia. Morte e immortalità Nonostante il nome pomposo e il potere che le at­tribuiamo, nonostante il gesto teatrale, la creazione non può sopravvivere da se stessa. Senza me cenate muore e vive solo grazie a lui: Stato, Chiesa, impresa o ricco cittadino privato che sia. Senza il suo interessa­mento, essa scompare. Di qui traiamo la sua definizione: la creazione esi­ste nel momento in cui muore. Finalmente capiamo perché la filosofia distingua volentieri la natura dalla cultura: sempre sul punto di nascere, la prima si oppo­ne a ciò che continuamente perde forza, mentre la cultura lotta per la propria esistenza e muore a furia di creare. Definizione così giusta e profonda che se, per caso, incontrate la creazione, qui o lì, potente, ricca, onorata, felice, dominante e pingue, non si tratta sicu­ramente di lei: piuttosto del suo simulacro o della sua contraffazione. (Michel Serres)

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