Organizzazione cognitiva di tipo depressivo

«Io non lotto contro il mondo, io lotto contro una forza più grande, contro la mia stanchezza del mondo». E.M.Cioran

Mi sono capitati in mano questi fogli quando ho cominciato a cercare un varco verso la luce, verso quell’orizzonte di speranza che mi veniva negato dal passato e dal suo continuo rimbombo nel mio presente. Ho cercato me stessa, ho cercato la radice profonda del mio male di vivere e ad un certo punto l’ho trovata. Mi serviva, soprattutto per difendermi dall’abitudine a trovare situazioni che ricreassero esperienze passate. Quelle stesse che mi laceravano profondamente l’anima. La risposta l’ho trovata in queste righe, ma è stato solo un punto di partenza per un processo di guarigione che non termina mai… non termina mai…

La situazione di reciprocità tra figlio e genitori che predispone allo sviluppo di un’organizzazione cognitiva di tipo depressivo è caratterizzata dalla carenza di contatti affettivi e dalla presenza di prolungati, frequenti e precoci distacchi. Le ricerche di Harlow sui primati staccati dalla madre e quelli di Spitz e Bowlby sui bambini che subiscono distacchi dalle figure di accudimento, dimostrano come la reazione depressiva faccia parte di un sistema biologico-comportamentale collegato ad un evento perdita, inizialmente finalizzato a ristabilire un rapporto di attaccamento.

Nei bambini di età compresa tra uno e quattro anni sono state identificate tre fasi in risposta a un distacco significativo.

Protesta, disperazione, rifiuto

La prima fase è quella di protesta in cui il bambino cerca con tutte le possibilità di ottenere un ricongiungimento alla figura di attaccamento. Se il rapporto di attaccamento non si ristabilisce, si passa alla seconda fase, chiamata di disperazione, in cui il bambino rinuncia al richiamo, come se avesse perso la speranza di ricongiungimento, e si lascia andare chiudendosi in sé stesso o cercando l’isolamento e bloccando ogni sua reazione. Se la separazione è molto precoce e prolungata, la chiusura può arrivare fino alla morte per inedia, come nei casi di depressione anaclitica descritti da Splitz. Alla fase di disperazione fa seguito solitamente quella di rifiuto in cui la ricerca della madre non solo cessa, ma vi è addirittura un’opposizione alla possibilità di un eventuale ricongiungimento. Quando il bambino rivede la madre mette in atto un comportamento di esplorazione ed evitamento come attività diversiva, anche se prova sensazioni neurovegetative analoghe a quelle abbinate alle situazioni di attaccamento. In questo modo il bambino «evita il rischio di venire respinto e di subire disagio e disorganizzazione». […] E’ interessante notare che il tentativo terapeutico che si dimostra più efficace è quello della holding che consiste nel riprodurre inizialmente per il bambino una situazione di attaccamento, costringendolo a rimanere a contatto fisico con una o più persone, per un certo periodo di tempo. Il bambino ha subito delle reazioni di intensa agitazione e tenta disperatamente di separarsi, ma gradualmente, comincia ad accettare la sensazione piacevole di calore che proviene dall’attaccamentoe, attraverso un periodo prolungato di holding può recuperare le capacità espressive e comunicative che erano bloccate.

Questi sono esempi molto eclatanti che dimostrano gli effetti direttti della separazione dalla figura parentale in età infantile. Vi sono molto più frequentemente situazioni meno evidenti e meno considerate, i cui effetti si rivelano in età adulta, che costituiscono gli antecedenti per un’organizzazione della propria personalità in senso depressivo.

In parte ci sono passata. Da bambina non parlavo, e infatti non mi esprimo in dialetto altoirpino che sarebbe l’unico linguaggio che ho ascoltato da piccola. La mia identità linguistica l’ho costruita leggendo e non ascoltando.

32 commenti su “Organizzazione cognitiva di tipo depressivo

  1. antares666

    Sono contento che Cioran sia sempre più letto ed apprezzato! Anche mio padre da bambino non parlava. Pensavano che fosse muto, finché un bel giorno, a 4 anni, si mise a parlare alla perfezione. Gli chiesero come mai fino ad allora fosse stato di un mutismo assoluto. Rispose che non aveva nulla da dire. Ho ereditato da lui una vena di autismo di cui in genere vado fiero. Credo che il male di vivere cessi solo con la morte… La cosa migliore per diminuire i mali del mondo è non passare il testimone.
    Ti bacio e ti abbraccio
    Marco

  2. Galdo

    Interessante.. mah.. io non ho vissuto un distacco, almeno credo.. questa cosa di non parlare o parlare molto male però purtroppo l'ho vissuta, ho iniziato a parlare in modo che mi si capisse un minimo in prima elementare.. Anche i miei in casa hanno sempre parlato in dialetto e io l'unico della famiglia che non lo parla 🙂 ciao!!

  3. Tisbe

    @viga, e adesso come stai? Va meglio?
    @Galdo, Ah, anche tu ti esprimi solo in italiano? Adesso l'ho superato, ma prima sentire il dialetto mi provocava dei veri e propri momenti di crisi … stavo malissimo

  4. utente anonimo

    Credo che il distacco, nelle sue varie forme, sia la prova più difficile che purtroppo ognuno di noi deve affrontare nel corso della vita. Ovviamente la morte più di tutti i distacchi è quello più traumatico: si può essere adulti, dire che era destino, vedere nella morte il sollievo ma la verità è che quella persona non farà più parte della nostra vita. Di fronte ad un tale evento siamo tutti dei soggetti a rischio.

