Perchè la diversità fa paura?

La diversità fa paura perché non è sperimentabile. L’impossibilità di sperimentare la condizione del diverso crea quella distanza cognitiva invalicabile che produce ignoranza. E’ l’ignoto che si avverte nel DIVERSO che fa paura. Quando si viene a contatto con un diverso, si attivano alcuni meccanismi di sopravvivenza, nell’intento estremo di fare fronte a ciò che, in quanto sconosciuto e non sperimentabile, potrebbe danneggiarci.

24 commenti su “Perchè la diversità fa paura?

  1. abdannur

    Un'impressione. Credo che la distanza dal diverso non sia soltanto terrore per l'inconoscibile, ma anche presentimento dell'inconoscibilità di sé. L'altro presentisce quella mia stessa alterità-a-me-stesso che tendo naturalmente a normalizzare colla sua elisione nella "mia identità". Ma l'altro, quell'identità, l'incrina.

  2. utente anonimo

    Credo che la paura della diversità non andrebbe considerata diversamente dalle altre paure.
    Ovvero, bisogna razionalizzare il comportamento e controllare la paura. E laddove non c'è presupposto per averne, contrastarla ed annullarla.
    Trasformarla anche.
    Uno che ha paura di dimenticare il gas aperto, beh, è prudente. Uno che deve verificare ogni 10 minuti o che lo rifiuta sconfina dal fiosiologico comportamento prudenziale e volendo saggio alla patologia, alla fobia.
    Una donna che accetta il passaggio da due uomini sconosciuti direi che è a sua volta patologica, qualcosa non va pure lì, perchè non aver paura quando è razionale averne prudenzialmente è un comportamento saggio e corretto.
    O no?
    Buona notte a tutti.
    Alieno
    P.S.: notizie di Ermahico?

  3. utente anonimo

    E se la paura fosse solo una apparente e approvata giustificazione sociale della "incapacità" sociale e personale di razionalizzazione e di riconoscimento dei nostri limiti?
    Non è forse un limite umano (innato) e cerebrale (voluto e ragionato) allontanare un diverso o emarginarlo? Non è forse un limite ghettizare o schernire un diverso?

    Ma poi.. mi verrebbe da chiedere: " questa normalità… chi ha fissato i parametri entro i quali qualcuno può sentirsi normale e qualcun'altro diverso?? Chi si arroga il diritto di dire chi è o chi non è normale?

    E, dulcis in fundo, cos'è la NORMALITA'?

    N|nfea

  4. utente anonimo

    DIVERSI.
    un bel giorno, un camioncino di zingari si fermò in una strada vicino a casa mia.
    il problema era che puzzavano. al sottoscritto non gli è venuto da vomitare quando ha trovato la carogna di un cane ricoperta di vermi moolto allegri e saltellanti.
    passando a 10 mt da quel camioncino, mi veniva da vomitare.
    dall'odore.
    prova a moltiplicare questo per 100 e avrai un campo nomadi.
    di questi qua non ho paura, ma mi fanno vomitare.

  5. Tisbe

    #10, quello che hai scritto è penalmente perseguibile, adesso, caro EUROTECNICA di Milano, una bella denuncia non te la toglie nessuno!
    L'ip sarà messo a disposizione delle autorità giudiziarie

  6. utente anonimo

    questa poi!
    la realtà è penalmente perseguibile?
    dalle tue parole suppongo che non abiti sottovento a un campo nomadi…
    o magari dalle tue parti non ci sono proprio…

    altra piccola annotazione.
    in un paesetto alla periferia di milano, con una grande concentrazione di immigrati dal sud, un bel giorno arrivarono una trentina di zingari e si installarono…
    il giorno dopo una delegazione di 5 persone iniziò a spaccare a manca e a destra e gli zingari sparirono alla velocità della luce…
    questo a milano è un'eccezzione.
    sei sicura che non ci siano zingari in irpinia per gli stessi motivi?

  7. filomenoviscido

    Da quel che ne so io, in Irpinia nelle forme dialettali giudeo sta anche per "traditore arrivista", zingaro per "nullafacente nomade" .

    Di razzismi nei comportamenti però non ne ho mai visti nè mi risultano storicamente, forse perchè non vi sono comunità zingare numerose , forse perchè la società meridionale
    è per certi versi la società mediterranea classica dove vi è un gruppo dominante ma gli altri sono riconosciuti e tollerati dato che non provocano casino (una sorte di dhimmitudine) prova ne sono le numerose comunità albanesi in meridione che non hanno subito nulla di paragonabile al linciaggio che subiscono oggi

    comunque tempo fa sentivo spesso parlare di un rappresentante della comunità zingara che viveva a Lioni ed era molto apprezzato sia a livello politico sia come artigiano(lavorava il bronzo), non so che fine abbia fatto (ormai frequento più il salernitano)

    il problema dell'integrazione credo esista . E' difficile far convivere due culture diverse ed è ancor più difficile quando una ha standard di vita non recepibili dall'altra .
    Io credo però che non sia recepebili al 99% per questioni socioeconomiche e che risposte di stampo segregazionista non siano positive nè per i campi nomadi nè per le varie città che li ospitano.
    Bisogna investire fondi(e tanti) per l'integrazione ed affidarsi a professionisti più che a politici blateranti buonismo o celodurismo

    saluti

    p.s.
    l'anno scorso sono stato a trovare mio fratello in una ricca cittadina del nordest, c'era gente che aveva difficoltà a parlare l'italiano e aree fetenti (intesa come puzza da inquinamento)

  8. Tisbe

    @WebLogin, già, io prendo spunti ovunque. Se avessi più pazienza farei una bella rassegna stampa quotidiana 😉
    @ abdannur, sì, in effetti temiamo quella parte di noi stessi che ci sfugge
    @Laurett, effettivamente …
    @ Alieno, purtroppo nessuna notizia di ermahico 🙁
    @luigi, vedrò cosa posso fare, controllato che non si tratti di bufala?
    @ N|nfea, è difficile stabilire cosa sia la normalità. Credo che si tratti di pura convenzione e sia un valore medio

  9. utente anonimo

    m3m3nt0: al pregiudizio contribuisce in modo esteso la paura della diversità.
    E' l'individuo diverso. Ma più ampiamente anche la paura del "nuovo", del cambiamento, in quanto mette in discussione certezze, abitudini e con esso garanzie consolidate e anche, direi, una certa comodità, quella di adagiarsi o muoversi in un'ambiente conosciuto ed in cui abbiamo familiarità. Cambiare, imparare comportano comunque dei sacrifici, spesso e volentieri. Ma l'uomo è uno degli animali che riesce ad adattarsi piuttosto bene a nuove situazioni volendo.
    No?
    Alieno

  10. utente anonimo

    .. un ambiente.. il lento processo di involuzione grammaticale mi porterà a porre rimedio: dovrò cercarmi un corso serale HAHAAHA!
    :-)))
    Alieno
    Buonaserata a tutti.

  11. Artemisia3000

    Ognuno, credo, è portato a difendere l'orticello che lo circonda e del quale si è circondato. Gli animali difendono sempre, per instinto, il proprio territorio. L'uomo però ha il brutto vizio di non usare per niente la ragione della quale qualcuno, vuoi Dio, vuoi non so cosa, lo ha munito. Oggi più che mai, si pensa e si agisce senza ascoltare e seguire la Ragione, sia quella mentale che quella che dovrebbe essere insita nel cuore i noi "umani". Non abbiamo tempo per ascoltarla e seguirla, non ne abbiamo voglia…soprattutto. Ed il mondo diventa sempre più marcio.

  12. utente anonimo

    La soluzione, forse, è unire cuore e ragione.
    Facendoli lavorare entrambi, come nella bella metafora di Khalil Gibran, dove il cuore è la vela e la ragione il timone, necessari entrambi per avere la rotta giusta e non naufragare o perdersi nel mare della vita.
    Al cuore si può dare maggior sensibilità e affinare quella già esistente in mille modi (anche la fede può aiutare), resta però efficace più d'ogni altra cosa sforzarsi (poi con il tempo diventa automatico) nel processo immedesimativo, il porsi dall'altra parte, concentrarsi e calarsi nel ruolo (come i bravi attori fanno) e attenersi alla regola di cristiana memoria: non fare agli altri ciò che non vorresti ti sia fatto..
    Per quanto riguarda la ragione, la cosa migliore è: informarsi. Leggere. Conoscere.
    Perchè se l'ombra ed il buio son quelli che fan paura, e lo sconosciuto (individuo o cosa) è il buio, allora la conoscenza è la luce. E per quanto non si debba finir per far l'errore opposto (la paura ha una sua funzione utile, anzi, necessaria alla sopravvivenza..), spesso la luce della conoscenza ci fa scoprire che abbiamo avuto paura di quelli che pensavamo terrificanti giganteschi mostri, ma in realtà erano solo ombre. Nel buio e nella penombra, come bambini, possiamo immaginarci tutto, i nostri peggiori incubi magari..e la fantasia continuerà ad agitare fantasmi e creature orrende in quell'oscurità finchè non ci decideremo ad accendere la luce.
    Perciò dobbiamo sforzarci di conoscere, parlare, confrontarci, vedere di cosa veramente bisogna aver paura e cosa no.
    Cuore e ragione, per me, dovrebbero esser la soluzione.

