15 anni dalla fine dell’apartheid

Il 17 marzo del 1992, un referendum popolare pose termine all’apartheid in Sudafrica.

Il termine apartheid ("separazione" in lingua afrikaans) si riferisce alla politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1990. Sembra che il termine "apartheid" sia stato usato in senso politico per la prima volta nel 1917 dal primo ministro sudafricano Jan Smuts. L’apartheid aveva due manifestazioni: la separazione dei bianchi dai neri nelle zone abitate da entrambi (per esempio rispetto all’uso di mezzi e strutture pubbliche) e l’istituzione dei bantustan, i territori semi-indipendenti in cui molti neri furono costretti a trasferirsi. Da Wikipedia

Quante apartheid mascherate sopravvivono ancora attualmente nel mondo?

44 commenti su “15 anni dalla fine dell’apartheid

  1. antares666

    Quello che è più vergognoso è il manto di oblio steso sugli infiniti apartheid creati dalla stramaledetta Chiesa Romana proprio qui, nel suo feudo, in Europa.
    Un bacio e un abbraccio

  2. falecius

    Apartheid? Chiesa? Intendi le coppie di fatto o cosa? L'unico apartheid che conosco in europa è in Irlanda del Nord, CONTRO i cattolici.
    A parte questo, dire che l'Europa è una feudo della chiesa di Roma mi sembra acqua passata… ormai quel feudo s'è spostato in America Latina.

  3. Skeight

    Molti antropologi, per parlare delle situazioni giuridiche create dalle varie leggi sull'immigrazione succedutesi in Italia, fanno paragoni con l'apartheid

  4. utente anonimo

    mmmhhhh bel argomento e bella domanda. Si potrebbe dire che le forme di Apartheid assumono sembianze multiformi e spesso si nascondono dietro parole che non hanno niente a che fare con questa condizione come "democrazia" oppure "fede" o peggio ancora "aiuti umanitari". Ci sarebbe un discorso molto lungo da fare ma devo spolverare e lo lascio ad altri 😉

  5. WebLogin

    Sono d'accordo, esistono tante apartheid mascherate.

    Ad esempio: non è la chiesa che "sconsiglia" i matrimoni tra persone di religione diversa (soprattutto se è la donna ad essere di fede cattolica) ? Una delle leggi che sono state applicate durante l'apartheid è stata la Proibizione dei matrimoni interrazziali. Magari i consigli della chiesa sono famosi per non farle fare le leggi, però non mi sembra un grande passo avanti se consideriamo la grande opinione che abbiamo dell'occidente libero.

    Anche la politica di accoglienza degli immigrati non è proprio per la loro integrazione. Siamo pronti a dire che sono loro ad isolarsi, dimenticando il nostro recente passato.

    Io credo che, come per la democrazia d'esportazione, anche in questo caso ci illudiamo, e se magari ci assale il dubbio siamo pronti a consolarci con i paesi bisognosi di democrazia.

    Giuseppe T.

  6. falecius

    Apartheid mascherate: questione lunga. Vediamo. Intanto, aprtheid è un termine specifico che descrive una situazione specifica. Per applicarlo ad altre situazioni, occorre vedere quali sono i suoi punti caratteristici, e dove ne appare un numero significativo. Anzitutto, attenzione: apartheid non vuol dire NEGAZIONE di un gruppo per assimilarlo al gruppo dominante, come avviene ad esempio in Turchia e Siria. Al contrario vuol dire DEFINIZIONE di questo gruppo per mantenerlo in subalternità. Una situazione di questo tipo esiste, legalmente, solo in pochi paesi: il primo che mi viene in mente è Israele, ma non penso che sia l'unico. Si può probabilmente definire "apartheid" legale la situazione dei palestinesi in paesi come Siria, Libano ed Egitto; dei cristiani e degli ebrei in Iran,almeno per certi aspetti; dei cattolici in Irlanda del Nord; dei russofoni in Estonia e Lettonia.
    Altre situazioni, può complesse, avvengono a livello di società, fuori o contro la legge, ma presentano molte delle altre caratteristiche: situazioni del genere sono frequenti nell'area ex-sovietica, e colpiscono anche, tanto per fare qualche esempio sparso, gli sciiti in Pakistan, i musulmani e gli ex-sottocasta in India, i discendenti dei nativi americani in molto paesi tutto l'emisfero l'occidentale, i cinesi in Malaysia, i montagnards in Vietnam, i coreani in Giappone, gli aborigeni in Australia, le popolazioni nere della Mauritania, i copti in Egitto, e, sì, molto spesso, gli immigrati in Europa. Le forme ed i modi di queste discriminazioni identitarie sono estremamente variabili.
    In particolare, una forma di discriminazione molto forte, qui a casa nostra, riguarda gli zingari. Ma questo meriterebbe un discorso più approfondito che ho le competenze per fare. Scusa la lungezza, ma non eri tu a vantarti che mi stimolavi la mente? ;P

  7. Tisbe

    ivostri commenti meritano una risposta ragionata, adesso non è il caso
    semmai domani 😉
    grazie a tutti per la partecipazione
    il dibattito continua
    Aggiungo solo che secondo me se l'apartheid significa separare, è chiro che la Chiesa separa…

  8. utente anonimo

    la definizione di Falecius mi sembra decisamente la più completa anche se secondo me non ha preso in considerazione quel genere di apartheid che inizialmente tende a rendere subalterni gli altri per nascondere un fine ben più orribile come per esempio succede in Darfur dove da una situazione di esclusione (da riconoscimento) si è passati nel volgere di poco tempo alla eliminazione (sempre da riconoscimento) della “razza” (tra molte virgolette) subalterna. L’apartheid se può assumere molti significati è spesso (troppo spesso) solo un primo passo verso, non la subalternità, ma piuttosto verso una vera e propria eliminazione.

