Il paese dei ciechi di H.G.Wells

Un viaggiatore giunge accidentalmente in una valle isolata delle Ande e rimane colpito nel vedere le case intonacate con vari colori in modo stravagante e irregolare. Chi le ha fatte così, egli pensa, doveva essere cieco come una talpa; e ben presto scopre che è proprio così, e che in effetti quella in cui si è imbattuto è un’intera società di ciechi. Il viaggiatore scopre che la loro cecità è dovuta a una malattia contratta trecento anni prima, e che con il passare del tempo il concetto stesso di vista è andato svanendo da questa cultura: "Erano ciechi da quattordici generazioni, completamente segregati dal mondo dei vedenti, e il nome di ogni cosa attinente alla vista si era confuso o aveva cambiato senso… Buona parte della loro immaginazione si era disseccata come i loro occhi, ed essi si erano procurate nuove immagini con l’acuita sensibilità delle loro orecchie e dei loro polpastrelli".
Sulle prime il viaggiatore è sprezzante verso i ciechi, che considera invalidi da compatire; ben presto, però, la situazione si rovescia ed egli scopre che sono loro a vedere lui come un demente, soggetto alle allucinazioni prodotte da quegli organi mobili, irritabili, che ha sulla faccia (organi che nei ciechi sono atrofizzati e concepibili solo come fonte di disturbo e di illusioni). Quando si innamora di una giovane abitante della valle e desidera fermarvisi e sposarla, gli anziani, dopo aver molto riflettuto, acconsentono – purché egli accetti di farsi strappare quegli organi irritabili, i suoi occhi.  Il paese dei ciechi di Wells

In un paese di ciechi, se qualcuno vede, è lui nel torto. Relativismo? No, punti di vista.

13 commenti su “Il paese dei ciechi di H.G.Wells

  1. utente anonimo

    LA FAMIGLIA DI SERIE “B” HA IL DIRITTO DI ESISTERE E DI AVERE OGNI DIRITTO

    di: Giacomo Montana

    Secondo un sondaggio del Il Corriere della Sera, il 67.3% vede favorevolmente i DICO, mentre per il 32.7% li vede come un matrimonio di serie B che minaccia l’integrità dell’istituto familiare. In particolare:

    per il 35.5% dei partecipanti i DICO sarebbero un primo passo nella giusta direzione

    per il 16.6% sarebbero il giusto riconoscimento di diritti alle coppie conviventi non sposate

    il 15.2% avrebbe voluto più diritti. Fonte:

    http://www.tuttotrading.it/granditemi/famiglia/070312codadiconoglitalianideidico.php

    Io come tanti altri, sentiamo che, pensando attentamente al nostro passato, c’è un che di avvincente nei ricordi, nomi del tutto dimenticati da anni, come compagni di scuola, compagni d’armi, di lavoro, amici d’un tempo, vicini di casa di allora etc. Essi risvegliano in noi, improvvisamente, sopite memorie di piacevoli giornate, ma anche di incidenti di percorso, di speranze e di delusioni, di straordinarie intese, d’irrimediabili amarezze. Si prova una sensazione strana quando ti rammenti di altre persone.

    Ti sembra quasi di commettere un’indiscrezione. Ad un certo punto i ricordi del tempo passato senti che dilagano nella memoria. Molti di questi ricordi rievocano fosche scene di tragedia umana, accadute in Italia, ma anche all’estero a migliaia di chilometri da qua. Ma tutti aprono una più viva luce sulle conquiste di vera civiltà già fatte e nel contempo ti inducono a porgere alla gente sofferente un gesto di speranza e un messaggio, una promessa di solidarietà anche per il futuro.

    Grazie al cielo ho avuto la fortuna di incontrare più di una volta persone straordinarie, oneste, leali, per dirlo in breve, più uniche che rare. E’ da qui che ha avuto origine quanto mi ha indotto a riconoscere fermamente che l’essere umano deve essere trattato senza alcuna ipocrisia: nella vita si deve fare una scelta e si deve stare dalla parte di chi viene maltrattato, umiliato, danneggiato, deriso, schernito. E’ troppo comodo stare dalla parte di chi è più forte e protetto dalla politica e dalla Chiesa. Come dice il proverbio: “Non è l’abito che fa il monaco”.

    Tutto questo merito legato alla chiarezza e schiettezza, lo attribuisco alle persone che ho conosciuto e che mi hanno insegnato a ragionare con la mia testa senza farmi influenzare da strumentalizzazioni di percorso e tanto meno da eventuali individui dall’apparenza normali, gentili, religiosi, quasi convincenti, ma tuttavia tanto, tanto ipocriti! Essi approfittano della brava gente, convincendola su delle tesi apparenti, formali, ma non sostanziali: “L’aspetto inganna”.

    Talvolta si inducono le persone a farle ragionare con una mentalità che mal si accorda con la realtà della vita. Si spingono così le persone che non ragionano senza condizionamenti altrui, ad essere superficiali, insicure, impulsive, cioè degli scontenti. Anche se i forti crescono senza pulizia morale e usano strumentalmente quest’ultima per dividere i cittadini in schieramenti opposti, mi sento di dire apertamente che i DICO meritano anche loro tutti i diritti di legge, perché pagano anch’essi le tasse allo Stato come tutti noi!

