Femminicidio: Stato, patriarcato, religione e globalizzazione

Ho dedicato un blog intero alle donne QUI ma non è mai sufficiente e la mia rabbia e il mio senso d’impotenza s’impennano quando ascolto certi discorsi. Vi posto degli stralci interessanti tratti da un documento straordinario stilato dai giuristi democratici e scaricabile in formato word QUI

La principale causa di morte per le donne, in EUROPA è l’omicidio

E’ ormai dato risaputo infatti che uno studio del Consiglio d’Europa abbia accertato che, anche in Europa, la causa principale della morte delle donne sia l’omicidio, e che questo la maggior parte delle volte avviene per mano di uomini che sono in intimità con la donna: mariti, ex mariti, compagni, amanti, pretendenti rifiutati, genitori, figli, conoscenti. In Svezia il numero di violenze e morti di donne è in aumento esponenziale dal 2003, in Spagna dal 2001, in Francia è ormai un’emergenza perché ogni quattro giorni una donna muore assassinata dal compagno, marito o ex. Chiedersi il perché di questo ritorno alla violenza sulle donne, documentata male e poco sia dalle statistiche che dai giornali, e non percepita in maniera preoccupante neanche a livello sociale proprio perché agito in una dimensione privata, è un atto dovuto per evitare la normalizzazione di questo fenomeno e il silenzio, evitando anche  di adagiarsi sulle conquiste raggiunte dalle donne in anni di lotta femminista per conquistare i diritti basilari di partecipazione democratica e l’autodeterminazione. Indubbiamente il liberismo, la globalizzazione, e la conseguente precarizzazione dei rapporti interpersonali hanno favorito un clima di disuguaglianza sociale che discrimina le donne in particolar modo, costrette nella postmodernità occidentale in più ruoli e tutti precari: lavoratrici sottopagate o che non riescono a fare carriere, madri part-time e sexy mogli, in lotta con gli stereotipi di donna oggetto proposti dal body-merchandising televisivo. Donne che malgrado tutto tentano la possibilità dell’autodeterminazione, spingendosi alla conquista di spazi indipendenza economica, psichica, sessuale, invadendo le sfere di competenza maschile, riappropriandosi dei propri corpi e del diritto a trasformarli in spazi di potere autonomamente gestito, programmando la maternità come se fosse davvero un diritto a creare la vita e non un dovere a subire un evento statisticamente probabile con conseguenze giuridiche vincolanti. Ma tali passi decisi sul sentiero dell’autoderminazione vanno a destabilizzare  l’intera struttura sociale, relativizzando l’importanza dei suoi istituti fondamentali, minandone l’esistenza stessa, quindi la reazione è immaginabile:  il carattere pervasivo delle forme patriarcali nella sfera pubblica e privata tende verso l’autoconservazione, possibile solo attraverso la negazione della libertà femminile, attraverso politiche di privatizzazione dei servizi, di precarizzazione del lavoro, attraverso interventi “etici” che vanno a incidere sui diritti riproduttivi della donna, riportandola alla sua dimensione “naturale” di donna e madre, quindi di soggetto controllabile.

E ogniqualvolta le donne tentino di mettere in discussione uno strumento di controllo istituzionale (reclamando maggiori diritti politici, riproduttivi, all’istruzione, al lavoro) la reazione è violenta anche in democrazie consolidate come quelle occidentali: l’ideologia patriarcale è nelle istituzioni perché le istituzioni sono ancora al maschile, ed è valida in quanto sostenuta dal “potere reale” dei media e della legge. "  ""

