Sul perdono

Hai chiesto perdono molte volte ma continui a ripetere sempre e comunque lo stesso errore; ciò dimostra soltanto che ogni volta si è trattato solo di "politica", un trucco per manipolare le persone; tu sei rimasto lo stesso e non sei affatto cambiato. Se realmente desideri chiedere perdono per aver offeso qualcuno, ciò non dovrà più accadere, solo quella sarà la dimostrazione che sei veramente sul percorso del cambiamento. Osho

24 commenti su “Sul perdono

  1. utente anonimo

    Prodi o NO, Prodi o NO,Prodi o NOOOO io soffro ancor più di te!
    …………………………
    Di notte è molto strano
    ma il fuoco di un cerino
    ti sembra il sole che non hai!
    buona giornata
    pasqui

  2. Comicomix

    E' una cosa vera, che succede spesso…un mondo troppe vole pieno di finzione. Fingiamo di ascoltare (mentre spesso non siamo più capaci nemmeno di sentire) Fingiamo di comprendere, quando spesso non sappiamo più comprendere nemmeno noi stessi, e chiediamo perdono con leggerezza, continuando a calpestare e calpestare tutto quello che ci circonda…
    Il percorso dell'espiazione è una china lunga e impervia, che pochi hanno comunque davvero voglia di percorrere.
    Un sorriso un po' triste.
    Mister X di Comicomix

  3. utente anonimo

    La verità è sempre quella,
    la cattiveria degli uomini
    che ti abbassa
    e ti costruisce un santuario di odio
    dietro la porta socchiusa.
    Ma l'amore della povera gente
    brilla più di una qualsiasi filosofia.
    Un povero ti dà tutto
    e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria

    A. Merini

    In realtà non è proprio sempre così, perchè l'odio è un virus che si attacca meglio dove le difese immunitarie sono già debilitate dalla disperazione, però sarebbe bello fosse sempre così.
    La determinazione non abbisogna dell'odio, anche se è una via percorribile con più fatica per la nostra umana abitudine di fare vendetta ed applicare la regola occhio per occhio, che però, come diceva Gandhi, è una regola che rende tutti ciechi.

    Alieno

  4. Tisbe

    @moltitudini, può essere
    @studium, bene…
    @hirpus, ma io ce l'ho il sole: dentro
    @filomenoviscido, sì, i rossi ci sono 😉
    @ Comicomix, sorridi 🙂
    @ Alieno, qui non c'è nessun richiamo alla vendetta
    perché interpreti sempre oltre quello che c'è scritto? Il soggetto è colui che chiede il perdono, non chi ha subito il torto…
    E' chi chiede il perdono che dovrebbe fare un bell'esame di coscienza, mica gli altri?

  5. utente anonimo

    Tisbe, ma io non ho scritto che QUI c'è l'odio, ho commentato una bella poesia restando sul filo del Perdono, tutto qua. Fossi tu che hai problemi di interpretazione?
    Non ho polemizzato il tuo post, ho solo allargato i punti di vista spostando il soggetto per farlo, tutto qua.
    Mah…
    :S

    Alieno

  6. utente anonimo

    Che ti devo dire, la tua opinione è legittima, siamo in un Paese libero :)))
    Di certo confusione e disordine non mi sono estranei, ma di gente fissata con l'ordine ho imparato a diffidare leggendo, studiando e per esperienza diretta.
    Quando penso a persone maniacali nell'ordine e così precisi e convinti di assolute certezze, mi vengono in mente gente come Hitler o i massacratori di Erba… così riesco a auto-convincermi che tutto sommato, i miei sono difettucci quasi simpatici ehehehehe.

    Alieno

  7. utente anonimo

    Mah… il perdono è riconciliazione MALGRADO quello che è successo. E’ voglia di andare avanti lo stesso MALGRADO.

    Non è l’imposizione di un cambiamento per soddisfare la parte lesa.

    Si può non dare (o non riuscire a dare) perdono: ma non è giusto pretendere che uno diventi altro da sé. Anche perch con chi ti riconclieresti: con la persona che ti ha offeso o con una prsona che hai plasmato come tu desideri?

    etienne64

  8. Tisbe

    @etienne64, ancora una volta si sposta l’asse dell’interesse. Qui non si parla di chi concede il perdono. L’accento è posto su CHI chiede di essere perdonato. Se si chiede perdono non bisogna farlo solo nella forma, ma nella sostanza, in altre parole è necessario che si abbia maturato al proprio interno un autentico pentimento. Il cambiamento non è richiesto da chi ha subito l’azione, ma è richiesto dalla consapevolezza di chi ha offeso. Altrimenti, se una persona pensa e sostiene di essersi comportata correttamente cosa chiede a fare perdono?