  9. Raqqash

    Apartheid ancora in tanti posti temo. In israele per gli ebrei non allineati. Tra Utu e tutsi poi, anche se non ce ne parlano non è che abbiano smesso di volersi male. Tra sciiti e sunniti. Ma anche in Italia..anche se più strisciante. Dopotutto è separazione anche impedire alle donne di ricoprire certi ruoli.
    Chiudo off topic: un'altra opera di Pedro Salinas pronta da me, quando hai tempo passa 😉

  10. falecius

    Per l'anonimo 12: vale qui quello che vale sul mio blog: parlo di situazioni che, almeno approssimativamente, conosco, e tra queste NON c'è il Darfur (né la provincia di Bolzano), su cui non sono in grado di dire nulla di sufficentemente sensato. Quando il riconoscimento prelude all'eliminazione, in effetti, si parla di genocidio, non di apartheid; è vero che in vari casi l'identificazione discriminatoria e quindi l'apartheid sono stati il preludio al genocidio; resta il fatto che si tratta di due cose diverse, un conto è separare il diverso, altro è identificare il nemico per distruggerlo. Per fare un esempio che conosco abbastanza bene, lo Stato d'Israele ha una politica di separazione tra ebrei e palestinesi, e di mantenimento della subalternità palestinese, (sto semplificando al massimo) ma sicuramente NON ha l'intenzione, né esplicita né implicita, di annientare fisicamente i palestinesi in quanto tali. E' un caso che a mio modo di vedere rientra in una definizione ampia di apartheid, (con alcuni distinguo) ma in nessun modo nel genocidio. Al contrario, le leggi naziste di Norimberga erano cariche di una intezionalità genocida che emergeva già nel Mein Kampf, anche se da principio, probabilmente, nessuno se ne rese conto.
    Esiste anche un altro caso: in ruanda, prima venne l'identificazione, poi l'apartheid: e l'apartheid fu la CAUSA del genocidio. (E' possibile che in caso di guerra esterna e minaccia interna, cioè nella situazione in cui si trovavano gli Interahamwe, gli Afrikaner avvrebbero potuto tentare di fare coi loro "bantu" come gli Hutu con i Tutsi, le premesse ideologiche esistevano; ma per fortuna questa situazione non si verificò).

  11. desiderio947

    Argomento stuzzicante che obbliga a riflessioni approfondite a vasto raggio.
    La moderna guerra d'esportazione della democrazia in nome di una civiltà superiore, non è forse la + formidabile espressione di apartheid mai conosciuta?
    Ciao, un abbraccio. beppe

  12. utente anonimo

    Il fascismo è stato in qualche modo il pioniere dell’Apartheid, una decina di anni prima di quello introdotto in Sudafrica, in Etiopia con la politica razziale che fu poi legislativa con norme razziali nel 1938: traporti pubblici separati per neri e bianchi, uffici con sportelli separati, cinema separati e (secondo me la più umiliante) l’obbligo di cedere il passo degli indigeni ai bianchi. E poi altre cosette peggiori che qui non cito troppo per (raro) amor di brevità come gas iprite (morte lenta e piaghe inguaribili) granate ad arsine (a base di arsenico) ed altre schifezze assolutamente vietate dalla Conferenza di Ginevra senza contare le fucilazioni dopo la resa, altro comportamento vietato dalla Convenzione di Ginevra (alcuni anche bruciati vivi con lanciafiamme o gettati nei dirupi).

    Tutto questo discorsino per dire 2 cose:

    prima di tutto per togliere di mezzo uno dei tanti falsi miti che detesto, e quello “italiani: brava gente” è uno di quelli. Gli italiani sono uomini, la guerra la fanno gli uomini, gli uomini in guerra tendono a fare schifo e, se possibile, a rendere più schifosa la guerra spesso e volentieri. Confesso che a me dispiace moltissimo parlare così di italiani, ma quando una cosa è vera è vera.

    Secondo punto, conseguente: mai abbassare la guardia, magari adagiandosi su falsi miti. Non c’è mai da fidarsi, il razzismo non muore mai, semmai si camuffa oppure cova nella brace e può provocare l’incendio in condizioni più favorevoli, quando meno ci si aspetta.

    Per me non è evitabile il razzismo (basta l’idea di una qualsiasi superiorità, ideologica, religiosa ecc. per averne un po’). E’ però possibile e doveroso vigilare perchè sia almeno accettabile, cioè fisiologico e non patologico.

    Non è certo giusto che i figli paghino per le colpe dei padri, è però onesto e giusto tenere presenti quegli errori fintanto c’è la possibilità di trarne un insegnamento e, naturalmente, finchè è possibile la reiterazione di quelle colpe.

    Oggi credo che le discriminazioni più forti sono, nel mondo, quelle contro la donna, quella del mondo straccione del terzo mondo cui ci degnamo di fare l’elemosina e la beneficienza (magari con un’asta benefica per vendere un abito firmato di 3 anni prima o un party esclusivo e snob dove quello che si indossa alla festa vale quasi più del raccolto benefico – pessimo gusto tra l’altro il contrasto) e quello portato dalle due religioni importanti. Devo dire che però il Cattolicesimo modera la discriminazione perchè non ha più il potere temporale e la valenza avuta in passato per farlo e perchè l’apporto dei Vangeli modera l’asprezza del vecchio Testamento e porta, alla fin fine un messaggio di amore universale e di non violenza (del quale il racconto vangelico di Cristo ne è prova con il suo sacrificio ed il rifiuto di ribellione fisico ecc) mentre leggendo il Corano più volte ho dovuto riscontrare spesso una violenza chiara sia nei confronti delle donne sia nei confronti degli infedeli (Kafiruna) e peggio ancora verso gli apostati che non è solo dialettica ma invito esplicito a mettere in pratica tale violenza. Il problema è che, mentre i Vangeli sono in qualche modo racconti di uomini e quindi suscettibili di interpretazioni e, volendo farlo, anche di errori, il Corano non lascia scampo perchè disceso direttamente su Mohammad (tramite l’angelo Gabriele) da Allah, quindi è impossibile mettere in dubbio una sola parola e tentare troppe speculazioni per adattare il testo alla sensibilità odierna. Infatti, i fondamentalisti si dicono corretti e fedeli e non capiscono e non approvano l’idea di un muslim moderato: o uno è muslim o non lo è, non c’è il moderato! E spesso (parlandone con diretti interessati) è chiaro anche il disprezzo per i credenti occidentali che lo sono all’acqua di rose o in modi, a loro avviso, di comodo. Il fatto che il Corano venga da Allah direttamente lo rende immutabile (e probabilmente renderà impossibile l’evoluzione dell’Islam alla sensibilità che vorremmo), mentre dei vangeli sappiamo che sono, oltretutto, posteriori, tradotti in greco e spuntano fuori altri vangeli su cui è possibile “lavorare” per evolvere il messaggio.

