Arricchirsi è un grande delitto contro l’umanità. A lezione da Locke

«Benchè la terra e tutte le creature inferiori siano comuni a tutti gli uomini, ciascuno ha tuttavia la proprietà della sua persona: su questa nessuno ha diritto alcuno all’infuori di lui. Il lavoro del suo corpo e l’opera delle sue mani, possiamo dire, sono propriamente suoi». Ecco in evidenza il primo limite che Locke impone alla proprietà. "Nessuno ha diritto alcuno all’infuori di lui" sta ad indicare che non è ammesso alcuno sfruttamento dell’uomo sull’uomo, perché ogni essere umano è proprietario di se stesso e del proprio lavoro, e dunque nessun altro più appropriarsi della sua opera. Il lavoro, dunque, è proprietà di ogni singolo individuo, e tutto ciò che ne deriva da esso è proprietà dell’individuo e non di terzi. Il filosofo insiste su questo punto: "La legge cui l’uomo era soggetto consigliava piuttosto l’appropriazione. Dio prescriveva il lavoro, e al lavoro i bisogni costringevano l’uomo. Il LAVORO era la sua PROPRIETà, che non poteva essergli mai tolta, dovunque egli l’avesse instaurata. […] La natura ha ben fissato la misura della proprietà in proporzione al lavoro degli uomini e ai beni d’uso della vita. Nessuno col suo lavoro può sottomettersi o appropriarsi tutto". Quest’affermezione è molto chiara. Non contempla l’arricchimento, perché c’è il limite del lavoro altrui che non può e non deve diventare proprietà di altri. Locke insiste su questo punto: l’uomo può possedere solo ciò che è frutto del suo diretto lavoro, e non del lavoro di altri. In altre parole rifiuta categoricamente il "capitalismo" come possibilità di sviluppo per l’umanità. Il capitalismo diventa sfruttamento dell’uomo sull’uomo, inaccettabile non solo da un punto di vista etico, ma anche sotto il profilo dello stato di natura. E’ inumano trarre profitto dal lavoro di altri uomini. Si tratta di un vero e proprio furto che nel corso dei secoli ha portato all’esistenza di quella diseguaglianza sociale che non avrebbe mai dovuto verificarsi. «Una cosa è certa, che all’inizio, prima che il desiderio di possedere più del necessario avesse alterato l’intrinseco valore delle cose, che dipende solo dalla loro utilità per la vita dell’uomo; prima che vi fosse convenuto che un pezzetto di metallo giallo, che si poteva conservare senza che si deteriorasse o andasse perduto, valeva un grande pezzo di carne o un mucchio intero di frumento, per quanto gli uomini avessero il diritto di appropriarsene, col loro lavoro, ciascuno per sé, tanto quanto potevano usare degli oggetti della natura, pure ciò non poteva essere mai troppo, né recare pregiudizio ad altri, poiché pari ricchezza avanzava tuttavia per coloro che fossero altrettanto industriosi». Anche questa affermazione è chiara e non lascia adito a dubbi. L’accumulo spropositato di ricchezze è la vera causa dell’indigenza di una parte dell’umanità. Lo scarto di valore generato al seguito dell’età dell’oro ha fatto precipitare il valore di ciò che è necessario all’uomo e alla sua sopravvivenza. All’utile si è sostituito il superfluo che ha condizionato il futuro dell’umanità creando uno iato insormontabile tra ricchi e poveri. «Mi pare perciò assai facile comprendere come il lavoro potè originariamente fondare il diritto alla proprietà dei comuni beni di natura, e come il limite di quella fosse fissato dal consumo che possiamo farne per i nostri usi». Il diritto alla proprietà, anche se sacrosanto, per Locke, ha dei limiti e delle restrizioni che non sono affatto rispettati nella società capitalista. In realtà, se è vero, come è vero che ognuno è proprietario del proprio lavoro, allora i veri proprietari delle Multinazionali dovrebbero essere gli operai, o comunque tutti quelli che lavorano, e non gli azionisti che lucrano sulla carta straccia. Se non si comincia a riflettere seriamente sul concetto di proprietà si rischia di aumentare pericolosamente il divario tra gli eccessivamente ricchi e gli eccessivamente poveri. Il capitalismo è fallito, come l’esistenza delle Multinazionali è la causa primaria della miseria dell’umanità. Lavoriamo ad un nuovo umanesimo che tenga conto delle reali esigenze degli esseri umani, contro ogni tipo di sfruttamento e contro la ricchezza che, in ultima analisi,  è la vera vergogna di questi bui secoli di abusivismo capitalistico. Se non ci fossero ricchi, non ci sarebbero poveri. Se non ci fossero sfruttatori non ci sarebbero sfruttati. Arricchirsi è un grande delitto contro l’umanità.

