Davvero merito tanto?

A vantaggio di una comprensione più facile, è necessario descrivere la persona Tisbe, e ravvisare in lei un afflato post-romantico determinante, uno spiritualismo new-ager tradizionalista ed un umanismo dell’individuo umano che non hanno nulla a che fare con il progressismo, con la critica delle forme sociali, con la critica delle leggi e delle forme dei valori sposati dalla tradizione. Tisbe non è una progressista ma una conservatrice, non è un pensiero che mette in crisi e in discussione uno determinato statuto culturale dal punto di vista della sua reale utilità sociale, rispetto ai tempi ed alle nuove necessità di una società in evoluzione. Anzi, Tisbe, a differenza di quanto da lei propagandato, sposa lo status quo culturale, giuridico, antropologico, filosofico, senza apportare ampliamenti dottrinali, messa in critica degli assunti, alternative del punto di vista. Infatti ella propone una condivisione del valore del matrimonio proiettandolo sullo sfondo di un assolutismo assiologico sia dell’istituzione in sé che della struttura biologica della coppia. La deformazione grottesca operata è del tutto uguale alle operazioni fondamentalistiche tipiche delle culture religiose arabe, ed è quella di stabilire una connessione imprescindibile tra entità fisica e morale della coppia e istituto matrimoniale: dato che la coppia, per Tisbe, ha una sacralità ancestrale (pagana o religiosa non ha importanza), il legame giuridico del matrimonio deve essere salvaguardato stabilendo un nesso imprescindibile tra questo e quella sostanza morale assoluta insita nell’amore ultracristallino della coppia (che è una visione adolescenziale tipicamente tisbiana). Esattamente una predica di buon costume in tipico stile catecumenale. Un romanticismo infantile ed irrealistico, quello dell’amore titanico ed eterno, che deve sposarsi letteralmente con l’istituzione matrimoniale tradizionalmente intesa. Solo così può risorgere l’Occidente intero e tutte le altre forme giuridico-culturali incastonate nella società contemporanea. Per lo Stato servirà un pensiero statuale forte ed autoritario, per la religione un ritorno alla dimensione totalistica della fede nella coscienza individuale, per la politica servirà una forma forte, populista e reazionaria della pratica della rappresentatività, e così via…
Da ciò tutta una sequela moralistica attorno allo svuotamento pericoloso di quelle forme, e va da sé che un tale recupero del matrimonio in chiave amoroso-mitico-responsabil-vincolante si porta dietro tutta la brava e superata precettistica conservatrice dei bei tempi che furono. Le strutture assolutistiche del pensiero nascono dalle irreali e ipertrofiche visioni mitiche, le quali si stringono in alleanza con le forme giuridiche ed istituzionali esistenti. Esattamente il coacervo di Amore Eterno che profonde nel Matrimonio Titanico di madame Tisbe…

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29 commenti su “Davvero merito tanto?

  1. utente anonimo

    …recupero del matrimonio in chiave amoroso-mitico-responsabil-vincolante?

    Quale recupero vai cianciando Strayker?

    la componente “amorosa” nel nostro passato era un accessorio, non elemento fondante: se c’era meglio, se non c’era pace. Quindi non si tratta affatto di “recuperare” un tradizionalismo che è tipico di culture dalla sensibilità più arretrata (sì, mi permetto di dirlo, senza l’orpello del politically correct che mi ha veramente rotto) come molte fondamentaliste islamiche, perchè anche qui da noi c’era quel fondamentalismo: la donna assolveva la funzione uterina di sfogo per il piacere maschile, uomo a cui era concesso il piacere anche fuori del matrimonio perchè “l’omo è omo” (alla donna no, naturalmente, altrimenti puttana è!). Funzione uterina di donna, procreatrice di moglie (per aver piacere non era necessario sposarsi). Al punto che era permesso alle suocere di dar giudizio fisico, controllando i fianchi per veder se tante volte non avesse ad aver problemi di parto! Un po’ come con l’acquisto di un cavallo al mercato quando gli si controllan i denti per veder se son sani. Tant’è ce una donna colta e istruita era spesso vista con avversità, perchè si pensava che spesso fosse a discapito dei suoi doveri di moglie: se questa pensa a legger libri, per dire, poi saprà ben fare le faccende di casa, accudire marito e prole, senza grilli per la testa?