    Ecco, da questo credo che ne verrà fuori in modo sempre più terribile un contrasto e un “razzismo” cui sarà sempre più difficile dare risposta con il dialogo nel tempo, tenendo conto anche che la figura di riferimento, Mohammed, diversamente (molto) da Cristo porta un vissuto personale forte che non è proprio un esempio di pace, ma fatto anche di sangue, di sciabola, di stragi, di vendette e che quindi, come modello, produce, ha prodotto e produrrà frutti conseguenti.

    Non che all’uomo serva il modello, anche in nome di Cristo si è fatto tutto ed il peggio di tutto..però il concetto, senza alcuna offesa per nessuno, non può non far riflettere.

    L’Islam non è stato il problema del mondo (e le ultime due guerre che ci hanno coinvolto lo dimostrano) ma preoccupa che possa diventarlo e devo dire che certe manifestazioni incredibili di unità nella condanna di strumenti di espressione come la satira mi hanno preoccupato ed impressionato molto (senza trascurare le fatwe che purtroppo a volte sono andate a segno come quella contro Teo Van Gogh..).

    Speriamo bene e speriamo che l’esigenza di combattere il razzismo in ogni forma trovi un consenso sempre più diffuso che superi barriere e confini territoriali, nazionali o religiosi.

    Il mondo sarà sempre troppo stretto e piccolo finchè esiste l’odio ed il razzismo è uno dei suoi figli preferiti, purtroppo.

    Alieno

  13. falecius

    @ Alieno: metti sempre tanta carne al fuoco. Io non credo che i messaggi religiosi (né cristiani né musulmani, né di altra natura) siano all'origine di discriminazioni e violenze, anche se so bene che queste posso essere legittimate da ideologie religiose (come il fondamentalismo). Quoto in pieno quello che osservai sul fascismo e sulla segregazione razziale in Etiopia, aggiungere che quelle norme probabilmente avevano dei precedenti nelle politiche di segregazione razziale degli Stati Uniti (Iprite a parte).

    Tutte le religioni discriminano tra i propri aderenti e chi non lo è, nel senso che tracciano delle distinzioni.

    Sull'Islam. Il discorso è lungo, anche qui. Comunque tu accetti certe intrerpretazioni "fondamentaliste" come legittime rappresentanti di tutto l'Islam in tutta la sua Storia. Questo è un falso, i musulmano hanno sempre interpretato il Corano e dispongono di ampio corpus di testi autorevoli secondari.
    Nello Shi'ismo, lo sforzo interpretativo è addirittura un obbligo.
    L'Islam non è immutabile. (il Corano lo è, e allora? la Bibbia non è parola LETTERALE di Dio, ma questo non le ha cambiato molte virgole)
    Non esistono musulmani "estremisti" e "moderati", le distinzioni sono MOLTO più complesse.
    Per chiudere, lancio una provocazione: tu dici che l'Islam non si evolverà come noi vorremmo… Chi siamo "noi" per avere voce in capitolo su cosa devono fare "loro"?

  14. utente anonimo

    @felicius…se permetti qualcosa di Darfur ne so dato che ho diversi colleghi laggiù e anche in sud Sudan e in nord Uganda come ne so un pochino di Israele dato che ho vissuto a Tel Aviv per tre anni. In Darfur tutto è iniziato con una forma di Apartheid strisciante molti anni prima dell'inizio della carneficina, praticamente dall'ascesa al potere di al-Beshir quando cioè un certo Hassan al-Turabi (amico fraterno di Bin Laden) decise che gli abitanti del Darfur non essendo arabi (musulmani si) erano esseri inferiori. Da li partì la carneficina, quindi da una forma di apartheid. Non dico niente su Israele, sono troppo conbattuta tra amore e orrore.

  15. Tisbe

    @Giuseppe, già… ma gli Usa hanno mai pagato? hanno mai chiesto scusa? hanno mai cambiato politica? mi faccio queste domande solo perché sono antiamericana eh! E' ovvio!
    Non sono fatti evidenti

  16. WebLogin

    @Tisbe, ma mi stai trattando da filoamericano?!

    Quello che voglio dire è che la questione delle riserve indiane è nota, molto nota. E' difficile avere una opinione diversa in merito, e credo che più che mascherata sia purtroppo accettata.

    Mentre per il Darfur vedo un discorso collegato al problema dell'informazione (ma come per gli "uragani di serie b"), e cioè credo che la maggior parte delle persone non sia proprio informata e quindi non è che ha un'opinione diversa, ma semplicemente non ce l'ha proprio un'opinione.

    In pratica più che Apartheid mascherate ci troviamo di fronte ad Apartheid accettate e Apartheid ignorate, e questo credo che sia molto peggio.

    Giuseppe T.

  17. utente anonimo

    Falecius, hai ragione, di carne al fuoco ne metto tanta. Ma anche tu non scherzi.

