Dignità ontologica e senso della vita

Carissima, io sono un ammiratore di Pannella ma di lui non capisco perchè voleva assassinare un malato e salvare Saddam. Hitler vivo o giustiziato idem per Benito Mussolini….Dimmi qualche cosa che ho un po’ di confusione….
Un tantrico abbraccio da l’om selvarec
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Caro Om selvarec,

provo a risponderti, pur non ritenendomi all’altezza di tale impegnativo compito. Poni delle questioni decisamente complesse e forse al di là della portata umana, ma non voglio usare il relativismo come scudo per sottrarmi alla tua domanda. La vita ha un valore ontologico che la permea di dignità e non può e non deve essere sottratta in alcun caso. Partendo da questo principio non ci vuole molto per comprendere che non è una colpa, o un’azione, o qualsiasi altra cosa in grado di apportare deiezione alla vita stessa. In altre parole, di qualsiasi azione si macchi, una vita rimane tale, e non può essere privata della sua dignità da un altro soggetto. Ergo, nessuno può togliere la vita ad un altro essere umano (io aggiungerei vivente ma è un discorso più complesso). Per questo è comprensibile la posizione di Pannella, anche se non credo nel sistema da lui adottato. Nessuno ha il diritto di togliere la vita a Saddam, e nessuno ha il diritto di toglierla a Hitler o a Mussolini (su questo tema vi consiglio la visione del film di Woody Allen "Amore e Guerra"). Ed in ultima analisi non è togliendo la vita ad una persona che si può abbassarne la propria dignità ontologica. Se crediamo nel progresso dell’umanità e nella conquista della civiltà dovremmo essere in grado, come umanità, di imparare dalla Storia e dagli errori commessi. In questa ottica la fine di Mussolini e di Hitler dovrebbero servire da monito per non cadere mai più in simili barbarie, negando la possibilità stessa di applicabilità della Pena di Morte. Niente è più vergognoso della statalizzazione della MORTE. Il primo effetto è quello di ottenere una svalutazione della vita umana, per cui diventa legittimo poter decidere chi abbia il diritto di vivere e chi no! E quale sarebbe il criterio di selezione? Ma anche superata questa empasse rimane l’osservazione fatta da Dostoevskji secondo cui la vittima dell’assassino avrebbe fino all’ultimo la SPERANZA di sottrarsi alla morte; SPERANZA invece annientata nel caso di esecuzione capitale statalizzata. Nel caso di Welby entra in gioco il senso stesso di vita e il concetto di dignità. Era dignitosa la vita di Welby? Io credo di no… e lo credo perché per un periodo breve della mia vita ho provato che cosa significhi essere privato della propria volontà, dipendere esclusivamente dagli altri ecc. ecc. Spero di essere stata se non esaustiva almeno comprensibile.

Tis

25 commenti su “Dignità ontologica e senso della vita

  1. visko

    ciao Tisbe, complimenti per il blog innanzitutto.
    In questo post, nella risposta articolata ad una domanda in effetti per nulla semplice, hai affrontato un argomento che ha implicazioni non solo morali/etiche/filosofiche, ma, visto il personaggio in questione (cioé Saddam Hussein), decisamente politiche.
    Saddam è morto si, per una "statalizzazione" della morte – che come condanna fa pena, ma come estremo e finale esercizio di volontà (il caso di Welby appunto) sarebbe auspicabile giusto per evitare accanimenti terapeutici e, visto che ci siamo, ingerenze di uno stato straniero nelle questioni di quello nostre, – ma soprattutto perché la morte di Saddam era un passaggio che qualcuno (Bush) riteneva necessario per migliorare la situazione irachena.
    Inoltre dietro l'avvallo del presidente USA si potrebbe anche vedere un conflitto "figlio vs padre" (Bush sr aveva sempre evitato di far fuori Saddam per evitare ciò che tuttora avviene) quindi una faccenda personale portata sulla pubblica piazza, un lavare i panni sporchi sotto gli occhi del Mondo, mica male se fossi un megalomane, no? 😉
    Qualcuno più saggio di me scrisse che "dalla storia si impara che dalla storia non si impara", ma più che essere un assunto della stupidità umana (che comunque fa la sua parte), questo aforisma sottolinea la pervicacia nel ripetere errori, con la certezza che, in ogni caso, a pagarli sarà sempre qualcun'altro.

