Clamoroso, i cattolici scendono in piazza in difesa dei diritti relativi

Clamoroso! I cattolici con il Family Day scendono in piazza in difesa dei diritti relativi, in barba al diritto assoluto che per anni è stato pontificato dal Vaticano.

Sapientemente addestrati da Papa Ratzinger, i cattolici hanno intrapreso una crociata senza precedenti contro il relativismo, padre di tutti i mali. Adesso, il cattolico medio, come spiegherà a se stesso questa clamorosa inversione di tendenza? Sarà capace di cotanto tradimento verso l’amato assoluto?

Per chi non lo sapesse, i cattolici si sono dati appuntamento a Roma per negare ad alcune persone, che loro ritengono di categoria inferiore, la possibilità di accedere ad alcuni diritti. Di fatto, con questo modo di fare, riconoscono una valenza RELATIVA ai diritti venendo meno al perno secolare della loro fede.

Mi domando, ma i cattolici lo sanno che andranno a manifestare contro l’assoluto?

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38 commenti su “Clamoroso, i cattolici scendono in piazza in difesa dei diritti relativi

  1. utente anonimo

    francamente non penso neppure che tutti i cattolici si pongano il problema, del resto dal vangelo di giovanni la parola che più ricorre è “verità”: loro ritengono di esserne i depositari. e fine delle trasmissioni.

    antonio

  2. WebLogin

    Articolo 29 della Costituzione, la Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

    “Quando si afferma che la famiglia è una società naturale, si intende qualche cosa di più dei diritti della famiglia. Non si tratta soltanto di riconoscere i diritti naturali alla famiglia, ma di riconoscere la famiglia come società naturale, la quale abbia le sue leggi e i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato, nella sua attività legislativa, si deve inchinare.” (Aldo Moro)

    Aldo Moro, in sede di Assemblea costituente, dichiarò che quella dell’art. 29 «non è una definizione, è una determinazione di limiti». E Mortati ribadì che essa aveva lo scopo di «circoscrivere i poteri del futuro legislatore in ordine alla sua [della famiglia] regolamentazione».

    Quale famiglia intendeva Aldo Moro?

    Mentre adesso: “Se non andassimo al Family day, consegneremmo la Chiesa alla destra.” (Mastella)

    Ma Mastella sfila per la famiglia o per la chiesa?

    E’ assurda questa manifestazione (fatta anche con i soldi dell’8 per mille). Non capisco come si possa scendere a manifestare contro la vita privata di altre persone: è assurdo! E’ per avere dei diritti che si protesta, non per negarli!!!

    Giuseppe T.

  3. moltitudini

    Come sai sono d'accordo col merito di ciò che scrivi.
    Non condivido invece il pretesto "retorico", la provocazione "relativo/assoluto" con la quale giochi in questo post, perchè invece ciò che anima quel tipo di iniziativa è esattamente l'idea di una morale assoluta da imporre agli altri, l'idea che ci sia un modo di vivere più giusto di altri che va tutelato "contro" gli altri modi di vivere, negando, in ultima istanza, il riconoscimento di pluralità di scelta.
    (suppongo che l'equivoco nasca dal fatto che – ma ciò non c'entra col relativismo culturale – nel linguaggio giuridico il diritto di famiglia rientra nei cd "diritti relativi", ma è un altro discorso, che col "relativismo " non c'entra niente).
    Comunque saranno tanti, il 12 maggio, ed organizzarenanno la loro sfilata anche coi soldi pubblici (8 per mille).

  4. utente anonimo

    Per i cattolici non importa niente dell’assoluto e del relativo.

    A loro importa mediare, fare da sensali tra il relativo e l’assoluto.

    E lucrare.

    Pensatoio

    p.s. non ci stiamo frequentando tanto spesso.

    ma ti voglio sempre bene.

