Pensieri sparsi

 E’ una battaglia continua riuscire a far andare mia figlia a scuola. Io pretendo che le piaccia, che provi piacere a farlo, ma per lei è solo un dovere e niente altro. E a niente serve farle notare che nel mondo ci sono tanti adolescenti sfortunati che non conoscono il profumo di un libro fresco di stampa da sfogliare con amore. Lei candidamente mi dice: «Mamma, ma a nessuno piace la scuola!». Un colpo mortale per me, cresciuta nel mito della conoscenza ad ogni costo. E non oso dirle niente, non oso parlarle dei miei tempi, perché quando ero io a subire le prediche di genitori rientrati violentemente nella mia vita quando avevo quattordici anni, ho giurato a me stessa che non avrei fatto come loro e non avrei mai detto "ai miei tempi". La mia coerenza mi impedisce di dirle cosa rappresentava per me il libro. La mia scelta era tra la "zappa" e il "libro". Ed io ho amato quest’ultimo incondizionatamente. Per me scuola significava essere sollevata dai pesanti lavori dei campi. La sua alternativa alla scuola, invece, è la poltrona, il dvd, il lettore mp3 e il pc. Facile scegliere. Non è facile essere genitori. Non è facile non commettere errori. Ho voluto proteggerla dall’inferno che è stato regalato a me, e a volte sento di aver costruito un essere fragile, privo di quella forza primordiale che ha alimentato le mie scelte. E ancora non so quale sia la strada migliore. Sicuramente lei non soffrirà quanto ho sofferto io. Sicuramente lei è più edonista e meno masochista di me.

Ieri sera sono andata al Cineplex per vedere Scoop, l’ultimo lavoro cinematografico di Woody Allen. Poichè il mercoledì c’è la tariffa ridotta (ma è stato un caso) ho pensato che l’ideale fosse prenotare in anticipo per evitare brutte sorprese, tipo la mancanza di posti. E così ho fatto. Ho chiamato l’899 e già ho scoperto che il prezzo della chiamata è di 1euro e 24 centesimi al minuto. Ovviamente anche i minuti di attesa sono stati sapientemente calibrati: né troppi, né troppo pochi. Mi ha risposto l’operatore in modo decisamente gentile. Mi ha chiesto di tutto, ci mancava solo il numero della tessera d’identità o del codice fiscale. Mi ha informata che la prenotazione avrebbe avuto un prezzo aggiuntivo di un euro sul totale dei biglietti (almeno così mi è parso di capire), e per finire, avrei dovuto ritirare i biglietti mezz’ora prima dell’inizio dello spettacolo. Sbigottimento! Ma a me a cosa serve prenotare se poi devo comunque fare i salti mortali per essere in anticipo? Tanto vale andarci comunque in anticipo per prendere i posti migliori e senza spese aggiuntive, compreso la telefonata, no? Tanto per curiosità la supertassa di prenotazione si è rivelata pari al 22,40% sul costo totale. Un vero furto.

Per la serie: la legalizzazione del furto nel sistema liberale.

16 commenti su “Pensieri sparsi

  1. utente anonimo

    Ti capisco, è un problema che vivono i genitori che hanno deciso di fare i genitori sempre e non soltanto quando si concepiscono i figli. E’ difficile far capire che la scuola non è solo un dovere.

    Un abbraccio,

    luigi

  2. utente anonimo

    E un problema di tutti i genitori.
    Se ti dico che ciò che dico a mio figlio avrei voluto me lo dicesse mio padre, ci crederesti?
    Eppure mio figlio non vuole che gli ripeta le cose.
    Come pure, a un suo richiamo su uno schiaffo dato, guai a dirgli sapessi quante me ne dava mio padre.
    Tu che approfondisci la psicanalisi dovresti sapere che è un errore confrontare.
    Noi eravamo obbidienti loro sono intelligenti, ma poco inclini ad aprire un libro.
    La realtà è che con i figli ci vuole anche tanta fortuna.
    Cerchiamo solo di essere di buon esempio, forse un giorno ce lo riconosceranno.
    pasquale

  3. cretaefaci

    sui figli ha approfondito bene Pasquale, è inutile tornarci sopra. Sul Cineplex… io non ci vedo nulla di positivo in una struttura arrogante voluta da arroganti solo per spillare quanti più soldi sia possibile ai clienti… preferisco il caro vecchio buon Partenio… con le sue cadute di audio e quant'altro…

