Lo storicismo. Lezione ottava sul relativismo

Lo storicismo e il problema della scienza storica
 
Adesso la necessità dello storicismo si evidenzia con estrema chiarezza. Gli stimoli, come si è visto, vennero da più parti: la decadenza del razionalismo (compreso l’idealismo) e il trionfo delle scienze naturali. Dopo aver osservato il sostrato culturale, ovvero l’humus su cui fiorì lo storicismo, vedremo quali sono state le conquiste che ha apportato alla tradizione occidentale e quali invece sono le questioni ancora irrisolte, che però lo storicismo stesso ha posto in essere.
Oltre che alle premesse filosofiche, lo storicismo emerse da problematiche scaturite nella storiografia precedente. Come s’è visto, spesso questa si limitava alla raccolta e alla successiva classificazione di materiale storico; solo quando la domanda storiografica avvertì un’esigenza teoretica si pervenne allo storicismo. Questo passaggio è rintracciabile nell’opera del Droysen che intravide nel concetto di Frage cioè del porsi e dell’imporsi della domanda storiografica, l’essenza stessa della storiografia[1]. L’effetto immediato fu quello di annullare la credenza che la storiografia debba limitarsi a imitare la realtà, invece di comprendere la realtà. Non che manchino, secondo Croce, difficoltà nel definire con precisione il senso stesso del Frage del Droysen. Innegabile, tuttavia, l’apporto del mondo romantico ai fini di un riconoscimento teoretico della storiografia. Come accennato, tale riconoscimento servì da propulsore per innalzare la storia a realtà e quindi sulle tracce di Hegel, a razionalità. La questione viene posta proprio in questi termini: se la storia è realtà e quindi razionalità, deve esserci un metodo tale che permetta la conoscenza storica, in quanto indubitabilmente razionalità. Queste erano tuttavia le premesse ereditate dallo hegelismo, premesse che non potevano bastare alla scuola storica, la quale cercò invano la fondazione della conoscenza storica rispolverando la lezione kantiana.
Croce, prima di Gadamer si rese conto degli errori in cui i cultori dello storicismo tedesco di stampo neokantiano andarono ad imbattersi e come vedremo cercò di seguire un percorso individuale tentando di risolvere a suo modo le domande ancora aperte della questione storica.
La nuova teoria prese il nome di «Istorica» il cui compito precipuo fu quello di trovare un metodo di indagine efficace nel mondo degli uomini, paragonabile per adeguatezza al metodo scientifico, il quale, sotto gli occhi incantati di tutti, indagava con grande successo il mondo della natura. Anche in questo caso un passo tratto da Croce sembra anticipare uno stralcio già citato di Gadamer, con riferimento alla Istorica[2]. «In effetti, col nome di Istorica si tendeva né più né meno, che a fornire per gli studi storici un organo analogo a quello che Kant aveva fornito per le scienze fisiche e naturali nella Critica della ragion pura; e filosofiche disposizioni e filosofici atteggiamenti si avvertivano in coloro che chiedevano o tentavano quell’organo, lo Humboldt, il Droysen, il Dilthey»[3].
La parola d’ordine dello storicismo non può essere stata fraintesa, tuttavia considerando l’ampia dissertazione dedicata a Dilthey in Verità e Metodo da Gadamer, si comprende come il Dilthey si sia spinto ben oltre i confini dello stesso storicismo e come il suo contributo nell’ambito delle Geisteswissenschaften debba essere considerato caratteristico e peculiare. In Dilthey è ravvisabile la tensione tra idealismo e filosofia dell’esperienza, che già in forma embrionale appariva in Droysen e Ranke, senza essersi, ciò nonostante, sviluppata. Difatti “l’importanza di Dilthey è determinata dal fatto che egli riconosce in tutta la sua portata il problema gnoseologico che è implicito nella prospettiva storicistica in confronto all’idealismo”[4]. In tal modo Gadamer giustifica il proposito diltheyano di porre accanto alla kantiana critica della ragion pura una critica della ragion storica: costruire una base epistemologica per la scuola storica, considerando sia l’esperienza storiografica, sia l’eredità idealistica. Con la critica della ragion pura è stato possibile definire un campo, all’interno del quale, è pienamente giustificato l’uso di concetti a priori, e quindi è stato possibile definire un ambito in cui è realmente possibile la conoscenza; l’idealismo, dal canto suo, includendo il mondo della storia nel processo di autoesplicazione della ragione, ampliava la conoscenza razionale, lasciando presagire la possibilità di una effettuale conoscenza storica.

7 commenti su “Lo storicismo. Lezione ottava sul relativismo

  1. Strayker

    Traduzione in lonfese del commento di Pensatoio:

    "Anche Boffumone è un grande lonfo: lui lonfo, io lonfo. Ah ! l'essere lonfi ! è una marluffata che ti da una sensazione … aaaah !: di forbalaggine ! E poi che bello vedere su di un bollogollo tanti lonfi tali e quali a me, spiaccicati e lonfati al millimetro !, trascurati ma sfruggolati e decisamente stroppolati: loro lonfi, io lonfo. Oddio, non che la defusinazione del bluffo mi sia sconosciuta, ma la patasifia dei lonfismi, che voi lo crediate o meno, ce l'ho scritta tutta in fronte !…"

    Lonfo

  2. utente anonimo

    AHAHAAHA!
    Strayker , il tuo post è uno spettacolo.
    Oltretutto rende perfettamente l'idea ehehe.
    Grande davvero.
    Sto ancora ridendo..
    :-)))))
    AHAHAHAlieno

  3. utente anonimo

    x Alieno
    risus abundat ore Alienorum

    x Strayker
    scomodare Maraini e Proietti per riportare Dilthey e Croce nell'oblio mi sembra abuso d'ufficio.
    Per me Tisbe sta facendo un buon lavoro.
    Quanto ai lonfismi al Lingotto ieri si è fatto di meglio

    Pensatoio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *