L’amore secondo l’occidente

E Almitra disse: "Parlaci dell’Amore", ma io non sono il Profeta e mi limiterò a descrivere l’amore secondo l’Occidente.

Già, l’Occidente… questa fetta di mondo devastata dal pensiero dualista. E noi, i suoi figli siamo imprigionati in una visione del mondo ancora rigorosamente newtoniana, e possiamo tuttora definire la nostra cultura, a ragione, platonico – cristiana. Il nostro modo d’incedere nel mondo fenomenico è traballante, instabile, insicuro. Abbiamo anche ora una paura folle del mutamento; abbiamo timore di lasciarci andare al flusso del divenire. All’intuizione eraclitea opponiamo il nostro bisogno disperato di stabilità e certezze. Così, mentre siamo immersi nel fiume della vita, tentiamo di venirne fuori aggrappandoci ai paletti opportunamente creati: i valori. Sono quelli che ci danno l’illusione della stabilità, perché, ognuno di noi, in fondo è parmenideo. Quindi, le fedi, le religioni, le ideologie, altro non sono che paletti disposti nel fiume del divenire, ai quali i disperati d’ogni tempo si aggrappano con l’illusione di sfuggire alla morte. E, invece, sarebbe così gratificante, così infinitamente umano, lasciarsi andare, e lasciarsi cullare dalla vita che si bea di se stessa. A noi occidentali manca il senso del quotidiano, perché siamo schiacciati tra la paura di essere trascinati nel senso profondo dell’esistere, e l’ideale di salvezza dell’essere fisso e stabile, immutabile ed eterno. Anche l’Amore non sfugge a questo drammatico percorso del vivere secondo l’Occidente.

Fin dalla tenera età, l’occidentale è imbevuto in due modi apparentemente diversi di vivere l’amore, ma sostanzialmente complementari. Il primo condizionamento c’è dato dalla fiorente tradizione fiabesca. Walt Disney e le varie case editrici hanno badato a vivificarla e a diffonderla in tutte le coscienze infantili del nostro mezzo/mondo. In ogni casa non possono mancare le fiabe di Biancaneve e i sette nani, Cenerentola, La bella Addormentata nel bosco, La principessa sul pisello ecc. Certo, a prima vista, tutto appare edulcorato, c’è sempre l’annosa lotta del bene contro il male, e il primo trionfa sempre, ma le cose non stanno esattamente come appaiono. Le fiabe distorcono la percezione dell’amore da parte della coscienza degli uomini, e lo confinano in un ambito di distanza inaccessibile al quotidiano. Accade che un sentimento, presente a se stesso nel flusso del divenire, sia cristallizzato in un’affermazione che snatura, di fatto, il suo senso più autentico. «E vissero felici e contenti». E’ tutta in questa chiusa il primo dramma dell’amore secondo l’occidente. Qui, l’amore è negato, soprattutto è negato come “quotidiano”. Non gli è riconosciuto il suo “status” legittimo di evento quotidiano, ma è astratto dalla realtà per essere rinchiuso e fissato in un’a-temporalità e a-spazialità che non appartiene all’esperienza umana. L’amore, dunque, diventa inaccessibile. L’amore non fa parte del vissuto quotidiano di un cittadino occidentale, pertanto anche l’unione tra uomo e donna diventa un evento formale, privo di contenuto. Il quotidiano, non contemplando l’amore, rinuncia alla dimensione affettiva, e l’unione maschio/femmina finisce per perseguire scopi diversi, sempre socialmente e storicamente condizionati. «E vissero felici e contenti» rappresenta la prima soluzione occidentale al “problema” amore. Ce n’è una seconda che è ancora più devastante e suona come monito verso tutti coloro, che nel corso dei secoli, hanno avuto la forza e il coraggio di credere nella dimensione “quotidiana” dell’amore. Se « vissero felici e contenti» tratteggia lo spaccato apollineo dell’amore a lieto fine, della parte buona e sofferente che è ripagata del proprio sacrificio e della propria rinuncia quotidiana, la “morte”, è invece l’aspetto catartico e punitivo di una visione dionisiaca dell’amore. Qui si aggancia tutto il filone delle tragedie greche. O almeno, l’archetipo del "successivo" è sempre rintracciabile nel mondo greco. Quando, all’amore puro  e ideale si tenta di sostituire un amore reale e concreto, erotico e carnale, la scure del pensiero occidentale si abbatte con inaudita violenza e non lascia via di scampo. I personaggi che tentano la strada di realizzare nel quotidiano il senso dell’amore, hanno una sola possibilità per riabilitarsi agli occhi del moralismo occidentale: la morte. Così Piramo e Tisbe, Romeo e Giulietta, Medea e Giasone, Egisto e Clitemnestra, Tristano e Isotta ecc, sono gli eroi negativi che lavano con la propria morte la colpa di aver commesso “Hybris” in un ambito delicato come quello dell’amore. E’ in tutto questo che noi occidentali siamo immersi sin dalla nascita. E’ per questo che le nuove generazioni sono devastate nel rapporto quotidiano di coppia. Cioè, nella nostra cultura è assente un modello positivo di amore di tutti i giorni. Da tale carenza conseguono le varie degenerazioni compiute nel vano tentativo di rendere quotidiano l’amore. La pornografia e la pedofilia sono, per l’appunto, tentativi falliti e tralignati di vivere l’amore nel concreto e non in un  ipotetico mondo ideale schiacciato tra il desiderio di un “vissero felici e contenti” e la morte riparatrice.