27 commenti su “Arricchirsi è un grande delitto contro l’umanità. A lezione da Locke

  1. utente anonimo

    Diciamo che sarebbe più corretto arricchirsi equamente.
    Questa mi sembra una posizione molto totalitaria, ogni buon progetto di sviluppo contempla una forma di arricchimento dove c’è sempre qualcuno che guadagna con il lavoro derivato dagli altri che a loro volta guadagnano. La catena si spezza nel momento in cui arrivano le multinazionali che accentrano il guadagno lasciando agli altri solo le briciole provocando una stortura nello sviluppo e uno squilibrio nella divisione delle ricchezze. Per il resto, il capitalismo non è una forma deprecabile di sviluppo quando non viene portato all’eccesso, bensì può diventare un incentivo formidabile laddove ci sia la possibilità di formare tanti piccoli capitalisti. Diciamo che lo sfruttamento delle risorse, siano esse umane o materiali, è un crimine contro l’umanità nel momento in cui crea storture nello sviluppo e fomenta una forma di capitalismo che nuoce alle masse più deboli.
    Oddio, spero di essere stata chiara

    Ely

  2. utente anonimo

    "Il lavoro, dunque, è proprietà di ogni singolo individuo, e tutto ciò che ne deriva da esso è proprietà dell'individuo e non di terzi"
    E se io vendo il mio lavoro come potrei vendere qualsiasi altra mia cosa, perché il compratore non può far proprio il frutto di quanto acquistato?
    Se io vendo a Tizio il mio aratro, ho diritto a che Tzio mi ceda il suo raccolto per ottenuto in parte con l'aratro che gli ho venduto (sebbene il trattore per tirare l'aratro sia già suo, come il lavoro di semina e raccolta sia già suo?)

  3. utente anonimo

    volevo mandarti un saluto e un bacio. non ci sentiamo da un po. mi manca la tua persona, mix di intelligenza e femminilita`.

  4. Batsceba

    quando faccio questo ragionamento mi guardano tutti come se stessi bestemmiando.
    non interessa ai più. perchè i più vorrebbero essere ricchi e fregarsene dei poveri. e per sopravvivere nella loro cacca si perdono nelle rappresentazioni della società del benessere.
    al liceo ho adorato locke
    peace

  5. utente anonimo

    Curioso. Sembra il messaggio di Benedetto XVI (ed anche del suo predecessore Woitila): i mali del secolo sono il capitalismo ed il comunismo, che tolgono dignità e libertà all'uomo.
    Ma mi sorprende la riscoperta di questi valori oggi in un contesto del genere.
    Noto anche la presenza di una citazione: S. Francesco, una figura che ho sempre amato fin da bambino per il messaggio di gioia e di gratitudine infinita, di amore puro.
    Il messaggio di S. Francesco è credo un valore che va riscoperto veramente, ma senza le strumentalizzazioni odierne (oggi tutto si cerca di "politicizzare" nella fame e nella pochezza disastrata che ha prodotto il vuoto e la sconfitta morale e spirituale, vera esigenza dell'uomo, con la politica).
    Il messaggio che "non si vuol vedere" di S. Francesco, dietro quello noto della rinuncia è: non odiare.
    NON ODIARE!
    Tanti hanno amato nei secoli S. Francesco e S. Francesco li ha amati tutti, TUTTI.
    E per uno che chiamava "sorella Morte" non poteva che essere così.
    S. Francesco non può quindi condurre o cavalcare in alcun modo l'ODIO, senza mistificarne, alterarne il messaggio profondo e sincero d'amore.
    Non può funzionare S. Francesco e l'odio per chi crede nella famiglia o nella Chiesa o nella proprietà privata o nella ricchezza. Per quanto abbia invitato a scoprire un'altra gioia più vera, non ha mai odiato nessuno, non ha mai invitato a farlo perchè in lui era l'amore e la gioia, non la superbia, non la sprezzante idea di una superiorità morale, ma la consapevolezza ed il dispiacere per chi non capiva la gioia di Dio e del suo creato. Il dispiacere, non l'odio. La comprensione e la compassione, non il rancore o lo sprezzo.
    Egli volle essere l'ultimo degli ultimi. Con amore.
    Rispettiamolo soprattutto quando non possiamo essere come lui, non falsificando il suo messaggio di gioia infinita.
    Egli non odiò i ricchi. Non la Chiesa. Egli non odiò.
    Possa darci briciole della sua gioia ancora oggi.
    Vi invito a leggerne briciole nei suoi cantici e nelle sue preghiere, ben meno aride di testi politici, inno alla vita i cantici, inno all'odio molta politica che all'uomo non è mai bastata per riempirsi il cuore, legittimando perfino l'orrore, oltre che l'odio per l'incapacità della politica di riempire lo spirito.
    Io non sono un fanatico, ma le cose belle son belle e indiscutibilmente l'odio non lo è mai.
    Saluti a tutti.
    Anche a chi non saluta eheheh.
    Alieno