    Giuseppe T.

  5. utente anonimo

    L'articolo è interessante e drammatico. Infatti, ogni volta che leggo qualcosa di analogo, vado col pensiero (e con il cuore) alle atrocità tutt'ora perpetrate dalle realizzazioni sociopolitiche nazionalcomuniste dove lo scollamento sia con le figure di riferimento familiari che con la cultura identitaria locale sono strumenti di controllo psicologico imposti con la forza e con il terrore(sicuramente indeboliscono le capacità reattive non avendo più l'individuo chiaro a cos'altro ricongiursi, nè cosa si è perso). I racconti in merito sono tanti ma se non si vuole essere traumatizzati troppo una parte di questo si può vedere in un bellissimo film-denuncia del quale è stata boicottata la visibilità pur avendo innegabili qualità: il film è "Urla del Silenzio". Una situazione analoga si ha con l'Islam fondamentalista, ma apparentemente sembra in antitesi. Per far luce si può partire dal prodotto finale del Corano applicato in modo cieco e barbaro (spunti di violenza ce ne sono molti del resto, lo sa bene chi lo ha letto): individui che nell'unico senso della vita di dover rispondere a Dio (e non è il Dio misericordioso che intendiamo noi che bene o male siamo figli dell'eredità del perdono del vangelo) OBBLIGA senza poter appellarsi ad alcuna interpretazione anche affettiva proprio i familiari e più particolarmente il Padre o i Fratelli a giustiziare in nome della salvezza sociale le proprie figlie, "colpevoli" magari, semplicemente d'essere state stuprate… Così crescendo, a loro volta i figli e le figlie acquisiranno la carica distruttiva e vendicativa (anche nei confronti di chi ha più amore e libertà, fatto che viene vissuto come ingiustizia e traslato sul piano religioso per legittimare l'invidia e la rabbia) comportandosi altrettando severamente per non dire disumano laddove il termine "disumano" intendo rivolgerlo a qualunque genitore che non solo permette che la prole venga uccisa, ma se ne fà carico personalmente ed in modo attivo.

    Saluti a tutti.

    Gabriele

  6. Tisbe

    @Gabriele, Grazie per il contributo al dibattito Gabriele. Tuttavia tengo a precisare un passaggio fondamentale sulla quale non si può tacere. Questo articolo non muove specifiche accuse ad organizzazioni politiche perché spesso la responsabiltà dei distacchi precoci è dovuta alla responsabilità dei singoli immaturi ed incapaci di essere compiutamente GENITORI. Il problema è nella distanza che c'è tra la forma e la sostanza della famiglia. Purtroppo, soprattutto nel mondo occidentale si tende ad esaltare solo la forma a scapito della sostanza. L'importante è che esista una famiglia che sembri tale, se poi all'interno si consumano drammi che nessuno può controllare sembra, anzi è, secondario. Quando si parla di VALORE della famiglia, di solito s'intende esclusivamente la forma e si dimentica che la maggior parte delle storture sociali si forgiano proprio all'interno della così SANTIFICATA e BEATIFICATA famiglia. Occorre un distinguo ed occorre che lo Stato possa intervenire con forza laddove le figure genitoriali non siano in grado di svolgere il proprio compito e non siano capaci di accudimento e di dare calore alla prole.

  7. Tisbe

    @Giuseppe T., Credo che la morte, tra tutti i distacchi sia il più accettabile, perché ineluttabile. I distacchi più difficili sono quelli in cui si avverte chiaro il RIFIUTO di una volontà ALTRA

  8. utente anonimo

    Anche se credo che il tempo possa guarire le ferite, penso che il rifiuto di una persona che amavi, per quanto doloroso, lo sia meno rispetto alla perdita di una persona che oltre ad amare ti amava. Però credo che sia un discorso molto soggettivo e pertanto rispetto la tua opinione.

    Ciao.

    Giuseppe T.

  9. Tisbe

    Giuseppe T., Non mi riferisco esclusivamente ai rapporti sentimentali o amicali finiti male. Faccio riferimento alle figure di accudimento che si allontanano per svariati motivi. L' IO legge solo la morte come evento ineluttabile. E nel caso non ci sia, l'evento perdita non può subire la cosiddetta rielaborazione del lutto, questo causa microferite piuttosto gravi nell'io e nell'autostima del soggetto. L'abbandono viene vissuto come rifiuto e non come ineluttabilità. Paradossalmente la morte è più facilmente gestibile dall'io rispetto all'abbandono perché non ne intacca il valore ontologico. Nel caso di rottura sentimentale o amicale è sempre preferibile un distacco netto che permetta all'IO una lettura come morte e non come abbandono che comporterebbe la creazione di fratture insanabili

  10. utente anonimo

    Tisbe ho capito il tuo punto di vista, il tuo post lo ha espresso perfettamente, ma rimango della convinzione che solo alla morte non c'è rimedio. Scusa la banalità di quest'ultima frase, ma torno a ribadire che tutto è soggettivo e che appunto ognuno ha fatto le sue esperienze.

    Ciao.