    Tiriamo le somme. Questa nostra Italia, se non ci fossero gigantesche ipocrisie e colossali saccenterie partorite dal mondo della politica, oggi sarebbe uno dei migliori luoghi per nascerci, di quanto non fosse per il passato. Attualmente invece l’orizzonte dell’ipocrisia e suoi derivati si vanno sempre più allargando e spingono il popolo italiano sempre più nell’incertezza di potere avere un futuro libero e dignitoso. Ci vorrebbe un risveglio del popolo.

    Noi cittadini possiamo solo accorgerci in tempo e impedire che possa dilagare ad oltranza qualsiasi tipo di “guerra” tra poveri. Sarebbe un indebolimento della società, una retromarcia e un invito ad un ritorno di qualsiasi tipo di dittatura. Già oggi da quello di violento che mi è stato fatto assistere da oltre dieci anni, anche ai danni di una donna, ridotta ammalata grave e disabile sul posto di lavoro in ospedale a Milano, mi è stato fatto constatare che per una vittima del crimine occulto, qualunque essa sia tra la gente semplice e debole della società, qualunque siano gli sforzi convulsi che fa per sottrarsi alle torture, questi restano vani e ancora una volta devastanti della persona.

    A questo punto, tirando le somme, si capisce, anche a colpo d’occhio, che la democrazia se ne sta andando in punta di piedi, senza neppure fare rumore. Se ne sta andando preparandosi a giacere estinta, soffocata, annientata. Per ora ci vogliono fare finire così.

    Vedi http://sisu.leonardo.it

    e http://agimurad.splinder.com

    e http://www.liberoreporter.it/nuke/news.asp?id=663

    “Dicono che capendo noi stessi, capiremo meglio gli altri. Ma io vi dico, amando gli altri impareremo qualcosa in più su noi stessi.” (GIBRAN)

  2. WebLogin

    "Il paese dei ciechi" di Wells mi ha fatto venire in mente un passo del libro "Veronika decide di morire" di Paulo Coelho.

    "Un potente stregone, con l'intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell'acqua, sarebbe diventato matto. Il mattino seguente, l'intera popolazione andò al pozzo per bere. Tutti impazzirono, tranne il Re, che possedeva un pozzo privato per sé per la propria famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l'acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle. Quando gli abitanti del regno appresero il testo del decreto si convinsero che il sovrano fosse impazzito e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l'abdicazione. Disperato, il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì, suggerendogli: 'Andiamo alla fonte, e beviamo quell'acqua. In tal modo, saremo uguali a loro.' E così fecero: il re e la regina bevvero l'acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo, i sudditi si pentirono: adesso che il re dimostrava tanta saggezza, perché non consentirgli di continuare a governare?
    La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera del tutto diversa dai loro vicini. E così il re poté governare fino alla fine dei suoi giorni."

    Ciao e buona giornata

    Giuseppe T.

  3. antares666

    Che strana coincidenza, pensavo al Paese dei Ciechi proprio qualche giorno fa… Cose simili non sono poi così impensabili. Esiste un'isola chiamata Pingelap i cui abitanti non percepiscono i colori. Le genti di Martha's Vineyard avevano invece un'altissima incidenza di sordità, e per comunicare usavano un particolare linguaggio dei segni.
    Si può percepire la realtà in infiniti modi diversi, ma essa è sempre identicamente malvagia.
    Un caro saluto

  4. utente anonimo

    Forse la società non era affatto tutta composta da ciechi.

    E più probabile che gli individui abbiano deciso in piena coscienza di non vedere,
    per non irritare il consiglio degli anziani,
    forse più semplicemente per paura di sentirsi tremendamente soli
    e vuoti,
    il giorno che avessero smesso di credere di essere esattamente come tutti gli altri.

    ps.
    ho fatto il mio dovere T.,
    nell'urna di quel marioadinolfi.

    V.

  5. alexperry

    heylà, ti ringrazio per aver commentato sul mio blog! mi sono ritrovato una marea di commenti e davvero non so perchè, di solito passano in pochi e commentano ancora in meno… mah…

    cmq grazie e un abbraccio

    Alex

  6. morpheusfree

    Ciao Tisbe.
    Da questa tua citazione, inesorabilmente mi viene da dire che di "paesi di ciechi" ne è ormai pieno il pianeta. E chi vede o meglio, si ostina a voler vedere la realtà delle cose per quella che è e non per quello che fa comodo, è SEMPRE dalla parte del torto…

  7. oscillante

    A questo proposito mi viene in mente l'ottimo libro di Saramago: Cecità. Un libro che ho letto e riletto. Un libro che ha lasciato il segno dentro di me.

  8. caterinapin

    Ho recitato in una versione adattata per il solo ascolto e drammatizzata, andata in onda alla radio per quel racconto.
    Molto bello e metaforico…
    Ricordo che quello scenggiato radiofonico, piacque molto agli ascoltatori.
    Cate

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