Relativismo, lezione sesta

Romanticismo
 
Sulle ceneri della ragione, sconfitta dalla propria presunzione, l’umanità cercò sollievo nell’irrazionale e si trovò ad una svolta: storia da una parte e scienza dall’altra; accadimento incontrollabile ed esperimento sempre verificabile. Quali le conseguenze?
Secondo Croce l’interesse per la storia, nel periodo Romantico fu di natura nostalgica e restauratrice. Improvvisamente si rispolverarono vecchie abitudini cadute in disuso; anche la religione, messa in soffitta nell’epoca dei lumi, conobbe un sussulto di vitalismo e gli Stati nazionalisti cercarono di recuperare la propria identità rintracciando tradizioni perdute in tempi lontani. Un nuovo concetto preparava l’avvento della coscienza storica così come attualmente conosciuta. «E, nella forma di pensiero, essa reagì al pensiero dell’Illuminismo, crudamente dualistico, col contrapporgli il concetto di svolgimento»[1]Non che il concetto di svolgimento fosse saltato fuori all’improvviso, anzi la sua anticipazione risale al periodo del Rinascimento ad opera soprattutto di Giordano Bruno. Come pure un’anticipazione della relatività delle istituzioni con riferimento ai costumi ed ai tempi, fu notata dall’illuminista Montesquieu, eppur tuttavia passerà ancora del tempo prima che la sua portata problematica diventi consapevole.
La vera rivoluzione del periodo romantico è rappresentata dal fatto che il concetto di svolgimento non rimase semplicemente, come nelle epoche precedenti, il pensiero di un filosofo solitario ma acquisì forza di un convincimento generale. La potenza di tale concetto è evidenziata dalla seguente osservazione crociana: «E’ esso il concetto informatore della filosofia idealistica, culminante nel sistema hegeliano; e alla sua forza solo pochi, ancora involti nel dogmatismo prekantiano, resistono, come è il caso dello Rerbart, o si provano a resistervi e ne sono più o meno investiti, come è il caso dello Schopenhauer, e ancor di più del Comte, e poi del positivismo evoluzionistico»[2]. La nuova conquista del pensiero tutto travolge, con l’impeto della forza innovatrice: la storia viene concepita come svolgimento e si avvia alla concezione concreta dell’universale il quale si dà esclusivamente nelle sue creazioni storiche.
Fin qui abbiamo tracciato le linee essenziali di una presa di coscienza storica nel panorama culturale europeo, mostrando, come i tempi siano pian piano maturati per l’acquisizione definitiva di un senso storico. Ci siamo portati fino al periodo romantico che rappresenta un punto di crisi essenziale nella nostra concezione storica. Su questo aspetto sono concordi sia Croce, sia Gadamer: la crisi dell’Illuminismo favorì l’affermazione dello storicismo.
Dice Croce: «Storicismo, nell’uso scientifico della parola, è affermazione che la vita e la realtà è storia e nient’altro che storia. Correlativa a quest’affermazione è la negazione della teoria che considera la realtà divisa in soprastoria e storia, in un mondo d’idee e di valori, e in un basso mondo che li riflette, o li ha riflessi finora, in modo fuggevole o imperfetto, e al quale converrà una buona volta imporli facendo succedere alla storia imperfetta, o alla storia senz’altro, una realtà razionale e perfetta. E poiché questa seconda concezione è nota col nome di razionalismo astratto o illuminismo, lo storicismo si svolge in opposizione e polemica contro l’illuminismo, e sopr’esso s’innalza»[3]. In seguito Croce è ancora più esplicito e si domanda: «Ma in qual punto s’iniziò questa rivoluzione spirituale, cioè quando ebbe principio l’età della storicismo?». E così risponde: «Se lo storicismo è critica dell’illuminismo, non può prendere le mosse se non dal punto in cui l’illuminismo portò all’estremo se medesimo e per tal modo urtò fragorosamente contro i suoi propri limiti e rese visibile agli occhi di tutti i suoi contrasti con la realtà e le sue contraddizioni. Ciò accadde, com’è noto, in conseguenza della Rivoluzione francese e diè il carattere al secolo decimonono, nella sua distinzione, non cronologica, ma concettuale dal secolo decimottavo»[4].
Aggiunge Gadamer: «[…] in questo movimento del destino noi ricerchiamo il senso del nostro Essere. La potenza del tempo che ci trascina risveglia in noi la coscienza di una potenza al di sopra del tempo, per mezzo della quale formiamo il nostro destino. Nella stessa finitezza cerchiamo un senso. Questo è il problema della storicità, così come lo affronta la filosofia. Le dimensioni di questo problema sono state misurate in Germania, la classica terra del Romanticismo, poiché lì fu tenuta salda l’eredità romantica, in mezzo allo sviluppo della scienza moderna portata dal XIX secolo»[5].
Chiarita la collocazione temporale dello storicismo, grazie alla testimonianza di due autorevoli voci della filosofia contemporanea, collocazione necessaria al fine di comprendere le condizioni che determinarono la comparsa del senso storico nella coscienza occidentale, passiamo ad analizzare gli aspetti innovativi e i limiti del movimento stesso.

4 commenti su “Relativismo, lezione sesta

  1. Strayker

    Ho questa sensazione: quando citi Croce, il “parlato” di Croce contiene i capisaldi della sua visione storicistico-idealistica (Realtà+Spirito=Storia); quando invece citi Gadamer, questo sembra che stia seguendo in effetti, e più onestamente, il tuo excursus, e stia solo descrivendo dunque i passaggi evolutivi filosofici inerenti al tema dello storicismo. E’ davvero sbilanciata la cosa: quando dai la parola a Croce, Croce ne approfitta per sparare fuori il suo punto di vista (“lo storicismo è questo…lo svolgimento è quest’altro…”), quando fai parlare Gadamer gli fai dire le cose che effettivamente servono all’economia del post, e nient’altro. Ecco che poi sembri subdola quando le affermazioni di Gadamer le porgi come rinforzo a quello che dice Croce, riducendo quello ad un consequenziale di questo. Es: “dice Croce … aggiunge Gadamer…” ! … E’ come se ci fossero due persone a testimoniare su un fatto di cronaca, una si limitasse all’esposizione dei fatti (Gadamer) e l’altra invece approfittasse di quel tempo per illustrare compiaciutamente il suo punto di vista sui massimi sistemi del cosmo (Croce).

    Mi starò sbagliando, ma intanto vedo che Giuseppe, in un commento precedente, dice:

    “Ho capito che la Storia è progressiva e volge sempre verso il meglio…”, che è un concetto deterministico completamente estraneo, se non nemico, della sostanza del Relativismo gnoseologico ed epistemologico attuale. Poi vedo che Pensatoio, idealista, crociano, conservatore, provvidenzialista ed assolutista, sta sguazzando nel tuo scritto come un ebbro nella taverna dei sette peccati …. Che il tuo obiettivo sia non il relativismo, ma quello di glorificare il Fine ultimo supremo dello Spirito che mena dritto altrui per ogni calle ?!?…

    Attendo il seguito

  2. utente anonimo

    Pensatoio crociano ?

    Ummarò…

    Credo che Croce sia nei confronti della storia meglio di Heidegger, tutto qua.
    Anche se credo che alcune critiche di Gramsci a Croce siano valide.

    Pensatoio

  3. Tisbe

    appassionarsi a Croce non significa essere crociani e il suo contributo alla scienza della storia rimane, con tutti i suoi difetti e limiti, ineguagliabile.

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