Di morte e di guarigione

Mia nonna era un personaggio particolare. Quand’ero bambina mi costringeva a seguirla dappertutto e a lei piaceva molto andare in giro. Non era una donna di casa. Ricordo che la chiamavano per guarire i bambini infestati dai parassiti intestinali, perché in Irpinia, prima del terremoto c’era molta miseria, anche se in molti hanno rimosso questa verità. Mia nonna aveva il potere di "incantare" i vermi. Era un’incantatrice, e non solo. La nostra vicina di casa, ancora adesso, ama raccontare un episodio di cui è stata protagonista. La sua scrofa si era ammalata e con lei rischiavano di morire tutti i maialini. In preda alla disperazione si aggrappò all’ultima speranza: chiamò mia nonna. Lei impose le mani sull’animale steso a terra, in fin di vita e dopo qualche minuto la scrofa si alzò sopravvivendo alla malattia.

La chiamavano in tanti, ed io la seguivo da spettatrice annoiata. Mia nonna ha anche voluto che in tenerissima età io incontrassi la signora morte. Non mi ha mai nascosto i segreti e i misteri della vita e ogni volta che moriva qualcuno nel vicinato, mi trascianava a vederlo. Inoltre, quando, ogni anno, si teneva il rito dello scannamento del maiale, io dovevo partecipare. Il mio compito era mantenere una coda o una zampa del povero animale. Col passare degli anni, invece, mi allontanarono dal luogo del macello perché, secondo molti, il mio dispiacere teneva in vita l’animale facendolo soffrire inutilmente in più. E così me ne andavo a fare una passeggiata per i campi e ascoltavo impotente l’eco del rantolo della povera bestia. Tornavo, come la Nottola di Minerva a cose fatte. «Amiamo tanto trovare l’aspetto oltraggioso nelle altre culture, ma non siamo mai stati in grado di avere lo stesso atteggiamento critico verso la nostra cultura». Ancora adesso l’orizzonte che si dischiude davanti ai miei occhi è racchiuso entro i limiti della mia infanzia, e in quei luoghi, e in quel tempo ho sentito, dentro di me, l’angoscia annichilente della misera condizione in cui versa l’umanità.

13 commenti su “Di morte e di guarigione

  1. spartacusdue

    Ho sempre sospettato la tua discendenza da "streghe"… Bel ricordo. Qui in città a parte che le mie nonne sono morte tra il 48 e il 53 (dai miei quattro ai nove anni) le cose sarebbero andate diversamente. A me l'unico insegnamento sulla morte era andare al cimitero (e ti giuro che mi rompevo… oh come mi rompevo)
    🙂

  2. Batsceba

    sì proprio bello il post. la nonna, l'italia,
    il maiale.
    anche io ho dei ricordi a proposito dell'uccisione del maiale. ogni anno in gennaio. lo uccidevano quasi davanti alla porta di casa mia. mi chiudevo dentro, ma poi c'era sempre il sangue sulla neve…

  3. lavalanga

    Avevo sette nove anni quando ho assistito per la prima e unica volta alla macellazione del maiale: ancora sento gli strepiti del maiale e l'odore nauseabondo di tutta l'operazione…

  4. Raqqash

    Ehm mi spieghi a cosa ti riferisci quando parli della angosciante misera condizione riferito agli episodi narrati?
    Perché educare a conoscere la morte e le cose anche poco piacevoli che tocca fare per campare non mi sembra sbagliato. Sui modi e tempi magari ci sarebbe ampiamente da discutere.
    Io assistevo spesso a uccisioni di animali che tenevamo per mangiare, e non ci vedo nulla di male. Anche qui, sui modi poi si potrebbe discutere parecchio 😉

  5. utente anonimo

    Bello. Dovresti fare una raccolta di post così… scrivere un libro insomma. Sì, non è il massimo raccomandare di scrivere su carta ad una blogger e sicuramente dal punto di vista della diffusione, internet da opportunità in più. Però la carta, il libro ha tutt'altro fascino. E mi pare più degna cornice di post così dolci e …amarcord.
    Complimenti.
    E' un vero peccato che queste "storie" vadano perse..

    Alieno

  6. Tisbe

    @Galdo, 🙂
    @Giuseppe T., 🙂
    @FEOWYN, interessante, vero?
    @spartacusdue, sì, sì strega strega 😉
    @marysamba, Meravigliata?
    @Batsceba, di solito si uccide a gennaio, il clima ideale con conservare la carne
    @lavalanga, la morte non ha mai un buon odore…
    @hirpus, è vero!
    @ Raqqash, non ci vedo nulla di male, sia chiaro… la mia sensibilità mi saceva sentire sull'orlo di un abisso. Non siamo tutti uguali. Certo probabilmente non avrei sviluppato determinate attitudini se avessi vissuto protetta sotto una campana di vetro, ma ho descritto esattamento ciò che provavo e non è un giudizio, ma solo una serie di sensazioni personali
    Riguardo l'uccisione del maiale ci sarebbe mooolto da discutere, ma il discorso è lungo e l'unica cosa che mi viene in mente è l'atteggiamento scandalizzato di alcuni italiani di fronte alla crudeltà dei musulmani quando ammazzano il montone: quale sarebbe la differenza?
    Se proprio volessimo farne una questione etica?

  7. Raqqash

    Eh mi sa che se ne potrebbe parlare per ore di queste cose. I miei ricordi migliori dell'infanzia sono proprio legati al tempo passato con mio padre, o con i vecchi. Cose crudeli a volte, altre invece magiche. Vecchietti che uccidono i polli che allevavano apparentemente senza emozione, e poi quelle stesse persone che vengono da me bambino, e con la mia stessa innocenza dipinta in volto mi regalano un uccellino sperduto e mi insegnano a dargli da mangiare.
    Sui musulmani non saprei. Io so che per certi, l'uccisione del montone è un rito comunitario, l'animale viene portato al centro dell'assemblea, e ricoperto da tutti di carezze, calmato, coccolato. Ringraziato quindi, perché permette la sopravvivenza del nucleo e la celebrazione di una festa.
    Non farà differenza per chi è contro mangiare la carne di qualsiasi animale, ma vogliamo mettere questo, con il bestiame che si alleva in occidente in gabbie minuscole e che viene macellato in numeri di migliaia e migliaia?
    Ma anche, qui, quanto se ne potrebbe parlare… 😉

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