    In ogni caso concordo con il tuo ragionamento, virgole comprese 🙂

  2. mikecas

    io credo che la storia insegni sopratutto quali possano essere le conseguenze nel lungo periodo di certi atti. Se poi questo possa essere chiamato "etica" non lo so, e poco mi importa.
    Inoltre la storia insegna indubbiamente che ogni avvenimento deve essere giudicato nel luogo e nel tempo in cui avviene. Le estrapolazioni ad altri tempi e luoghi portano tipicamente a conflitti di opinioni che non possono essere risolti facilmente.
    La storia e' una severa maestra, ma ci lascia volutamente molte ambiguita', perche' non ci dobbiamo adagiare su una "regola" di giudizio statica ed immutabile.
    La viata umana e' un sistema complesso…. e come tale non ammette semplificazioni….
    🙂

  3. moltitudini

    Il tizio o è poco informato o in malafede: pannella non voleva ammazzare nessun malato, era il malato che chiedeva venisse posta fine ad una cura7tortura non gradita.
    rispetto a saddam, aldilà del principio relativo alla pena di morte, non si tratta certo di benevolenza verso il rais, quanto di considerazioni innanzit tutto storico politiche.

  4. Ubaldo

    Complimenti Tisbe.

    Hai volato alto.
    Aggiungo solo che sul piano che hai scelto troverai ben poche contraddizioni anche con i cristiani, quelli veri.

  5. spartacusdue

    Certamente i fatti storici vanno visti e contestualizzati nel momento in cui sono accaduti. Hilter si è suicidato come Goebbels, forse sarebbero stati giudicati e giustiziati a Norimberga, Ma quel processo ebbe ben altro spessore giuridico della farsa di Bagdad. Non dimentichiamo che nel 1945 molti Paesi avevano nel loro codice la pena di morte (Francia, G.B. per esempio) Per fortuna l'umanità cresce, non abbiamo più il circo in cui venivano uccisi anche solo per gioco, molti schiavi o nemici… la tortura è quasi scomparsa e comunque condannata, in genere, poi le efferatezze scompariranno insieme alla nostra specie, non prima. Anche io rilevo che Pannella non volesse "uccidere" Welby. In ultimo Pannella troppo spesso si crede l'ombellico del mondo me, per fortuna, non è così. 🙂

  6. moltitudini

    Dimenticavo..
    "era dignitosa la vita di Welby? (Y..non I) IO CREDO DI NO".
    Qui, inconsapevolmente, ti scappa un erroruccio simile a quelli che fanno nel "fronte" che tu guistamente critichi.
    La domanda è sbagliata, e sopratutto lo è la risposta.
    Era dignitosa la vita di Welby? Non sta a me dirlo, solo Welby lo poteva decidere, per sè stesso.
    Molti altri malati nella sua condizione farebbero o fanno scelte diverse, e ne hanno il diritto.

    Il punto non è che altri potessero decidere per Welby quanto la sua esistenza fosse dignitosa, ma che potesse esser lui a decidere, nel pieno delle facoltà.

    Diritto negatogli da politici, magistrati e prelati, contro ogni diritto.

  7. utente anonimo

    Sono d'accordo sul fatto che era Welbi a dover decidere, però la cosa che mi ha fatto paura è il messaggio che i radicali hanno fatto passare, e cioè che ognuno è padrone della sua vita e può decidere come morire. Vorrei credere che questo messaggio sia frutto della sintesi degli slogan, ma secondo me non è così. E' giusto non volere l'accanimento terapeutico ma non l'eutanasia, e credo che la distinzione per quanto difficile sia doverosa.

    Quanto a Saddam non si può far passare la gogna come Giustizia: l'America ha preso Saddam solo per fargli la barba?! Il caso di Saddam è diverso da quello di Mussolini, però secondo me la morte di Mussolini ha contribuito a creare un falso storico: a fare credere che "il fascismo in fondo ha sbagliato solo ad entrare in guerra". Con la morte di Mussolini, l'Italia ha finito il suo processo al fascismo e persone come Almirante sono finite a comandare, e oggi ci ritroviamo a dover difendere i Partigiani da un revisionismo che si spinge fin all'edicole, spacciando il fascismo come qualcosa di glorioso e non una vergogna sulla Vera Storia dell'Italia.

    Giuseppe T.

