Relativismo: lezione settima

Le scienze naturali
 
A questo punto risulta doverosa una breve analisi su un aspetto fondamentale della conoscenza umana che un peso indiscutibile ha avuto nella riflessione filosofica e nei suoi esiti. Ci riferiamo alle scienze naturali: la loro evidente affermazione ha permesso alle scienze umane di differenziarsi e di costituirsi per ciò che sono. Per fare questo partiremo ancora una volta da Gadamer, nel tentativo di comprendere appieno, come le due strade abbiano viaggiato insieme e come in un lungo processo si siano lentamente staccate. Che sia stata la filosofia stessa ad allevare la serpe che le si è rivoltata contro è certo, in quanto il metodo scientifico deve la propria ragione d’essere proprio ad un secolare sforzo filosofico. Non possiamo tacere una lieve amarezza nel seguente passo che getta luce sulla relazione scienze naturali-storia: «Nel 1841, il vecchio Schelling venne chiamato alla cattedra di filosofia di Berlino, per fronteggiare la pericolosa influenza politica e scientifica di Hegel. La sua critica ad Hegel, contro la sua propria coscienza e volontà, rappresenta la fine del predominio della filosofia nella cultura occidentale. Non la sua filosofia la spuntò, ma il predominio metodico delle scienze naturali. Anche il problema della storia fu strutturato secondo questo modello metodico»[1].
Il dramma della filosofia è tutto racchiuso in quest’ultima riga. Il mondo umano dovette subire l’ingiuria di sentirsi misurato con il metodo scientifico (e lo è tuttora), efficacissimo nella realtà naturale ma devastante in quella storica. Gli effetti non si fecero attendere, da una lato si ottenne un feroce riduzionismo e dall’altro la negazione di una parte della realtà, presumibilmente quella più autentica.
Punta nell’orgoglio, la filosofia occidentale, si diede il compito di cercare un proprio metodo, più idoneo ad indagare il mondo complesso della storia umana. Infatti: «Quando la filosofia si risollevò dal baratro dello hegelismo epigonale e del materialismo della metà del secolo, essa venne a trovarsi sotto il segno di Kant e della sua questione epistemologica della fondazione della scienza. Nella Critica alla ragion pura, Kant aveva risposto alla domanda su come potesse essere possibile la pura scienza della natura. Ora ci si domandava come fosse possibile la scienza storica. Si cercava di mettere a fianco della Critica della ragion pura una Critica della ragion storica (per usare una parola d’ordine di Wilhelm Dilthey). Il problema della storia si poneva come il problema della scienza storica»[2].  

13 commenti su “Relativismo: lezione settima

  1. Artemisia3000

    Eh eh, per una cattolica come me, questi post sono una sfida, ma le sfide con persone che la pensano in modo differente dovrebbero essere un arricchimento non un ostacolo. Cercherò di leggere le lezioni sull'argomento. Sappi però che non mi farai cambiare idea 😉

    Un bacio!

    ps.Son cattolica ma ammiro da sempre Voltaire, sarò strana???

  2. utente anonimo

    Agenzia Ansa
    2007-06-26 13:06
    Istat: la durata media dei matrimoni e' di 14 anni
    Flessione per le separazioni, divorzi continuano a crescere
    (ANSA) – ROMA, 26 GIU – Negli ultimi dieci anni in Italia c'e' stato un grande incremento delle separazioni (57,3%) e dei divorzi (74%). Lo rende noto l'Istat. Nel 2005, ultimo anno di riferimento, si e' tuttavia riscontrata una leggera flessione delle separazioni rispetto all'anno precedente (-1,1%), mentre i divorzi hanno continuato a crescere (+4,3%). L'eta' media della durata del matrimonio e' di 14 anni, mentre all'atto della separazione i mariti avevano mediamente 43 anni e le mogli 40.
    —–
    Pare che tutto sia relativo quindi.
    Anche l'amore.

    L'amore è eterno
    finchè dura!
    *_*

    Alieno

  3. utente anonimo

    Il problema è che le persone cambiano e purtroppo non sanno cambiare insieme
    Escludendo, ovvimanete i casi limite.
    La media degli anni in cui si giunge a separazione è di 6. Questo fa pensare che l'idillio matrimoniale dura pochissimi anni. Non più di 2 😉

  4. utente anonimo

    Non spaventarmi così… so che per te dev'essere diventata questione di principio questa delle lezioni di relativismo.. ma ti prego, rassicurami: quante lezioni mancano ancora?
    :-)))
    Alieno
    P.S.: tu sei auto-trollizzata ehehe.
    Buena noches

  5. Tisbe

    Azz, più di Croce? Sembra impossibile. Croce si trovò al centro di una grossa polemica perché conidereva i concetti scientifici PSEUDOCONCETTI. In realtà lui cercò di separare l'Utile da Vero, ed ovviamente dal suo punto di vista il Vero era un gradino più su 😉
    Gadamer è piuttosto punto nell'orgoglio perché già il titolo del suo saggio "Verità e Metodo" anticipa il contenuto e la risposta della domanda. Gadamer crede nel valore dell'interpretazione, dell'ermeneutica, crede anche che la verità sia non tanto un percorso di metodo quanto un percorso doloroso alla maniera eschiliana. Credo che al metodo scientifico opponga la verità che è immanente alla vita, al suo essere già compresa nella domanda che la vita impone.

  6. utente anonimo

    Dicendo che Gadamer enfatizza la distinzione, non intendevo dire che Croce non lo faccia.
    Ma in realtà Croce ha delle scienze umane (vedi la sociologia o la filologia) la stessa considerazione che ha delle scienze naturali.
    Per lui l'estetica o la storiografia non sono scienze umane.

    Pensatoio

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