Il relativismo in 10 lezioni [seconda]

Mettendo, momentaneamente da parte, la questione del metodo, rivolgiamo la nostra attenzione alla genesi della coscienza storica nel cammino del pensiero filosofico occidentale. In particolar modo tenendo conto delle riflessioni compiute su questo tema da Gadamer e da Croce.
Nella seconda parte di Verità e Metodo, nel mini saggio dedicato a "Il problema della storia nella filosofia tedesca contemporanea", Gadamer traccia una breve storia dell’affioramento in seno alla cultura occidentale del problema della storicità. La filosofia tedesca eredita, dalla tradizione precedente, il peso dell’antico quesito sull’essenza e il senso della storia. Il filosofo tedesco si riferisce ai greci come agli ideatori della concezione occidentale del mondo. E furono proprio loro che" . . . concepirono questa ascesa e decadenza non sulla base dell’essenza dell’ esserci umano, ma su qualcosa d’altro che si mantiene in ogni cambiamento, poiché è il giusto ordine. Il modello secondo il quale l’Essere umano viene così concepito, è la natura, l’ordine cosmico che mantiene se stesso e si rinnova in un ritorno perenne”. Il mondo greco avvertì la nostalgia della staticità, perseguendo un ordine umano statico e immutabile nel tempo; per questo il continuo mutare del mondo sembrò portare in sé il valore della decadenza. La storia, per il mondo antico, è storia del declino.
Anche Croce è d’accordo nell’ attribuire ai greci l’inizio della nostra cultura: "In quel tempo, il pensiero esce dalla storia mitologica e dalla forma più rozza di questa, che è la storia prodigiosa o miracolosa, ed entra nella storia terrena ed umana: cioè nella generale concezione che è ancora nostra … Certamente, quell’uscita e quell’ entrata non fu pei greci una netta rottura col passato”.
Si noti come i due filosofi abbiano utilizzato quasi la stessa terminologia adottando, l’uno la concezione occidentale del mondo e l’altro la generale concezione che è ancora nostra. Se si riflette sul fatto che i due non sono stati contemporanei, né risulta che Gadamer abbia letto Croce, si giunge a due conclusioni provvisorie. La prima è senz’altro la comunanza di interessi speculativi dei due autori, e la seconda fa riferimento alla cultura occidentale in generale, che ha accolto senza riserve l’ipotesi della propria origine nell’antico mondo greco-romano.
Nel passo citato di Gadamer, si nota, come l’antichità greca abbia eletto a proprio modello il mondo della natura ritenuto ordine statico, contro il mondo dell’uomo reputato mutevole e decadente, e come, lo stesso Croce abbia puntato l’indice su questo aspetto conferendogli maggiore enfasi: "Filosofia antistorica è stata universalmente riconosciuta e denominata; ma antistorica perché antispirituale, antistorica perché naturalistica”. La filosofia degli antichi non giunse mai al concetto dello spirito e conseguentemente, secondo Croce, neanche ai concetti di umanità, di libertà e di progresso che di esso sono sinonimi. Questa iniziale cecità fu dovuta allo sforzo che i greci dovettero sostenere per liberarsi dai miti, deviando inesorabilmente verso la scienza e nel fare questo privilegiarono la raccolta e la classificazione dei fatti e della realtà nel pieno oblio dello spirito. L’analisi crociana sul mondo antico si spinge oltre, fino ad arrivare allo stesso concetto di decadenza paventato da Gadamer. Perché i greci e i romani non riuscirono a scrollarsi di dosso il timore per il mutamento? Fu soltanto a causa di una scelta epistemologica inclinante verso le scienze della natura? Oppure c’è dell’ altro? Ed ecco cosa sostiene il filosofo italiano a questo proposito: "Quel che non si comprende non si domina, e invece domina noi o almeno ci minaccia, e prende sembiante di male; onde la disposizione psicologica degli antichi verso la storia è da dire, in generale, pessimistica. Essi videro cadere molte grandezze, ma non incorsero mai la grandezza che: non cade o che risorge più grande dalle cadute; e un’ onda amara invade le loro storie. La felicità, la bellezza della vita umana parve sempre qualcosa che c’era stata e non c’era più; e che se c’era sarebbe stata perduta”.
Le rovine di Cartagine, sulle quali Scipione Emiliano si abbandonò a malinconiche meditazioni, servirono da monito al mondo romano, che non riuscì a scorgere la presenza del progresso anche nelle cadute e che aspettò sempre il momento del proprio declino con fatalistica rassegnazione.