  11. Tisbe

    Giuseppe, per carità, non voglio innalzare la mia esperienza a rango superiore rispetto alla tua, ma molto crudelmente affermo: può raggiungere molto più facilmente, pace e rassegnazione, un bambino ORFANO piuttosto che un bambino ABBANDONATO il resto è deducibile

  12. utente anonimo

    Dietro a "rifiuto di una persona che amavi" non intendevo solo rapporti sentimentali o amicali: sottovaluti un po' la capacità dei tuoi lettori. E inoltre che ne sai quali sono le mie esperienze? Sembra che dai per scontato che chi hai di fronte non conosce ciò di cui parla. La mia non voleva essere una pretesa di volere dare una regola universale, ma semplicemente comunicare quello che è il mio parere sulla base della mia esperienza…cmq forse ho sbagliato io ad estendere il discorso.

    Ciao.

    Giuseppe T.

  13. utente anonimo

    Sembri avere una capacità brillante di analisi che secondo me applichi con poco più del tuo reale potenziale. E te lo dice uno che non ne applica più di un terzo (per pigrizia in primo luogo) 😀

    Tuttavia permettimi di dirti, senza offesa alcuna, che tu sei, tra tantissimi, ostaggio dell’immagine proposta da altri, incorporata socialmente come reale e ben distribuita dai vari mezzi mediatici (non ultimo il web). E perchè ciò sia possibile ed accettabile da una mente brillante e famelica di stimoli che non si adagino troppo sulle comodità (concesse invece in momenti ben definiti e recintati nella sfera intima e personale, da partire dai momenti in cui ti descrivi o fai la “scema” con il gatto o ti concedi la tisana con il biscottino ecc), perchè ciò sia accettabile e possibile dicevo, hai l’impressione che sia il contrario. Ovvero, che l’intento esterno sia quello di procurarti l’immagine, indurti a ad un giudizio e conseguentemente sviscerare il tutto producendo un risultato falsato. Vabbè, per esser chiaro vengo al dunque. Il luogo comune. Perchè veramente venga applicato e, purtroppo creduto, bisogna far sparire degli aspetti palesi, evidentissimi. Ma il bravo prestigiatore è abile a tenere l’attenzione dove serve e a celare così quello che succede con l’altra mano. Ed il pubblico del prestigiatore è lo stesso di chi crede che siano gli altri a cadere nei luoghi comuni mentre si è immuni perchè si contrasta, convincendosi d’essere perfino obbiettivi e realistici.

    Vengo ancora più al dunque con esempio concreto.

    Luogo comune da sfatare: la famiglia non è un posto “sicuro” e sano come ci dice la tradizione e la cultura precedente.

    Poi c’è la dimostrazione, diffusa dai giornali, dagli approfondimenti tv, dai blog, dai libri e perfino, con azione di rilancio inconsapevole, da te che fai del sarcasmo sul valore spesso puramente formale della SANTIFICATA E BEATIFICATA famiglia e perfino da questure che dovrebbero attenersi al mestiere che sanno fare e non rifugiarsi in comode ricerche all’interno di nomi noti. La dimostrazione suona, con varianti, più o meno così: la maggior parte dei drammi accade all’interno della famiglia! Così come gli abusi, i casi di violenza, pedofilia ecc. E se non è la famiglia è la scuola! Quante volte, noi tutti pecoroni informi e passivi abbiamo sentito cose del genere senza attivare un solo neurone che dia spunto a reali riflessioni autonome? Con la consapevolezza di assistere ad una rivelazione, una rivoluzione – “Ah, vedi, proprio la famiglia, chi l’avrebbe detto, senti da che pulpito quando dicono non fidarti degli sconosciuti..” – in realtà ci stiamo facendo abbindolare da prestigiatori che han concentrato tutta l’attenzione sull’evento prodigioso della trasformazione della famiglia, posto tradizionalmente rifugio di valori sani e sicuri in un antro di orrori e nefandezze. Ed il nostro cervello, compreso il brillante tuo, cara Tisbe, è abbagliato da questo luccicante ipnotico riflesso di riflessione e dimentica l’ovvio. Il vero. Che scrivo. In maniera spiccia.

    MA DOVE CA**O VOLETE CHE STIANO I BAMBINI? ALLA GUIDA DI UN CARRARMATO? DI UN AEREO? NELLE FARMACIE? NEGLI UFFICI? NELLE FABBRICHE? DOVE DIAMINE STANNO I BAMBINI, TUTTI O QUASI? SIAMO COSI’ RINCO…… da non renderci conto che i bambini stanno nelle famiglie. E sennò a scuola. Quindi se deve succedere qualcosa, succede a casa, in famiglia. O a scuola. Non è la famiglia ad essere sbagliata. Nemmeno la scuola. Al limite sono sbagliate ALCUNE (ma una minima parte) persone di qualche (ma una minima parte) famiglia. Oppure qualcuno che lavora a scuola non ha tutte le rotelle a posto. Non scuola e famiglia sono sbagliate. Come si fà a dedurre una bestialità del genere facendosi fregare come bambini? Perchè si è disimparato ad usare un cervello individuale per diventare una frazione di un grande cervello di massa in cui l’individuo perde di vista anche l’ovvio?

    Volete un altro esempio di banalità che ci vengono proposte dai mass media e che riteniamo siano reali e non giochetti di prestigio per pubblico che altro non aspetta che qualcuno pensi al suo posto o gli regali la sensazione di partecipare ad una scoperta-rivelazione?