    1) dici che non sono i messaggi religiosi all’origine di discriminazioni e violenze, ma ammetti che possono legittimarle. Bene. Sono d’accordo, l’origine è l’uomo. Ma le violenze e le discriminazioni possono essere veicolate più o meno bene da ideologie e religioni.

    Ti faccio qualche esempio che, da filoislamico avrai sentito mille volte e che io ho fatto mille volte ad islamici, di persona o tramite blog:

    E’ vero o non è vero che il Corano, immutabile parola di Allah discesa sul Profeta stabilisce che la testimonianza della donna vale la metà di quella di un uomo? Io di solito ho ottenuto elusioni alla risposta e visto evocare il vecchio testamento (d’altra parte il Corano devi ammettere che attinge molto dal vecchio testamento..).. ma se fossi ateo come te la cavi? E’ una discriminazione mi pare. Mi è stato spiegato, da donne islamiche che è giusto perchè la donna è meno affidabile, più instabile… ti rendi conto? E questo non dovrebbe essere, oltre che veicolo, fonte di discriminazione?

    Idem per l’eredità: è vero che il Corano assegna una preferenza di questa all’uomo (padre, fratelli) e solo in ultima analisi, ovvero un terzo alla donna? A questa ho ricevuto spiegazioni come “siccome l’uomo è quello che provvede alla famiglia e alla donna o alle donne è giusto che vada a lui..”

    Le implicazioni sono che la donna non deve lavorare perchè provvede l’uomo? Oggi non c’è qui una cultura tribale, per cui l’uomo provvede a tutto, ma esiste una società dove la donna lavora, spesso non si sposa nemmeno (è un suo diritto) e non avrebbe diritto secondo il diritto coranico alla sua equa eredità?

    A me pare fonte di discriminazione anche questa.

    E’ vero o no che il Corano prevede che l’uomo possa avere più mogli e non è concesso al marito di avere più mariti? A questo mi è stato risposto che è per un motivo pratico: con una donna con più mariti poi non si saprebbe di chi è la paternità, mentre se un uomo ha più mogli il discorso è chiaro. Beh, questa la trovo assurda. La paternità si può benissimo rintracciare oggi con il dna (con buona pace delle preoccupazioni del profeta) e mi pare che pensare all’adozione inficia il discorso: non è essenziale di chi è biologicamente il figlio oppure si vuol far passare i figli adottivi come figli di serie B?

    Mi è stato detto anche che in questo discorso ci sarebbe anche la prova dell’ipocrisia dei valori occidentali, dove gli uomini hanno una sola moglie, ma poi hanno l’amante. Beh, il Corano ammette per l’uomo di avere mogli e amanti che io sappia, purchè non faccia mancare nulla alle mogli naturalmente.

    Esiste poi anche il discorso del ripudio, possibile per l’uomo e non per le donne mi pare. Tutte forme discriminanti o no?

    Potrei continuare ma era per stabilire il concetto che le religioni e non ultima quella coranica può essere sia veicolo che fonte di discriminazione.

    E non ho parlato di interpretazioni fonadmenaliste naturalmente, perchè sarebbe come sparare su un morto.

    L’Islam è modificabile, ma il suo limite resta e resterà l’immutabilità del Corano per i motivi spiegati nel precedente post.

    Le distinzioni tra muslims sono tante, ma quella tra moderati e non è una distinzione che facciamo qui in occidente per semplificare l’Islam che accetta le “moderazioni” per adattarsi ed integrarsi con regole sociali e valori estranei all’Islam che riteniamo ingiusti.

    Per un mussulmano non si è moderati o non moderati. Si è osservanti e fedeli o non lo si è. Punto.

    2) “noi” intendevo, sbagliando naturalmente, un insieme di persone che si riconoscono in un sistema di valori che, spesso, si contrappongono a quelli islamici. In realtà non esiste omogeneità da una parte o dall’altra, era un modo per semplificare il discorso e visualizzare una contrapposizione che però esiste.

    Quando dici “chi siamo noi per aveere voce in capitolo, apri un’infinità di implicazioni.

    Non aprirò quindi tutto il discorso.

    Però, applicando coerentemente il “chi siamo noi per” potremmo sbattercene di ogni condizione di discriminazione, razzismo e violenza che accade fuori dal nostro orticello, inclusi gli orti del Darfur e del Terzo Mondo. E’ una logica pericolosa e a doppio taglio (come quella di voler esportare la democrazia) che merita un’ampia discussione, che comporta esempi favorevoli e sfavorevoli che però, temo, non abbia una vera soluzione.

    Senza contare che quel “loro”, sempre più spesso diventa parte del “noi” e le comunità islamiche presenti nel nostro territorio ne sono esempio.

    Quindi è obbligatorio occuparsene per le ricadute etiche, sociali e quant’altro che finiscono per coinvolgerci direttamente.

    2) Intuisco un tuo antiamericanismo, però il razzismo dell’America è, in fondo, nient’altro che il nostro, quello europeo, esportato insieme a tante altre cose, colonialismo incluso (ma anche idee democratiche).

    Quindi una contrapposizione tra america e europa effettivamente non ha molto senso in questo caso. La presenza multirazziale ha reso forse più popolari i temi del razzismo americano, da noi la presenza multirazziale è una situazione tutto sommato recente. Ma questo, se da una parte può aver creato problemi razziali prima in America, ha anche avviato prima l’America ad una sua soluzione e comunque alla cultura di una multirazzialità e della convivenza, anzi, costruendoci nel tempo, una nuova cultura sopra fatta di multiculturalità e multirazzialità. Solo nel campo della politica (ma anche in qualsiasi altro campo) la rappresentazione americana di ogni razza ha molto da insegnarci a noi, civili europei.