11 commenti su “L’amore secondo l’occidente

  1. saltino

    Senti Tisbe ma ad occidente di che cosa? Si perchè trovare un punto di partenza per definire ‘occidente’ è rischioso, forse addirittura presuntuoso. Per quel che riguarda l’amore questi è la tenacia del sentimento nell’equilibrio sovrano. Un equilibrio universale che vede tutti noi nascere, morire e forse, solo forse… divenire.

  2. d4rkcloud

    Poni un quesito molto complesso.

    Questo contrasto tra il fiabesco sempre a lieto fine ed lo pesudorealismo spesso tragico della letteratura classica e non, potrebbe essere alla base di una degenerazione, ma non credo sia l’unico motivo.

    In un mio vecchio post scrivevo di come, in una società improntata al “fast”, tutto abbia un tempo determinato.

    Comprese le emozioni.

    Perchè indiscutibilmente se da un lato siamo cresciuti immersi nell’atmosfera che descrivi nel post, è anche vero che la società ha imposto un’accelerazione che, di fatto, rende difficile che questa immagine positiva dell’amore di tutti i giorni che auspichi, si diffonda ed attecchisca.

    Mi è venuto il mal di testa… 😀

  3. utente anonimo

    penso che un modello positivo di amore di tutti i giorni non c’è, perchè non esiste: ognuno dovrebbe trovare il suo, che comunque cambia di giorno in giorno col crescere della persona, è una continua scelta, una continua ” maturazione” insieme.

    Anche nell’amicizia vera è così (che sempre amore è).

    La pedofilia è un tentativivo degenere di soddisfare i propri desideri sessuali, l’amore cosa centra (anche in una visione più ampia)?

    Mi sento un pò banale nel dire questo, ma lo penso.

    laura

  4. Tisbe

    Ci provo a rispondervi, prima che l’orario mi renda del tutto inetta!

    @saltino, Sarà rischioso ma è necessario. E’ la prima regola del linguaggio dare un senso al “segno”. In questo caso “cultura occidentale” si usa per definire la cultura delimitata geograficamente in Europa e prolungata negli Usa. D’altra parte anche per stabilire le età storiche si ricorre all’astrazione, senza per questo voler attribuire a tale criterio valore di assoluto 😉

    @d4rkcloud, Mi dispiace per il tuo mal di testa. Credo che l’accelerazione di cui parli ha solo acuito le difficoltà, ma il modello non è mai esistito…

    @anonimo, No, non ho mai avuto il piacere di “L’amore e L’occidente” di Denis de Rougemont ma siccome l’argomento mi interessa lo farò. Rimango, tuttavia dell’opinione che tutti gli archetipi sono presenti nella grecia. Anche tenendo conto della filmografia attuale, per ogni film corrisponde una tragedia greca oppure una fiaba di successiva collocazione. Il lieto fine, quindi, è decisamente successivo, ma pare che Rougemont non lo prenda in considerazione. Mi riservo di fare uno studio a riguardo. L’argomento mi intriga… anche se vorrei sapere chi sei!