    Era questa la cultura in un passato nemmeno troppo lontano anche qui da noi, altro che amore.

    E lo dico con cognizione di causa perchè anche mia madre ha subito questa cultura del ruolo subordinato femminile (anche la donna che non si sposava doveva comunque adoprarsi per fratelli figure maschile della famiglia), gli stessi pregiudizi perchè aveva sfidato il contestuale (cronologicamente e geograficamente) intender morale, avendo preferito studiare qualcosa di più che semplice economia domestica e sposarsi, qual disonore, chi di sua scelta e contro la volontà del proprio padre. E non soddisfatta di tanta testardaggine, osò pure prender la patente (allora simbolo di emancipazione riservata moralmente ai maschi e poi per anni, successivamente, nel dopoguerra, usuale tra le vip e le biondone nordiche, notoriamente condannate moralmente dalle donne, quanto segretamente desiderate proprio per la loro emancipazione dai maschietti (che però mai le avrebbero volute come moglie, la moglie santa è!).

    Di quale recupero vai farneticando?

    La componente “amorosa”, sentimentale la troviamo nella nostra letteratura, nei circoli e nei salotti, la realtà alla base però era cosa ben diversa e lì, tutt’ora persistono delle sacche di arretratezza con la concezione conservatrice che dici, cui la visione di Tisbe si oppone a partire per l’indignazione di una prevalenza di forme rispetto ad una sostanza romantica che poi, tra la gente comune, era una vera e propria rarità. Era anzi una forma non priva di sostanza, che di sostanza ne aveva fin troppa, in una tremenda regolamentazione morale, di usanze non scritte (ma anche giudiriche) in cui la donna era asservita (spesso compiacente e succede tutt’oggi) ad un ruolo funzionale per l’uomo, secondario quindi in quanto a dignità, subordinato.

    Quindi come puoi parlar di recupero di qualcosa che in effetti non c’è mai stato?

    E come puoi parlar anche di una visione “conservatrice” per lo stesso motivo?

    Quando Tisbe ricorre alla primogenitura della coppia rispetto alle successive istituzioni come matrimonio, lo fa probabilmente nell’intento di azzerare il successivo e ripartire, dall’inizio, dalle prime necessità e naturali esigenze.

    Anche per metter in rilevo le distanze poi raggiunte, nei significati, di quelle istituzioni successive.

    Lo svuotamento delle forme spesso e volentieri c’è, inutile negarlo.

    C’è appunto quando ti chiedi perchè diavolo due persone si son sposate, pianificando l’evento come se fosse una gran festa e vacanza in cui sembra prevalere il far bella figura, lo scegliere Chiesa o ristorante, l’abito, il numero degli invitati e il luogo dove infilar la lista di nozze e via discorrendo aspetti umani e comprensibili, talvolta anche piacevoli (non per tutti) che però non posson essere la sostanza, che invece è la continuazione del rapporto giorno per giorno, una progettualità che abbisogna di un contenuto reale e vero, poichè la vita poi di forme te ne offre diverse.

    Tisbe forse non crederà alla possibilità di una progettualità tra due individui “per sempre”, io continuo almeno a sperarlo possibile.

    Non è questo il punto.

    Perchè al romanticismo di Tisbe che tu critichi come infantile e irrealistico io vedo contrapposto un modo arido, consumistico imperante, fatto di superficialità e di doveri percepiti ma non compresi realmente.

    Motivo per cui la visione di Tisbe mi sembra essere più difficile, complessa, affatto infantile e senza dubbio più piacevole.

    A mio avviso individui una parte di Tisbe che non è però la sua completezza di intenti e del sentire.

    Cosa che probabilmente sfugge anche a me.

    Alieno

  2. utente anonimo

    Dici: amoroso-mitico-responsabil-vincolante.
    Già in questo ti contraddici quando poi definisci infantile il pensiero di Tisbe, perchè il passo che divide l'infante dall'adulto non è certo quello anagrafico, quanto piuttosto la capacità di assumersi responsabilità.
    Se dici, cioè, che Tisbe ha una visione "responsabil-vincolante", non puoi poi anche rimproverarla al contempo d'esser infantile, perchè è una contraddizione in termini, una palese incongruenza.
    Pensaci.