    Pensaci…

    Alieno

  18. falecius

    @ Alieno: intuisci un mio antiamericanismo? No, stavo solo osservando che storicamente la segregazione razziale americana precede quella italiana in Etiopia e per quanto mi risulta ne fu in parte il modello.
    Il razzismo moderno nasce indubbiamente in Europa, e europei erano i negrieri che crearono la situazione razziale delle Americhe. Niente di più lontano da me che attribuire all'America tutti i mali e all'Europa il bene, o contrapporre queste due realtà, che in effetti, nel PROGETTO OCCIDENTALE DI DOMINIO, risultano alleate, o al limite rivali, ma mai nemiche.

    Io naturalmente, non essendo musulmano, prendo i testi coranici nel loro contesto (cosa che tra l'altro hanno fatto anche dei commentatori musulmani) e in questo senso, trovo il loro contenuto assolutamente logico e progressivo. Inoltre, va distinto il Corano dai testi che lo circondano: commentari, manuali di diritto, biografia, tradizioni. Nel Corano non c'è scritto da nessuna parte che la donna vale la metà di un uomo. C'è scritto che gli uomini sono "preposti" alle donne (il che ovviamente è una discriminazione, ma di un tipo che faticherei a definire "apartheid") nel senso che si occupano della "sfera pubblica" e che devono provvedere al benessere delle donne stesse.

    Ora, fin quando questi testi vengono presi su base di sostanziale letteralismo, è chiaro che assieme alla fede nell'Islam verrà veicolata un'ideologia religiosa ch è fonte di discriminazioni di genere: l'esempio più estremo (ed assolutamente aberrante dal punto di vista islamico) sono proprio i vecchi talebani.
    Tuttavia non è sempre stato così. Esistono commentatori ortodossi che riescono a superare gli aspetti discriminatori del testo, esattamente come noi occidentali non ci preoccupiamo più di quello che diceva San Paolo sull'abbigliamento e i discorsi delle donne.
    Per ora la chiudo qui, so di non aver risposto a tutto. Potremmo andare avanti per ore.

  19. utente anonimo

    Guarda, è proprio facendo un'analisi di sostanziale letteralismo che molte comunità islamiche che vivono in un contesto occidentale e con valori spesso molto estranei alla cultura islamica portano a quella che a molti, sociologi e persone normalissime, appare come una recrudescenza di un fondamentalismo. Per dire: in molte comunità islamiche europee come in alcuni Stati mediorentali che, a torto o a ragione venivano considerati "moderati" negli ultimi anni è arrivato l'uso del velo che non è più affidato alla propria coscienza personale ed al proprio gusto personale ma al messaggio sempre più pressante e anzi, elemento che separa l'islamica fedele e osservante da quella che non rispetta la volontà di Allah.
    Beh, io non ho trovato una specifica regola leggendo il Corano ma una regola generica che raccomanda che la donna si copra in modo da essere decente (anche qui c'è una forma di discriminanza sessuale perchè per l'uomo non mi pare ci siano raccomandazioni analoghe, perchè?). Ciò nonostante c'è un'identità, un omologazione di questo messaggio anche laddove il velo non era altro che facoltativo ed anzi, tradizionalmente non portato. Questo introduce un altro discorso, sulla diversificazione tra i tanti Islam che però convergono su aspetti simbolici e, a mio avviso, perfino marginali nel chiaro disegno di distinguere e separare visivamente la donna islamica da quella non islamica e che, naturalmente implica nella conseguente condanna (spesso molto minacciosa e non soltanto verbale) una violenza verso la donna.
    Fermo restando che l'Islam ha davvero molte diversificazioni, una delle difficoltà principali nel dialogo con l'Islam è appunto non avere un referente specifico, come più o meno accade per la religione cattolica che, pur avendo delle correnti interne fa capo al Papa.
    Quindi, da una parte c'è un'oggettiva difficoltà a parlare di Islam e più o meno giustamente è corretto far notare che non si può identificare l'Islam con quello fondamentalista, ma dall'altra è scorretto anche l'islamico o lo studioso che si contrappone di volta in volta alle questioni di confronto sollevate, essendoci una frammentazione piuttosto ampia sull'intendere "il vero Islam", concetto che ogni rappresentazione coranica attribuisce a sè.
    Salvo poi però confluire in un'omogeneità preoccupante in altre occasioni (il velo o le condanne contro l'espressione della satira ecc).
    Dal momento che la recrudescenza del fondamentalismo islamico è avvertito da quasi tutta la comunità che islamica non è ed anche da una parte che è islamica, in modo preoccupante e manifesto con il terrorismo o con il solidalizio con esso, mi piacerebbe moltissimo conoscere a cosa ti riferisci quando parli del contenuto islamico come logico o progressivo.
    Dici che "noi occidentali non ci preoccupiamo più di quello che diceva San Paolo sull'abbigliamento e i discorsi delle donne." ed è un comportamento tipico di chi risponde a domande preoccupate sull'Islam quello di rapportarsi sempre e continuamente alla cultura cristiana e cattolica, ma dimentichi che "noi" occidentali abbiamo da tempo inserito una più o meno efficace e consolidata attitudine laica della politica e dei governi che il Corano rende molto più complessa e difficile da attuare. Se il vangelo detta comunque consigli e regole di comportamento è anche vero che più volte, nel racconto di Cristo separa la sfera di Cesare da quella di Dio mentre il Corano si propone di regolare anche piuttosto dettagliatemente la vita del suddito di Allah in ogni aspetto socialek, personale e anche molto intimo; del resto la cultura di uno Stato era estranea al contesto dove è nato l'Islam che invece è fatto di tribù all'interno delle quali esigenze religiose e poliche e commerciali si fondono completamente. Un'esperienza che rende molto più complesso un sistema di valori che permette e costruisce tolleranza reciproca e rispetto tra laici, atei e fedeli, pur con le rispettivie influenze, non ti pare?
    Alieno