  6. WebLogin

    Alieno, bentornato anche da parte mia 🙂 …Spero che il momento brutto sia passato.

    Quanto al tuo commento, non hai perso il vizio?! Un riassunto, non potevi farlo?! ;-))

    Ciao!!!

    Giuseppe T.

  7. utente anonimo

    Perso e ritrovato. Ma non a tempo pieno come prima ehehe.

    Il momento brutto ha toccato il fondo, ho persino scavato di più di quanto avrei dovuto. Mi sto ancora arrampicando per uscire, ma intanto ho smesso di precipitare con quell'orribile nasueante vertigine senza fine. Ero rimasto senza terra sotto i piedi, alla fine. Sto cominciando a poggiare i piedi, incerto, su piccole cose, magari anche stupide. Insomma, credo che sopravviverò ehehe.
    Ciao e buona giornata.
    P.S.: mancavano i P.S.? Ma questo è solo per dire che adoro questa canzone e mi piace L. Einaudi: a volte senza parole si può dire più cose.
    *_*
    Alieno

  8. utente anonimo

    Concordo appieno con il post.Soprattutto perchè se fate 1 giro sul sito http://www.rael.org e vi informate sul movimento raeliano e magari avete pazienza di leggere qualche libro pubblicizzato sul sito (download gratuiti),noterete come il pensiero ke ogni essere umano è proprietario di se stesso e del proprio lavoro, e dunque nessun altro più appropriarsi della sua opera… non sia soltanto filosofia… ma un modo per creare un AGAPE universale.Spero tanto di riuscire a contribuire a creare un mondo + giusto in cui vivere…

  9. utente anonimo

    Ciao Er Mahico. No, S. Francesco era incapace di odiare (come ho detto, non potrebbe essere altrimenti per uno che chiamava la morte Sorella Morte). E' vero che prediligeva gli ultimi e che lui volle essere ultimo tra gli ultimi. Questo però non è esattamente lo stesso.
    S. Francesco, quindi, era incapace di bestemmiare e tentare di immaginarlo nel farlo forse è umano e comprensibile per noi, esattamente come quando cerchiamo di antroporfizzare il nostro gatto o cane ehehe.
    Considera che allora i lebbrosi erano davvero gli ultimi nella scala sociale e considera che la sensibilità per la natura ed i particolare per gli animali era pressochè nulla allora: oggi l'abbiamo questa sensibilità ma forse ne morirebbe di dolore apprendendo che pur consapevoli oggi continuiamo a far male. Forse perchè in realtà quell'uomo è un inno alla gioia irraggiungibile ed immerso totalmente nell'amore di Dio, al punto di essere inattaccabile dall'odio o dal rancore.
    In un certo senso, mi è e mi sarà impossibile identificarmi con lui anche volendo e lui ha perso "umanità" se all' "umanità" diamo anche l'accezione negativa, ovvero quella che la vuole capace di far male consapevolmente. Purtroppo è quello che penso io.
    Ciao.
    Alieno

  10. ermahico

    Ottima recensione di S.Francesco.
    Parliamo del capitalismo come il post suggerisce.
    Rimanendo in ambito mitologico vorrei far ricordare che anche il Nazareno prese un bastone per sfasciare i banchi dei mercanti del tempio.
    Ovviamente oggi sarebbe considerato un no-global drogato e coi capelli lunghi scappato di casa con 12 reietti visionari.

