La scelta

La libertà è scelta e responsabilità. Certo, nell’Etica cristiana la libertà è il pass per il peccato e per la colpa. Però la vera libertà sarebbe solo se non vi fosse colpa e quindi responsabilità. Così si cade in una vera e propria contraddizione. Se poi, invece, alludiamo al condizionamento, dobbiamo riferirci necessariamente  a due grandi maestri: Freud e Fromm (anche il suo marxismo). Che esista un condizionamento subliminale è fuor di dubbio, che noi veniamo pilotati ad avere gusti particolari è sicuro. Pensiamo ad esempio a quante necessità abbiamo che in realtà non sono affatto bisogni primari, ma semplice, e a volte, dannoso superfluo. Il discorso di Dostoevskji, tuttavia, non si riferisce a questo genere di problema, ma piuttosto alla condizione miserrima in cui versa l’umanità. All’illusione della scelta. All’obbligo del peccato. All’obbligo della penitenza. Quanto sarebbe più comodo avere davvero un destino al quale appellarsi? Un destino "genetico". Quanto sarebbe comodo dire "era tutto scritto"…"? Ho ucciso, ho devastato, mi sono ucciso, ho stuprato perché era il mio inconsapevole destino. Perché devo prendermi la colpa? Perché essere colpevole? Perché agire in libertà quando poi, realmente LIBERO non sono? Ma sottoposto a mille condizionamenti che faranno di me un assassino, un suicida, un mostro.

Quello di Dostoevskji voleva essere un grido. Il grido dell’umanità davanti alla sua più grande tragedia: la scelta.

9 commenti su “La scelta

  1. phoenisius

    Io non sono un filosofo, hai scritto cose molto molto belle, alcune fatico a capirle, la mia mente, la mia filosofia e soprattutto la mia idea di libertà è: se non nuoce a nessuno, fai ciò che vuoi! In barba ai condizionamenti. E' difficile liberarsi dai condizionamenti della società, da tutti è forse impossibile, ma libertà significa soprattutto pensare… pensare… pensare con la nostra mente e senza l'ausilio di quella altrui.

  2. utente anonimo

    una metafora del tuo suicidio kilombiano? Sottoscrivo il tuo post. Soprattutto il riferimento a Freud, del quale troppo si sparla a [s]proposito della sessualizzazione della mente umana, ma poco della sua totale laicità e modernità filosofica. Una cosa sopra tutte. Questi maestri ci hanno insegnato un metodo, una forma di studio; da loro dobbiamo ereditare non tanto le formule, gli assiomi, quanto il modus di analisi: Sempre attenti a capire che la loro grandezza era nella capacità di innovarsi, di guardare oltre, rielaborare, di non restare sempre uguali a se stessi. La limitatezza e la voglia di certezze rende i seguaci piccoli piccoli… non c'è peggiore tradimento che la conservazione. Uno dei professori universitari romani meno freudiani tra i freudiani era un certo Dazzi: ripeteva a spron battuto i casi clinici di Freud come il vangelo. Triste destino degli uomini liberi, quello di finire ingabbiati in schemi riduttivi creati proprio da chi vorrebbe trasmetterne l'esempio post-mortem. Freud stesso diceva che il miglior modo di apprendere dai padri è quello di introiettarli e poi ucciderli. Forse è arrivato il momento di riappropriarsi della capacità di uccidere i nostri padri, unico gesto che ci può restituire la capacità di aspirare alla libertà. Luca

  3. falecius

    Se non avessimo la possibilità di scegliere il peccato, non saremmo liberi in Dio (qui entra tutta la dottrina incasinatissima della felix culpa, però non ne parlo perché non me la ricordo. Dovevo fare teologia :))

  4. Tisbe

    @phoenisius, è difficile per non dire impossibile fare qualcosa al di fuori dai condizionamenti
    @AzzikKlaudia, ci sono passata… se sei ad Av, una sera di queste, ci vediamo? 😉
    @Luca, bello il tuo passaggio sul parricidio. C'è un filone occidentale di grande rispetto, dal mito di Edipo, a I fratelli Karamazov, al mito irpino del Carnevale 😉
    @ Ely, sì, direi RIVISTA, soprattutto 😉
    @falecius, ma quello che io denuncio è una sostanziale mancanza di libertà. C'è libertà solo nella colpa, ma non nell'azione, ed è questa la condizione miserrima dell'umanità

  5. utente anonimo

    Bellissimo il tuo post, mi apre mille strade, schiude molte porte e ci trovi sempre tanti stimoli di riflessione di ampia portata. Per questo adoro il tuo blog e ci torno sempre.