  20. falecius

    @ Alieno. Stavolta ci capiamo. Ti do ragione su quasi tutto. Proprio perché l'Islam non è (nella realtà) singolare, il Vero islam è una nozione quantomeno soggettiva. Il che permette lo sviluppo di soluzioni ermeneutiche che permettono di superare la letteralità coranica. Non tutte queste interpretazioni sono ritenute ortodosse: il caso più significativo è quello del grande esegeta contemporaneo egiziano Nasr Hamid Abu Zayd, che ti consiglio di leggere. Quest'uomo è stato condannato nel suo paese, tra l'altro con una procedura ed una pena senza precedenti nella giurisprudenza musulmana (e credo, anche non).
    Quando parlavo di San Paolo intendevo quello che intendevi tu: le società europee (per gli USA il discorso è più complicato) sono saldamente secolarizzate, almeno in termini comparativi.
    Poi però secondo me fai confusione quando inserisci il problema dello Stato. Proprio perché privo di una Chiesa, l'Islam pone tutta la questione della laicità su un livello che prevalentemente quello della società, mentre da noi si è posto storicamente in termini di Stato e Chiesa. Cioè, per noi è un problema di relazioni tra ISTITUZIONI FORMALI: e ci piacerebbe un sacco che fosse così anche "di là" perchè allora potremmo categorizzare la questione nei nostri termini. Gli stati musulmani sono sempre stati "più laici" a livello formale; al tempo stesso, l'Islam aveva ed ha più forza di regolazione SOCIALE, a livelli di formalizzazione minori.
    Il fondamentalismo nasce come risposta allo sgretolamento degli Islam tradizionali; ed infatti non è fenomeno esclusivo dell'Islam. Si tratta di un fenomeno importante e sicuramente, per me, negativo; ma noto che non ti suscita (o forse sì) la stessa preoccupazione la diffusione di analoghi fondamentalismi hindu e cristiani (ad esempio). Certo, questi fenomeni hanno un rapporto diverso col potere politico; agiscono molto di più a livello di società.
    Mi fermo qui.

  21. utente anonimo

    Falecius:

    riporto alcuni versetti coranici sui quali avrei piacere di avere qualche tua considerazione perchè io vi ravviso delle forme discriminanti piuttosto esplicite (ed altre sugli infedeli e sugli apostati lo sono ancora di più, e non si limitano sempliocemente a distinguere o separare il fedele dal non fedele, ma incita all’azione… ma non voglio allargare troppo il discorso):

    2:228 E le donne avranno diritti simili ai loro doveri, in base a ciò che è equo (o alle consuetudini); ma gli uomini gli sono superiori.

    2:230 Quindi se un marito divorzia da sua moglie (irrevocabilmente), Lui non può, dopo di ciò, ri-sposarla fin quando lei non abbia sposato un altro sposo e Lui abbia divorziato da lei.

    2:282 e prendi due testimoni, fra gli uomini della tua gente, e se non ci sono due uomini, allora un uomo e due donne, come tu preferisci, per testimoni, così che se una delle due sbagli l’altra possa correggerla.

    – nota: a me pare chiaro il concetto dell’equivalenza 1 uomo=2 donne –

    4:3 Sposa donne di tua scelta, due o tre o quattro; ma se temi di non poterle mantenere secondo giustizia, allora una sola, o (una prigioniera) che la tua mano destra – nota: per mano destra in questo caso si intende il possesso, quindi nel caso specifico si parla di schiava – possiede, ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti.

    33:50 O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che la tua mano destra possiede che Allah ti ha dato dal bottino di guerra. Le figlie del tuo zio paterno e le figlie delle tue zie paterne, le figlie del tuo zio materno e le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione che il Profeta voglia sposarla. Questo è un privilegio che ti è riservato, che non riguarda gli altri credenti. Ben sappiamo quello che abbiamo imposto loro a proposito delle loro spose e delle schiave che possiedono, così che non ci sia imbarazzo alcuno per te. Allah è perdonatore, misericordioso.

    – Questo secondo me inficia la replica con il modello occidentale che “ha l’amante” e, contrariamente al messaggio evangelico che non si propone assolutamente fini di cambiamento di condizioni politico sociali, il Corano non solo ne prevede l’esistenza della schiavitù, ma ne rende l’uso normale e anzi utile in altre occasioni, dove la schiava potrà essere liberata per “penitenza” per aver mancato per esempio il digiuno o altro. –

    Ho riportato questi piccoli appunti per farti capire come a me sfugga la tua idea di logicità e progressismo coranico nel contesto attuale con sensibilità ben diverse, anche verso la donna.

    Interessante è l’approccio verso l’adulterio, che da noi (intendo da noi in Italia) è forse soggetto a condanna morale ma non legale.

    L’adulterio nell’Islam è, invece, un peccato capitale punibile anche con la lapidazione. Ma un musulmano può commettere adulterio con la sua governante o un’altra donna sposata se questi invade la sua città e la cattura in guerra. Anzi questo non viene considerato adulterio addirittura.

    4:24 “E tutte le donne sposate (vi sono proibite) tranne quelle (prigioniere) che la vostra manodestra possiede.”

    23:1-7 In vero prospereranno i credenti, quelli che sono umili nell’orazione, che evitano il vaniloquio, che sono attivi in atti di carità; e che si mantengono casti, eccetto con le loro spose e con le schiave che la loro mano destra possiede – e in questo non sono biasimevoli, mentre coloro che desiderano altro

    Poi ci sono altri libri considerati importanti nel mondo islamico:

    Sahih Bukhari, Volume 1 Libro 6 Numero 301:

    Narrato da Abu Said Al-Khudri:

    Un giorno l’apostolo di Allah si recò a Musalla (per offrire la preghiera) o ‘ld-al-Adha o la preghiera di Al-Fitr. Quindi passò vicino a delle donne e disse, “O donne! Fate elemosina, perché io ho visto che la maggior parte degli abitanti del Fuoco eravate voi (donne).” Gli chiesero, “Perché questo, o apostolo di Allah?” Egli rispose, “Voi maledite frequentemente e siate ingrate ai vostri mariti. Non ho visto nessuno più mancante nell’intelligenza e nella religione di voi. Un uomo cauto e sensibile potrebbe essere sviato da una di voi.” Le donne chiesero, “O apostolo di Allah! Qual è la nostra mancanza nell’intelligenza e nella religione?” Egli disse, “Non è forse la testimonianza di due donne equivalente a quella di un uomo?” Loro risposero affermativamente. Egli disse, “Questa è la deficienza nella sua intelligenza. Non è forse vero che una donna non può pregare né digiunare durante il suo ciclo mensile?” Le donne replicarono affermativamente. Egli disse, “Questa è la sua mancanza nella sua religione.”