  8. Tisbe

    @visko, Come puoi vedere ho aggiustato un po’ le virgole perché ho l’insana abitudine di scrivere di fretta e di getto e poi pubblico senza rileggere…Concordo con il tuo pensiero, e cioè che si trattasse di un affare privato e di una vendetta personale (caso saddam)

    @mikecas, A me hanno sempre insegnato che la storia non si giudica, che non si può ragionare affrontandola con i “se” e che abbiamo solo il dovere di imparare e di controllare le fonti 😉 Ma forse sono un po’ troppo crociana 🙂

    @moltitudini, Certamente. Nessuna benevolenza verso il rais, ma non c’erano le condizioni storiche per accettare la soluzione della pena di morte.

    @Ubaldo, Penso che hai ragione. In fondo io mi sento cristiana e panteista. Qualsiasi cosa di questo mondo per me è permeata di spirito divino e merita rispetto: anche il filo d’erba.(Però sto’ gatto in braccio non fa scrivere bene grrrrrr)

    @spartacusdue, Sicuramente c’erano le condizioni storiche diverse da quelle odierne, purtroppo molti le ignorano, per questo ho preferito ragionare su un altro piano. Sicuramente non è stato Pannella a voler uccidere Welby…

    @ moltitudini, Mi sono limitata a rimanere nell’ambito della domanda. Era dignitosa la vita di Welby? Welby stesso ha creduto di no! Questo mi basta. L’altra questione che poni è troppo complessa. Io stessa ho dei forti dubbi e ho preferito evitare di parlarne. Chi può stabilire come e quando la vita smetta di essere dignitosa?

    @ Giuseppe T., Nel caso di Welby non c’è stata alcuna eutanasia. Si è semplicemente interrotto un processo di accanimento terapeutico e su questo non ho dubbi, non ne ho! Sull’eutanasia c’è da discutere e entra in gioco la bioetica. Bush ha voluto assassinare Saddam per mostrare agli imbecilli che lo seguono che la guerra disastrosa viet/irachena non è stta del tutto inutile. Invece, secondo me, si è coperto di ridicolo. Gli insulti al Rais prima dell’esecuzione sono in grado di togliere la dignità della sua vita? Io credo di no, anzi, la innalzano… (nn vi ricorda qualcuno?)

  9. Galdo

    Tisbe i miei complimenti, davvero. oltre che per questo post e per la tua ottima analisi, per la solidità del tuo sistema nervoso. personalmente alla provocazione cammuffata da domanda innocente non sono ancora in grado di rispondere come fai tu, è uno dei miei numerosi limiti. tu invece non solo non cadi nella trappola ma lasci anche un insegnamento ai fortunati che leggono questo blog. una grande! ciao! 😉

    saluti rivoluzionari

  10. utente anonimo

    Mi sa che il mio commento è stato recepito male. Su Welbi sono d'accordo: si è semplicemente interrotto un processo di accanimento terapeutico. Quanto a "era Welbi a dover decidere" era solo il volere sottolineare che a molte persone non è sembrato così!
    Detto questo confermo che i radicali per me hanno strumentalizzato il dramma di Welbi cercando di ridurre se non proprio annullare la differenza tra accanimento terapeutico e eutanasia (attiva). Come avevo detto in un altro commento si può non essere d'accordo ma bisogna comprendere che certi drammi li può capire solo chi li vive, quindi comunque non mi sarei permesso di criticare la scelta di Welbi, ma l'atteggiamento scorretto o perlomeno ambiguo dei radicali si.

    Per Saddam credo di avere ampiamente sottolineato lo sbaglio che si è commesso nell'ucciderlo, però penso che a Bush è convenuto, altro che ridicolo…di ridicolo per me è più la posizione tardiva dell'Europa e purtroppo di Prodi…cmq meglio tardi che mai…America permettendo!

    Giuseppe T.

  11. Tisbe

    @Giuseppe T., Perdonami, il tuo commento è chiaro. Sono io che ho approfittato delle tue riflessione per dire alcune cose 😉

  12. Tisbe

    @Galdo, Non mi sono arrbbiata perchè sono certa della giustezza ragionevole della mia posizione e della possibilità di dimostrarla 😉 Grazie, mi riempi sempre di complimenti 🙂
    @cilions, Benvenuto in questo blog. Io credo che finché ci sarà qualcuno a parlare, discutere, niente è perduto… (e qui mi aspetto l'immediata ramanzina di Moltitudini)

  13. Loreanne

    Beh…sulla vicenda Saddam e sul capitolo nero che ha rappresentato per la storia dell'umanità, conosci il nostro pensiero…
    L'orrore della pena di morte va oltre ogni cosa. Pur non giustificando affatto le nefandezze compiute dall'ex dittatore irakeno, nonchè vecchio amico della famiglia Bush.
    Che, peraltro di atrocità verso il genere umano se ne intende parecchio…
    E, in questo caso, come la mettiamo?