E’ noto che le società di matrice patriarcale e quelle divise in classi generano meccanismi ideologici per perpetrare e giustificare le relazioni di disuguaglianza, discriminazione, ingiustizia e tutti i tipi di violazioni dei diritti di quelle parti sociali che stanno in una posizione subordinata e marginale. Tali meccanismi vengono fatti propri e riprodotti non solo dalle classi che ne beneficiano, ma anche dalle classi che ne sono vittime, che si rassegnano al loro status e si sentono alienate. Nel caso delle donne, la sovrastruttura ideologica del sistema di matrice patriarcale o classista, si è servita delle Istituzioni sociali         (religione, diritto, sistema educativo, media) per fondare e assicurare la subordinazione delle donne nelle relazioni di potere familiari, economiche, sociali in generale, ma in particolar modo per controllare lo svolgimento della sua funzione procreativa, considerata come un’obbligazione naturale.  Gli attori sociali quindi hanno una concezione della donna come soggetto violabile, ovvero come oggetto di dominio.Ciò limita la donna nell’esprimersi, nel decidere, nell’agire: la sua condotta è determinata da decisioni altrui che, di fatto o di diritto, impongono su di essa la loro volontà, anche attraverso la violenza. Tale concezione può essere frutto di imperativi di tipo culturale – se il contesto sociale di riferimento è di tipo machista o patriarcale – , quanto di tipo religioso, e vedremo come tutte le grandi religioni moderne siano complici – più o meno consapevoli – del femminicidio. Questi imperativi, quanto più sono socialmente condivisi tanto più relegano la donna in uno status di assoggettamento e vulnerabilità: altro non rappresentano che l’esercizio secolare del potere di controllo da parte dell’uomo e di Dio sul corpo della donna, indispensabile per preservare la sua “capacità procreativa” ai fini della riproduzione della specie umana, capacità così preziosa che non può essere lasciata al suo libero arbitrio. Come sostiene Laura Piretti dell’UDI, “inclinazioni ostili all’autonomia, libertà ed autodeterminazione delle donne, si ritrovano più o meno in tutte le culture. E’ il retaggio di un patriarcato antichissimo..”. Dunque è in nome di tali concezioni patriarcali che nella maggior parte del mondo si compiono femminicidi, e quanto più il maschilismo è socialmente condiviso, tanto più la violenza è diffusa. Si è rilevato che in questi contesti spesso lo Stato è complice a sua volta delle violenze, attraverso legislazioni fortemente discriminanti che rispecchiano e legittimano il credo sociale. Quando è lo Stato stesso a porre in essere norme discriminatorie nei confronti delle donne, è lecito parlare di violenza di Stato.

10 commenti su “Femminicidio: Stato, patriarcato, religione e globalizzazione

  1. utente anonimo

    Buon post, Tisbe. Non posso che essere d’accordo. I media (ma non solo) sottovalutano questa realtà. Di contro si enfatizzano episodi come quello dell’insegnante sorpresa con gli alunni…o il caso della “mamma di Cogne” che, al di là di una mia personale propensione a crederla responsabile dei fatti che le si ascrivono, mi fanno pensare che si voglia leggere la storia sociale/collettiva e dei generi, con queste eccezioni (eccezioni veramente) alla violenza dominante di questo mondo maschile.

    Fatti viva da me, ogni tanto….

    Sermau

  2. Tisbe

    @Sermau, Bravo! Perfettamente d’accordo con te sia su Cogne sia sull’insegnante sorpresa a dare lezioni di sesso. Di contro quella che incolla i bambini con lo scotch non è ancora stata sospesa… Boh

  3. utente anonimo

    Come dici tu ti per me è difficile confrontarmi su un blog rosso che poi per certi argomenti non lo è tanto sono trasversali le argomentazioni (tu sul mio non commenti perchè parlandosi di città, che tu non ami tanto, non ti pronunci, ma io in questa città ci credo ancora e anche in qualcuno che la popola).

    Condivido in pieno le tue riflessioni, ma mi chiedo perchè certe donne cadono nella trappola maschlista che le vede tutte tette e culo.

    Mi riferisco alla trasmissione sportiva Avellinomania dove una signorina ha messo in bella mostra il suo decoltè che mostrava delle zinne che si espandevano sui due lati e non erano neanche un bel vedere.

    Non capisco perchè per fare ascolto si usino tali metodi e non capisco chi si presta.

    tra l’altro tutti gli invitati tra cui un assessore della giunta comunale non facevano altro che appizzare la vista.

    Spettacolo indecente.

    Avrei apprezzato più una donna tutta forme che, nascoste da qualche abito attillato avrebbero reso la cosa più eccitante.

    Scusami per i termini usati.

    ciao pasquale 😉

  4. freemorpheus

    Io sono un uomo ma, fin da bambino, quando vedevo le femministe in piazza che urlavano i loro sloagan, mi sono sempre chiesto a cosa servisse il maschilismo. Crescendo ho visto come l’essere umano lotti per il potere, non importa quale potere, purché sia un potere. Ma il potere è il più grande abbaglio, la più grande illusione per chiunque, a me non è mai interessato. Sarà per questo che non ho mai fatto distinzioni tra uomini e donne?

  5. utente anonimo

    Ciao, è bella la tua idea di dedicare un blog alle donne, quello che dici è vero, c’è una recrudescenza della società patriarcale; non riesco ancora a capire se abbia realmente ripreso forza o se sia uno degli ultimi guizzi..