    Per ritornare brevemente al discorso se la religione può essere veicolo o origine di razzismo e discriminazione (non soltanto dialettica) propongo una riflessione su questi versetti:

    5:51 O voi che credete! Non prendete gli Ebrei o i Cristiani come vostri amici; sono amici gli uni degli altri; e chi fra voi li prende per amici è uno di loro; certamente Allah non guida la gente ingiusta.

    8:13 E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: « Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!

    8:40 Combatteteli finchè non ci sia più politeismo , e la religione sia tutta per Allah. Ma se desistono, ebbene, Allah li osserva attentamente.

    C’è ovviamente dell’altro, ma credo si possa capire umanamente la preoccupazione di chi è cresciuto con altri valori inconciliabili con questi e che vede in questi precetti coranici ragioni di conflitto inevitabili, vuoi all’interno della propria comunità, vuoi fuori.

    Alieno

  22. falecius

    @ Alieno. Non discuto sulla discriminazione introdotta DAI VERSETTI. Tra le altre, non sono un commentatore coranico e non avrei le competenze per risponderti appieno.

    Le mie considerazioni vanno in un altro senso: NON ESISTE, in questo ambito, un specificità islamica. (esiste semmai un specificità del laicismo occidentale rispetto a TUTTE le tradizioni religiose)

    E, secondo, nell'Islam, ma non solo, l'intrepretazione (spesso ermeneutica, e basata sul contesto) è più rilevante del testo.
    Il progressismo DEL CORANO è relativo; si individua cioè rispetto alla situazione precedente, in cui ad esempio le figlie femmine venivano seppellite vive e le donne non ereditavano AFFATTO. E' possibile, ed è stato fatto (anche resta un approccio minoritario, ed anche perseguitato) interpretando il Corano in questa prospettiva, attualizzarne l'interpretazione in un senso NON discriminante.

  23. falecius

    @ Alieno, posso capire, ma sospetto che tu fraintenda. Quelli che tu citi sono TESTI. I valori con cui cresce un musulmano (e ti rimando ancora volentieri ad Abu Zayd o al romanziere Baha Tahir) non sono NECESSARIAMENTE fondati su quei testi.
    La civiltà occidentale ha testi fondanti che introducono lo stesso tipo di discriminazioni, e non parlo solo della Bibbia. La differenza e discriminazione tra le razze era considerato un fatto SCIENTIFICO fino a non molti decenni fa. Puoi trovarne degli accenni ad esempio in MArx. Semplicemente, quello che cambia è l'APPROCCIO al testo.

    Per quanto riguarda la schiavitù, è ammessa anche da un'epistola di San Paolo. L'Islam non la considera un fatto positivo, ma una specie di male necessario, tra l'altro lo schiavo nell'Islam è comunque titolare di diritti, a differenza di quello del mondo greco-romano.

    Sull'adulterio: vero quello che dici, ma da quanto tempo In Italia non è più reato? Trent'anni, o giù di lì? Non molto direi.

  24. utente anonimo

    Falecius: 30 anni o giù di lì. E lo stesso dicasi per il voto elettorale concesso alle donne, alla forma di Governo come Repubblica e, aggiungendo ancora pochi anni c’era il regime fascista…

    E’ mia opinione che nella storia attuale o moderna 30 anni abbiano una valenza diversa di quella che poteva avere lo stesso periodo in un periodo più remoto.

    Insomma, non sono pochi alla fin fine, ma molti quei 30 anni che vuoi ridurre a pochi.

    Ma forse, è anche vero che sono pochi nel mondo islamico ed allora bisognerebbe chiederci perchè..

    L’epistola di S. Paolo spiega benissimo il discorso di contestualizzazione ed interpretazione delle fonti (legate al mondo greco-romano appunto, dal quale Paolo proviene). Dagli scritti di Paolo (o che vengono attribuiti a lui) vien fuori l’immagine di un uomo incapace di compromessi, dal temperamento radicale e passionale ed infatti Paolo è prima un feroce persecutore dei Cristiani e poi, dopo la conversione, infaticabile diffusore della novella di Cristo con lo stesso incredibile zelo applicato nella persecuzione precedente. Lo stesso carattere granitico che creò il cosiddetto Incidente di Antiochia, in cui Paolo prese posizione addirittura contro Pietro perchè secondo lui non difendeva con forza la libertà della legge di Mosè dei pagano-cristiani ma cedeva alle pressioni dei giudeo-cristiani… insomma, si entra nel merito dei primi contrasti di interpretazioni e letture comportamentali, inevitabili non avendo una testimonianza scritta diretta di Cristo.

    Ma nel caso del Profeta è impossibile fare speculazioni di questo tipo, essendo la parola di Allah discesa direttamente sul suo capo..