  4. desiderio947

    Mi hai commosso quando ho letto di tua figlia…ora non sono l'uomo adatto a dar consigli, non avemdo figli…sento ripetere da tutti gli esperti…che il mestiere di genitore è il + difficile del mondo…credo come Saltino che l'emozione + grande sta nel vederli crescere…nonostante tutto.
    Ciao, un abbraccio. beppe

  5. marysamba

    Io per il momento non ho di questi problemi,e' troppo piccolo.Ma quanto hai ragione!!!!Non c''e qualche cosa che la possa stimolarla nello studio??Un lavoro che le piacerebbe fare,una passione ,….quando avevo io 14 anni scelsi la scuola di segretaria,non per passione,ma solo perche' ci andava la mia amica…:( errore madornale…scappai dopo il primo anno,non amavo le fatture,le bolle la computisteria…bleeeeeeee, poi,per motivi vari, ho dovuto lasciar perdere la scuola…ed ora mi manca quel sapere in piu' che non ho….

  6. Tisbe

    @luigi, Ancora pochi per la verità. Ho letto dal grande Bhikkhu una riflessione del tipo: a proliferare sono sempre i peggiori, io aggiungerei sono i "superficiali"
    @saltino, Probabilmente no! Quando penso a me stessa, immensamente forte, ma bambina, mi viene da piangere…
    @pasquale, Oltre alla fortuna ci vuole il Dna. Dice la mia amica: quando devi fare un figlio, non guardare al cavallo, guarda alla razza!
    @cretaefaci, E quando un film che vuoi assolutamente vedere non lo danno al Partenio che fai? Lo scarichi da Emule?
    @ desiderio947, A volte penso che la tua condizione è quella di un fortunato! Ma solo per un attimo. Come in tutte le cose c'è il rovescio della medaglia e la felicità è sempre proporzionale all'intensità della sofferenza.
    @ marysamba, Fare la segretaria è una cosa abominevole… come ti capisco. Tu avresti reso a scuola, oltre ad essere intelligente hai la giusta dose di sensibilità, che manca ad un sacco di studiosi che farebbero bene ad andare a zappare la terra!

  7. utente anonimo

    non si puo'pretendere che la scuola piaccia bisogna farla piacere, quando andavo io,
    dipendeva molto dai professori
    c'erano professori capaci di farmi amare una materia,
    professori che me lwe hanno fatte odiare,
    per me e'cosi'

  8. Rossafata

    Capisco il tuo problema, anche se non ho figli, ma sono stata figlia. E a me la scuola piaceva, mi piaceva l'idea di imparare.
    Per me è stato normale lavorare durante il periodo di studi, quindi non percepivo neanche la minaccia "o studi o vai a lavorare".
    E' stata la mia curiosità a farmi andare avanti nel percorso formativo, universitario e adesso accademico. Ecco, magari se riesci a stimolare tua figlia sulla curiosità, sul valore aggiunto che possono dare gli studi (importantissimo studiare le lingue! e non solo l'inglese!). Certo, ora sembra tutto più facile: con internet si imparano un sacco di cose senza bisogno di andare a scuola. Forse è vero, ma quello che la scuola ti può dare (e ancora meglio, dopo, l'università) è un buon metodo, una metologia critica per analizzare le cose.
    Ecco, questo mi sento di dirti in tale delicato passaggio per te e per la ragazza.
    In bocca al lupo ad entrambe!

  9. utente anonimo

    Anch'io ho questi problemi con i miei nipoti
    Io non li forzo (anche forse perchè non sono miei figli), perchè mio padre non mi ha mai forzato. A me piaceva e basta. Per me il libro era un'orizzonte più vasto.
    Ed inoltre seppure non fossi vanesio, andare bene a scuola era un modo per essere protagonista.
    Ma loro hanno un'orizzonte più vasto
    o invece si chiedono sempre "a cosa serve?" (questa domanda è un trabocchetto esistenziale)
    Noi non avevamo la televisione per 24 ore nè avevamo del professore l'immagine da nevrotico che si ha ora.
    Noi sognavamo con la cultura di cambiare la nostra vita ed il mondo.
    Loro sanno immaginare di cambiare il mondo?
    Francamente non lo so

    un abbraccio

    Italo

  10. utente anonimo

    Le persoen si risveglaino con il tempo ,non nascono sveglie; è la vita che gli fà comprendere. mano a mano che questa va avanti, che c'è qualcosa oltre il muro invalicabile delle apparenze; o almeno così è capitato a me.