    D’altra parte in certe regioni d’italia l’autorità maschile non è mai stata messa in discussione, ed io ho l’esempio della mia coinquilina a dimostrarlo (il ragazzo la picchiava ed i genitori non volevano assolutamente che lei sporgesse denuncia).

    Il fatto è però che troppe donne stanno al gioco andando a fare gli oggetti in televisione e non solo (veline&co); ho sempre pensato che loro abbiano una parte delle responsabilità dell’arroganza maschile.

    Ma le cose cambieranno, grazie a donne e ragazze come te, draculia ed altre che conosco nella vita reale.

    Sono felice che il mio blog ti piaccia, ed anche di più che tu sia contro la vivisezione; hai mai pensato di diventare vegetariana? Sul mio blog c’è un video cui potresti dare un’occhiata.

    (A proposito, io sono un lui, non una lei ^^)

    ciao

    dAni

  6. Tisbe

    Tuttavia il diffondersi anche nell’Ancién Europe di politiche neoliberali, l’atteggiamento censorio e moralista promosso dai governi di destra, il rafforzamento nell’ultimo pontificato delle posizioni tradizionalmente conservatrici espresse dalla Chiesa cattolica, certo costituiscono anche qui, non solo nei Pesi dell’Est Europa, una base ideologica forte che legittima la condivisione e la promozione di un ruolo subalterno della donna in ordine alla sua funzione procreatrice e alla funzione chiave che riveste nella famiglia. Così, ancora una volta, la morale patriarcale dell’unità della famiglia risulta in primo piano rispetto al diritto alla vita della donna che proprio in questa sede subisce violenza.

  7. Tisbe

    Il governo spagnolo di Zapatero, a seguito dell’aumento del 34% delle violenze sessuali, registrato tra 2002 e 2003, è stato il primo in Europa a proporre ed approvare una “legge integrale sulla violenza di genere” , che agisce su più livelli, sia sul piano politico attraverso campagne di sensibilizzazione, sia sul piano sociale attraverso l’apertura di nuovi centri per donne maltrattate o di urgenza per donne che rischiano la violenza, sia attraverso aiuti finanziari e sostegno giuridico a quelle donne che vorrebbero abbandonare il domicilio coniugale ma non si possono permettere economicamente di farlo. Inoltre più di quattrocento giudici sono stati assegnati a sezioni speciali che si occupano di questioni di genere.

    La Ley de Protecciòn Integral è in vigore da un anno e mezzo e purtroppo le statistiche non hanno ancora registrato un calo di violenza, tuttavia un dato confortante è che le denuncie sono decisamente aumentate: solo nel primo semestre 2006 sono state presentate 1125 denuncie in più rispetto al 2005 , indice di un’aumentata fiducia delle donne nei confronti delle istituzioni.

    Altro dato interessante è che la maggior parte delle denuncie proviene da donne con meno di quaranta anni e riguarda coppie separate o divorziate, nei confronti delle quali le denuncie contro coniugi, compagni o fidanzati sono circa la metà.

    Questo ad indicare che l’indipendenza femminile rappresenta ancora una minaccia per l’uomo, che cerca di conservare il suo possesso sulla donna anche attraverso la violenza.

  8. Tisbe

    Altri invece hanno parlato di “hidden gendercide”, il “genericidio nascosto”, per il numero impressionante di donne “demograficamente scomparse” nel mondo, che è comparabile ad un Olocausto che si ripete ciclicamente: ovvero, ogni anno quattro anni nel mondo muore ammazzato per motivi di genere un numero di donne equivalente al numero di vittime mietute nell’Olocausto dai nazisti. Con la differenza che per le vittime dell’Olocausto si sono cercati colpevoli, celebrati processi, raccolte testimonianze, intitolate strade, invece le donne muoiono purtroppo in un “silenzio assordante”.

  9. Tisbe

    @ pasquale, Perché certe donne invece che combattere per i diritti di tutte preferiscono usare l’arma dell’astuzia e della seduzione per ottenere un vantaggio proprio. Gli egoismi sono trasversali 😉

    @freemorpheus, E’ un potere di genere…

    @dAni, Hai ragione, molte donne sono la rovina di altre donne (vedi le suocere ad esempio, non tutte, ma una buona parte tendono a rendere la vita della nuora un inferno… o le colleghe di lavoro) Però è il sistema patriarcale che le mette in una condizione di scannarsi a vicenda. E’ la solita storia del DIVIDE ET IMPERA

    @Italo, Grazie 🙂

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