31 commenti su “Il relativismo in 10 lezioni [seconda]

  1. Strayker

    Non capisco perchè continui ad accostare due filosofi che con la definizione di storicità pochissimo hanno in comune, e meno che mai con il concetto di relativismo.
    La struttura eterna della metafisica occidentale è proprio ciò contro cui si lancia il senso storico ermeneutico di Gadamer, che ricalca strettamente l'idea di "temporalità" di Heidegger;ricordi?: impossibilità fondativa, l'essere come evento nichilistico che, come il tempo, si dissolve nel divenire, nel suo nulla. Per Croce invece, idealista e conservatore, l'Essere si dà nella Storia, la quale è sovratemporalità, antiermeneutica e impossibilità di errore gnoseologico. Per Gadamer il tempo non può fondare nulla, per Croce invece esso è struttura stabile e superfondativa.
    Vedo inoltre che ti solletica tanto il senso eterno dell'essere, altro che relativista sei tu !… 😉
    Per dirla alla Gadamer, se proprio si vuol ficcare una speculazione metafisica nel discorso, la si deve trovare nel dialogo ermeneutico incessante con le epoche…

  2. fatanuda

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  3. utente anonimo

    x Strayker
    il fatto che Croce fosse una sorta di metafisico della storia non mi sembra così sicuro. Trascuri "La storia come pensiero e come azione" per fermarti alla teoria dei quattro distinti momenti dello spirito.
    Oltre tutto Gadamer segue del tutto Heidegger ?
    Infine in che senso Croce sarebbe conservatore e Gadamer no ?

  4. Tisbe

    Bravo Pensatoio! E' proprio alla Storia come pensiero e come azione che faccio riferimento. Inoltre in Verità e Metodo Gadamer nomina Croce, purtroppo adesso non ho tempo… ma chiarirò ogni cosa 😉

  5. Tisbe

    @Strayker, Nella parte seconda, Analisi della coscienza della determinazione storica, in Verità e Metodo, alla pagina 763, Gadamer dice: Collingwood ha sviluppato l'idea di una logic of question and answer, senza purtroppo pervenire ad una vera trattazione sistematica.
    Questa trattazione sistematica che rimpiange Gadamer, invece, è stata fatta da Croce, che a sua volta ha influenzato il pensiero di Collngwood. Purtroppo Gadamer non ha mai letto Croce e ha preso in esame solo Collingwood.
    Il nerbo di ogni conoscenza storica per Collingwood (influenzato da Croce) risiede nella logica di DOMANDA e RISPOSTA

  6. Strayker

    La "storia come pensiero e azione" 'according to' Croce è sufficiente per identificare quest'ultimo con il pensiero "debole" di Gadamer ?!..
    Evidentemente il fraintendimento sta nel passaggio crociano che "identifica" il pensiero con la contingenza storica, con l'analisi dell'azione etica nella storia, e il giudizio filosofico si eserciterebbe sempre nel confronto con la materia particolare fornita dalla storia. Simile all'ermeneutica di Gadamer ? neanche per idea: quella di Croce semplicemente non è ermeneutica, non è dialogo disinteressato con i linguaggi e le stratificazioni culturali inscritte in un dato periodo o evento storico, non è un processo conoscitivo circolare di "fusione degli orizzonti", e infine non è quel processo di risistemazione critica dell'analisi che non raggiunge mai una interpretazione definitiva. Per Gadamer il punto critico "debole" sta nella metodologia, per Croce invece esiste una metodologia vincente (anche se talvolta si muove in maniera sempre ricalibrata), e compare quando lo spirito risale potentemente ad individuarsi nella contingenza storica servendosi di grandi principi imprescindibili stabiliti nel presente (in nome di ideali morali ed etici). Questo è storicismo pervaso da idealismo, è una metafisica della monumentalità dell'etica che vuole inglobare il passato, non dialogarci; è quella che Nietzsche definì la "febbre divorante" e la "virtù ipertrofica rovinosa" dell'occidente.
    Per Gadamer l'unica prassi è il tentativo di instaurare un linguaggio "malfermo" con i contesti del passato, nel tentativo interpretatorio di stabilire anche solo un mero scambio di elementi primi, senza nulla di prestabilito.
    Croce apparirebbe lontano dalla metafisica solo perchè riporta il pensiero a servirsi del materiale d'archivio della storia: non più verità del pensiero, ma preminenza delle realtà di fatto. Solo che nelle realtà di fatto egli va a cogliere e a tradurre sempre lo stesso contenuto di verità…

    Su Croce conservatore e misoneista non c'è bisogno di aggiungere granché. Basta solo variare un po' le letture 😉 …

  7. Tisbe

    per Croce invece esiste una metodologia vincente
    Non è così
    Innanzitutto in Verità e Metodo Gadamer ricerca un Metodo cognitivo efficace anche nelle Scienze Umane, esattamento quello che cerca Croce.
    Croce addirittura dice in Logica come Scienza del concetto puro: Ogni definizione è la risposta a una domanda, la soluzione di un problema; e non vi sarebbe luogo a pronunciarla se noi NON facessimo domande e non ci proponessimo problemi.
    E questa cosè? Non è ermeneutica?