  5. utente anonimo

    ecco non credo che i cattolici che andranno al family day sanno o si pongono il problema 2aasolutismo-relativismo" vanno li come le pecore a contraddire ciò che nelle altre parti del mondo è civilità .. ecco.. il papa i questione e i suoi collaboratori credo siano andati ben oltre le aspettative più nefaste di chi all'indomani della venuta di ratzinger aveva pensato ad un papato di passaggio.. eh no credo che nessun si apsetttasse tale chiusura di mente e tanto seguito senza un giusto dibattito.. i cattolici che andranno al family day saranno per la maggior parte coloro che diranno che la famiglia è naturale e il resto no… magari poi vanno a cena con l'amante… ma daiiii ma chi ci crede Cubax77

  6. utente anonimo

    Ma dai, Tisbe….ti stai incartando con le parole. Sulla base di quel che scrivi, se domani un cattolico sostensse che una rendita INAIL spetta solo a chi ha subito un infortunio sul lavoro (davveroo?) lo dovresti accusare di essere un nichilista.
    etienne64

  7. falecius

    @ moltitudini: perché io sono cattolico, ma family day e affini non hanno nulla a che vedere con la mia religione, che Baget Bozzo, Ruini e altra gente pittuosto discutibile hanno usurpato. Quindi, quando Tis o altri attribuiscono certe follie familistiche ai "cattolici" io, molti cattolici che la penasano come me, e la mia fede religiosa siamo chiamati in causa anche se non c'entriamo una mazza; c'entra una ideologia che gran parte delle gerarchie vaticane hanno adottato ma che NON E'il cattolicesimo. (E se mi DIMOSTRATE lo è, cambio religione)

  8. utente anonimo

    Non puo’ stupire troppo che il Vaticano non accetti una famiglia che differisca da quella intesa da loro.

    Quello che deve stupire è che ancora ai giorni d’oggi dobbiamo discutere su quello che ci propina una casta religiosa.

    Che ancora oggi, gente che basa la propria vita nell’adorare qualcosa che non ci è dato di conoscere, debba avere questo enorme peso nella nostra società

    Non so voi ma io quando leggevo di come nell’antico Egitto o presso altre popolazioni antiche, i sacerdoti avessero cosi’ tanto potere, mi si accapponava la pelle… oggi la situazione è tanto diversa?

    Luca

  9. ermahico

    @Falecius
    c'è un Papa per dimostrarti che il family day e altre amenità di questo tipo sono frutto del volere di Vostro signore.
    (se no che ci stanno a fare con quelle belle tuniche e i crocifissi d'oro massiccio?)

  10. TheLordOfTheBirds

    ..beh, dopotutto, la religione cristiana deriva da quella ebrea.. che prevede il paradiso solo per un tot di persone, finite le quali, che tu ti sia comportato bene o meno.. sei comunque fregato, no?

  11. falecius

    @ ermahico: non dimostra niente; a meno che non faccia una dichiarazione ex-cathedra invocando l’infallibilità, qualsiasi cosa pensi e dica il Papa e mezzo vaticano dei Dico, è la sua opinione, non la nostra religione.

  12. Tisbe

    Carissimi, perdonatemi se non riesco a rispondere a tutti, non ho avuto tempo
    @Pensatoio, lo so 🙂
    @etienne64, non mi sono per niente incartata: sono loro incoerenti e ipocriti come i farisei

  13. ermahico

    @Falecius

    troppo facile dire che i clericali sono sempre uomini e che possono sbagliare mentre la dottrina è buona e perfetta.
    Se uno guida male e mette sotto una vecchietta la colpa è sia del guidatore che della patente che indica il falso (cioè che sa guidare)

    Se dio esiste, deve proprio essere incazzato nero

  14. Tisbe

    @ermahico, infatti potremmo dire la stessa cosa del comunismo. La dottrina comunista è perfetta. Non ha difetti, ma i comunisti o sedicenti tali?

  15. utente anonimo

    Il comunismo é perfetto…
    Nulla di ideato da esseri umani puo' essere considerato perfetto e se lo consideriamo cosi' non puo' neppure essere migliorato.
    Il comunismo é una buona soluzione ma non la sappiamo applicare, quindi non é perfetto.
    Poi che comunismo?
    Quello di Marx o Engels? No, direi di no era un pagliativo per i mali capitalisti dell'800, non era perfetto!
    Forse quello di Campanella, che diceva che anche le donne erano un bene comune.. O quello di Gesú che, per tornare al tema, anche quello é molto mal interpretato e applicato.
    La perfezione umana si riduce a cercare di migliorare la nostra condizione in qualsiasi direzione…che gia' non sarebbe male!

