L’indefinibile

«Viene sempre il momento in cui le parole si sottraggono, si rivoltano, dopo averti illuso che ti avrebbero sostenuto, in ogni battaglia con la realtà, come armi eterne ed invincibili».

«Il problema era là. Alla fine di quei sentieri. Sapevamo tutti cosa c’era là in fondo, nel buio, nel territorio ambiguo che le parole non possono raggiungere. Da qualunque parte si fosse presa la faccenda, si finiva fatalmenti lì. E sebbene nostro malgrado stessimo andando in quella direzione, ne avevamo un certa paura. Era l’indefinibile». (Marco Mancassola)

14 commenti su “L’indefinibile

  1. WebLogin

    Confermo il mio commento su OKNO, sono quasi tentato di adottare la seconda parte di questo post come presentazione del mio blog (mentre la prima forse la utilizzerò quando lo chiuderò ;-))

    Grazie di avermi fatto notare che non era possibile commentare il mio post, non mi ero reso conto che avevo disattivato i commenti per quel post 🙁

    Ciao mitica e buona serata.

    Giuseppe T.

  2. Alessi

    le parole sono una delle invenzioni migliori dell'umanità.ma a tutto c'è un limite,e l'idefinibile è il limite della parola.e che meraviglia trovare qualcuno che capisce il tuo indefinibile.

  3. utente anonimo

    Ho sempre considerato la condivisione del silenzio che non fa scaturire incertezze o insicurezze sull'altro o su di noi un parametro per capire la complicità e l'intensità del legame.

    Ho percepito spesso l'inutilità delle parole, quando ad un certo punto le senti ripetere dalla tua stessa voce e ti accorgi di improvviso che le hai ripetute spesso e che continuerai a ripeterle senza andare oltre negli obbiettivi come pensavi all'inizio, materializzandole nel suono o su un foglio, una tastiera.. e ti accorgi anche che dall'altra parte, ugualmente, ci sono parole che sono barriere, sacchetti di sabbia perchè non si possa andare oltre, lì è trincea, tu sei davanti o dietro quei sacchetti-parole-barriera. E ti accorgi pure che nel ripetere e nel sentir ripetere c'è anche chi, di quelle parole, ne fa tutt'altro uso, per tutt'altri scopi, così diversi ed ecco che il sostegno di quelle parole non è più valido come ti sembrava prima..
    deprimente.

    E poi vivo una situazione presente in cui non so più cosa dire perchè ogni parola (già detta poi) non ha sostanza, non aiuta, non soccorre, non cambia nulla e proprio nelle parole trovo la conferma del vuoto, nello sconforto dell'impotenza, della loro inutilità.
    Una strada in cui ci sono sempre meno parole ed è sempre più buio…
    è una via che non sono sicuro di aver scelto davvero e che però mi tocca percorrere.. e la direzione mi appare, anche se non sono arrivato in fondo, come disperazione. Disperazione che sulla strada, lascia anche le parole per diventare muta..
    E' la disperazione che ho sentito vibrare subito appena ho visto il post, a lungo con 0 commenti.. mi appartiene.. ma la disperazione mi toglieva la forza dalle dita perchè, anche in questo mio commento forza nelle parole non ce n'è, non ne trovo..
    è la disperazione che ignoro o cerco di sfidare, recitando lo so, in ogni altro post, sommergendola di parole.
    Inutili.

    Alieno

  4. utente anonimo

    “E’ soltanto nel silenzio che l’amore prende coscienza della sua essenza miracolosa, della sua libertĂ  e della sua potenza d’intimitĂ . Le parole distruggono la sua fragile delicatezza e la sua grazia sempre nascente…. Se la parola è come un fiume che porta la veritĂ  da un’anima verso l’altra, il silenzio è come un lago che la riflette e nel quale tutti gli sguardi vanno a incontrarsi.”

    Luis Lavelle

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