    Eccola. Sempre più giovani muoiono sulla strada, andando in discoteca o tornando dalla discoteca.

    Qualcuno potrebbe pensare che le discoteche siano i luoghi orrendi (come la famiglia o la scuola) o le strade il pericolo ..e la stampa crea dei mostri di titoli scandalosi e insensati per non dire grotteschi come “STRADA ASSASSINA UCCIDE RAGAZZO..” prefigurando nell’immaginario la crudeltà di certe strade rispetto ad altre senza capirne il motivo o che se ti giri queste strade assassine ti pugnalino alle spalle…). Non è la strada o la discoteca il luogo assassino. E’ l’uso che se ne fà! La strada è lì. Può restare a guardarti 100 anni e tu puoi guardarla per 100 anni. Incolume. Magari non ti farà bene ma nemmeno ti farà male. Non ti farà proprio una miseria. E’ solo una fottuta strada. Idem per la discoteca. Se vai per ballare e al massimo cuccare in modo lecito nulla di male può accadere, al massimo la tragedia è che rischi di divertirti. Diverso se sei OSSESSIONATO dall’idea di fare sesso o di farti di qualche sostanza chimica. Probabile che questo tirerà fuori qualcosa di sbagliato e di brutto. La dimostrazione della strada assassina (o dell’auto assassina è lo stesso) o della discoteca spelonca di ogni male è nelle vittime, nei casi. Come nel caso delle violenze in famiglia. E tutti lì a dire: beh, è vero però, i numeri son numero. SCEMI SIAMO! MA DOVE VOLETE CHE SIANO I GIOVANI? A GIOCARE A MERCANTE IN FIERA NEL CORTILE DI CASA? Saranno a divertirsi nel modo che gli abbiamo insegnato convinti di fare qualcosa di ribelle, di proprio, di non omologato come tutte le generazioni a venire. E come si divertono gli adulti? IN AUTO! SPENDENDO! SPENDENDO PER DIVENTARE O APPARIRE DIVERSI! Siamo sempre col sedere sull’auto. Per fare 30 mt si prende l’auto. Per divertirci il weekeend e fare trasgressione si và in vacanza con l’auto (non tutti si possono permettere l’aereo..). Si fà sesso trasgressivo in auto (il materasso è troppo conformista eh..). E’ perfino troppo scontato, banale, noioso e conformista e vecchio essere sè stessi: per cui ci si droga.

    Difficilmente si sentiranno infiniti articoli di tg di ragazzi che il sabato sera muoiono sull’inginocchiatoio in chiesa. O mentre all’alba danno da mangiare ai piccioni. Nemmeno muoiono mentre lavorano e rientrano a casa dopo ore ed ore di una giornata senza fine di fatica. MUOIONO ANDANDO O TORNANDO dalla discoteca. E i bambini stanno a scuola. Ed in famiglia.

    Gli esempi sono infiniti. Cominciate ad applicarli voi, da soli, gli inganni, il mascheramento dell’ovvietà. Anzi, apro una sfida. Ognuno ne cerchi qualcuno di esempio simile.

    E lo scriva. Aiuta a scoprirsi meno automi dipinti da autonomi.

    Scusate la lunghezza, ma certe volte l’inganno evidente irrita. Vedete il caso Wanna Marchi: io mica ce l’avevo con lei! Con chi ci spendeva milioni! Mica te li meritavi quei soldi per la miseria, se li butti viacosì da bischero! Se non era la Marchi, te li fregava un altro sicuro!

    Ciao.

    Gabriele

  14. Tisbe

    @Giuseppe T., Scusami, è solo per la mia mania di precisione, e per questioni personali per cui l'argomento non mi è facile da affrontare 🙂

  15. utente anonimo

    A scanso di future polemiche, io sono a favore di ogni campagna di sicurezza delle e sulle strade: Ma non per questo sono così assurdo da pensare che la colpa sia delle auto (che sono sempre più sicure) o delle strade (che sono sempre più sicure) nè della polizia o Cc (che sono sempre più presenti e meno pagati o con meno benzina e mezzi per farlo).
    La verità è che non esistono strade e auto assassine, nemmeno quelle strade strette tutte curve, nè quella schifosissima nebbia nè quelle auto che fanno 320 e i 100 km/h li raggiungono alla velocità con cui al massimo puoi sbattere gli occhi due volte. La colpa è dell'educazione. Anzi, della diseducazione. Che in parte è colpa della cultura. O della distruzione o deformazione di quella che dovrebbe chiamarsi così. La colpa, come sempre, è dell'uso che se ne fà: improprio! Diciamo che invece dell'usare, l'uomo predilige spesso l'abusare. Poi però, non si renda ridicolo sfottendo la famiglia o dando la colpa a un pezzo di lamiera con le ruote o ad una striscia di cemento…
    Si abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. IL pericolo del giovane è il GIOVANE. NOI (che decidiamo per il giovane) non ci fidiamo di te: perciò farai due esami o 3 e le macchine grosse solo dopo (se te le puoi permettere). A nulla servirà al giovane far notare che poi, la quantità di adulti che superano i limiti, creano incidenti con auto potenti non è soggetta a norme di coerenza con altrettanti esami. A nulla serve notare che l'etica e la morale è sempre piegata alla logica del profitto (altrimenti avrebbero imposto per equa sfiducia nel genere umano al volante, limitatori di velocità dalla casa di fabbrica proprio nell'auto). Continuamo a prenderci in giro.