    Alieno

  3. Tisbe

    Bravo ALIENO, davvero bravo.
    la donna era (e purtroppo in termini di retaggio culturale lo è ancora) o la moglie – madonna – uterina – santa OPPURE la puttana – amante- vaginale – peccatrice
    In tutt'e due i casi la donna era solo strumento: per garantire la discendenza la prima e per dare piacere al maschio la seconda
    Io sono una donna nuova che vuole CONDIVIDERE con il proprio compagno la QUOTIDIANITà. Una donna che vuole amare e che vuole essere amata e che non vuole essere improgionata in alcun luogo.
    Insisto sulla COPPIA perché coppia vera non c'è mai stata. Ci sono matrimoni in cui prevale la forma su tutto in cui mai e poi mai c'è il barlume di una CONCRETA vita di COPPIA (etero/omo non ha importanza oerché non ne faccio una questione di contro natura ecc.)

  4. Tisbe

    Purtroppo il cammino di em,ancipazione femminile ha provocato delle storture tali che anche la donna ha cominciato a scimmiottare i comportamenti maschili e ha a sua volta usato l'altro per incastrarlo con il contratto matrimoniale, invece di pretendere di costruire una COPPIA che vivesse la concretezza della VITA VISSUTA

  5. Fitz

    Affermare che la coppia vera non c'è mai stata mi sembra azzardato. E l'idea di coppia vera mi sembra pericolosa: come diceva Novalis, l'uomo cerca l'infinito, ma trova soltanto le cose.

  6. Fitz

    Ho letto il tuo post e mi sono venute in mente due cose.
    La prima è la religione cristiana, considerata uno dei pilastri fondamentali la nostra cultura occidentale.
    La seconda è lo Stilnovismo, movimento letterario alle origini della cultura linguistica italiana.
    Per non dire poi il cantante Neck, la collezione Armony etc.
    Ovunque si parla solo d'amore.

  7. Fitz

    Giusto giusto.
    L'amore ispira solo lai solitari.
    Lo stesso Alfieri si lamentava che in presenza della sua amata non riusciva a scrivere d'amore.

  8. Tisbe

    @Fitz, in quei casi la donna è considerata al pari di un tramonto: un mezzo capace di suscitare emozioni, ma mai un essere intenzionale con il quale interagire in profondità

  9. Tisbe

    Assolutismo? Ma dai, è ridicolo tacciarmi di assolutismo, non ci metto niente a smentirti. Basta il post che ho consigliato nei commenti precedenti a gettare luce e fugare ogni dubbio!