    Welby è tutt'altra situazione, tutt'altro dramma…
    è stato lui a domandare una cosiddetta esistenza naturale. Perchè artificiale era la condizione con la quale veniva tenuto in vita…
    Uno stato artificiale che non era in grado di consentirgli una vita da lui riconosciuta come dignitosa..

  14. utente anonimo

    Attenzione Tisbe che i miei commenti sono sotto licenza Creative Commons del tipo “Attribuzione – Non opere derivate 2.5” 🙂

    Comunque nessun problema e approfitto, visto che mi ero dimenticato nei due commenti precedenti, di farti i complimenti per il post…davvero bello.

    Ciao!

    Giuseppe T.

  15. Tisbe

    @moltitudini, io sono perfettamente d'accordo con te (almeno per questa volta)
    @ Giuseppe T., Grazie
    @Loreanne, Siamo in perfetta sintonia 😉

  16. omselvarec

    Abbiamo acceso un bel fuocherello…. che si è trasformato in un incendio…..La tua risposta mi è un po' strettina….
    E per la pena di morte in caso di guerra…???? Altra bella domandina….
    Ciao e tante belle cose….L'om selvarec

  17. Tisbe

    @m selvarec, Ero un'adolescente e mi capitò di leggere: cosa pensano i giovani della morale adulta (Sai, sono profondamente convinta che sono i libri a scegliere noi e non il contrario) E lì trovai la risposta alla tua domanda. La morale adulta è inaccettabile e io l'ho sempre rifiutata. la vita non può perdere di valore a seconda del contesto. Non è uno stato di guerra che può abbassare il valore ontologico dell'esistenza Un omicidio è tale SEMPRE e l'uomo non può stabilire quando si può e quando non si può uccidere… Lo stesso dicasi per quanto concerne il mettere al mondo dei figli. Non è il passaggio dal sindaco della città, o dal prete, o la firma di un contratto che ti fa diventare genitore. Anzi, il migliore genitore è il volontario. E' colui che accetta la missione di genitore e non chi firma un contratto… Della morale adulta non so cosa farmene. Sono stata abituata a pensare e nonostante qualcuno continui a mettere dubbi sulla mia reale capacità di essere svincolata e libera dai condizionamenti, io continuo per la mia strada. In caso di querra l'omicidio RIMANE quello che è: omicidio

  18. viga

    chi si macchia di genocidio,torture,massacri merita la morte.Sono favorevolissimo alla morte di Mussolini,assolutamente favorevole.Perchè in cile e in altri posti in cui non si è toccato nessuno dei tiranni e dei suoi scagnozzi le cose son andate meglio,guarda pinochet.No,io credo che in questi casi sia necessaria la condanna a morte,perchè si son macchiati più volte di cancellare dignità delle vite umane altrui.Saddam, io non son contrario all'esecuzione.Mi deprime il contesto:una nazione che si finge democratica , ma che in realtà ha sostenuto dal piano condor ai peggiori regimi mondiali ,la quale in netta difficoltà politica deve ricorrere all'omicidio di un suo ex collaboratore , accusandolo di crimini che lui ha commesso sotto protezione americana,(per non parlare di tutti i dittatori e terroristi protetti dagli usa sul loro terreno),ecco questa ipocrisia è odiosa,più che la morte di un tiranno.Le cose son sempre più complesse,vero?

  19. MatteoTassinari

    Pannella, che al contrario di te mi sto moooolto sui coglioni, non voleva ne ammazzare un malato ne salvare Saddam. Semmai, e più semplicemente, voleva dire basta a tanta disumana sofferenza e stop alla pena di morte. E' tanto semplice.

    Ciao Matteo

  20. accendimi

    Essenzialmente concordo con te a parte l'aspetto Welby che non mi è chiaro in generale.
    La pena di morte non è ammissibile neanche per chi si macchia di atrocità. Lo stato democratico non può porsi nella stessa posizione di chi si è macchiato anche di stragi immani.
    Nei paesi dove c'è la pena di morte non hanno risolto il problema sicurezza. Vedi Stati Uniti.
    E' facile dire tagliamo la testa. E' difficile usarla per evitare di fare la cosa che sarebbe più banale, per liberarsi di un assassino!

    Francesco

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