  16. Tisbe

    @Gabriele, Permettimi di fare un appunto rapido perché non ho tempo. Sì, i bambini sono in famiglia, con consanguinei o con persone che dovrebbero prendersene cura. E fin qui siamo d'accordo. Il problema è che gli autori dlle bestialità, delle brutture, delle mostruosità sono a loro volta il prodotto distorto di una famiglia precedente. Evidentemente c'è un meccanismo perverso che in passato si è tentato di nascondere e che oggi esce fuori. E meno male! Altro che luogo comune. Quello che propongo io è di pensare meno a salvaguardare la facciata e la forma e badare di più ai contenuti veri. E i contenuti sono l'affetto e la cura che spesso si trovano a buon mercato anche al di fuori delle corsie tradizionali e preferenziali.
    La famiglia non è marcia da adesso, lo è sempre satta,
    . Ladifferenza è che ora si è trovato il coraggio per aprire quel maledetto Vaso di Pandora che nessuno voleva avere la responsabilità di sollevare.
    Per quanto mi riguarda i bambini vanno tutelati anche dalle figure parentali

  17. utente anonimo

    Io ho provato a metterti sulla buona strada, ma vedo che meccanismi acquisiti da tempo sono difficili da sostituire. E’ ovvio che il bambino vivrà prevalentemente all’interno della famiglia o in alternativa nella scuola che però non prendi in esame, perchè? Forse perchè il tuo discorso non torna. Come minimo perchè se la famiglia è, andando a ritroso, sempre figlia della famiglia, così non è sempre per la scuola. Vogliamo diffidare, per coerenza e onestà intellettuale anche del luogo “scuola” allora? Certo che no. Dimentichi che la famiglia è peculiare della socialità che contraddistingue l’animale uomo. I valori all’interno della famiglia semmai, sono cambiati nel tempo. E non necessariamente in modo positivo per quanto non abbiamo una casistica attendibile che ci dica che questi casi di violenza siano in aumento, anzi, è probabile sia il contrario tenendo conto però della mancanza di documentazione attendibile. In ogni caso la violenza in famiglia è presente agli albori della letteratura: nel racconto del mito.

    Probabile che la famiglia quindi oggi sia migliore del passato. Però i valori cambiano. La famiglia resta il luogo necessario e ideale, non Santo e Beatificato soltanto, ma insostituibile per l’animale uomo. I valori invece quali sono? Questo devi chiederti. Intanto l’edonismo, l’egoismo ed altre cosette hanno creato dei concetti di comodo per giustificare comportamenti comodi. Per esempio quello che ci fà dire che prima siamo uomini (o donne) e poi solo dopo, padri o donne. E che quindi il ruolo “padre” o “madre” non deve sacrificare il ruolo essere sè stessi “uomo” o “donna”. Trucchetti che partono da un assunto errato. Non sono cose in competizione. Sono realtà concomitanti. Si è uomo padre e basta. O donna madre e basta. Non si timbra il cartellino per andare a ballare senza rimorsi come se si fosse finito “l’orario” di lavoro di genitore. La genitorialità si assume definitivamente. Cambierà via via il comportamento del genitore e del figlio, la relazione. Ma non si dismette dopo 18 anni nè il fine settimana o dopo le 11 di sera. Altro non è che la comodità di valori portanti di oggi come consumismo (anche di sentimenti ed emozioni) e egoismo-edonismo. Quindi dici bene, benissimo quando rimarchi il valore sostanziale come la cura e l’affetto (che naturalmente dovrebbe essere istintivo, come quello protettivo verso la prole). Ma non è la famiglia sbagliata, bensì l’insieme di valori orrendi prodotti da culture erranti e distruttive che ci mettiamo dentro, come minimo per osmosi.