  10. utente anonimo

    Ritengo però che il matrimonio non può esser altra cosa che l'unione tra uomo e donna.
    Quindi un concetto ben diverso da quello di coppia e di unione in senso generico, nei quali può esser prevista una combinazione più ampia.
    Dal momento che il matrimonio è, per definizione, l'unione tra uomo e donna (che si impegnano davanti a un’autorità civile o ecclesiastica, a una completa comunione di vita nel rispetto dei reciproci diritti e doveri ecc), terrei i concetti ben definiti, individuati, ritenendo pretestuoso il tentativo di usare i concetti di unione e di coppia di diversa natura come passpartout per divenire matrimonio.
    Il matrimonio è formato sicuramente da una coppia (uomo e donna).
    Una coppia in sè non rappresenta affatto il matrimonio, se non ne ha i requisiti.
    Le forzature politiche e dialettiche denotano spesso un imputarsi di parti politiche in sfida a istituzioni in quanto di derivazione dalla tradizione cattolica (in odio alla Chiesa insomma), o populismo o idee confuse.
    Spesso basterebbe un vocabolario per chiarire il concetto.
    La battaglia per i diritti di coppie di varia natura è altro conto, una battaglia a mio avviso legittima per molti aspetti.
    Alieno
    P.S.: va detto, in relazione al precedente mio post che molte donne sono assolutamente favorevoli ad un ruolo subordinato della donna rispetto all'uomo e perfino il suo ricorso a maniere brutali, in casi estremi, riscontrando in essi oltre che un diritto "naturale", una manifestazione di virilità, del maschile.
    Cosa che ritengo come uomo piuttosto avvilente, fossi donna estremamente irritante.
    Siate certi che intervistando donne segregate dentro la prigione più stretta del mondo, il burqa, troveremmo donne che in quel ruolo ci si trovano benissimo, addirittura sentendosi protette. E non solo dal carcere, ma spesso anche dalle botte.
    Non so se è la sindrome che spesso colpisce le vittime di carcerieri, frutto di secoli di retaggio o altro.
    Le spiegazioni posson essere molteplici.
    Quando Amato definisce una situazione siculo-talebana, a parte la gaffe per poca sensibilità, vuole esprimere un concetto che è applicato da tutto l'universo maschile nel mondo e che in Europa, in Italia è in crescita in modo allarmante. Ed è assurdo star lì a discutere della forma (sicula, certo non talebana, che è a tutt'oggi questa anche nella sostanza), quando il messaggio importante da cogliere con giusto allarme è quella della violenza crescente nei confronti della donna, ovvero di una cultura che in qualche modo la legittima.
    Stupisce che la cultura attuale non sia sufficiente a farla sparire fino a vincerla la retrocultura maschilista, come con la malaria. Stupisce che oltre a insistere sacche di cultura della grotta, ci sia un'esigenza sentita di ritornare ad un fondamentalismo severo, dove l'uomo ristabilisce un suo primato rispetto alla donna.
    Ma quello che a me stupisce più di ogni altra cosa ed Amato non l'ha evidenziato, è la complicità, la legittimazione morale che viene proprio dalle donne.
    Donne che accettano la sottomissione, come se questo fosse il vero requisito di femminilità.
    Questo mi spaventa.
    Perchè la rivalutazione della dignità della donna come pari individuo rispetto all'uomo non toglie nulla della sua femminilità e credo si giochi su modelli effettivamente aberranti, risultati eccessivi di segno opposto che sono caratteristici di ogni rivoluzione, che spesso finisce per diventar peggio del presistente. La soluzione però non può esser il ritorno al presistente, ma un equilibrio, quello che forse la rivoluzione s'era proposto di attuare, non l'eccesso opposto.
    Almeno credo.
    Alieno

  11. Strayker

    Alieno: "Il matrimonio è formato sicuramente da una coppia (uomo e donna).
    Una coppia in sè non rappresenta affatto il matrimonio, se non ne ha i requisiti…"

    Tisbe, aver attratto e giustificato cotanto pensiero reazionario ed oscurantista, è la più gloriosa conferma ai miei giudizi… Chapeau !

  12. Tisbe

    @hirpus, ma io quando ho letto questo commento ho riso. Non la finivo più di ridere. La cosa che mi ha fatto ridere di più è : tisbiana.
    Adesso, grazie a Strayker esiste una filosofia tisbiana. Ma quanto onore!

  13. Tisbe

    @Strayker, secondo te riconoscere la PERSONA come FINE significa essere assolutisti? Secondo te affermare che la persona è inoggettivabile in quanto ha volore in sé è da assolutisti?
    Anche se fosse, non è questo l'Assolutismo pericoloso.
    L'assolutismo da combattere è quello che idolatra gli oggetti o le creazioni umane. L'assolutismo da combattere è quello che antepone parole come "matrimonio" "famiglia" "patria" alla vita e all'essere umano.
    So bene a cosa vado incontro. So bene che quando affermo queste cose mi faccio nemici tutti.
    Mi odiano i relativisti, perché ho il coraggio di riconoscere un valore permanente nel fiume del divenire, e mi odiano gli assolutisti perché distruggo i falsi valori e i falsi idoli.
    Ma io sono contenta, se non altro perché, ho un'indipendenza mentale che pochi possono permettersi 😉