  11. utente anonimo

    Ben detto Er mahico. Ovviamente.
    Anche lui fu torturato e picchiato come un dissidente per finire in bellezza, crocifisso. Era un rivoluzionario. Ma d'amore, non di odio. Lui si è arrabbiato quella volta lì, ma non ha ucciso nessuno, perchè amava l'uomo, lui era venuto per amore dell'uomo o sbaglio? E le ultime parole non sono "Padre, perdona loro perchè nn sanno quello che fanno?"
    E non disse al ladrone accanto: "oggi sarai con me nella casa del Padre" o qualcosa di simile?
    Arrabbiarsi quindi è un conto, è umano e perfino Divino ehehe.
    Uccidere o desiderare la morte altrui, beh, è altra cosa. Solo "umano".

    Il capitalismo? Non ne so molto, so solo che lo subisco ogni santo fottuto giorno ehehe. E molti più di me.
    Alieno
    ^_^

  12. Tisbe

    @Alieno, se accetti un mio spassionato consiglio, impara a non subire il capitalismo. Manda al diavolo tutti, capitalismo compreso ed impara ad essere felice con te stesso e a non lasciare la tua felicità nelle mani di un altro e addirittura di un OGGETTO!

  13. utente anonimo

    Sembra facile cara Tisbe, anche se riconosco la saggezza e le buone intenzioni che hai infuso nel tuo consiglio. Non è facile, faccio ciò che posso, ci sto provando… ma grazie.
    ^_^
    Alieno

  14. utente anonimo

    Comunque è difficile non dipendere da un oggetto quando questo risponde al nome di "casa" o "cibo" o "denaro per andare avanti" e cose del genere ehehe.
    E quando scopri di dipendere fisicamente da queste cosette, un po' la felicità passa 😉
    Poi se ti crepa una delle poche figure di riferimento familiari che hai, se perdi la persona che ami, ti muore un gatto randagio perchè aveva bisogno anche di cure e non solo delle scatolette e dell'acqua prese al discount e delle tue coccole o preghiere, allora la felicità sembra finire dovunque ma lontano da te.
    Capita di peggio, lo so, ma…
    Alieno

  15. utente anonimo

    Complimenti per il post…veramente ben fatto. Oggi le destre si autodefiniscono liberali, ma come hai ben mostrato Locke, che il pensiero liberale l'ha fondato, la pensava in una maniera molto diversa dalle seguanguisughe che idolatrano il capitale.

  16. utente anonimo

    Ho bisogno di un lavoro stabile, sicuro. Di una casa popolare! Speriamo di farcela stavolta.
    Poi che si arricchiscano tutti o crepino, io sarò felice con i miei gatti ugualmente. Anzi, adotterò anche un cane randagio potendo.
    Basta poco per essere felici a volte..

  17. Jinzo

    Tisbe, ma perchè non ti arrendi all'evidenza…
    Questa tua intepretazione è del tutto fasulla.

    Non lo dico con cattiveria, credimi, ma secondo me se passa qualcuno che conosce davvero Locke, fai una figura meschina.

  18. Carmine

    E' pure vero, però, che Locke giustifica l'accumulazione fintanto che questa non comporti un deterioramento della merce, che sarebbe contro natura. Ma, dice Locke, l'invenzione della moneta ha posto rimedio a questa eventualità. La moneta, dice Locke, è data da un consenso al suo uso e così gli uomini hanno acconsentito ad un possesso ineguale che pertanto non costituisce un torto. Queste le sue parole: "Con l’introduzione dell’oro gli uomini consensualmente hanno consentito ad un possesso ineguale, in maniera tale che uno possa avere più terra del necessario, ricevendo in cambio oro senza cosi far deteriorare i propri prodotti. Questa divisione dei beni nell’inuguaglianza non costituisce alcun torto e nasce dunque da un diritto consensuale".

    1. Tisbe Autore del post

      Sicuramente Locke cade più volte in contraddizione, ma resta quel contratto "consensuale" che molti di noi non hanno mai firmato né mai firmerebbero, ma che di fatto SUBIAMO!

      1. Carmine

        Sì, certo, ma in Locke è l'introduzione stessa della moneta a determinare il consenso ("Con l’introduzione dell’oro gli uomini consensualmente hanno consentito"). Praticamente Locke pare condivisibile, su questo aspetto, fintanto che si rimane nello "stato di natura".
        Personalmente tra i classici preferisco in questo senso Rousseau, che vede nella stessa proprietà privata l'origine della disuguaglianza.

        1. Tisbe Autore del post

          Beh, figurati che per me la "proprietà è un furto"! L'intento del post è di dimostrare che persino i fondatori del liberalismo avevano "ritegno" rispetto all'orrore a cui assistiamo oggi, in Italia e più in generale sul pianeta 😉

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