    Per ottenere qualcosa? E’ ipocrita? Chiede perdono senza essere convinto di aver sbagliato? E, di grazia, che lo chiede a fare?

  9. utente anonimo

    CHI chiede di essere perdonato sta chiedendo di ristabilire una relazione.E sta chiedendo di ristabilire una relazione che è stata incrinata da un comportamento che viene valutato dall’altra persona come non corretta.

    Ora, può darsi che la valutazione del comportamento sia identica nei due attori: ma potrebbe essere anche diversa, nel senso che uno ritiene un certo comportamento del tutto lecito, al contrario dell’altro che lo ritiene scorretto.

    Ora, nel chiedere perdono non si vuole aprire una discussione teoretica sulla bontà di un comportamento, ma si vuole, come dicevo prima, ristabilire una relazione con quella persona.

    In effetti, presupposto per riconciliarsi è impegnarsi a non fare nei confronti della persona offesa una cosa che le dà fastidio o la ferisce. Ma questo non dovrebbe implicare che colui che chiede perdono debba aderire alle valutazioni valoriali della prsona offesa. Esempio stupido: Tizio ama ruttare orrendamente dopo aver bevuto la birra. La sua morosa è terribilmente infastidita da ciò. Tizio chiede perdono per esser sortito nel fragoroso verso. Deve anche convincersi intimamente della malvagità di ruttare dopo la birra?

    Direi di no. Diversamente, il perdono implicherebbe l’adesione ai valori ed alle credenze dell’altro.

    Quello che legittimamente l’ “offeso” può chiedere quale condizione per ristabilire la relazione è che cessino NEI SUOI CONFRONTI i comportamenti che a lui fanno male: non di più, pena una sorta di abuso della propria offesa.

    Almeno, così mi pare. Poi, su ‘ste faccende, non è tanto facile aver le idee chiare.

  10. utente anonimo

    Ma scusa… non è implicito, nel chiedere perdono, che l’azione che si ritiene errata e da perdonare, non sia ripetuta? Altrimenti si parla di una parola svuotata di significato come tante altre, ma più che sul concetto di perdono o sull’arbitrarietà del termine, bisogna fare una valutazione della persona (o dell’istituzione) che chiede perdono, sulla sua sincerità e correttezza. Il perdono è, nell’acquisizione della consapevolezza di aver commesso un’ingiustizia, una promessa di non ripeterla.

    Poi, certo, si sa che tra fare una promessa e mantenerla spesso c’è un abisso di ipocrisia.

    Ma prendere (sinceramente) coscienza di aver sbagliato, acquisirne la consapevolezza è già un cambiamento! Insomma, se Osho (che non conosco) dice che il perdono è legato indissolubilmente al non far più accadere l’offesa e che solo questo è un reale percorso del cambiamento e non ipocrisia o strumentale manipolazione, beh, ha detto una bella banalità.

    C’è bisogno di un Osho per dire una palese ovvietà come questa?

    Alieno

  11. utente anonimo

    E’ vero Tisbe, ma ti faccio notare che se uno è cieco e sordo nemmeno il messaggio banale e ovvio di Osho gli arriva, confermando la sua inutilità…

    Alieno

  12. Tisbe

    se il messaggio di Osho è inutile allora perché scrivi?

    Non pensi che se quello che dicono gli altri non abbia valore per te potrebbe essere che quello che hai da dire tu non abbia alcun valore per gli altri?

    Come in altre occasione dimostri di non avere un BRICIOLO di rispetto per gli altri e le idee degli altri…

  13. utente anonimo

    Beh, secondo il tuo ragionamento sbaglio a scrivere sull’inutilità di quel messaggio di Osho, domandandomi perchè allora, premessa quella mia idea di inutilità, scrivo qualcosa poi…

    E mi suggerisci di considerare che anche quello che scrivo io sia privo di valore per gli altri.

    Non lo escludo, anzi, sono certo che per molti è così ma non è detto per tutti.

    Tu, per cominciare, tanto inutili i miei post e poi mi rispondi… 🙂

    Allora è legittimo anche il mio scrivere che è inutile..