    Poi.. Grazie Tisbe x il commento nel mio blog, anche da parte di Elena (l'altra metá 🙂

    Luca

  16. ermahico

    esistono i commissari di partito per controllare eventuali milantatori di un bene prezioso per la collettività, che è il socialismo rivoluzionario figlio del comunismo.
    sono intrinsechi nel sistema socialista gli organi di controllo.
    non si può dire la stessa cosa delle religioni.
    il grande rivoluzionario Gesù disse: "guardatevi dai falsi profeti", ma si rimette alla consapevolezza del popolo e non a una struttura apposita per tale problema.
    era un'ottimista.

  17. falecius

    @ermahico: ma io non ho detto questo. Il punto che secondo me la questione delle coppie di fatto non fa parte della dottrina, punto.

    Dio è incazzato nero da qualche millennio, almeno a giudicare dalla Bibbia. E anche io.

  18. ermahico

    eppure ci sarebbe un collegamento tra testo sacro e coppie di fatto, poichè la legge del vecchio testamento dava il dovere del padre di mantenere anche i figli fatti con le concubine, e da recenti scritti, la convivenza multipla non era un reato per l'uomo.
    la chiesa dovrebbe santificare la comunità pacifica e la solidarietà reciproca, e non la forzatura di uno stile di vita obbligato, che come dicono molti scienziati, è contronatura.
    la bibbia prescrive molto precisamente pene severissime per l'adulterio e la sodomia.
    la forza di Ratzinga Z è sottolineare questi aspetti dei testi sacri, senza curarsi della sensibilità e della felicità altrui.

    il diavolo è ottimista, pensa di poter rendere l'uomo più crudele

  19. moltitudini

    @falecius
    comprendo il tuo punto di vista e lo rispetto, ma francamente sotto questo aspetto dovreste vedervela tra cattolici.
    Se c'è un problema di gerarchie e rappresenatitivà, muovetevi voi all'interno della chiesa. Altrimenti fate uno scisma o ditevi cristiani.
    Ruini era il capo della CEI, mi spiace, ma ha sicuramente più titolo a parlare a nome dei cattolici lui piuttosto che non te.
    😉

  20. falecius

    Moltitudini: Sì, certo. Resta il fatto che non mi rappresenta su questa questione specifica. Si tratta di una questione peraltro che ha bene poco a che fare con la fede in sé: riterrei fastidioso fare uno scisma perché la gerarchia esprime una posizione POLITICA che non è la mia.

  21. utente anonimo

    Cara Tisbe,
    il tuo discorso sui diritti assoluti e relativi non mi convince, mi sembra male impostato.

    La vita è un diritto assoluto, ma non è un diritto di proprietà. Alla proprietà ci puoi rinunciare, alla vita no, perché la vita è un diritto assoluto indisponibile. E questa è una definizione che dobbiamo difendere tutti, non solo i cattolici. Perché se la vita fosse disponibile io potrei dire a qualcuno "sparami" e l'uccidere diventerebbe lecito. Potrei guardare il suicida buttarsi da un ponte senza sentirmi in dovere di provare a salvarlo. La vita non può essere affidata al portatore come una banconota qualunque. E quando discutiamo di un caso come quello di Welby non diciamo "la vita è sua ne faccia quel che vuole", ma ci chiediamo piuttosto se, in considerazione delle sue drammatiche condizioni, si possa o si debba fare un'eccezione alla regola.

    Quando si parla di gay non si discute del loro diritto alla vita (che non mi sembra sia mai stato messo in
    questione) e nemmeno di altri diritti assoluti come la proprietà e la riservatezza, ma piuttosto del loro diritto ad usare uno strumento giuridico (matrimonio o quasi-matrimonio).

    Il diritto di usare uno strumento giuridico è sempre relativo. Non esistono strumenti giuridici disponibili per tutti allo stesso modo. Ogni strumento giuridico ha le sue limitazioni: non tutti possono stipulare contratti; non tutti hanno la cittadinanza; non tutti hanno il diritto di votare; ecc.

    Il ragionamento quindi non va impostato su assolutezza/relatività del diritto. Quello che ci si deve chiedere è se l'esclusione è ragionevole, se ha un fondamento logico accettabile all'interno di un sistema democratico.