    Freud:

    Anche per me è difficile sfuggire dai condizionamenti. Faccio un esempio: lo stesso Freud, grandissimo nel dare una dignità e legittimità scientifica alla psicanalisi, una volta formulata con l’osservazione (già condizionante) una sua teoria, ne resta poi condizionato inevitabilmente, suo malgrado, diventando a torto o ragione poi autoreferenziale e non sviluppando ulteriori libertà di scelte interpretative, ma limitandosi alla via liberamente aperta, restando in quel contesto. Infatti, di questo limite si accorse un suo fedele ammiratore e poi suo grande “nemico” teorico, il grandissimo Jung (che adoro).

    Tra le tante altre cose Jung si accorse che nella teoria di svisceramento interiore operato da Freud mancava una componente ineludibile, necessaria alla visione più completa, più libera e meno limitata di quella Freudiana: la spiritualità, l’anima.

    Spiritualità:

    Tale approccio (più filosofico-letterario e questo approccio possibile scientifico o filosofico è riconosciuto sulle diverse strade per arrivare alla chiave di lettura della psicanalisi oggi) è riscontrabile poi in grandissimi come Herman Hesse.

    L’oggettività del “fallimento” freudiano è riscontrabile anche facendo un’osservazione ampia dell’azione dell’ateismo istituzionalizzato, ovvero con un metodo empirico. Per esempio possiamo osservare l’esempio della Cina comunista di derivazione ideologica marxista-leninista e perciò per sua natura ateta.

    Fallimento dell’ideologia atea come risposta per l’uomo:

    A parte la più o meno consapevole sostituzione di forme e rituali caratteristici di una religione, a cui l’ideologia va a sovrapporsi (esattamente come fece il cristianesimo e poi più ampiamente il cattolicesimo sui culti preesistenti) allo scopo di cancellarli nel vissuto, nello scolpito ancestrale o almeno culturale (basti pensare al culto di Mao, delle “processioni” interminabili per vederne la salma, opportunamente conservata ad uso dei “fedeli” atei, il ritrovo di massa in una comunità di valori condivisi, magari con carri armati, fucili e missili, bandiere e colori definiti che sfilano piuttosto che folkloristici simboli croci e carri e abiti di foggia tradizionale “standardizzate” e “icone” giganti da sfondo, megafoni che ripetono slogan di propaganda come litanie (mantra?), costruzioni imponenti simbolicamente rappresentative della grandezza dei valori e dell’identità ideologica (luoghi di culto o in onore a divinità?) ecc, ecc, tutte cose comuni a tutte le manifestazioni totalitarie e totalizzanti, a partire da quella Hitleriana, di cui non abbiamo potuto seguire però, per fortuna, gli sviluppi nel tempo successivo alla stabilizzazione (ed in modo più farsesco si può dire benissimo del regime fascista), in cui al cerimoniale della preghiera o dell’inginocchiamento veniva sostituito la virile (anche per le donne) dimostrazione “ginnastica”; al capo chino o ancor di più caratteristico sdraiamento dei cristiani della prima ora e degli attuali mussulmani, gesto di umiltà nei confronti di un Dio superiore, viene invece sostituito con il capo alto e fiero, il portamento rigido e “belluino” di chi adora un Dio sul genere Marziano (di Marte eh) o del Wahalla, fiero di chi sprezza pericolo e mostra tracotante fierezza, modello Wahalla, eheh… penosi!

    Osservazione empirica del comunismo ateo cinese:

    Va beh, sintetizzo: osservazione empirica, modello Cina, ateismo istituzionalizzato. Con il tempo l’imposizione ateista fallisce perchè non in grado di essere alternativa reale all’esigenza dell’uomo, quella spirituale (al limite ha provato a sostituirsi come dicevo, ricreando un surrogato, non toglierla perchè impossibile) e oggi la Cina lamenta all’interno delle più alte cariche istituzionali la presenza di credenti cattolici o altro, con gran dispetto dei convinti ateisti leninisti-marxisti (marzisti anche) della prima ora, della vecchia guardia.

    La Cina, che non è mai riuscita nell’intento di cancellare le culture spirituali preesistenti nè a soffocarle, oggi vede riesplodere spiritualità e religione in modo incontrollabile (nonostante la durissima repressione imposta per decenni ed anche tutt’oggi). Cambiando strategia, proprio nella coscienza dell’inefficacia dell’ateismo di penetrare e comprendere realmente le coscienze dell’uomo, del popolo.