    Comunque ho scritto perchè non ero sicuro di aver capito bene; ed il discorso di inutilità era legato ai sordi e ai ciechi, che essendo tali non beneficeranno certo di un Osho. Per il messaggio di Osho ho proposto solo la mia opinione di ovvietà. Ma solo commentando quel messaggio non conoscendo tutto l’Osho-pensiero, sia chiaro.

    Siccome è facile il fraintendimento e l’estrapolazione di conclusioni su quello che NON scrivo addirittura più di quello che accade su ciò che scrivo davvero, chiarisco subito:

    NON HO DETTO (e non penso) CHE OSHO E’ BANALE, OVVIO E INUTILE!

    Non potrei farlo non conoscendo nulla di Osho.

    Il messaggio, però continuo a rileggerlo e mi pare di una banalità disarmante. Io speravo in un significato complesso, dietro le righe che a me sfuggiva, ma mi devo arrendere sul fatto che anche la lettura che ne dai tu è quella che appare a me.

    Tisbe, si può commentare anche scrivendo che qualcosa non piace o non se ne capisce l’utilità, non è che per forza uno deve dire per forza OOOOOHHHH! MA E’ FANTASTICO! COME HO POTUTO VIVERE PRIMA SENZA….

    Capita che uno non condivida nel mondo reale.

    😉

    Alieno

  14. Tisbe

    Alieno, mettiamola così: sarà banale per te. Così facciamo prima

    è inutile discutere, l’ahi detto tu stesso

    Se è banale, non leggere

    non sprecare il tuo prezioso tempo ed i tuoi vivacissimi neuroni… riserva la tua attenzione per qualcosa di meno banale…

  15. utente anonimo

    X Post 15:

    L’esempio del rutto post birra è divertente. Però secondo me tu confondi un po’ le cose.

    Lì non è il perdono che si chiede, ma ci si scusa per non aver osservato delle “etichette”, delle tradizioni o delle norme educative convenzionalmente accettate (tanto è vero che ci sono stati periodi e culture in cui il rutto era praticamente obbligatorio) ma in quel caso, si dà per scontato che il “rutto” non sia stato volontario e quindi inevitabile, quindi anche le scuse che si chiedono sono una forma, un’etichetta, una convenzione, un copione già scritto da recitare. Un po’ come se ti arriva un ospite all’improvviso e dici “scusami se non posso offrirti nulla, ho solo acqua…”.

    Non è che ci sia una reale responsabilità del padrone di casa, c’avrebbe pure da provarcisi l’ospite inattesso a lamentarsi eheh… o di chi fa il rutto involontario: ci manca che qualcuno cerchi di umiliarti invece che di farsi una sonora risata. Diverso invece il caso di un soggetto che, comportandosi in modo triviale e pensando d’essere simpatico si mette a fare una gara di rutti con il tavolo vicino in presenza della ragazza, che magari non apprezza il “genere”, mettendola in un imbarazzo penoso.. allora lì c’è una responsabilità reale che è quella del comportamento e del libero arbitrio (e non è libero arbitrio certo un rutto o una puzzetta involontaria), al quale alla richiesta di scuse-perdono andrà associato il cambiamento-non lo farò mai più come elemento indispensabile perchè la scusa-perdono sia sincera.

    Insomma, quella relazione che dici, non è incrinata certo da un gesto involontario come il rutto, che peraltro non ha conseguenze serie.

    Diverso invece il caso di offesa grave ma non intenzionale, in cui è il valore del danno a richiedere il pentimento-perdono e lì, la promessa associata alla sincerità della richiesta di perdono si può solo esercitare con un cambiamento meno radicale (magari ancora maggiore attenzione in futuro, pur sapendo di non avere responsabilità concrete, tipo uno che ti si butta sotto l’auto…).

    Comunque l’idea del rutto era simpatica.

    Alieno

  16. utente anonimo

    Grazie Tisbe, è una bella frase di Osho…

    del resto è una maestro di consapevolezza molto provocatore e spesso le sue profondità spiazzano la mente dell’interlocutore…

    Ad un certo punto, solo il silenzio è la risposta a tutto…

  17. Tisbe

    @Enzo, purtroppo la provocazione provoca nervosismi ingiustificati, eppure la strada da seguire è semplicemente quella di scardinare le proprie certezze e recuperare il contatto con la parte più autentica di noi stessi… quella in contatto con la coscienza collettiva dell’umanità e con le leggi primordiali della Natura

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