    @laura, Secondo me l’amore nella sua interezza non può essere scisso dal sesso. La difficoltà è proprio nel conciliare l’esigenza di una vita sessuale soddisfacente con il tentativo di edulcorazione fiabesco. Se esistesse un modello di amore quotidiano realizzabile forse si vivrebbe meglio… L’amicizia è una forma d’amore, ma l’amore è un’altra cosa, anche se ho serie difficoltà a definirlo.

    Cmq mi riservo di ritornare sull’argomento

  5. utente anonimo

    Ciao Tisbe,

    Il nick che uso di solito è Ombrone (non ho blog per mancanza di tempo, ma ne leggo parecchi), ti ho conosciuta incrociando il fioretto con te su thread di argomento politico di un qualche altro blog di Kilombo.

    Che dobbiamo molto alla Grecia è indubbio… ma mi trovo con orrore (ho un attacco di orticaria anche solo a scriverlo!) a dover sostenere che c’e’ anche altro, abbiamo comunque anche delle influenze cristiane e quindi giudaico mediorientali, che abbiamo assimilato influenze mistiche e “irrazionali” (absit iniuria verbo) che sono piuttosto aliene al pensiero greco (tranne forse reciproche contaminazioni ellenistiche)

    De Rougemont se non ricordo male, considera il lieto fine una corruzione successiva, ma che in linea di massima l’”amore” come definito dall’occidente un lieto fine non possa averlo per definizione.

    La teoria è interessante anche perché mi sembra si integri bene con tanti altri fatti… tipo il perché più la storia è tragica più è romantica, le similitudine tra l’amore provenzale e il culto cataro, la teoria funzionalista in sociologia, il concetto di meme che si evolve da solo… forse anche tutte le difficoltà che abbiamo a vivere nel quotidiano un amore “soddisfatto” e la ns continua ricerca del nuovo e del diverso

  6. Tisbe

    @ombrone, “abbiamo comunque anche delle influenze cristiane e quindi giudaico mediorientali” Beh, quando parlo di cultura platonico-cristiana prendo atto di questa contaminazione…

    Sono d’accordo sul “lieto fine” come corruzione successiva in quanto non appartiene alla cultura greca, ma mi rendo conto che è una soluzione per certi versi ancora più disastrosa della morte . E’ come ammettere il fallimento totale della possibilità stessa dell’amore…

  7. Tisbe

    @camelotdestraideale, A mia discolpa dico che è Splinder la rompiscatole in continua manutenzione. Comunque vedrò di alleggerirlo… magari lo libero dei pop up anche se poi avrò meno informazioni sui visitatori del blog e sarebbe grave, con tutti i neocon che ci sono in giro 😉

    Non leggo bene il tuo commento, forse per questo mi è così oscuro…

  8. WebLogin

    Tisbe, sai questo post è il primo che ho salvato nel mio bookmark (“http://del.icio.us/weblogin/post?page=2”) ed ora aspetto l’ultima lezione sul Relativismo per inserire i rispettivi dieci post 😉

    Beh, a questa visione dell’amore da parte di noi occidentali ci avevo già in parte pensato ma soprattutto pensando ai film e alle fiabe, però non avevo valutato il suo impatto “nel rapporto quotidiano di coppia” e come spesso mi capita leggendo i tuoi post mi hai fatto riflettere 🙂

    Giuseppe

  9. Tisbe

    Blogger! Chi, io?

    [..] Dopo aver risposto alla domanda posta da Napolux, – come sei diventato blogger? – sevenheaven mi ha nominata ed ora mi tocca spiegare il perché e il percome io sia diventata una blogger. In verità ne ho già parlato in un vecchio p [..]

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