    E' accettabile che i minorenni siano esclusi dalla possibilità di stipulare contratti? è accettabile che il figlio
    di stranieri anche se nato in italia non sia cittadino italiano? è accettabile che una condanna possa togliere a qualcuno anche il diritto di voto? e la risposta a queste domande è sempre mutevole.

    Possiamo cambiare le limitazioni, ma non possiamo abolirle perché sarebbe come abolire la legge stessa e tornare a quella libertà primordiale in cui gli illuministi vedevano la selvaggia condizione dell'homo homini lupus.

    Tommy

  22. Tisbe

    @Tommy
    Vorrei precisare che non sono io a negare l'esistenza del relativismo. Credo di non aver "male impostato" la questione, credo che la mia impostazione dia fastidio, molto fastidio.
    1) se la risposta alle domande è sempre mutevole, perché la chiesa condanna il relativismo? Perché il papa tuona contro il relativismo? Crede che siamo ancora degli stupidi? Non è corretto dire che il relativismo è un demonio e poi farvi ricorso quando si rivela uno strumento di lotta necessario. La chiesa è scorretta con i suoi fedeli, molto scorretta.
    2) Non ho mai fatto riferimento alla proprietà, anche perché io sono stata sempre per ESSERE e non per avere
    Se il papa difende il diritto relativo dovrebbe fare marcia indietro, come ha fatto per il purgatorio e per il limbo ed ammettere che, per l'ennesima volta, l'infallibbilità della chiesa ha fallito 😉
    Tommy con quello che hai scritto a proposito del mutevole hai fatto intendere che hai una visione relativista della vita. Ora mi chiedo, se tutto è relativo, perché mai il concetto di famiglia non può essere sottoposto ad una revisione?
    Se solo la vita è assoluta, allora perché la famiglia non può subire modifiche.
    Gradirei una risposta ma che sia sensata.

  23. utente anonimo

    @ Tisbe
    non mi sembra di aver detto cose insensate. Forse per deformazione professionale guardo i diritti in modo tecnico e questo può creare qualche malinteso.

    Sul piano filosofico sembra anche a me che la chiesa si oppone al relativismo (benchè posso assicurarti che un sacerdote di grande cultura mi ha dimostrato che proprio in nome della sua fede egli si sente in dovere di difendere il relativismo filosofico, e se è così più che di chiesa dobbiamo parlare di Vaticano).
    Sul piano giuridico si distinguono i diritti assoluti (la proprietà è solo un esempio) e i diritti relativi (crediti e rapporti familiari), ma questo non ha nulla a che fare con l'assolutismo e il relativismo filosofico.

    Rispondo: certo che la struttura familiare si può cambiare, anzi è già cambiata sulla spinta dei cambiamenti economico-sociali, quindi io condivido lo sforzo di riadeguare le norme in modo da regolamentare le famiglie reali e non solo un'idea astratta e obsoleta di famiglia.

    Ma secondo me il problema va affrontato in questi termini molto concreti e non appellandosi a Dio e a Madre Natura (come fa il Vaticano) e nemmeno all'assolutezza e indiscutibilità dei diritti (come mi sembra di leggere nei tuoi post e in certa intransigenza della sinistra).

    Se una società stabilisce che un cieco non può sposarsi fa una discriminazione irragionevole, se stabilisce che non può ottenere la patente di guida fa una discriminazione ragionevole. Non si può gridare allo scandalo.

    Tommy

  24. Tisbe

    all'assolutezza e indiscutibilità dei diritti
    allora non s'è capito che uso questo sistema per prendere in giro la chiesa?
    Io ho solo messo in luce l'incoerenza del Vaticano, né più, né meno. Non mi sono affatto schierata con l'assolutismo dei diritti… anzi

  25. utente anonimo

    No Tisbe, non stiamo dicendo la stessa cosa, anche se probabilmente stiamo sulla stessa posizione di apertura al cambiamento.

    Io non dico che la chiesa si contraddice. La chiesa ha sempre visto il matrimonio come istituto finalizzato alla procreazione. Solo l'unione che nasce per obbedire all'ordine biblico del "crescete e moltiplicatevi" è matrimonio valido (cioè unione da cui possono discendere riconoscimenti sociali). Infatti il diritto canonico ritiene nullo il matrimonio "rato e non consumato" e la Sacra Rota ha sempre annullato i matrimoni contratti senza volontà di procreare. Il matrimonio dei gay quindi non viene escluso per discriminare una categoria a cui non si vogliono riconoscere i diritti, ma è solo un'ovvia conseguenza, perché è l'unione tra gay è priva dell'elemento essenziale.