    Alieno.

    P.S.: io non sono proprio "normale", si sa, non è peculiare la "normalità", altrimenti che Alieno sarei…
    sicchè capita che faccia cose insolite ma che consiglio a chi ha voglia di alienarsi un po', perchè produce scoperte (o riscoperte) "interessanti".
    Per esempio: cosa significa esser ciechi? Si, si, a parole lo sappiamo tutti, però esserlo è altro. Ci si può avvicinare all'idea, imponendosi di non aprire gli occhi, in un ambiente conosciuto come la casa ad esempio, per non correr pericoli, che so, per un po' di tempo. Io lo confesso, ho resistito poco più di un'ora.
    Attualmente sto sperimentando cosa significhi vivere con un solo litro d'acqua per tutte le altre cose che non sia l'utilizzo del bere. Sono al 2° giorno. L'obiettivo era arrivare a fine settimana, ma dubito reggerò tanto.
    Per quanto riguarda i soldi, beh, l'esperimento di arrivare a fine mese in qualche modo perdura da tempo, mio malgrado ehehehe.
    :-)))

  13. utente anonimo

    Detto tra noi, lo faccio principalmente per riscoprire e apprezzare meglio quello che ho la fortuna di avere, che a volte si perde di vista, anche nelle piccole cose..
    Alieno

  14. utente anonimo

    Certe diversità, però, sono nocive per più motivi, anche di salute.
    Lo riporta un articolo ansa di oggi:

    STUDIO ARABO, IL BURQA FA MALE ALLA SALUTE
    NEW YORK – Nel dibattito politico-religioso sul velo islamico hanno detto la loro anche gli scienziati: in uno studio pubblicato sull'ultimo numero dell'American Journal of Clinical Nutrition un gruppo di ricercatori mediorientali afferma che il burqa provoca una deficienza di vitamina D nelle donne che lo indossano con gravi conseguenze per la salute.

    Nei paesi mediorientali e in altre nazioni ad alto tasso di immigrazione islamica le donne che si coprono col velo dalla testa ai piedi dovrebbero compensare l'assenza di esposizione al sole con dosi 'bomba' di vitamina D, sostengono i ricercatori. "Quando l'esposizione al sole, la maggior fonte di vitamina D per gli esseri umani, è limitata, sono necessarie dosi molto più alte di supplementi vitaminici, soprattutto nelle donne che allattano", ha spiegato Hussein Saadi, lo specialista di medicina interna che ha curato lo studio con i colleghi della United Arab Emirates University in collaborazione con il Cincinnati Children's Medical Center.

    Saadi ha studiato i livelli di vitamina D in 90 donne durante l'allattamento e 88 donne che non avevano mai dato alla luce un bambino. Molte di loro si vestivano con il tradizionale abito che copre tutto il corpo, comprese mani e faccia, quando uscivano di casa. Solo due delle donne in ciascun gruppo non sono risultate al di sotto dei livelli di vitamina D raccomandati. Sono state quindi somministrate a casaccio dosi giornaliere da 2.000 unità di vitamina D2, una dose da 60.000 unità ogni mese: in entrambi i casi il supplemento vitaminico aveva aumentato i livelli di vitamina D nel sangue, ma alla fine dei tre mesi dell' esperimento solo 21 delle 71 donne (meno di una su tre) che avevano completato lo studio avevano raggiunto i tassi di vitamina D considerati adeguati.

    La conclusione degli scienziati arabi: le donne velate hanno bisogno di più alti livelli di supplementi vitaminici, a meno di non ridurre il tasso di fondamentalismo, abbandonando il velo per qualche decina di minuti al giorno. Non è il primo studio condotto in un paese arabo che getta l'allarme sanitario sull'uso del velo. Quattro anni fa una ricerca condotta in Turchia aveva scoperto che la carenza di vitamina D esponeva le donne velate in quel paese a un più alto rischio di fratture da osteoporosi.

    Ho la presunzione di supporre che non fosse nel disegno di Allah far ammalare di osteoporosi le donne, a meno che Allah non odi le donne fino a tal punto…
    Mah.
    Alieno

  15. laportadigiano

    E' tipico della ns. societa', specia quella occidentale moderna, nel passato non era cosi'…forse perche' la diversita' ci mette in crisi perche' dobbiamo riflettere, confrontarci,e credo oggi ne siamo meno capaci di ieri…ma il mondo evolve e spero piano piano anche questa situazione venga superata, l'"era globale" e' anche questo in fondo..
    Ciao, bel blog, complimenti Giano

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