  8. Tisbe

    Inoltre Croce deve mantenere una distinzione tra soggetto e predicato nel giudizio logico, pena l'impossibilità della conoscenza stessa. Il giudizio logico in quanto individuale pareggia l'universale solo all'infinito: ossia non lo pareggia mai. E' propio questo iato tra individuale ed universale che permette la conoscenza. L'assenza di questo iato, per Croce equivarrebbe alla impossibilità della conoscenza, all'assenza del progresso e dunque della storia e dunque della vita.
    E' la distanza da pareggiare con uno sforzo continuo, a creare storia e conoscenza

  9. Tisbe

    La distanza necessaria per il progresso storico inteso da Croce e mai pareggiato dalla conoscenza in una tensione infinita di avvicinamento alla Verità, è simile alla distanza che c'è tra il testo è l'interprete proprio della scienza ermeneutica

  10. Strayker

    sul commento #11 = l'universale infatti è concetto "sconosciuto" a Gadamer ed anche alla presunta sostanza delle tue pseudolezioni relativistiche… 😉

  11. Strayker

    sul commento #12= Gadamer paventava il grave rischio che l'interpretazione traslocasse dal soggetto (dall'individuo) ad altro. In Croce avviene proprio ciò: il suo avvicinamento alla verità è compiuto dallo Spirito…

  12. Tisbe

    @Strayker, non è il risultato a cui giunsero, è piuttosto la ricerca, il viaggio che li rende simili
    Entrambi si sono posti la questione della coscienza storica
    E' solo questo l'aspetto evidenziato nel mio scritto

  13. Tisbe

    Non commettere l'errore di leggere oltre quello che c'è scritto: un parallelismo tra la ricerca di Gadamer e la ricerca di Croce nell'ambito del problema della coscienza storica

  14. WebLogin

    @Tisbe, "mmm come sono ignorante" ! ;-)) …cmq questa lezione mi è piaciuta di più della prima 😉

    PS: Ma si possono avere delle ripetizioni private? 😉

    @Molti, e non dire che sono lecchino! ;-))

    Buona notte

    Giuseppe

  15. moltitudini

    relativismo, lezione numero X.

    La "coalizione" ammazza sette bambini a missilate.
    Eh, scusate..può capitare…nel mucchio speravamo di beccare qualche talebano, o militante di al qaeda. E va bene così.

    Spacco la vetrina di una banca o urlo uno slogan su Nassiryia, e sono un violento terrorista estremista.

    E' tutto relativo.

  16. Tisbe

    @moltitudini, quoto il tuo commento, e l'ho anche scritto nel mio post apologeta del terrorismo perché Francesco Costa mi ha definita così.
    Ma a te dà fastidio essere d'accordo con me 😉

  17. moltitudini

    No..per nulla, perchè dovrebbe darmifastidio?
    Sapevo che saresti stata d'accordo con il mio commento.

    Sono un rompicoglioni ma a mio modo "onesto", non è che cerchi lo scazzo a prescindere.

  18. WebLogin

    Tisbe, non ho capito una cosa. Per Gadamer, a differenza di Croce, la coscienza storica appare in un preciso periodo? E quale sarebbe?
    Mentre la genesi della coscienza storica nel cammino del pensiero filosofico occidentale è individuato da entrambi nei greci, giusto?

    Scusa le mie eventuali caxxate, ma è un tema nuovo per me e cmq mi sta interessando.

    Giuseppe

  19. WebLogin

    @maestra Tisbe, sì maestra! 😉

    Anche se per me non è facile seguirti confermo che mi sta interessando e quindi seguirò anche le altre lezioni (della mia maestra preferita 😉

    PS: Posso avere delle ripetizioni private? 😉

    Giuseppe

  20. WebLogin

    @maestra Tisbe, mi fa molto piacere 😉 …però spero che il mio commento #26 non ti abbia fatto ridere e spero neanche piangere ;-))

    Ciao maestra e buona serata

    Giuseppe

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