    Per il diritto italiano anche il matrimonio 'bianco' è valido. La procreazione non è un obbligo. Quindi un'unione omossessuale potrebbe essere parificata a quella eterosessuale.

    Paradossalmente mi sembra più facile ammettere il matrimonio civile tra omosessuali, piuttosto che costruire una forma ridotta tipo pacs o dico. Perché il matrimonio è uno strumento giuridico con cui la società offre vantaggi (diritto al mantenimento, all'assistenza, alla conservazione della casa, all'eredità, ecc.) ma solo a chi si assume obblighi forti e duraturi (convivenza, assistenza, fedeltà, mantenimento dei figli, educazione, ecc.). Se certi vantaggi diventano raggiungibili senza assumere lo status coniugale, ma sulla base di una semplice dichiarazione revocabile è innegabile che si aprono problemi, che non riguardano gli omosessuali, ma piuttosto quelle convivenze precarie come quella della badante con l'anziano, o dei single che dividono lo stesso appartamento facendo vite autonome.

    Il primo problema è che senza nessun riconoscimento in più rispetto agli altri il matrimonio tradizionale resta una trappola per i fessi che si assumono vincoli e si fanno carico anche della perpetuazione della specie;
    il secondo problema è puramente economico: già oggi la famiglia italiana (soprattutto quella con figli) è economicamente svantaggiata perché gli assegni di famiglia non compensano il divario di spese tra single e gruppo familiare. Se poi i vantaggi oggi riservati alle famiglie (assegnazione di alloggi, reversibilità delle pensioni) vanno ripartiti anche con le nuove convivenze, la giovane coppia che volesse creare una famiglia di tipo tradizionale con il peso morale e materiale della crescita dei figli, dovrà prima espatriare. Sto esagerando, ma è per far capire che non siamo davanti ad uno scontro tra chi vuole riconoscere i diritti ai gay e chi li vuole discriminare. Lo scontro è fittizio, costruito solo da strumentalizzazioni politiche. In realtà se si vogliono riscrivere le regole della famiglia, non si può fare senza darne una nuova definizione.

    La chiesa difende la sua scelta di sempre: la famiglia è quella capace di procreare. Scelta chiara e coerente.
    Lo stato, se volesse cambiare l'art.29 della costituzione (società naturale fondata sul matrimonio), che definizione potrebbe dare? la nuova famiglia non procrea, non è una coppia uomo-donna con legame affettivo perpetuo, non ha obbligo di convivenza… allora che cos'è? questo mi pare che nessuno lo dice e che ci si voglia nascondere dietro un dito dicendo che il matrimonio attuale non viene modificato, che ci sarà solo una opzione in più. L'equilibrio distributivo tra singoli e gruppi familiari viene sicuramente modificato.

    Io non ho chiusure al riguardo, però mi piacerebbe capire cosa si vuole fare. Un nuovo istituto? con quali obblighi e quali diritti? qual è la durata minima? e quali vantaggi restano alla famiglia procreativa o disponibile all'adozione?

    Leggo ora nel tuo post più recente che hai scelto la famiglia "vera" senza badare alla sua forma, però la chiami "perdente" e in questo sì che dici la stessa cosa che sto cercando di dire io. La famiglia che accoglie il diversamente abile svolge un compito che è anche sociale, non solo privato, non è di serie B, ma di serie AA. Non è uguale alla coppia che convive senza impegni precisi.

    Ragioniamo sulla sostanza, senza tutto questo gridare allo scandalo fatto da entrambe le parti, che non aiuta a ragionare.

    Tommy

  26. Tisbe

    Qui tutto è precario caro Tommy, il lavoro e la vita stessa, credo che anche il matrimonio debba seguire questa strada.

    Ci vorrebbe un matrimonio a scadenza perché come si fa ad assumersi l’onere ECONOMICO di amntenere una famiglia quando esiste solo il lavoro precario?

    Io credo che non abbiamo scelta: i diritti ed i doveri non devono essere “per sempre” ma limititati all’arco temporale in cui si condivide un percorso di vita. Se dura per sempre: ancora meglio

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