    Alla Chiesa Cattolica clandestina è stata anteposta la Chiesa Cristiana di Stato, entrambe contano, pur in conflitto tra loro, milioni di fedeli. Altra realtà che nel tempo gode ora di tolleranza ora di avversione e pregiudizio razzista e discriminatorio è l’Islam, crescente a sua volta come la Chiesa Cristiana di Stato con seminari e scuole proprie. I conflitti sono però meno aspri perchè il condizionamento governativo è talmente forte che pur riconoscendosi nell’Islam, si assoggettano alle regole dello Stato con più fedeltà (anche se all’interno delle comunità islamiche, che occupano intere enormi regioni cinesi, sono presenti forme di lotta per l’autonomia, indipendentiste). In questo caso il Governo si oppone con un altro condizionamento, quello di colonizzare le loro terre destrutturandone il più possibile l’identità (anche dal punto di vista architettonico o mandandoci, con i vecchi metodi edulcorati della deportazione) intere etnie estranee al territorio (e quindi all’identificazione culturale religiosa islamica che lì ha preso piede da tempo).

    E in questo florilegio di culture riscoperte o in espansione che hanno un’identità religiosa e spirituale (compresa quella Buddhista), inarrestabile la Cina vive il disfacimento, il fallimento inarrestabile del vuoto ateismo leninista-marxista-maoista incapace di dare risposte e di riempire la vita dell’uomo a lungo.

    Addirittura, uno dei metodi per arginare (rallentare) il crollo dell’ideologia comunista che nutre le coscienze, la Cina ha avviato un progetto su larga scala per rivalorizzare spiritualità più facilmente condizionabili, come il Confucianesimo, con il pretesto di riscoprire identità culturali cinesi (discorso che ai comunisti della prima ora interessava ben poco, bastandogli quel libretto rosso..).

    La scelta nn è casuale, perchè oggi milioni di persone guidate ed incentivate dal governo (condizionamento ad hoc, perchè di questo si parla, di scelte libere e condizionate) si recano nei luogi rivalorizzati del confucianesimo. Il motivo? Non certo quella della riscoperta dei valori tradizionali culturali naturalmente. E’ perchè la filosofia di Confucio è per sua natura più condizionabile, in sintesi insegna a lavorare tutti insieme per progetti comuni e a rispettare i “capi”, i superiori (quindi soffoca velleità indipendentiste, desideri di libertà di scelta).

    Questo quadro della Cina d’oggi è un esempio concreto, perchè è possibile fare un’osservazione nel lungo termine e vederne gli sviluppi, ma il discorso varrebbe comunque laddove c’è un’apertura alla scelta libera, anche se solo spiraglio, anche minima. Per questo non può succedere in Corea del Nord, dove il condizionamento è così forte che il prezzo da pagare per il mantenimento della scelta condizionata dall’alto, ideologica è quello dell’isolamento totale.

    Le scelta imposta di non scegliere (la scelta peggiore):

    Ho cercato di sintetizzare quello che Dostoevskji avrebbe potuto vedere se fosse vissuto fino ad oggi. Per dire che il grido d’oggi forse sarebbe quello di riconoscere che la più grande tragedia oggi, rispetto ad allora, è quella di NON scelta radicale, imposta con il carcere, la morte, la deportazione e non il vincolo culturale che comunque ha una sua porta da aprire se vogliamo, in ogni momento.

    L’incapacità di uccidere i nostri padri però resta parte di un percorso necessario ed è esattamente quello di cui sono incapaci i comunisti oggi, quelli massimalisti radicali e contrari al cambiamento, allo sviluppo, fedeli appunto, ai grandi padri del comunismoe incapaci di ucciderli (marx, lenin, mao ecc), rendendosi probabilmente tra le filosofie, religioni (inclusa la islamica che ha una sua dinamica di cambiamento), le ideologie, la più conservatrice, la più reazionaria di tutte, la più intollerante dal punto di vista di apertura e liberazione dai condizionamenti (con l’ottica che il nemico è sempre nemico, il compagno è sempre compagno anche quando sbaglia ecc), in una cronica cristallizzazione che però non è sufficiente per non determinarne la sua naturale estinzione (si vede in Italia, dove la rappresentatività dal dopo guerra è calata in modo pauroso e si è diretto verso le correnti di sinistra più dinamiche, con un futuro, ma si vede anche in Europa, in Unione Sovietica, in Cina e, morendo Castro, se il fratello più crudele di lui nn avrà la forza di impedirlo ereditando l regime, anche a Cuba (dove la liberazione e la fuga dal fallimento comunista che condiziona implacabile impedendo la scelta è clandestina ma sempre più estesa).

    Alieno

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