    Un errore classico è quello di voler fare gli amici invece dei figli o dei genitori. Sono ruoli importanti ma ben distinti e diversi. Necessari ma diversi. Gli amici sono cosa diversa eppure di danni ne abbiam fatti così e ne facciamo e ne faremo confondendo i ruoli (come se esser genitori o figli fosse spregevole in confronto). Altro esempio è la cultura islamica fondamentalista. Il valore supremo è quello dell’assoggettamento totale. Quello che non ha conosciuto i valori rivoluzionari dell’amore per l’uomo anche di chi non ci ama e del perdono. LA differenza infatti tra Islam e Cristianesimo (non cattolicesimo) è nella visione che abbiamo di Dio e di quella che pensiamo Dio abbia di noi. L’Islam ci vuole sudditi e schiavi fedeli di Dio, che si chiama Allah e che è pronto a punirci (deriva dalla visione Leviatana o del vecchio testamento). E la dimostrazione di tale abnegazione si ha tanto nelle prove di sacrificare il proprio figlio nel Testamento/Corano quanto nel martirio onorato del kamikaze che uccide civili. Nel cristianesimo invece non si è sudditi ma FIGLI e DIO è PADRE (si ritorna al concetto di famiglia). E il figlio deve fare ciò che dice il Padre perchè ha fiducia (fede) che il Padre farà il giusto per lui e che lui, come un bambino, non è pronto per capire tutto. Mentre per l’ISlam.. beh. Il caso della ragazza pakistana uccisa dal padre e dalla famiglia perchè era occidentale la dice lunga. Ma non tanto l’episodio aberrante anche nei confronti di parte dell’Islam meno tribale e più illuminato (poco purtroppo e ogni giorno ridotto al silenzio dal terrorismo), ma nell’atteggiamento posteriore. Del padre e della madre che, difendendosi tra loro, giustificano il gesto come “dovuto” moralmente. Insomma, Hina (così si chiamava) era cattiva suddita, schiava inosservante di Allah e Allah comanda di sacrificare il proprio figlio per fede. Cosa significa? Che si è rinunciato all’istinto di madre e padre. In primo luogo all’istinto di PROTEGGERE LA PROLE! Non c’è scusa che tenga. Quella non è più famiglia, ma veramente l’antro dentro quale sono stati iniettati valori infami e orribili che, pian piano, di generazione in generazione, han distrutto il contenitore FAMIGLIA di valori, ma anche il valore stesso “Famiglia”, che è per antonomasia “luogo dove si è protetti” da piccoli. Non è solo forma, ma anche sostanza insomma. Così si arriva alle sciagurate deformazioni tipo quelle dei “genitori” palestinesi che incitano i propri figli a “martirizzarsi”, a suicidarsi in onore di Allah uccidendo più nemici possibile (un figlio morto vale meno di un nemico possibilmente morto israeliano!!!). Cosa è successo? Contrariamente a quella insegnata da Cristo, che esalta la famiglia, e ne costruisce esempio con Padre e Figlio (e successivamente Madre con il Marianesimo) e modello, l’Islam non ha nulla del genere, ma c’è una traslazione di valori unidirezionale verso Allah. Il resto non conta, prima Allah. Anche sacrificando il figlio o la figlia.

    Esempi però si trovano anche nel nostro bell’Occidente che vede madri competere fisicamente con le figlie (credo sia traumatico) in termini di attrattiva sessuali e presso gli stessi soggetti. Oppure “parti” considerati scomodi all’immagine (esterna e di quella che si ha di sè). E padri irresponsabili che cullano ancora il sogno dell’Harem (ovvero, nessun impegno serio) o che sono più piccini dei loro bambini. E così via.

    Tutto questo per dire che la famiglia ha una funzionalità che è insostituibile (è una banalità lo so) ma che i valori “interiori” e di sostanza si vedono nella forma. Cioè se la forma non fà la sostanza, stai certa che la sostanza fà la forma. Come se io ho il cancro dentro. Stai certa che prima o poi si vede anche fuori. Anche se ho l’ittero. E vedere una famiglia con due omosessuali per genitori ti fà capire l’idea che forse non si tratta di ittero o cancro, ma che qualcosa di brutto e tremendo dentro è successo eccome. Spero si curi la famiglia trovando più cura e spero si ritrovi l’affetto dentro la famiglia ritrovando l’affetto per la famiglia che questo consumismo di tutto ci ha fatto un po’ perdere di vista (e se non c’è mai stata la famiglia perfetta, ci ha fatto perdere l’ideale da raggiungere per averla).

    I bambini vanno tutelati. LA prima tutela dei bambini è nel grembo materno. Poi nella famiglia padre-madre. Speriamo che si tuteli anche le madri ed i padri dalla follia.

  18. utente anonimo

    Lo so che è brutto dirlo, nè mi rende felice l'idea, anzi. Però ritengo che una certa dose di violenza anche in seno alla famiglia (se ne ha traccia già nel mito) credo sia fisiologica. Non è questo un motivo per diffidarne. Come al solito è dell'uso, anzi, dell'abuso che si deve diffidare. L'abuso sui minori è un abuso di potere compiuto dal genitore malato e rattrista che in paesi come l'Olanda che si spacciano per emancipati e civili solo perchè più distaccati dal vaticano e capaci di proporre droga e prostituzione tra le vie proponga anche senza problemi un partito di pedofili che non si presenterà alle elezioni solo perchè non ha raggiunto i voti (comunque troppi) per essere legittimato come partito. Abuso è tanto il pedofilo che il violento che picchia il figlio o lo terrorizza. Ma è altrettanto grave il "non uso" per il percorso verso la costruzione dell'io e verso la maturità. Il non costrurire un ruolo di padre o madre giorno per giorno è altrettanto grave. Il disinteresse insomma. Tutti fattori che rischiano di produrre derive comportamentali incalcolabili (ma spesso prevedibili: i fautori di pedofilia sono spesso stati soggetti a loro volta di violenze). Ma comunque, a parte le migliori intenzioni, certi effetti sono imprevedibili e inevitabili anche se credo si possa fare molto per migliorare l'autostima dei bambini poi adulti senza creare dei mostri megalomani, competitivi come squali.
    Gabriele

  19. Tisbe

    @Gabriele, Mah, educativamente parlando ho sposato la causa di Ivan Illich e l'esperienza della Jasnaia Poliana di Tolstoj in cui la figura dell'adulto tende a scomparire e a lasciare libero il fanciullo.
    Descolarizzare la società è stato al centro del dibattito pedagogico internazionale con la tesi che la scuola produce la paralisi dell’apprendimento e danneggia i ragazzi, educandoli a diventare meri funzionari della macchina sociale moderna. Convinto che il sistema educativo occidentale fosse al collasso sotto il peso della burocrazia, dei dati e del culto del professionalismo, combatteva i diplomi, i certificati, le lauree, insieme all’istituzionalizzazione dell’imparare. Affermava che un adulto sarebbe in grado di apprendere i contenuti di 12 anni di scuola in uno o due anni.(Illich)
    Illich ha combattuto fino alla fine la politica colonialista del modello americano/occidentale di società.
    EDUCAZIONE GENITORIALE E SCUOLA INUTILE
    Serve la LIBERTà