    Inoltre, se l’approccio al testo progressista (che tu stesso riconosci minoritario e spesso perseguitato) può cambiare le cose, resta fondamentalmente diverso il modello su cui sono incentrati i testi: Cristo e Profeta. Due mondi disegnati ben diversamente dal vissuto personale. A Cristo non sono imputabili gesti di violenza e perciò, trascendendo quello che è stato fatto in suo nome, se uno vuole seguirne l’esempio tenderà a condannare i gesti di violenza ed a rifiutarli. Mentre il vissuto del Profeta è fatto di ben altro, anche di battaglie, vendette e persecuzioni…

    Ripeto il concetto che all’uomo non servono modelli per fare del suo peggio, ma resta il fatto che, senza volerne assolutamente stabilire un’inferiorità morale per rispetto all’immensa quantità di seguaci del culto islamico il cui riferimento primo resta il Profeta, non si può non notare un nucleo ben diverso di valori. Con questo non intendo dire che tutti gli islamici saranno feroci per forza di cose o discriminanti, ci mancherebbe, ma è a mio avviso evidente quanto sia facile trovare nel vissuto stesso del Profeta legittimità per comportamenti difficili e perversi, o comunque stimolo.

    Inoltre: il discorso che non sei un commentatore coranico è la risposta tipica che ricevo ad ogni mio tentativo di approfondimento con interlocutori islamici via internet, che sempre mi invitano al dialogo privato come se si dovesse parlare di formule segrete e magiche con persone competenti.

    Questa incapacità diffusa di affrontare le questioni mi hanno sempre fatto chiedere, visto che di solito non si è in grado mai di spiegarmi nulla (addirittura ho visto islamici intervenire per bloccare altri islamici che tentavano di spiegarmi qualcosa introducendo inconsapevolmente altri conflitti anzichè appianarli, quasi si trattasse di strategia anzichè di dialogo..), mi hanno sempre fatto chiedere: ma non è il Corano testo che non necessita di intermediari e strumento diretto per ogni fedele che vi può ricorrere per seguire il culto di Allah? E se invece occorre ad ogni questione l’intervento dello “specialista” autorizzato non è il fedele incapace di sapere cosa sta credendo e pregando, creando una situazione contraddittoria dove il fedele è sacerdote di se stesso (ma gli sciiti però hanno una sorta di clero) e responsabile dei propri errori di fronte ad Allah e però costretto comunque a ricorrere alla consulenza di ulama, che creano diverse interpretazioni, fermo restando i dogmi non discutibili per non essere accusati di essere kafirun e di non fare kufra? E se l’Islam dovrebbe proporsi come religione non estremista ma mediana ed equilibrata perchè, poi, ci si sente legittimati dal verbo di Muhammad per essere fanatici o integralisti?

    E per quanto riguarda i testi, in ordine di importanza, dopo il Corano vengono proprio le consuetudini, le tradizioni (la Sunna costruita su hadith appunto), che raccolgono i detti di Muhammad e sono reperibili nei cosiddetti Sei Libri, tra i quali il più importante è il Bukkari al quale facevo riferimento nel precendente post mi pare.

    Comunque non è mia intenzione creare una situazione di conflitto dialettico (per me insanabile comunque) e mi “contento” felicemente di condividere l’unanime condanna verso quel radicalismo e fondamentalismo che, nell’insieme di valori in cui viviamo, rendono ai nostri occhi una parte dell’Islam non illuminato e pericoloso ..è il caso del Taleban ma credo potremmo metterci molto altro, per esempio il Wahhabismo che è nemico di ogni interpretazione personale degli esperti musulmani (così come ogni movimento neo-hanbalita), restando ostile anche verso pratiche del sufismo ed è invece a favore di una lettura testuale della sharia. E’ il caso dell’Arabia Saudita che, sentendosi legittima interprete di questo islam non ha mai voluto una Costituzione politica-sociale resa inutile dall’applicazione di una lettura coranica in senso stretto e tradizionale che, oltre a definire gli aspetti politici interni ne definisce anche i costumi, come la rigida separazione sessuale, chiaramente discriminante. E nonostante questo l’Arabia Saudita ha sempre avuto una politica estera con linea filo-occidentale, in onore alla tua domanda-suggerimento “chi siamo noi per decidere come devono essere gli altri”.

    E’ importante invece tener conto che questo tipo di cultura o interpretazione islamica, il wahabbismo, disegna e disegnerà sempre più lo scenario (di conflitto) del mondo afro-islamico, rendendo in futuro piuttosto complicato “starne fuori” tenendo conto di quello che succede in quello scenario recentemente.

    Beh, comunque è stato un piacere dialogare nei termini di una dibattito costruttivo e non offensivo, sempre raro quando si affrontano temi così delicati.

    Salam

    Alieno

  25. falecius

    @Alieno: in realtà, nell'Islam, anche sunnita, esiste il clero. Quello che manca è il sacerdozio. Cioè, il singolo fedele è invitato a seguire le interpretazioni dei commentatori competenti, e quindi gli gli ulama hanno potere reale, anche se non completamente formalizzato. Sul wahhabismo, le cose sono leggermente più complicate, ma sostanzialmente concordo con te. Sul blog di miguel (kelebek) c'era un vecchio post molto bello sull'Arabia Saudita.

    Aggiungo solo che trent'anni fa, in Iran, portare il chador era proibito…

  26. utente anonimo

    Falecius:
    non occorre il mio permesso, è implicito che ogni cosa che scrivo sia pubblica e quindi pubblicabile, fai pure.
    Verrò a controllare il tuo blog per vedere cosa ne vien fuori ehehe.
    Alieno

  27. utente anonimo

    Per quanto mi riguarda puoi pure estrapolare dei passaggi che ritieni più interessanti, cercando magari di non stravolgerne il senso e di non decontestualizzare.
    Vedi tu.
    Alieno

  28. ermahico

    Provate a essere un ebreo di origine russe in Israele.
    è come essere albanese in Italia.
    Apharteid e razzismo: uno è istituzionalizzato, l'altro è consuetudine dell'ignoranza..

  29. LorenzoMazzoni

    Buongiorno, se può interessarle un approfondimento sulla situazione storica sudafricana le consiglio: E. Pellegrini, Sudafrica. Lo stato di emergenza…

    ma non è un po' ambiguo che si occupi di cose "umanitarie" e poi pubblicizza le porcherie di forza italia?

    Buona giornata

    Lorenzo Mazzoni

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