    Ciao

  11. brugue

    Cara Tisbe, leggo il tuo post con un po' di ritardo. Ho letto diversi commenti. Tutti più o meno condivisibili. Credo che non ci siano regole precise con i figli, ma tante situazioni particolari. Quella che racconti è una fase naturale della vita che tutti abbiamo vissuto (con qualche eccezione). La scuola non è piaciuta e non piace e tutti… per altri è stata un'altra cosa. Devi sapere (ne parlerò prima o poi sul mio blog), che per qualcuno la scuola è stata anche una conquista (probabilmente anche per te). A mia madre (per esempio) volevano impedire di frequentare il liceo. Un po' di tempo fa non era del tutto concebile che le donne studiassero… Così, mia madre decise di attuare uno sciopero della fame. Fino ad ammalarsi. Chiamarono dei medici che consigliarono ai genitori di non insistere. Di accettare la ferrea volontà della ragazza… E i genitori cambiarono strategia. Avvertirono mia figlia: studi da privata, ma non vai a scuola; se superi gli esami andrai all'Università… Inutile dire che mia madre superò l'esame da privatista e successivamente si è laureata in architettura. Ti racconto la storia (molto personale) per dire però che concordo con chi ha scritto che "è un errore fare confronti". Mia madre non ne ha mai fatto con me e con mio fratello. Pur raccontando la sua esperienza. Io non ne farò con mia figlia (la più grande), che come la tua, non ne vuole sapere di studiare. Fa il minimo indispensabile. Qualche volta anche meno. Il confronto non è mai facile. Ed è sicuramente sbagliato come metodo. Sia chiaro anche per me è assurdo che non legga libri. Sembra disinteressarsi di tutto o piuttosto scegliere le cose più frivole. Più frivole? Ma per chi? Spesso mi chiedo se sia giusto giudicare solo sulla base delle mie esperienze ed ovviamente degli interessi. Spesso mi chiedo: ma alla sua età amavo davvero la scuola? Detto questo non appartengo alla categoria dei genitori che devono sentirsi per forza amici dei figli. Non intendo abdicare in nessun momento al mio ruolo di genitore e per questo detto delle regole fisse e, per quanto possibile, discuto. Ma senza cedere. Parlo ovviamente anche dei libri. Perchè penso che prima o poi scoccherà quella scintilla. Almeno spero. Per ora gioco con lei anche sull'ipotesi del blog. Anche questo è un buon metodo per leggere un po' e per scrivere. La più piccola, per esempio, ci prova. E la più grande, per ora, si limita a chattare con le amiche.
    Anche tua figlia è già esperta di internet, messenger ed altro. Come vedi, cambiano gli interessi, le mode e i gusti, perchè il mondo è sempre più accelerato rispetto alle nostre capacità di metabolizzarne le trasformazioni. Forse ti ho annoiato, ma è notte fonda e mi andava di scrivere un po'.

  12. sermau

    Tisbe: sul 1° punto mi ricordi qualcosa di personale. Ma noi e i nostri figli siamo assai differenti, vissuti in 2 mondi abbastanza dissimili.
    Sul 2; non mi piace la società liberale e di mercato. Anche perchè è una colossale bufala. Trattasi di un grande bluff.

  13. Tisbe

    @cretaefaci, Ah sì! Sfruttatore di pirateria altrui 😉
    @cristina66, Oggi i professori sono proprio demotivati. Credo che buona parte dipenda dalla pessima tecnica di arruolamento e dal fatto che buona parte dei prof delle medie e dei licei non abbia mai studiato psicologia dell'età evolutiva, didattica e pedagogia. Materie fondamentali per un insegnante. E' una vera vergogna!
    @Rossafata, Ci sono ambienti che non favoriscono l'inserimento nel mondo del lavoro. In Irpinia lavorare significa , nella migliore delle ipotesi, essere sfruttati ed umiliati… e nemmeno con i part time (che lo è solo in termini di guadagno ma non di risorse spese) si riescono a conciliare i tempi con lo studio
    @Italo, Io non la forzo, ci mancherebbe.Vorrei semplicemente riuscire a trasmetterle l'amore per la cultura e non ci riesco, preferisce le commedie alla Cinderella Story
    @anonimo, Allora aspetto, magari hai ragione
    @brugue, Sei uno scrittore nato 😉 So bene che sono comunque sveglie ed intelligenti e che riescono in altre attività, che hanno altri stimoli e che devono caversela in un mondo molto più complesso del nostro. Ma dai, il cartaceo è il cartaceo. Il segno umano è così ambiguo: dà conoscenza e sfugge continuamente ad essa. Io ne sono rimasta sempre affascinata. Mah, molto dipende anche dal carattere di una persona. In fondo l'importante è che riescano a vivere sereni
    @ sermau, Hai ragione, su entrambi i punti.

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