  20. utente anonimo

    a parte che i bambini sfruttati e le persone che muoiono di fame le abbiamo pure a casa nostra, oltre ad una fervente produzione all'estero che grazie al nostro benessere creiamo dittature guerre civili e dittatori impiccati che prima abbiamo sovvenzionato e armato…ma questo discorso a parte…il nostro Dio misericordioso, così tanto da emarginare omosessualità e matrimoni non omologati, io sapevo che il Cristo promuoveva amore anzi Amore, ma poi si sa con il tempo lo hanno fatto passare come un figlio hippy di un imprenditore cattivo…noi cristiani cristiani per bene, con il nostro uranio impoverito le nostre mine antiuomo sparse per il mondo queste cose non sono comuniste sono nostre occidentalissime, figlie di un liberalismo sfrenato il punto è che ognuno parte dal passato e arriva al futuro senza toccare il presente il noi l'adesso quello che facciamo quello che siamo, questa è la forma di distacco più pericolosa, quello che siamo, dobbiamo fermarci e affrontare quello che siamo quello che stiamo facendo, (come diceva quelo) il nostro benessere che crea morte, ogni nostra parola e azione che crea odio, le nostre pallottole che creano morte immediata e futura…riporto questo <a rel="nofollow" href="http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_4371.html&quot; target=_blank rel="nofollow">articolo qui che sempre è utile per capire chi siamo e che non abbiamo poi tanto diritto a giudicare chi che sia…soprattutto se non ci poniamo le domande e lasciamo che gli eventi scorrano, il segreto Tisbe è fermarsi e guardare con i propri occhi quello che siamo, e se sono feriti aiutarci o farci aiutare, sempre da persone che guardano con parti del corpo diverso dal portafoglio, e che orientano lo sguardo non asservendo il proprio interesse personale…ho perso mio padre e a trentott'anni suonati negli ultimi sei mesi di vita ho riacquistato un rapporto con una persona speciale incompresa con tanto dolore dentro, non siamo degli dei, anche se talvolta pretendiamo o vorremmo esserlo, fossati diceva solo un grande dio può accudire i disperati, di sicuro siamo noi che possiamo curarci le ferite, ma non mentendo non giustificando non mistificando la realtà ed è un compito assurdo nella società odierna dove ogni versione ufficiale fa acqua da tutte le parti, che insegnamento può trarre una persona dal vortice di balle che quotidianamente ci sommergono? ma tutto si può recuperare anche con un solo minuto a disposizione, il tempo lo possiamo plasmare e utilizzare e asservire al nostro bisogno, sei mesi per recuperare trentasei anni di vita, oramai sono passati alcuni anni dalla morte di mio padre mi manca alle volte lo sento, non so e non me ne frega niente di sapere cosa sia, ma è con me una persona geniale, un enciclopedia da sfogliare piena di dolore mai affrontato, poi gli ictus e una malattia assurda da affrontare lottare contro le istituzioni per riscoprire che chi lo ha amato realmente non è stata la famiglia sua di origine che sempre ha cercato ma i figli e la moglie che sempre ha avuto accanto…stesso discorso per il mio hobby salvare gli studenti che le "squole" bollano come irrecuperabili…se ho carta bianca in un mese mese e mezzo riesco a far recuperare l'irrecuperabile, ma meno tempo ho più devo avere carta bianca da parte dei genitori…il vero distacco ce lo creano i media tonnellate di puttanate che ci stordiscono ci distolgono dal reale…non parlo del tuo caso, che non conosco…di certo in giro c'è così tanto inquinamento da distoglierci dalle nostre naturali autodifese e dal nostro potere mentale in grado di lenire tutto di comprendere tutto e di risolvere tutto….scusami il pippone non so se postarlo è troppo lungo…e spero di non aver scritto troppe stronzate…comunque tisbe per riprendere possesso di tutto come diceva miagi san metti la cera togli la cera…un abbraccio
    ventodipolente

  21. utente anonimo

    Tisbe.. ma Illich non era quello che non voleva nemmeno una videocamera o un registratore per farsi intervistare, strumenti nemici della sensorialità? Figuriamoci internet ed il tuo blog allora … 😀
    E pensa ai commenti di chi (rinunciando ancora di più alla sensorialità) non legge i giornali ed attinge informazione (formazione e competenza) tramite il web ehehe. Illich si rigirerebbe nella tomba a leggerli.
    Ventodiponente: leggere la tua lettera è stato difficile. L'ho letta tre volte. Il problema è che non ci vedo bene. Mi è piaciuto il disordine sintattico: sembrava di navigare su pensieri liberi e sciolti, pur essendoci un filo sottile e quasi invisibile a segnare la direzione. Condivido il presupposto della marea di puttanate che si sommerge (ho già scritto qualche post in proposito) anche se credo che guarderemmo in direzioni diverse. Auguri con l'irrecuperabile.
    Ti saluto proprio con parole di Illich: "….celebriamo l' amicizia che ci permette di lodare Dio per la realtà sensibile del mondo anche attraverso la nostra separazione da esso."
    Oppure con una banalità ma che a me piace tanto:
    "ciò che sappiamo insegnare meglio è ciò che più abbiamo bisogno di imparare".
    Prova ad applicarla quando ti scopri ad "insegnare" magari in un post, in un blog: è divertente.
    Ciao.
    Gabriele.

