Questa è la Rivoluzione!

Questa_la _rivoluzioneNe ero certa, la Commedia Musicale di Mirko Di Martino non poteva deludere le mie aspettative. E così è stato. Ho sempre apprezzato la sua capacità di proporre una satira politica leggera, in punta di piedi ma non per questo meno efficace. L’opera si è rivelata piacevole, fruibile, completa e ricca di spunti di riflessione emergenti da dialoghi rapidi e al tempo stesso significativi. La storia è ambientata in un piccolo villaggio irpino contaminato dai moti del 1799, in eco agli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità promossi in Europa dalla rivoluzione francese. Tutto ruota intorno alla figura di un venditore di "sogni", tal Girolamo detto il Turco, al quale l’autore fa dire, in risposta alla domanda «ma è una truffa!», «No. E’ politica!», che compie un doppio viaggio: esteriore ed interiore. Girolamo si trova suo malgrado coinvolto nei giochi rivoluzionari e nella conseguente proclamazione della Repubblica da parte dei simpatizzanti giacobini. Su questo filo si innestano colpi di scena sapienti e situation comedy, e per rendere più ingarbugliata la matassa si frappone una improbabile storia d’amore tra una giovane nobile con simpatie giacobine e l’abile truffatore. Il Turco entra in crisi, comincia a desiderare una vita piena di significato, diversa da come l’ha condotta fin’ora, e avverte nella presenza dei moti rivoluzionari la sua ultima possibilità di riscatto. Intanto l’esercito della Santa Fede guidato dal Cardinale Ruffo muove per spegnere la ribellione in un bagno di sangue. E come nelle migliori storie non poteva mancare il lieto fine: il Bene trionfa sempre. Nel segno della Croce viene imposta la restaurazione: è il trionfo dello Status Quo e del potere costituito. La rivolta è soffocata e i colpevoli verranno giustiziati. L’abito porporato insignito del potere divino non mancherà di clemenza laddove lo riterrà necessario. La grandezza di Di Martino sta nell’aver individuato in linea di massima il momento politico che si respira in ambito nazionale ed internazionale contemporaneo. L’autore irpino ha colto il clima di grande restaurazione che serpeggia per il mondo, e l’ha riproposto in un contesto storico lontano. Al di là di qualche problema tecnico legato ai fruscii dell’audio lo spettacolo si è rivelato di ottima qualità. Tutti bravi e credibili gli attori che hanno recitato, a tratti, in un dialetto locale raffinato e comprensibile. Bravi anche i ballerini, i cantanti e le comparsi. Va detto che le musiche sono tutte originali e composte per l’occasione dal Maestro Buonavita. L’opera, nella sua interezza è stata portata a termine da irpini attraverso lo sforzo sinergico di personalità talentuose. Mi auguro che possa essere l’alba di un lungo e meraviglioso risveglio artistico irpino.

Cronache dal parterre

Alla Prima erano presenti personalità del mondo politico e culturale locale. Il primo cittadino Pino Galasso dopo aver parlato alla sua cittadinanza era in prima fila ma si è dileguato all’inizio del secondo Atto. Presente e divertito all’inverosimile anche il Vescovo Monsignor Francesco Marino che si è allontanato furtivamente, protetto dalla penombra, a pochi minuti dalla fine. La persona meno divertita mi è parsa Rosanna Repole, mai un cenno di sorriso, sempre intenta a cercare il marito: «Antonio arriverà a luci spente», ha confidato ad un’amica. Altro che, le luci erano spente, ma del secondo Atto. C’era anche il sindaco di Frigento, Luigi Famiglietti, in veste di grande amico dell’autore e il presidente del Cda del Teatro Gesualdo, Gennaro Iannarone, anch’egli frigentino che appena mi ha individuata mi ha dato della «Galantissima!». E ho rivisto tante amiche, da Maria De Vito ad Angela Picardi. Tutto sommato una bella serata. All’ingresso, quando ho salutato Mirko mi ha chiesto in quale veste fossi: spettatrice o giornalista? Ho risposto spettatrice, ma non riesco mai a separare le due cose .

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