  14. utente anonimo

    Reazionario? Oscurantista? Sei fuori come un melone Strayker, fammi un piacere prima di buttar giudizi e polemiche massimaliste e un tantino superficiali: APRI UN VOCABOLARIO QUALSIASI!
    Il significato del matrimonio E' l'unione tra uomo e donna, non lo dico io perchè son oscurantista o reazionario, affatto.
    Però, se a te fa piacere, possiamo anche dire che è oscurantista la parola SOLE o CACCA e dir che la prima significa la seconda e chi vi si oppone è un oscurantista reazionario.
    Basta mettersi d'accordo.
    Io rilevo solo che il Matrimonio è l'unione tra uomo e donna per definizione. E qualora volessimo divertirci ad alterarne il significato mettendoci dentro ogni combinazione diversa possibile, uomo-uomo, donna-donna, transgender-uomo, trans-donna, trans- trans, capra e cavoli, portamatite e supercazzola, facciamolo. Ma a quel punto, dopo aver distrutta una definizione semantica, ci troveremmo a non aver più definizione per la combinazione originale uomo-donna e dovremmo inventarcene una.
    Tutto questo discorso non ha affatto nulla a che vedere con il tema dei diritti invece.
    Ritorno più tardi sull'argomento.
    Alieno

  15. WebLogin

    Tisbe, sono tante le cose assurde nei commenti di Strayker. A parte che ancora non ho capito cosa c'entrava il discorso della pubblicità nel post precedente, poi uno che inizia con

    "A vantaggio di una comprensione più facile, è necessario descrivere la persona Tisbe…"

    continua anche peggio e poi arriva a dire "visione adolescenziale tipicamente tisbiana", beh per me cade minimo nel ridicolo.

    Strayker ma un post per capire la persona Strayker, un post di istruzioni insomma, l'hai scritto? 😉

    mmm, inoltre questo post di Strayker è finito pure nel mio feed reader e io di Strayker non mi feedo! 😉

    Giuseppe

  16. utente anonimo

    Tra tempo tiranno e connessione molto aleatoria oggi, faccio fatica a riprendere il discorso. Spero domani.
    Intanto, Straker, lasciami rispondere almeno alla tua osservazione "Tisbe, aver attratto e giustificato cotanto pensiero reazionario ed oscurantista, è la più gloriosa conferma ai miei giudizi… Chapeau !".
    Apparte che: chi si loda, s'imbroda, quindi fai pure. Tisbe non ha affatto attratto un pensiero oscurantista per due motivi:
    1) perchè non mi ritengo affatto tale (avendo dato invece parere favorevolissimo ad una battaglia legittima per i diritti e esistenza di coppie riconosciute).
    2) perchè ad attrarmi non è affatto stata Tisbe in questo caso, ma il tuo delirante post che Tisbe ha solo riportato. Quindi, per dirla tutta, SEI TU CHE HAI attratto e giustificato cotanto (mio) pensiero, semmai, non Tisbe.
    3) Tisbe, a meno che non mi sia perso qualcosa, ha solo giustificato o condiviso un mio post dove rilevo che non ci può esser recupero di ciò che non c'era nemmeno prima, mentre sulla considerazione successiva (post 17) Tisbe non si è affatto espressa, quindi il tuo delirio (completo di autograticante gloriosa conferma è quasi patetica. Probabilmente tanto è forte il tuo desiderio di identificare Tisbe o me in un tuo pregiudizio, che non distingui più il miraggio dal reale.
    Tanto al punto da non saper più vedere che tra me è Tisbe, come spesso succede nella normalità dei confronti, esistono punti condivisi e punti non condivisi.
    Ma evidentemente a te risulta più facile avere un atteggiamento massimalista che ti permette di metterti contro senza troppo riflettere e senza confronto.
    Buona serata a tutti.
    Alieno

  17. utente anonimo

    Tra me e Tisbe, senza accento, pardon. La stanchezza non giova alla mia mediocrità nello scrivere ehehe.
    Comunque chiedo venia per le difficoltà che creo nella lettura con tali insopportabili distrazioni ed errori (non parliamo delle parentesi aperte e mai chiuse…. ^_^
    Alieno

  18. newkid

    E questo sarebbe un fraseggio accessibile a tutti? Non fa al caso mio. Sono molto più semplice e vorrei che le parole arrivassero a tutti. Bhò….

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