  22. Tisbe

    @Gabriele, Dai pensatori bisogna attingere il meglio e il messaggio che hanno voluto trasmettere con la propria opera. I limiti ce li abbiamo tutti in quanto essere umani.
    Per quanto concerne ventodipolente non tocca a me difenderlo, ma credo che ognuno di noi abbia un'organizzazione mentale particolare per cui ci può essere comprensibile un genere di codice e non un altro. Pertanto se non comprendiamo, non è necessariamente un limite dell'altro, ma potrebbe essere nostro. Io ho apprezzato lo spirito passionale e poco accademico della sua esposizione 😉

  23. utente anonimo

    A Tisbe: concordo pienamente con te, soprattutto quando scrivi che non tocca a te difendere Ventodipolente e che ognuno possiede propria organizzazione e codici di espressione e decodificazione per cui non è sempre colpa dell' "altro" il limite alla comprensione. Sono estremamente d'accordo e stupito perchè io ho apprezzato tantissimo il post di Ventodipolente ed ho scritto perfino che l'ho letto 3 volte nonostante le mie difficoltà visive (avrei voluto veder meglio solo per leggere il post) e che mi è sembrato di navigare (o volare) tra pensieri quasi sensorialmente avvertibili. Non soddisfatto ho pure aggiunto che, oltre ad avere suscitato in me questa piacevolezza hanno anche una funzionalità, una costruttività avendo un sottile filo logico. Piacevole e utile quindi, ecco come ho trovato quel post. E tu mi spieghi che non tocca a te difenderlo? Mi parli di codici diversi al punto che forse il limite è in noi stessi e non nell'"altro"? Tu che non hai capito che ho apprezzato quel post, insinui che io non abbia capito quel posto che invece tu hai capito? :))))))
    Vista la spiegazione sui limiti propri dovuta a propri codici, ti RACCOMANDO esattamente ciò che ho (solo) consigliato invece a Ventodiplente, ovvero di applicare e meditare quando spieghi a qualcuno qualsiasi cosa, lo spunto:
    "ciò che più insegnamo è ciò che più si ha bisogno di imparare".
    E se ci pensi, la tua considerazione sui "codici" e "organizzazione mentale particolare" rende bene l'idea…
    Nel dubbio te lo ripeto, hai visto mai che la tua organizzazione mentale sia troppo diversa dalla mia: IL MESSAGGIO DI VENTODIPOLENTE MI E' PIACIUTO UN SACCOOOOOO!
    😀
    Fattela una risata, ogni tanto..
    Ciao.
    😀

  24. Tisbe

    e chi ti dice che io non rida? e chi ti dice che il tuo codice di lettura è quello giusto anche se ti è piaciuto il commento? E come fai ad essere certo che io possa capire senza problema quello che scrivi? O che tu possa comprendere quello che io scrivo? Un po' di dubbio iperbolico non guatsa :))))))))))))

  25. utente anonimo

    Non temere Tisbe, non sono così stupido da ritenere che il mio codice sia quello giusto. Oppure sono troppo presuntuoso per rischiare di proporre una simile stupidità. O anche, forse sono troppo stupido per avere tanta pretesa. Ma vedi, io sono stato chiaro in questo: avendo concordato sul fatto che forse non esiste "unicità" nel codice di lettura ma una pluralità di codici per ogni unicità, ogni soggetto decodificatore, ho premesso una molteplicità di codici giusti per ciascuno. Premessa che, perciò, non esclude affatto l'ipotesi che tu non capisca affatto quello che scrivo, ma lo contempla tra le eventualità. E non ti nascondo che io stesso riconosco l'opinabilità di ciò che scrivo anche a me stesso, nel tempo (quindi anche dei codici e dell'organizzazione mentale). Quindi c'è il rischio che ciò che mi farebbe fare una risata oggi, non otterrebbe affatto lo stesso risultato domani…
    Tutto questo discorso mi fà venire in mente ciò che mi diceva un amico tempo fà, che aveva l'attitudine quasi filosofica a non cogliere nè la semplificazione nè la leggerezza delle cose. Diceva: "perchè complicare le cose, quando puoi renderle addirittura impossibili?"
    Gabriele
    : ))))

  26. Tisbe

    @Gabriele "perchè complicare le cose, quando puoi renderle addirittura impossibili?"
    E aveva ragione il tuo amico! Se una cosa è complicata implica uno sforzo per comprenderla; se è impossibile invita alla pigrizia mentale… tanto a che servirebbe? 😉

  27. utente anonimo

    Se è per questo ce n’è un’altra che allora mi faceva arrabbiare parecchio, perchè io magari avevo un problema e lui se ne usciva così:

    “Se il problema ha una soluzione,

    perchè preoccuparsi?

    E se non ha soluzione, a che serve preoccuparsi?”

    Così mi liquidava dando pochissima soddisfazione alla mia necessità di lamentarmi.. 😀

    Gabriele

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